
|
A
PARER NOSTRO
Nell'infuocato dibattito
sugli OGM,
sulle biotecnologie e
sui loro presunti effetti negativi
sull'uomo, abbiamo cercato
il contributo
di due autorevoli addetti
ai lavori.
di Paolo dalla Zonca e Dario
Destefanis
Il
prof. Lorenzo Silengo è professore ordinario di Genetica Molecolare
all'Università di Torino, presidente della Fondazione per le Biotecnologie,
della Scuola di Biotecnologie dell'Università di Torino e del Bioindustry
Park del Canavese.
Il dottor Carlo Gottero è
Presidente della Federazione provinciale coltivatori diretti di Torino
(Coldiretti), rappresentante quindi di chi ogni giorno sui campi ci lavora
e certe questioni le conosce bene.
SENZA FONDI
PER LA RICERCA L'ITALIA RISCHIA DI RESTARE INDIETRO
Professor Silengo, che impressione
ha la comunità scientifica italiana del dibattito sulle biotecnologie,
e della loro applicazione all'industria agroalimentare?
L'idea è che si sia fatto
troppo poco per spiegare alla gente come sono le cose in realtà.
Le persone non sono ignoranti, sono quelli che avrebbero dovuto spiegare
che non hanno fatto abbastanza. In questo anche la comunità scientifica
ha i suoi torti: non può dire che gli allarmi, le paure, sono stupidaggini
ingiustificate, questo non fa bene a un dibattito aperto e democratico
come sarebbe necessario. D'altra parte io credo che molte volte ci siano
parti politiche che cavalcano i dubbi e le paure per trarne vantaggio,
e anche questo non va bene. C'è bisogno di dialogo, e lo si deve
affrontare senza prendere la controparte per stupida o malvagia.
Perché le biotecnologie
si sono affermate fino a diventare un problema di opinione pubblica?
Il mercato seleziona da solo quello
che è più conveniente: prendiamo il mais, ad esempio, se
quello tradizionale costa 60mila lire al quintale, e quello transgenico
costa 20mila lire, la scelta del mercato si dirige ovviamente sul prodotto
meno costoso. Allo stesso modo, le multinazionali americane, come Monsanto,
sono società per azioni. Cosa chiederà l'investitore al gestore
dei suoi fondi, di mettere i suoi soldi in un'azienda in espansione che
gli rende il 10 o il 20 per cento, o in un'aziendina di prodotti biologici
che copre una fettina di mercato e magari rende il 2 per cento o è
in perdita? La realtà è che negli anni '80 gli Stati Uniti
hanno investito denaro pubblico nella ricerca, e dalle università
sono nate compagnie biotecnologiche che si sono messe sul mercato. In Europa
questo si va facendo da meno di dieci anni. I prodotti americani finiscono
col costare di meno, mentre l'Europa è costretta a sovvenzionare
i suoi agricoltori per il prodotto non venduto. Queste sovvenzioni scompariranno
nel 2006, e a quel punto essendo l'Europa in ritardo nella ricerca di base
in biotecnologia, e non essendo pronta all'impatto col mercato, i prodotti
americani transgenici saranno padroni del mercato. In Italia, per di più,
i finanziamenti per la ricerca di base non ci sono, e così noi resteremo
ancora più indietro, solo per trovarci nel 2006 messi peggio di
oggi, perché allora veramente non potremo più fermare, neanche
se lo volessimo, gli OGM di oltreoceano.
Ci sono esempi di OGM che abbiano
fatto male?
No. Nella letteratura scientifica
non c'è niente, e questo è naturale, se il prodotto di un
transgene è tossico nella specie d'origine, resta tossico anche
nella specie ospite, quindi, perché mettercelo dentro? Tutti gli
esperimenti citati a esempio di possibili effetti indesiderati, come quello
di certe patate, si sono rivelati falsi, una volta ripetuti da ricercatori
indipendenti, e basare l'opposizione alle biotecnologie su esperimenti
falsi non è corretto. L'unico caso conosciuto di una proteina tossica
è quello della soia contenente una proteina di una noce brasiliana
che dava allergie. Quella soia transgenica era usata per l'alimentazione
dei maiali, che però si sono rivelati allergici al prodotto del
transgene, ma questo lo si è potuto vedere solo con la sperimentazione.
Le tecnologie biomediche suscitano
invece molte meno polemiche.
Tutta l'insulina con la quale si
curano i diabetici è ricombinante, prodotta da batteri che sono
a tutti gli effetti degli OGM. Lo stesso vale per l'ormone della crescita,
o per l'eritropoietina, che noi conosciamo per i casi di doping di calciatori
e ciclisti, ma che serve soprattutto nelle trasfusioni e nelle terapie
del sistema immunitario. Quando a metà degli anni '80 i francesi
si sono rifiutati di importare l'ormone della crescita ricombinante americano,
preferendo estrarre l'ormone naturale dalle carcasse dei bovini al macello,
si sono trovati, oltre che ad avere un prodotto più costoso, con
quei problemi di contaminazione biologica tipo la "mucca pazza" (Bse negli
animali, sindrome di Creutzfeld-Jakob negli umani, ndr). Anche questo è
un esempio di come un rifiuto aprioristico delle biotecnologie possa fare
danni. La clonazione, non di organismi interi, ma l'uso delle tecniche
di clonazione per coltivare organi e tessuti umani per trapianti apre per
i prossimi cinquant'anni la strada alla medicina rigenerativa. Anche la
terapia genica, la correzione cioè di certe malattie genetiche,
porterà probabilmente nel prossimo secolo a una rivoluzione nelle
possibilità della medicina umana.
È
UN PROBLEMA ETICO, OLTRE CHE ECONOMICO
Allora, dottor Gottero, l'ingegneria
genetica com'è, vista da un'associazione come la Coldiretti? C'è
una posizione istituzionale?
La nostra posizione è semplice:
non è sufficiente una analisi del rapporto tra costi e benefici
conseguenti all'impiego su larga scala delle biotecnologie, ma occorre
che la materia venga affrontata a livello mondiale, dal punto di vista
etico oltre che economico. D'altra parte, anche da quest'ultimo punto di
vista non è vero che gli agricoltori possano sempre trarre benefici
dagli OGM, anzi. Servono poi regole certe ed efficaci, riconosciute da
tutti. Occorre, cioè, orientare l'applicazione delle biotecnologie
verso obiettivi di equilibrio produttivo, territoriale e sociale che tengano
nel debito conto i problemi etici, ambientali, sanitari ed economici.
Sotto l'aspetto etico e giuridico,
la ricerca biotecnologica deve trovare un limite invalicabile nella tutela
dell'integrità della persona umana, ponendosi al servizio dell'uomo.
La disciplina giuridica che regola le invenzioni, inoltre, non può
essere meccanicamente estesa ad un materiale biologico.
Per quanto riguarda i problemi ambientali,
sono numerosi i punti interrogativi ancora insoluti. Certamente, l'introduzione
nell'ambiente di organismi modificati può avere effetti negativi
sulla diversità biologica delle diverse specie, a scapito della
qualità e della tipicità dei prodotti locali.
Sotto l'aspetto sanitario, considerata
l'incertezza in merito agli effetti sulla salute umana, è indispensabile
affermare nel modo più rigoroso il diritto dei consumatori ad essere
informati con completezza e correttezza sulla presenza nei prodotti in
commercio di derivati degli OGM.
Infine, per quanto concerne i problemi
economici, la concentrazione del know-how della ricerca biotecnologica
nelle mani di pochi grandi gruppi industriali tende a limitare l'autonomia
degli agricoltori, riducendone la capacità di scelta ed il potere
contrattuale.
Come incide oggi nei campi e su
quali prodotti? E sulla tavola dei consumatori?
In Italia, come in Europa, l'uso
di sementi e prodotti geneticamente modificati non è ancora consentito
se non a livello sperimentale. La sperimentazione deve essere autorizzata
preventivamente dalle autorità sanitarie ed il prodotto che si ottiene
deve essere destinato alla distruzione ed assolutamente non commercializzato.
Attualmente l'incidenza sugli alimenti
è molto limitata, grazie al divieto di coltivazione dei prodotti
geneticamente modificati; possono esservi però alimenti che contengono
prodotti OGM, in particolare tutti quei prodotti contenenti soia, che è
importata in modo consistente dal continente americano che, viceversa,
utilizza sementi geneticamente modificate.
Quali sono gli scopi principali
per cui si usa questa scienza? È vero che potrebbe avere dei benefici
per i Paesi africani e la loro agricoltura?
Gli obiettivi principali riguardano
la riduzione dei problemi di resistenza delle piante rispetto a fattori
esterni, come attacchi di insetti, presenza di malerbe, resistenza al freddo
o alla siccità, ecc., oltre che una concomitante riduzione dell'impiego
di mezzi chimici (insetticidi, diserbanti) o fisici (calore, acqua), che
comportano impatti ambientali e/o utilizzo di risorse.
Va però detto che oggi, per
quanto riguarda l'uso di sostanze chimiche in agricoltura, soprattutto
nei paesi occidentali, esso si è molto ridotto grazie alla diffusione
di pratiche quali la lotta guidata, integrata o biologica agli agenti patogeni.
Per quanto riguarda i benefici per
i paesi sottosviluppati, la teoria che le biotecnologie siano la panacea
di molti mali è tutta da dimostrare; anzi, per adesso possiamo essere
certi che, considerati i costi proibitivi di deposito di un brevetto, circa
500.000 dollari, le biotecnologie aggiungono un ulteriore, insopportabile
fattore di sfruttamento delle economie di tali paesi.
Nella nostra regione, e non solo,
c'è una riscoperta dei sapori e dei gusti tipici e la ricerca delle
particolarità agroalimentari. L'ingegneria genetica non va nella
direzione opposta?
Certamente, l'uso pianificato di
prodotti OGM provocherà l'omologazione delle produzioni, a scapito,
come già detto, della qualità e della tipicità delle
produzioni italiane e piemontesi.
Quanto è sicura questa
scienza, gli esperimenti si sa con certezza dove portano?
In merito alla sicurezza, nessuno
può produrre dati che rassicurino i consumatori ed i produttori,
sia per quanto riguarda la salute umana, sia per quanto riguarda l'impatto
ambientale, che potrebbe essere infinitamente superiore a quello causato,
in particolare negli anni passati, dall'uso massiccio di prodotti chimici.
Ribadisco che l'agricoltura ha fatto enormi passi in direzione dell'ecocompatibilità
delle produzioni e che non è certamente la principale responsabile
dell'inquinamento del pianeta, anzi. |