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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 05/2000 | ||
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DETROIT
Tra la General Motors e il west di Mauro Guglielminotti Detroit è, semplicemente, dove fanno le auto. Gli americani hanno chiamato questa città Motown, MotorCity, Capitale Mondiale Dell'Automobile, e guardando le frasi scritte sulle targhe delle automobili, osservando le vetrine, ma soprattutto parlando con la gente, vi accorgerete dell'orgoglio di chi ritiene che le automobili siano la parte più importante del mondo: a Detroit del resto ci sono stabilimenti e uffici di Chrysler, General Motors e Ford, "le Tre Grandi", e forse non a torto per loro il mondo si può concentrare in un'automobile. È molto difficile che incontriate qualcuno che sia totalmente estraneo al mondo automobilistico, gli stessi dati ufficiali (fonte GeoMichigan Database Project) davano più del 60% della forza lavoro impiegata nei servizi e nel manufacturing, con una disoccupazione nel 1998 pari al 7,2%. Se siete venuti per visitare il mondo automobilistico, allora precipitatevi a Detroit in occasione dell'annuale Salone Dell'Automobile, il Motor Show del Nord America: un evento da non perdere. Resterete soddisfatti. I commenti più banali (.ma la mia macchina sta nel portacenere di questa qua. pensa che buffo guidare questo mostro nei nostri centri storici. e così via) diventeranno presto realtà, ma tra pon pon girls in tuta e tecnici stranieri in pellegrinaggio scoprirete davvero le nuove frontiere della tecnologia automobilistica. Se è la prima volta che venite in America, qui vi sarà chiaro che questo è il paese dove "big" significa "normale", dove sei costretto a spostarti in automobile per andare a fare la spesa, dove, tanto per fare un esempio, lo spazio espositivo del Salone dell'Auto, al Cobo Center, è di 65 km2. Un tempo, negli Anni Venti e Trenta, il centro città di Detroit era ricco e le case prestigiose, tanto che durante l'incredibile boom economico dal 1900 al 1930 è stata costruita una interessante collezione di capolavori dell'architettura americana, abitazioni, teatri, edifici industriali: "gli Americani non hanno Storia" diciamo sempre noi europei, alludendo agli Statunitensi, e fino a poco tempo fa sembrava davvero che gli abitanti di Detroit si fossero addirittura dimenticati del loro momento di gloria, abbandonando al suo destino la parte storica della città. Chiuse le fabbriche in città e spostatesi verso i sobborghi, si è formato un tessuto metropolitano ove al centro (Detroit downtown) è confluita la popolazione povera, i negri senza lavoro, creando uno scenario degno di un film del dopobomba, quasi da olocausto nucleare, con splendide case liberty scoperchiate, senza vetri e infissi, con fabbriche abbandonate e edifici sigillati - e ovviamente con una pessima reputazione in termini di sicurezza -, mentre la popolazione dei ceti medi e medio alti si è via via spostata nelle città satellite, a decine di chilometri dal centro città. Chiedo ad un amico italiano trapiantato da anni nei dintorni di parlarmi della città: "Ci sono poche cose che mi vengono in mente. Una, come sai, è che non consiglierei a nessuno di fare un giro in centro la domenica pomeriggio: qui in centro la domenica puoi sperimentare cosa sia il vuoto assoluto, e da quel poco che naviga in quel vuoto è forse meglio stare alla larga. Detroit non è proprio una città turistica". Poche di queste cittadine hanno una storia; per chilometri e chilometri (anzi, per miglia e miglia.) ci si imbatte in bellissime casette da telefilm americano, con la macchina parcheggiata davanti al giardinetto e il canestro inchiodato alla facciata di casa. Ti aspetti che il ragazzino biondo in jeans e camicia a quadri esca dal garage palleggiando sull'asfalto e masticando chewing gum ... e regolarmente ciò accade! Ti sposti di decine di chilometri lungo queste strade diritte, larghissime, a velocità obbligatoriamente costante, in uno scenario di pianura assolutamente piatta, tanto che al confronto la Danimarca sembra un paese di picchi inauditi, e periodicamente incontri nuovi insiemi di casette: ogni gruppo ha caratteristiche ben precise e corrisponde ad una ben precisa categoria sociale. Dalla tipologia delle case puoi indovinare la fascia di reddito delle famiglie che vi abitano. Il fatto che una buona parte delle tasse pagate dalla cittadinanza venga reinvestita nella stessa zona di chi paga le tasse, per servizi di polizia, nettezza urbana, scuole, giardinaggio, trasporti, non fa altro che aumentare la distanza tra le aree ricche (hanno più soldi, pagano di più, investono di più, la zona migliora) e le aree povere (hanno meno soldi, pagano meno tasse, investono di meno, la zona degrada) in un continuo circolo vizioso. Le zone di maggior prestigio sono assai gradevoli, la vita sembra avere una dimensione umana, ci si muove in mezzo al verde, le stradine sono silenziose, tra grandi alberi, ci sono poche inferriate o cancelli, la pericolosa Detroit sembra (ed è) lontana mille miglia. Semplicemente non è possibile la vita senza auto, non è possibile andare a scuola, in piscina, in palestra, senza essere accompagnati, non è possibile andare a comperare due uova o prendere un giornale se non si ha la patente: c'è da sperare di avere vicini simpatici e di buona compagnia. Ogni tanto lungo questa specie di autostrade appaiono gli agglomerati commerciali: splendide librerie, distributori di hamburgers, ristoranti indiani, italiani, cinesi, steak house, venditori di automobili, supermercati alimentari e non, aperti 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana, quasi 365 giorni all'anno, dove puoi trovare l'orsacchiotto di peluche e la carabina in due scaffali contigui, tra improbabili confezioni da due chili di aspirina e cibi completamente artificiali però privi di grassi. Ci sono infiniti locali dove si può, come conferma un altro amico italiano, stare quanto si vuole "a bersi quel litro di brodaglia che loro chiamano caffè e leggere un libro", ci sono mega sale giochi o sale biliardo, molte birrerie, mega cinema multi sala, ci sono discoteche e locali notturni, "ma non sono visibili come lo sono da noi, almeno non tanto quanto lo sono i loro giganteschi stadi per i loro sport preferiti: basket, hockey, baseball. Degli stadi, anche se non sai dove sono, te ne accorgi quando, girando il sabato o la domenica, trovi d'improvviso le strade completamente intasate, cosa piuttosto infrequente su queste semi autostrade: da quelle parti ci deve essere uno stadio! In compenso è veramente un piacere scoprire la quantità di parchi di ogni dimensione che disseminano l'area urbana, dove puoi trovare animali selvatici, laghi con spiagge dove va la gente durante l'estate come noi andremmo ad Alassio o dove si va a fare acqua-scooter o sci acquatico, dove un sacco di gente va a correre a piedi o con i pattini, dove si va a fare picnic o mountain-bike nei boschi". Per fortuna negli ultimi anni sono stati fatti obiettivamente molti sforzi per rimettere mano al governo della città e per ristrutturare aree depresse; nel 1997 la Zona del Renaissance Center è stata dichiarata Area depressa e ha fruito di forti contributi, virtualmente "senza tasse". GM ha stanziato 500 milioni di dollari per rinnovare il Renaissance Center e farne il suo Quartier Generale, costruendo nuovi complessi residenziali e centri commerciali. Compuwave Corp. ha stanziato imponenti cifre per nuove strutture di uffici in pieno centro e importanti edifici come il Ferguson e Heale Buildings in Woodward Avenue, la principale arteria che attraversa il centro cittadino, sono stati rimessi a nuovo: due nuovi avveniristici stadi sono stati costruiti nella stessa zona. Si spera che questi interventi abbiano miglior fortuna di quanto non ebbero nel recente passato, anche perché per noi torinesi è interessante osservare l'evoluzione di una città capitale dell'automobile, prendere atto dei problemi e delle soluzioni: come è stato scritto in un libretto di qualche anno fa dedicato proprio a Torino, ricordiamoci che "le città possono anche morire", ma nel frattempo è il caso di fare il possibile per viverci al meglio. |
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