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LAVORARE NEGLI
STATI UNITI |
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Lavorare in nero
è facilissimo, le offerte di lavori non qualificati, camerieri,
commessi, sguatteri eccetera occupano pagine e pagine di annunci
economici sui giornali. Il problema è che è totalmente
illegale con il visto turistico, e anche con i visti F-1, studente,
o J-1, scambio culturale. Se vi beccano (difficile, ma può
succedere), vi annullano tutti i visti e vi sbattono fuori a
vita o quasi. Gli F-1 e J-1 possono lavorare solo part-time,
e con un permesso dell'Università o dell'Ente o ditta
che vi ospita. Nel primo anno di permanenza negli Stati uniti
è tutto molto difficile, ma dopo 365 giorni che il vostro
culo non si sposta dagli Stati uniti, diventate permanent resident,
e vi si apre qualche opportunità in più. Potete
lavorare legalmente, accedere a una montagna di borse di studio,
aprire conti in banca senza chiedere la garanzia di un americano,
e molto altro. |
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UN IGNORANTE
A NEW YORK
New York è la capitale del mondo. Si sarebbe tentati di
dire del mondo occidentale, ma il preoccupante numero di Indiani,
Arabi, Cinesi, Giapponesi e Strani che ci vive o transita fa
propendere per l'ipotesi allargata. Prima o poi chiunque abbia
la pretesa di essere Cittadino del Mondo deve passarci almeno
qualche giorno, quali che siano le sue motivazioni. Passiamole
brevemente in rassegna.
di Paolo dalla Zonca LO
SHOPPING
attività frenetica preferita soprattutto dalle giapponesi.
Poco abituate a fare le cose con calma, incuranti della corretta
cornice cultural-paesaggistica, spendono migliaia di dollari
in abiti, borse, scarpe, accessori e quant'altro "made in
Italy". Già, perché gli astuti designers o
stilisti italiani hanno aperto fior di negozi in pieno centro
di Manhattan proprio per questo: due piccioni con una fava, forse
più di due. Ricche americane, giapponesi, ricche internazionali
che, proprio perché Cittadine del Mondo, vanno nella Capitale
a servirsi dei prodotti di tutto l'Impero (come si diceva ai
tempi della Guerra Fredda).
Oltre allo shopping femminile, però, New York, ma gli
Stati uniti in genere, permettono all'appassionato di gadgets
elettronici di procurarsi a prezzi decisamente inferiori a quelli
europei aggeggi meravigliosi, anche introvabili nei negozi europei.
Per esempio, i visori notturni, sia da reggere in mano, che da
usare come occhiali (vanno forte quelli tipo "ciclope"),
che da adattare alla fotocamera o alla telecamera, che da montare
sul fucile (in America si possono possedere armi di quasi ogni
tipo e calibro): sono quei cosi che leggono l'infrarosso e che
amplificano la luce stellare o lunare (fondo verde, oggetti caldi
bianchi, tipo immagini del bombardamento di Baghdad nel 1991).
Prezzi da 150 a 600 dollari.
Telecamere digitali per lo standard europeo PAL a metà
prezzo rispetto a qui, cellulari a 900 Mhz (Gsm per l'Europa)
o i nuovi Dual band (buoni sia in Europa che in Usa) a 150 dollari,
e 1000 e 1000 altre diavolerie. La convenienza di prezzo non
vale per i computers portatili: costano come qua. Occhio alla
dogana italiana: se vi beccano con un aggeggio elettronico di
valore superiore alle 200mila lire (in base ai listini italiani),
vi tocca pagare il 20 per cento del suo valore commerciale, vanificando
il risparmio.
LA VISITA
CULTURALE
I Soldi comprano l'Arte
che gli Americani, gente che considera "storico" un
edificio del 1925, non possiedono di loro. Barano con l'Arte
Moderna. New York ha diversi musei, alcuni molto famosi in tutto
il mondo. Ma queste sono le considerazioni di un ignorante dichiarato.
IL PELLEGRINAGGIO
CULTURALE
Siete cresciuti a pane
e telefilm americani. Sapete tutto delle auto americane, vi vestite
(lo facciamo tutti) come gli Americani (lo abbiamo visto in TV),
pensate che la American way of life sia the best.
Lo pensano anche loro.
Ma, siccome siete italiani, otto su dieci di voi crederanno di
essere in grado di parlare inglese, anzi americano. Al primo
usciere vi sveglierete: essi non parlano come voi, come la vostra
teacher alla Scuola di Lingue, né come gli anchor
della Cnn. La gente comune, a New York come a Boston come nel
profondo Sud, parla con due prugne in bocca e tiene la bocca
chiusa, mentre parla, per non farle cadere. Il vostro accento
farà loro sgranare gli occhi, poi vi guarderanno con compassione,
poi con un ghigno mefistofelico vi daranno l'indicazione che
avete chiesto parlando come hanno fatto da quando sono nati.
Voi non capirete nulla ma, vergognandovi del vostro provincialismo,
vi avvierete solennemente nella direzione opposta a quella indicata,
o farete qualche vaccata. Solo il 50 per cento degli interpellati
sarà abbastanza paziente da correggervi. Prototipo di
questo tipo di Pellegrino Culturale è l'ex-vicepresidente
del Consiglio Walter Veltroni, kennediano dichiarato, amante
e studioso dell'America fin da quando giocava con le figurine
(ma cosa ci faceva allora nel più grande partito comunista
d'Occidente?), che venne "blobbato" balbettando un
inglese demenziale alla prima visita ufficiale negli States.
Memento mori (dalla vergogna).
VIVERE
IN AMERICA
Gli Italiani sono una
delle minoranze più numerose e ora meglio integrate degli
Stati Uniti. I cognomi italiani sono ora diffusi tra il 10 e
il 13 per cento dei cittadini americani. Lo stesso sindaco di
New York Rudolph Giuliani è un italiano di terza generazione,
cioè suo nonno era un emigrato in fuga dalla povertà
dell'Italia di inizio secolo. Ci sono molti modi di emigrare
in America, oggi, e New York è la calamita per la maggior
parte degli Italiani che oggi vi si recano in cerca di nuove
opportunità.
Gli Stati Uniti dovrebbero essere visti oggi da un europeo come
un gigantesco forziere pieno di dollari, al quale attingere negli
anni più produttivi della propria vita, per poi scappare
a goderseli in Europa.
La vita a New York è molto costosa, ma gli stipendi, o
meglio i salari - dimenticatevi posti fissi o contratti collettivi
- sono molto alti, se si potessero spendere in Italia. Un amico
che dopo il dottorato in Italia sta lavorando alla Columbia University
di New York dice che per vivere modestamente ma dignitosamente
servono 27mila dollari all'anno, 44 milioni e mezzo di lire.
Un affitto in una zona decente di New York costa da solo tra
i 1000 e i 3000 dollari al mese. In compenso il cibo costa come
da noi, anche meno, e si può mangiare, almeno a New York,
qualunque cibo da qualunque parte del mondo: a New York - meno
in altre città - è poi possibile l'esperienza inebriante
di fare la spesa completa per il frigo di casa all'una di notte,
perché sono numerosissimi i negozi aperti 24 ore al giorno,
ed è normale che siano grandi come mezza Ipercoop.
New York è una città pericolosa? Secondo gli amici
italiani che ci vivono - ma sono tutti giovani scienziati in
trasferta per qualche anno, quindi una categoria un po' tra il
particolare e il privilegiato - non è poi così
vero, ma parlano principalmente di Manhattan. Harlem è
ormai divisa a metà tra neri, che dagli anni '70 a oggi
hanno almeno in parte migliorato la loro condizione economica,
tanto che chi si è fatto un po' di soldi è andato
a comprarsi una casetta ai Queens, nuovo vero quartiere nero,
ed è stato sostituito dagli ispanici ad Harlem. Il South
Bronx non è più, mi si dice, il leggendario Bronx
di una volta, Brooklin è un posto borghese pieno di italiani
e Staten Island è un posto bruttarello ma non pericoloso.
Certo, New York non è Lourdes, qualcosa vi succede, ma
il sindaco Giuliani ha picchiato duro sulla criminalità,
soprattutto quella di strada, e se andate di notte in posti poco
illuminati e poco frequentati, soprattutto i parchi minori, siete
proprio dei fessi. Quindi New York si può visitare certi
di poter fare quello che si vuole, di trovare quello che si vuole,
con la sicurezza di non restare delusi.
New York è una forma concentrata dell'America, la terra
del grande supermarket, quella abitata dai giganti verdi dei
detersivi. Vedere per credere. |