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LETTURE PER IL
VIAGGIO |
Thomas Malory,
Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri,
a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Mondadori,
Milano 1985
Chrétien de Troyes, Perceval il Gallese, Vallardi/Garzanti,
Milano 1994
Chrétien de Troyes, Romanzi cortesi,
a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Mondadori,
Milano 1992
Goeffrey di Monmouth,
La follia del mago Merlino,
Sellerio, Palermo 1993
Goeffrey di Monmouth,
La profezia di Merlino,
Ecig, Roma 1990 |
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INGHILTERRA
DEL SUD: SULLE TRACCE DI RE ARTU'
Sbarcando in Inghilterra, e ancor oggi l'arrivo via mare è
il più usuale per chi giunge dal continente europeo, si
può decidere di perdersi nel caos multietnico e regale
della metropoli londinese oppure di avventurarsi verso Ovest.
Non si tratta certo di percorsi obbligati, ma, per motivi pratici,
chi vuole visitare la Scozia e il Nord prevede anticipatamente,
nella maggior parte dei casi, il viaggio in aereo, mentre chi
intende fermarsi a Sud solitamente sceglie solo uno dei due percorsi.
Forse perché si tratta di mondi totalmente diversi, di
due microcosmi a se stanti e forse perché i fasti postmoderni
di una capitale sempre all'avanguardia, seppure con radici storiche
profondissime, si contrappongono nettamente alla serena tranquillità
della campagna e della costa.
di Donatella Sasso Eppure l'Inghilterra del Sud non può essere definita
un luogo noioso e uniforme, a cui dedicare una vacanza di assoluto
riposo. È piuttosto una zona ricchissima di memorie appartenenti
ad epoche storiche molto distanti, in cui sembrano fronteggiarsi
un ambiente solare, moderno, costruito per lo svago e il divertimento
e un territorio più cupo e misterioso, abitato da figure magiche, cavalieri leggendari e miti folletti.
Qui si incontrano tracce visibili di leggende fantastiche e di
storie che si perdono nella remota antichità e contemporaneamente
centri di villeggiatura sontuosi, che rammentano il recente passato
imperiale della Gran Bretagna. Bisogna solo lasciarsi guidare
dalle proprie inclinazioni.
Se si desidera andare molto indietro nel tempo, non sarà
difficile trovare uno dei monumenti più antichi presenti
in Europa: Stonehenge, i giganteschi cerchi concentrici
di monoliti, situati nella piana di Salisbury. Nel 1600 si era
accreditata l'ipotesi che si trattasse di un monumento di origine
romana del III sec. d. C., mentre nel 1800 si diffuse la convinzione
che fosse un tempio sacro celtico, costruito dai sacerdoti Druidi.
Recenti ricerche hanno, invece, stabilito con certezza scientifica
che i monoliti di Stonehenge furono realizzati e sistemati in
più fasi fra il 2800 e il 1550 a. C. e che furono opera
di una civiltà misteriosa, di cui si è persa quasi
ogni traccia.
Nonostante il riscontro di carattere storico-temporale, permangono
quindi molti lati oscuri riguardo la destinazione e l'uso del
monumento. Nel 1771 l'archeologo John Smith, da tempo affascinato
da Stonehenge, giunse ad una scoperta sorprendente, ancor oggi
ritenuta valida. All'alba del 21 giugno di quell'anno, giorno
del solstizio d'estate, postosi accanto all'Altar Stone, la pietra
lunga 5 metri che giace al centro del cerchio più interno,
vide sorgere il sole esattamente sopra alla Heel Stone, la pietra
situata in mezzo al viale d'ingresso. Si trattava dunque di un
precisissimo osservatorio
astronomico, che rivelò
avere anche altre funzioni. I colonnati, costituiti da una serie
di "porte", servivano ad inquadrare il sole nelle diverse
fasi del suo ciclo.
Queste scoperte non escludono, però, che Stonehenge fungesse
anche da tempio sacro dedicato al culto degli astri. Sebbene non vi siano riscontri, si può
facilmente intuire che, in un'epoca preistorica così lontana,
fede e scienza, rigore matematico e devozione spirituale si fondessero
in un unico atteggiamento reverenziale verso le forze celesti.
Ai giorni nostri parte dell'aura di mistero che avvolgeva il
monumento è andata perduta a causa della vicinanza di
una rumorosa autostrada e dell'afflusso incessante di folle di
turisti. Una recinzione metallica impedisce ormai di avvicinarsi
ai megaliti, ma un walkman fornito all'ingresso a tutti i visitatori,
disponibile in quasi tutte le lingue più parlate al mondo,
illumina e chiarisce una visita, che altrimenti rimarrebbe oscura
e poco significativa. La voce narrante invita i turisti a guardare
con attenzione la disposizione delle pietre giganti per comprenderne il senso oppure indirizza il
loro sguardo verso il panorama circostante. Nella verde pianura
emergono qua e là piccole collinette tonde: si tratta
di antichissimi tumuli dove venivano sepolti i capi e le personalità
eminenti della misteriosa civiltà autrice di Stonehenge.
Dal racconto emerge infine un elemento davvero curioso e un po'
inquietante. Le Bluestones, le piccole pietre blu poste in circolo
fra i due colonnati, sono sicuramente originarie delle montagne
Presely in Galles, a 385 km di distanza dalla piana di Salisbury.
Come sia stato possibile il trasporto rimane uno dei misteri
più oscuri. Eppure questo particolare doveva già
essere noto almeno a partire dal XII secolo. Goeffrey di Monmouth,
storico e fantasioso narratore della saga di Re Artù,
autore della Prophetia
Merlini e della Historia Regum Britanniae, battezzò Stonehenge la "Danza
dei Giganti" e azzardò la teoria secondo cui le pietre
sarebbero state trasportate dall'Irlanda grazie ad un incantesimo di Merlino. Già allora il mistero attorno
ai megaliti era fitto e si tentava di dirimerlo attraverso le
narrazioni fantastiche.
Nei testi di Goeffrey si trovano altre interessanti congetture
circa le storie legate a Re Artù, per la prima volta sistemate
in un racconto organico. Di un certo Arthur, che combatté
contro i Sassoni a fianco dei Britanni fra il 400 e il 500, aveva
già scritto il monaco Nennio attorno all'VIII e al IX
secolo ed erano poi seguite altre citazioni più o meno
leggendarie. Goeffrey aveva riassunto e arricchito le fonti precedenti,
identificando Artù come nipote di Re Costantino, nato
a Tintagel in Cornovaglia grazie ad un incantesimo di Merlino,
in seguito grande conquistatore in Francia e Irlanda.
Nel 1155 Robert Wace, nel Roman de Brut, introdusse nella
leggenda la Tavola rotonda, così costruita per non creare
disuguaglianze fra i cavalieri. Qualche anno più tardi
Chrétien de Troyes diede vita ad un ciclo di avventure
arturiane, che privilegiavano le vicende galanti fra Tristano e Isotta
e Ginevra e Lancillotto
e che collocavano la corte del Re nella mitica Camelot. Molte
altre sono state le narrazioni legate a queste leggende e la
loro rimane ancor oggi una piacevole lettura, anche perché
molti dei luoghi in esse citati esistono realmente, sparsi in
Inghilterra.
A Tintagel, in Cornovaglia, si trovano i resti di un maestoso
castello, in cui secondo Goeffrey nacque re Artù. Gli
storici affermano che la fortezza risale al XII secolo e attualmente
non ne sono rimaste che poche tracce, eppure neanche questi evidenti
ostacoli impediscono a migliaia di turisti ogni anno di giungere
al castello, alla ricerca di segni della leggenda. La visita
si svolge fra bassi muretti, che un tempo segnavano la divisione
in stanze, arroccati sulle ripide coste affacciate sull'Oceano, sempre mosso e minaccioso. Alla base
delle alte scogliere si trova una grotta, l'antro misterioso
di Merlino probabilmente, in cui si può entrare solo durante
la bassa marea. Il panorama e le suggestioni che il luogo offre
sono assolutamente emozionanti, ma a chi non bastassero si consiglia
di passare al King Arthur's Great Halls, dove, a un modico prezzo,
si possono ammirare le riproduzioni della Tavola rotonda e della
Spada nella roccia.
Il gusto per le ricostruzioni qui è molto diffuso e, se
a volte può divertire, molte altre scade nel kitsch più
appariscente. Va, comunque, riconosciuto che gli Inglesi non
lasciano nulla all'improvvisazione e curano ogni dettaglio. A
Canterbury nel Kent c'è un museo in cui
sono state riprodotte alcune scene dei Canterbury Tales, i famosi
racconti che Chaucer, autore trecentesco, lasciò narrare
ad un gruppo di arguti pellegrini. Le ambientazioni medievali
sono precisissime: costumi, strade, suppellettili e oggetti di
uso quotidiano, ma anche suoni, voci e odori.
A Winchester, però, non molto lontano da Londra, c'è
una autentica Tavola rotonda, conservata nella Great Hall, l'unica
area rimasta di un antico castello normanno. È appesa
su una parete, da cui è perfettamente visibile la sua
suddivisione in 25 sezioni, destinate a 24 cavalieri, di cui sono citati i nomi e fra i quali spiccano
Lancelot deu Lake e Prcivale, e una per lo stesso Re Artù.
Tenuto conto di questi interessanti particolari e del fatto che
nel XIII secolo Thomas Malory nel suo romanzo La mort Darthur,
collocò Camelot, il mitico regno di Artù, proprio
a Winchester, la fantasia del viaggiatore arturiano non può
che decollare. Eppure a Glastonbury, nel Somerset, si trova qualcosa
di ancora più affascinante ovvero le spoglie di Artù,
documentate da un'iscrizione inequivocabile: "Hic Iacet
Sepultus Inclitus Rex Arturius In Insula Avalonia", che
ci è pervenuta attraverso alcuni disegni. Glastonbury
era dunque la mitica Avalon, l'isola di cristallo, porta magica
verso il mondo spirituale? Di certo ancora oggi conserva una
fonte di acqua miracolosa, ricca di ferro, e un pozzo in cui
sarebbe nascosto il Sacro Graal.
L'Inghilterra non ha certo il monopolio della saga arturiana,
che, nel corso dei secoli, non solo ha varcato la Manica e si
è insediata in Bretagna,
ma è giunta fino in Sud Italia. Infatti nella foresta
di Paimpont, nei pressi di Nantes,
c'è una tomba attribuita a Merlino e in un mosaico della
Cattedrale di Otranto appare Re Artù. Potere della fantasia che trascina le leggende
di terra in terra, di epoca in epoca. In ogni caso l'Inghilterra
rimane la patria più accreditata di Artù sia per
la quantità di segni che conserva, sia perché la
leggenda si innesta sulla verosimile esigenza di creare un eroe
guerriero, difensore della Britannia dagli invasori stranieri.
Ultima motivazione di tanto successo è anche l'ambientazione
naturale che l'Inghilterra offre: un territorio in gran parte
ancora selvaggio e intatto.
Soprattutto la Cornovaglia merita una visita per le sue brughiere
e per la coste pietrose a picco sul mare, che costituirebbero
la giusta ambientazione per Cime tempestose,
se non fosse che il celebre romanzo di Emily Brontë sia
ambientato nello Yorkshire. La meta più interessante della
zona è certamente Land's end,
la punta estrema del mondo, la fine della terra conosciuta. Vi
si arriva dopo un viaggio attraverso la campagna, costellata
di antiche case in pietra e di terreni coltivati, rigorosamente
suddivisi da siepi o bassi muretti. Land's end è un promontorio
aperto su un orizzonte infinito, spesso inondato da violente
mareggiate. Su questo estremo punto di terra si trova un albergo
in perfetto stile inglese, che i turisti italiani non tarderanno
a riconoscere. Si tratta del romantico hotel in cui Carlo Verdone
e Margherita Buy, nel film Maledetto il giorno che ti ho incontrato, trascorrono una notte appassionata
prima di essere scoperti dal fidanzato di lei. Eppure la finzione
cinematografica è ben lontana dalla realtà, perché
l'albergo non solo non è isolato e tranquillo, ma è
immerso in un caotico parco di divertimenti con tanto di trenini,
simulatore di viaggi in sommergibile, fattoria con animali di
tutti i tipi e rumorosi fast food.
Gli Inglesi sono specialisti nel creare spazi di svago e divertimento.
Non a caso due secoli fa Re Giorgio IV
trasformò il piccolo villaggio di Brighton nella lussuosa località balneare, che
ancor oggi mantiene il suo indubitabile fascino. Città
caotica, con un lungomare affollatissimo, conserva la più
grande stravaganza voluta da Re Giorgio: il Royal Pavilion, un edificio eclettico, originato da una mescolanza
di diversi stili orientali. Qui si trovano anche lussuosi hotel
affacciati sul mare, locali originali e curiosi, come un ristorante
che riproduce quasi perfettamente il bar del film Casablanca. Sulla Marina Parade, questo è
il nome del lungomare, si accede a diversi moli, fra cui il più
suggestivo è il Place Pier, che ospita giostre e attrazioni
di ogni tipo, slot-machine, un acquario e un delfinario. Brighton,
che è anche sede universitaria, non rallenta mai il suo
ritmo frastornante, che in certi momenti la fa assomigliare ad
una metropoli travolta dal traffico.
Lungo la costa ci sono altre città altrettanto frequentate,
soprattutto nei mesi estivi. Bournemouth, di impronta vittoriana, dotata di immensi giardini,
Torbay, con le sue caratteristiche coste
rossicce, Plymouth, il porto di Sir Francis Drake. In ogni città
non manca un luna-park, in alcune anche solo una piccola giostra
per bambini, che almeno assicuri un po' di divertimento ai più
piccoli.
Infine, non si deve tralasciare un viaggio fino a Bath, la raffinata città termale
di origine romana, situata nell'Avon. Oltre ai resti delle terme
del 1° secolo d. C., riadattate fino al 1800, merita attenzione
The Circus, la vasta piazza circolare in stile neoclassico, realizzata
dall'architetto John Wood nel 1727. Il figlio, John Wood junior,
alcuni decenni dopo, collegò, il centro della città
fin dentro la natura, con la costruzione di Brock Street, una
lunga via che arriva fino al complesso rurale Royal Crescent.
Giunti alla fine del viaggio nel Sud della Gran Bretagna, può
capitare di essere un po' frastornati dalla quantità di
curiosità e attrazioni incontrate. Forse non è
neppure più valida la netta distinzione proposta all'inizio
fra un'Inghilterra tetra ed enigmatica e una lussuosa e frivola.
Se capiterete a Tintagel in una giornata di sole, vi sembrerà
di essere in un immenso parco giochi piuttosto che in un misterioso
luogo magico, depositario di sinistri presagi. E forse Brighton
vi indurrà a malinconiche riflessioni, se vi perderete
a guardare uno dei tanti moli sul mare, ormai abbandonato e cadente,
che, in controluce, ricorda un sottile tempio indiano. |