LAVORO

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luglio/agosto 1999

 

 

 

 

 

 

 

 

ISCRIZIONE
Agenti e rappresentanti, per operare legittimamente in modo stabile e continuativo, devono essere iscritti ad un apposito "ruolo", tenuto in ogni Provincia dalla Camera di Commercio (Cciaa). Requisiti per l'iscrizione sono la maggiore età, la cittadinanza italiana o comunque comunitaria oppure ancora la residenza in Italia, la licenza media. Bisogna godere dei diritti civili e non essere stati condannati penalmente; è poi obbligatoria la frequenza al corso professionale, che peraltro tutte le Cciaa organizzano. Altrimenti, è sufficiente una pratica biennale (dimostrabile) nel settore o essere diplomati con indirizzo commerciale o laureati in materie commerciali o giuridiche.
Per la documentazione necessaria, si consiglia di richiedere il formulario alla Camera di Commercio, o di consultare il sito
www.po.camcom.it

Chi esercita la professione senza iscrizione al ruolo rischia sanzioni amministrative fino a 4 milioni.

IL PIU' AMATO DAI DATORI DI LAVORO
Le statistiche sono inconfutabili. Sulla targhetta del portone "mondo del lavoro", la scritta che appare più di frequente non è posto fisso, nemmeno salario assicurato o ferie garantite. La targhetta (piuttosto opaca, a ben guardarla, e neppure d'ottone) riporta quasi sempre: "agente di commercio". E allora è bene darsi da fare, magari suonando un campanello a prima vista poco attraente: quel portone, in un modo o nell'altro deve aprirsi; le soddisfazioni potrebbero essere sorprendenti e i guadagni molto più lauti rispetto a quelli dell'agognato posto fisso.

di Giovanni Monaco


Lo chiarisce l'Isfol, l'istituto statistico del ministero dell'Istruzione, secondo i cui calcoli negli ultimi dieci anni percentuali tra il 32 e il 42% delle richieste di lavoro totali, sono state proprio per i professionisti (autonomi) della vendita itinerante. Percentuali enormi.
Rappresentanti, agenti di commercio, venditori, procacciatori. Una volta si diceva piazzisti: oggi non più, come per gli spazzini, trasformati in operatori ecologici o i sordi, in audiolesi. L'immensa vergogna di pulire le strade, di non avere un udito finissimo o… di vendere merci e servizi. Eppure, anche una rapida scorsa delle richieste di lavoro su un giornale, conferma i dati Isfol: le aziende vogliono tantissimi venditori e - a livello di annunci - addirittura il 70-80% delle "chiamate" riguarda proprio gli aspiranti piazzisti.
Troppo facile entrare? Troppe richieste di lavoro per venditori? C'è da diffidare di chi ti offre un lavoro con troppa prontezza? "I primi anni sono durissimi; diciamo almeno i primi due" spiegano dall'Usarci, l'associazione di categoria degli agenti e rappresentanti di commercio (telefono 011/591196). "Ma poi, chi riesce ad ingranare può veramente affermarsi, con questo tipo di lavoro". All'inizio, in effetti, tutto ciò che si guadagna dev'essere reinvestito per finanziare l'attività o lo si aspetta a causa delle dilazioni di pagamento; la pressione fiscale è alta e, specie quando si comincia l'attività, la sua incidenza si fa più pesante. Ci vuole molto carattere, durante i primi tempi: "Noto che alcuni - spiega Gino Bertone, agente di punta del settore pubblicitario di un quotidiano nazionale - si demoralizzano in fretta. Questo è il lavoro dove bisogna insistere sempre. Curare il cliente, anche se ti maltratta. Tornare alla carica pure a distanza di anni; quasi tutti possono essere convinti ad acquistare, prima o poi".
E le piccole bugie, i sotterfugi, i raggiri legali, le astuzie del venditore? Difficile rinunciarvi, intendiamoci. Chi vende non può essere più ingenuo di chi acquista. Il fallimento e la bancarotta sono sempre alle porte. Tuttavia, spiega un altro professionista del settore, Giuseppe Izzinosa, "sempre di più i clienti sono informati, accorti, attenti e difficilmente si lasciano imbrogliare. C'è un detto nell'ambiente: il cliente è come il fiammifero, si frega una volta sola. Meglio essere onesti, non ossequiosi o timorosi, ma corretti".
Grinta e determinazione alla base della ricetta del successo di un agente, quindi. La furbizia è pur sempre necessaria, ma chi ha successo deve saperla coniugare con un comportamento piuttosto regolare. Poi bisogna saper scegliere l'azienda; chiarisce Izzinosa: "Ci sono ditte che rimborsano le spese, altre che danno un fisso mensile o semestrale, alcune forniscono auto e telefonino, altre non danno affatto rimborsi né anticipi di alcun genere. Ma attenzione, più le aziende offrono, più vincolano".
Per iniziare, è bene in ogni caso seguire i corsi organizzati dall'Usarci (www.usarci.it). Ce n'è uno per la "iscrizione al Ruolo Agenti presso la Cciaa - legge 204/85" (in collaborazione con la Camera di Commercio di Torino, telefono: 011/57161); un altro per la "iscrizione al Ruolo Agenti di affari in mediazione - legge 39/89"; cicli di studio per "formazione di promotori finanziari"; corsi di aggiornamento professionale in marketing, programmazione neurolinguistica, tecniche di vendita, telemarketing. In collaborazione con il Centro Ghiglieno, è stato poi istituito un corso on-line che permette, via Internet, di specializzarsi e qualificarsi nella vendita itinerante (www.ghiglieno.it); è possibile contattare Tiziana Coggiola, allo 0125/53039. Le materie spiegate sul vostro computer? Marketing, tecniche di acquisti e di vendita, normativa sulla sicurezza, tecniche di comunicazione, informatica e - immancabile - inglese.
I titoli dei corsi possono infondere qualche dubbio: ecco alcune definizioni. L'agente è colui che viene incaricato stabilmente da una o più ditte di promuovere la conclusione di contratti - generalmente di vendita - in una determinata zona di sua competenza. Il rappresentante, invece, è incaricato di concludere contratti di vendita, in nome delle ditte preponenti e quindi "rappresenta" l'azienda. Il procacciatore d'affari, poi, non ha un incarico stabile, a differenza dell'agente; opera solo occasionalmente senza alcun vincolo né impegno, proponendo a una ditta un affare, senza alcun impegno per la ditta stessa.

UN SUPERAGENTE, IL SIGNOR MCDONALD'S
Non è certo molto noto. Chi ha mai sentito parlare di Raymond Albert Kroc? Negli Stati Uniti è piuttosto famoso, invece: una specie di monumento nazionale. "Henry Ford ha dato l'auto agli americani - ha scritto un giornalista Usa - Kroc ha pensato al cibo". Sì, perché il nostro Ray è quello che ha "venduto" al mondo la più famosa catena di ristoranti planetaria, quella con la grande M gialla su sfondo rosso, quella dei panini di Amburgo ma a stelle e strisce, o del fast-food, che non vuole soltanto dire patatine fritte molto unte. Significa cibo veloce.
E il cibo veloce è la rivoluzione copernicana dell'alimentazione del nostro secolo. "Piazzata" da un agente di commercio. Il nostro eroe vendeva frullini, figuratevi. Aveva cinquant'anni suonati e sua moglie cominciava a detestarlo, per i grandi castelli che costruiva in aria, e la piccola casa dove la costringeva ad abitare. Ma la curiosità da venditore lo spinse in California, a San Bernardino: lì, gli era giunta voce, due fratelli, tali Mc Donald, avevano messo su un ristorante efficientissimo. E gli affari andavano a gonfie vele, visto che i fratelli avevano acquistato da lui tanti frullatori, per fare milkshake in quantità industriali. Non si era mai visto funzionare tanto rapidamente un ristorante.
Kroc propose ai fratelloni scozzesi di diffondere la formula del ristorante di San Bernardino, di spargere il super-ristorante, di venderne l'idea a tutta la nazione, di farne - in altre parole - un franchising. Fu sua l'idea vincente: molto più di quella dei Mc Donald, che avevano inventato un sistema di servizio rivoluzionario che però sarebbe deceduto con loro. Ciò che lo rese immortale fu tuttavia l'intuizione di diffonderlo. E infatti il "primo" ristorante Mc Donald's che gli americani ancora venerano come reliquia della loro breve storia è quello di Des Plaines, Illinois, non quello californiano dei fratelli.
Non l'originale, insomma. E' la copia (e i milioni di copie… vendute) a fare la differenza.

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