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SICILIA:
IL MARE IN FESTA
Per l'Italia il mare ha un valore tutto particolare, che dipende
dalla sua conformazione geografica e dalla storia. L'Italia del
passato è anche quella dei navigatori. E il mare sin dall'antichità
ha portato non solo mercanzie, ma anche idee nuove, tecniche,
arte. Il mare era la via da prendere per acquisire ricchezze
ma anche per conoscere e scoprire. E ancora oggi è fonte
di lavoro per pescatori e commercianti.
di Viviana Mazza
Ma il mare è anche un paesaggio carico di valori. Mai
uguale a se stesso, mutevole nei suoi aspetti, negli odori, nella
voce, il mare ha qualcosa di sovrumano e divino nel suo essere
uno e mille insieme. Ci appare ora calmo e infinito, ora inquieto.
Ci affascina e ci fa paura come solo ciò che è
Assoluto sa fare; è in continua metamorfosi nel tempo
e nello spazio.
I pescatori e chi col mare ci vive e ci lavora hanno un modo
proprio di sentirlo, più silenzioso a volte, ma di certo
non meno forte. E uno dei modi popolari per esprimere il legame
dell'uomo col mare, fonte di nutrimento e di morte, di bellezza
e di furia, sono le tradizioni e le feste patronali dei paesi
costieri, sentite e vissute in modo diverso da un luogo all'altro,
a volte non dalle nuove generazioni, a volte invece soprattutto
da queste.
LA BAMBINA
DI OGNINA
Catania: per una settimana la vita si ferma
nel Borgo di Ognina, frazione della città, zona di pescatori.
Tutto ruota intorno alla preparazione di una festa religiosa,
che cade l'8 Settembre, quella della Madonna di Ognina. La gente
del luogo, giovani compresi, la chiama "la Bambina",
perché dopo il 1885 ne fu esposta un'immagine di cera
che la vedeva in fasce nella culla; ma il titolo vero è
Nostra Signora di Ognina.
La devozione della gente e la religiosità popolare intorno
al culto sono fortissime e non possono non stupire di questi
tempi. Maria è vista come madre della casa e della famiglia,
come aiuto e soccorritrice nei pericoli del mare e in tutti i
rischi legati al lavoro, ai viaggi e alle incertezze della vita.
Venerare la Madonna è come venerare l'Eucarestia: la mattina
della festa la statua di Maria appare sull'altare maggiore della
Chiesa, alzandosi lentamente dalla parte del tabernacolo a significare
l'intima unione con ciò che esso contiene. Questa tradizione
è chiamata "la svelata". E le tradizioni rappresentano
un sentimento vero, vivo e comune a tutte le generazioni. Durante
la processione della statua nel quartiere e poi in mare la folla
grida più volte: "Con vera fede, evviva la bella
Madre di Ognina". Ascolta la messa celebrata all'aperto
sul sagrato dal parroco o dall'arcivescovo, si sposta sulla riva
e sugli scogli a veder partire per mare Maria: i pellegrini sono
tanti e arrivano da Catania, dai paesi etnei e anche da lontano;
ringraziano Maria per le grazie e i miracoli ricevuti e festeggiano
in suo onore. Maria non sta affatto in cielo, per la gente del
luogo, ma la considerano proprio come una persona vera, che abita
e vive quotidianamente accanto a loro. E non solo i pescatori
più anziani, ma anche i figli ventenni, che frequentano
la Chiesa locale. Sono alcuni di loro che si occupano dell'organizzazione
della festa, facendo parte di un Comitato laico legato alla parrocchia
e guidato dai sacerdoti. Uno di questi ragazzi racconta che il
padre, un pescatore, e gli altri in barca con lui, durante l'anno
riservano a turno, in dono alla Bambina, la cosiddetta mezza
parte del pescato di uno di loro, considerandola un membro dell'equipaggio.
A farlo sono i pescatori di molte barche e il ricavato viene
usato per la riuscita della festa. La sera del 7 Settembre, sempre
i pescatori imbandiscono una grande tavolata in Piazza Ognina:
è la sagra del pesce azzurro e a tutti viene offerto pesce
arrostito.
Abbienti e meno abbienti, cristiani praticanti e non, tutti in
zona danno un contributo. I bambini dopo la svelata offrono fiori
alla bambina a significare la consacrazione di ogni nucleo familiare
e il suo mettersi a disposizione della parrocchia. Maria tiene
Gesù tra le braccia, è di legno e vestita di rosso
e d'azzurro. Sarà forse il suo volto, come dice la gente
"così venerabile e devoto", a "rapire ogni
cuore"? Il simulacro è stato realizzato a Parigi
da un monaco cistercense nel 1889, quattro anni dopo un incendio
avvenuto la notte stessa della festa e di cui nessuno sa la causa,
ma in cui l'antica statua è bruciata.
L'8 Settembre, dopo la messa all'aperto, la Bambina viene sollevata
e portata a braccio su una barca per la pesca delle sardine,
non grande perché possa passare tra gli scogli e decorata
con luci e bandiere. Poterla ospitare sulla propria barca è
un onore e una benedizione per tutto l'anno: non tutti possono
riceverla ma tutte le barche e i pescherecci del porto vengono
adornati per la festa. Tra canti e preghiere, attraversando le
acque dell'insenatura su cui galleggiano lumini di diverso colore,
salutata da fuochi pirotecnici e da un suono di trombe, la barca
prende il mare. E' il primo pomeriggio e la barca tornerà
solo verso sera. Il parroco, alcuni pescatori, le autorità
e i ragazzi del comitato salgono sulla barca. Gli altri seguono
la processione per mare con barche a remi, procedendo lungo la
costa verso sud, o dai lidi, in molti dei quali si organizzano
fuochi per l'occasione.
Giunti nel punto più lontano dalla costa, i marinai gettano
in mare corone d'alloro in ricordo dei caduti. Quando la processione
arriva al porticciolo di S. Giovanni Licuti, la barca entra in
quest'altro golfo per un incontro tradizionale. Il parroco della
parrocchia locale, devota alla Madonna della Guardia, offre dei
fiori e i devoti delle due Chiese pregano insieme sulla spiaggia.
I pescatori e i possessori di barche del luogo offrono un salvadanaio
pieno di offerte e non importa se di solito vadano a Messa o
meno.
Al ritorno la Bambina è accolta da un altro spettacolo
pirotecnico. Attraversa le vie del Borgo su un carro, chiamato
Vara in siciliano, fermandosi davanti alle abitazioni degli ammalati
gravi, dei portatori di handicap e nei luoghi tipicamente popolari,
dove sta la gente più bisognosa.
La domenica successiva, nelle acque del porto i festeggiamenti
continuano con gare di barche di vari quartieri e paesi. Quattro
persone più il timoniere, solitamente figli di pescatori,
su ogni barca dai colori azzurro e rosso dell'abito della Madonna,
si contendono un trofeo, che i vincitori potranno tenere per
un anno. Ultimamente ci sono anche squadre femminili.
La "Chiesa di Lognina",
centro locale di grande importanza non solo per l'organizzazione
della festa, è un santuario mariano da pochi anni. Non
molto grande e costruita per la prima volta nel 1308, fu poi
ricostruita dopo il terremoto del 1693, che distrusse Catania.
Si affaccia su Piazza Ognina, di solito affollata dalle barche
lasciate lì a riposare, tra un pilastro e l'altro del
ponte in cemento armato sovrastante. Uscendo dalla Chiesa, zigzagando
tra le barche e passando sotto l'alto ponte, che è poi
una grossa strada, a destra e a sinistra si vedono grandi murales
che sovrappongono colorate immagini del mercato del pesce al
grigio del cemento. Subito dopo il piazzale, si apre la baia
dove sin dall'epoca romana sorge il porticciolo, dedicato a Ulisse.
Nel luogo dove ora sorge la Chiesa, un tempo d'era un tempio
dedicato ad Atena. Il porto Ulyssis era il porto naturale di
Catania e pare che riuscisse ad ospitare allora fino a 300 navi.
Poi nel Medioevo un'eruzione dell'Etna ha ridotto le dimensioni
del porto, ma non l'attività della pesca.
Per secoli, prima dell'espansione della città di Catania,
il Borgo era isolato e relativamente lontano dalla città;
era un'autonoma entità urbana e i nomi delle strade lo
dimostrano: via Calipso, via del Tritone, via dei Delfini. La
gente del luogo sente fastidio per l'indifferenza pluridecennale
dell'amministrazione catanese che, a loro parere, rischia di
causare la rovina delle bellezze del luogo. E lo dimostra comunque
al visitatore la presenza di quella strada in cemento armato.
Da alcuni anni la parrocchia ha promosso associazioni e comunità
che cercano di correggere gli errori dei piani regolatori generali,
di aumentare il verde pubblico e di rilanciare il porto anche
a scopi turistici. Sull'acqua bassa e calma dell'insenatura d'inverno
si vedono solo le barchette a remi in legno, bianche, rosse e
azzurre che, ormeggiate al molo, si muovono appena alla lieve
corrente. C'è anche qualche yacht, ma solo qualcuno. D'estate
invece vengono montati anche i pontili per i motoscafi. Accanto
a questo porticciolo di piccole barche, c'è il molo per
i pescherecci da pescespada e tonni. E in fondo, a sinistra,
oltre i palazzi e le case immersi nel verde e nel sole, gigantesco
il Vulcano, l'Etna.
LETOJANNI:
LA FESTA DEL MARE
E' la prima domenica di Agosto. Sei - sette carri siciliani,
trainati da grossi cavalli bardati con pennacchi altissimi, percorrono
le vie di un piccolo paese di pescatori. Il paese si chiama Letojanni
e le sue case sono una striscia disposta sulla costa nordorientale
della Sicilia, tra Taormina e Messina. A guidare i cavalli stanno
alcuni anziani del luogo in abiti folcloristici: li accompagnano
a piedi, mentre sopra i carri stanno suonatori di zufoli, clarini
e tamburi. La sfilata, preceduta dalle majorettes, attraversa
le vie del paese e il lungomare per fermarsi nella piazza principale
dove viene celebrata una Messa all'aperto.
E' pomeriggio. Finalmente la statua del patrono S. Giuseppe esce
in piazza. La sua festa viene celebrata in agosto anziché
il 19 marzo perché la gente che abita il luogo d'inverno
- i pescatori di tonni - è davvero poca. Molti sono andati
via per lavoro e tornano solo d'estate a trovare i parenti; lo
stesso fanno i ragazzi, che per lo più studiano a Messina
o a Catania; per non parlare dei catanesi che hanno lì
una casa di villeggiatura, e così soltanto d'estate il
paese è veramente popolato.
Dopo la sfilata dei carri e la Messa, verso sera, la statua è
sollevata e, dalla piazza, portata giù per le scale che
dal lungomare permettono di scendere in spiaggia. Una grande
barca per tonni attende il santo, i due alberi circondati da
lampadine accese, stracarica di luci e bandiere colorate che
producono un effetto molto folcloristico. La barca prende il
mare e alcuni fedeli accompagnano il santo, altri lo seguono
su piccole barche, una decina in tutto, anch'esse bardate e illuminate.
Alla partenza e al passaggio delle barche lungo la costa, le
luci del paese vengono spente, per essere poi riaccese quando
la processione si allontana verso i vicini paesi di Mazzeo e
S. Alessio.
Prima però le barche si fermano al largo e viene offerto
a un pubblico abituale di almeno 5000 persone uno spettacolo
di fuochi acquatici chiamati comunemente "Paperelle".
Dalla spiaggia si sente il botto e il fuoco si infila in acqua
da dove esplode con scintille, stelle, colori spettacolari. Gli
spettatori a riva possono seguire il santo, ma finiscono sempre
con l'essere distratti dalle numerose bancarelle piene di dolci,
fette di pane e salame, e ovviamente pesce.
In Piazza Cagli, a 20 m dalla piazza principale, vengono organizzati
ogni anno spettacoli di musica folcloristica e canti siciliani,
oltre che la Sagra del pesce: si possono mangiare, tra le altre
cose, le alici (fritte e impanate, si mangiano intere, lische
e testa comprese) e i totani fritti.
Intanto, distanti da riva, le barche si allontanano, facendosi
piccole e sempre meno luminose. Il mare è scuro, quasi
nero, come pure l'orizzonte. E la maggior parte della gente,
in fondo, sente questa come la festa del mare, più che
la festa del santo.
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