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settembre/ottobre 2000

 
 
 
 
 

 

A PARER NOSTRO
Nell'infuocato dibattito sugli OGM, 
sulle biotecnologie e sui loro presunti effetti negativi 
sull'uomo, abbiamo cercato il contributo 
di due autorevoli addetti ai lavori.
di Paolo dalla Zonca e Dario Destefanis

Il prof. Lorenzo Silengo è professore ordinario di Genetica Molecolare all'Università di Torino, presidente della Fondazione per le Biotecnologie, della Scuola di Biotecnologie dell'Università di Torino e del Bioindustry Park del Canavese.
Il dottor Carlo Gottero è Presidente della Federazione provinciale coltivatori diretti di Torino (Coldiretti), rappresentante quindi di chi ogni giorno sui campi ci lavora e certe questioni le conosce bene.

SENZA FONDI PER LA RICERCA L'ITALIA RISCHIA DI RESTARE INDIETRO
Professor Silengo, che impressione ha la comunità scientifica italiana del dibattito sulle biotecnologie, e della loro applicazione all'industria agroalimentare?
L'idea è che si sia fatto troppo poco per spiegare alla gente come sono le cose in realtà. Le persone non sono ignoranti, sono quelli che avrebbero dovuto spiegare che non hanno fatto abbastanza. In questo anche la comunità scientifica ha i suoi torti: non può dire che gli allarmi, le paure, sono stupidaggini ingiustificate, questo non fa bene a un dibattito aperto e democratico come sarebbe necessario. D'altra parte io credo che molte volte ci siano parti politiche che cavalcano i dubbi e le paure per trarne vantaggio, e anche questo non va bene. C'è bisogno di dialogo, e lo si deve affrontare senza prendere la controparte per stupida o malvagia.

Perché le biotecnologie si sono affermate fino a diventare un problema di opinione pubblica?
Il mercato seleziona da solo quello che è più conveniente: prendiamo il mais, ad esempio, se quello tradizionale costa 60mila lire al quintale, e quello transgenico costa 20mila lire, la scelta del mercato si dirige ovviamente sul prodotto meno costoso. Allo stesso modo, le multinazionali americane, come Monsanto, sono società per azioni. Cosa chiederà l'investitore al gestore dei suoi fondi, di mettere i suoi soldi in un'azienda in espansione che gli rende il 10 o il 20 per cento, o in un'aziendina di prodotti biologici che copre una fettina di mercato e magari rende il 2 per cento o è in perdita? La realtà è che negli anni '80 gli Stati Uniti hanno investito denaro pubblico nella ricerca, e dalle università sono nate compagnie biotecnologiche che si sono messe sul mercato. In Europa questo si va facendo da meno di dieci anni. I prodotti americani finiscono col costare di meno, mentre l'Europa è costretta a sovvenzionare i suoi agricoltori per il prodotto non venduto. Queste sovvenzioni scompariranno nel 2006, e a quel punto essendo l'Europa in ritardo nella ricerca di base in biotecnologia, e non essendo pronta all'impatto col mercato, i prodotti americani transgenici saranno padroni del mercato. In Italia, per di più, i finanziamenti per la ricerca di base non ci sono, e così noi resteremo ancora più indietro, solo per trovarci nel 2006 messi peggio di oggi, perché allora veramente non potremo più fermare, neanche se lo volessimo, gli OGM di oltreoceano.

Ci sono esempi di OGM che abbiano fatto male?
No. Nella letteratura scientifica non c'è niente, e questo è naturale, se il prodotto di un transgene è tossico nella specie d'origine, resta tossico anche nella specie ospite, quindi, perché mettercelo dentro? Tutti gli esperimenti citati a esempio di possibili effetti indesiderati, come quello di certe patate, si sono rivelati falsi, una volta ripetuti da ricercatori indipendenti, e basare l'opposizione alle biotecnologie su esperimenti falsi non è corretto. L'unico caso conosciuto di una proteina tossica è quello della soia contenente una proteina di una noce brasiliana che dava allergie. Quella soia transgenica era usata per l'alimentazione dei maiali, che però si sono rivelati allergici al prodotto del transgene, ma questo lo si è potuto vedere solo con la sperimentazione.

Le tecnologie biomediche suscitano invece molte meno polemiche.
Tutta l'insulina con la quale si curano i diabetici è ricombinante, prodotta da batteri che sono a tutti gli effetti degli OGM. Lo stesso vale per l'ormone della crescita, o per l'eritropoietina, che noi conosciamo per i casi di doping di calciatori e ciclisti, ma che serve soprattutto nelle trasfusioni e nelle terapie del sistema immunitario. Quando a metà degli anni '80 i francesi si sono rifiutati di importare l'ormone della crescita ricombinante americano, preferendo estrarre l'ormone naturale dalle carcasse dei bovini al macello, si sono trovati, oltre che ad avere un prodotto più costoso, con quei problemi di contaminazione biologica tipo la "mucca pazza" (Bse negli animali, sindrome di Creutzfeld-Jakob negli umani, ndr). Anche questo è un esempio di come un rifiuto aprioristico delle biotecnologie possa fare danni. La clonazione, non di organismi interi, ma l'uso delle tecniche di clonazione per coltivare organi e tessuti umani per trapianti apre per i prossimi cinquant'anni la strada alla medicina rigenerativa. Anche la terapia genica, la correzione cioè di certe malattie genetiche, porterà probabilmente nel prossimo secolo a una rivoluzione nelle possibilità della medicina umana.

È UN PROBLEMA ETICO, OLTRE CHE ECONOMICO
Allora, dottor Gottero, l'ingegneria genetica com'è, vista da un'associazione come la Coldiretti? C'è una posizione istituzionale?
La nostra posizione è semplice: non è sufficiente una analisi del rapporto tra costi e benefici conseguenti all'impiego su larga scala delle biotecnologie, ma occorre che la materia venga affrontata a livello mondiale, dal punto di vista etico oltre che economico. D'altra parte, anche da quest'ultimo punto di vista non è vero che gli agricoltori possano sempre trarre benefici dagli OGM, anzi. Servono poi regole certe ed efficaci, riconosciute da tutti. Occorre, cioè, orientare l'applicazione delle biotecnologie verso obiettivi di equilibrio produttivo, territoriale e sociale che tengano nel debito conto i problemi etici, ambientali, sanitari ed economici.
Sotto l'aspetto etico e giuridico, la ricerca biotecnologica deve trovare un limite invalicabile nella tutela dell'integrità della persona umana, ponendosi al servizio dell'uomo. La disciplina giuridica che regola le invenzioni, inoltre, non può essere meccanicamente estesa ad un materiale biologico.
Per quanto riguarda i problemi ambientali, sono numerosi i punti interrogativi ancora insoluti. Certamente, l'introduzione nell'ambiente di organismi modificati può avere effetti negativi sulla diversità biologica delle diverse specie, a scapito della qualità e della tipicità dei prodotti locali.
Sotto l'aspetto sanitario, considerata l'incertezza in merito agli effetti sulla salute umana, è indispensabile affermare nel modo più rigoroso il diritto dei consumatori ad essere informati con completezza e correttezza sulla presenza nei prodotti in commercio di derivati degli OGM.
Infine, per quanto concerne i problemi economici, la concentrazione del know-how della ricerca biotecnologica nelle mani di pochi grandi gruppi industriali tende a limitare l'autonomia degli agricoltori, riducendone la capacità di scelta ed il potere contrattuale.

Come incide oggi nei campi e su quali prodotti? E sulla tavola dei consumatori?
In Italia, come in Europa, l'uso di sementi e prodotti geneticamente modificati non è ancora consentito se non a livello sperimentale. La sperimentazione deve essere autorizzata preventivamente dalle autorità sanitarie ed il prodotto che si ottiene deve essere destinato alla distruzione ed assolutamente non commercializzato.
Attualmente l'incidenza sugli alimenti è molto limitata, grazie al divieto di coltivazione dei prodotti geneticamente modificati; possono esservi però alimenti che contengono prodotti OGM, in particolare tutti quei prodotti contenenti soia, che è importata in modo consistente dal continente americano che, viceversa, utilizza sementi geneticamente modificate.

Quali sono gli scopi principali per cui si usa questa scienza? È vero che potrebbe avere dei benefici per i Paesi africani e la loro agricoltura?
Gli obiettivi principali riguardano la riduzione dei problemi di resistenza delle piante rispetto a fattori esterni, come attacchi di insetti, presenza di malerbe, resistenza al freddo o alla siccità, ecc., oltre che una concomitante riduzione dell'impiego di mezzi chimici (insetticidi, diserbanti) o fisici (calore, acqua), che comportano impatti ambientali e/o utilizzo di risorse.
Va però detto che oggi, per quanto riguarda l'uso di sostanze chimiche in agricoltura, soprattutto nei paesi occidentali, esso si è molto ridotto grazie alla diffusione di pratiche quali la lotta guidata, integrata o biologica agli agenti patogeni.
Per quanto riguarda i benefici per i paesi sottosviluppati, la teoria che le biotecnologie siano la panacea di molti mali è tutta da dimostrare; anzi, per adesso possiamo essere certi che, considerati i costi proibitivi di deposito di un brevetto, circa 500.000 dollari, le biotecnologie aggiungono un ulteriore, insopportabile fattore di sfruttamento delle economie di tali paesi.

Nella nostra regione, e non solo, c'è una riscoperta dei sapori e dei gusti tipici e la ricerca delle particolarità agroalimentari. L'ingegneria genetica non va nella direzione opposta?
Certamente, l'uso pianificato di prodotti OGM provocherà l'omologazione delle produzioni, a scapito, come già detto, della qualità e della tipicità delle produzioni italiane e piemontesi.

Quanto è sicura questa scienza, gli esperimenti si sa con certezza dove portano?
In merito alla sicurezza, nessuno può produrre dati che rassicurino i consumatori ed i produttori, sia per quanto riguarda la salute umana, sia per quanto riguarda l'impatto ambientale, che potrebbe essere infinitamente superiore a quello causato, in particolare negli anni passati, dall'uso massiccio di prodotti chimici. Ribadisco che l'agricoltura ha fatto enormi passi in direzione dell'ecocompatibilità delle produzioni e che non è certamente la principale responsabile dell'inquinamento del pianeta, anzi.

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