SPECIALE VACANZE

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luglio/agosto 1999

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LETTURE PER IL VIAGGIO
Thomas Malory, Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri,
a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Mondadori, Milano 1985

Chrétien de Troyes, Perceval il Gallese, Vallardi/Garzanti, Milano 1994

Chrétien de Troyes, Romanzi cortesi,
a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Mondadori, Milano 1992

Goeffrey di Monmouth,
La follia del mago Merlino,
Sellerio, Palermo 1993

Goeffrey di Monmouth,
La profezia di Merlino,
Ecig, Roma 1990

INGHILTERRA DEL SUD: SULLE TRACCE DI RE ARTU'
Sbarcando in Inghilterra, e ancor oggi l'arrivo via mare è il più usuale per chi giunge dal continente europeo, si può decidere di perdersi nel caos multietnico e regale della metropoli londinese oppure di avventurarsi verso Ovest. Non si tratta certo di percorsi obbligati, ma, per motivi pratici, chi vuole visitare la Scozia e il Nord prevede anticipatamente, nella maggior parte dei casi, il viaggio in aereo, mentre chi intende fermarsi a Sud solitamente sceglie solo uno dei due percorsi. Forse perché si tratta di mondi totalmente diversi, di due microcosmi a se stanti e forse perché i fasti postmoderni di una capitale sempre all'avanguardia, seppure con radici storiche profondissime, si contrappongono nettamente alla serena tranquillità della campagna e della costa.

di Donatella Sasso


Eppure l'Inghilterra del Sud non può essere definita un luogo noioso e uniforme, a cui dedicare una vacanza di assoluto riposo. È piuttosto una zona ricchissima di memorie appartenenti ad epoche storiche molto distanti, in cui sembrano fronteggiarsi un ambiente solare, moderno, costruito per lo svago e il divertimento e un territorio più cupo e misterioso, abitato da figure magiche, cavalieri leggendari e miti folletti. Qui si incontrano tracce visibili di leggende fantastiche e di storie che si perdono nella remota antichità e contemporaneamente centri di villeggiatura sontuosi, che rammentano il recente passato imperiale della Gran Bretagna. Bisogna solo lasciarsi guidare dalle proprie inclinazioni.
Se si desidera andare molto indietro nel tempo, non sarà difficile trovare uno dei monumenti più antichi presenti in Europa:
Stonehenge, i giganteschi cerchi concentrici di monoliti, situati nella piana di Salisbury. Nel 1600 si era accreditata l'ipotesi che si trattasse di un monumento di origine romana del III sec. d. C., mentre nel 1800 si diffuse la convinzione che fosse un tempio sacro celtico, costruito dai sacerdoti Druidi. Recenti ricerche hanno, invece, stabilito con certezza scientifica che i monoliti di Stonehenge furono realizzati e sistemati in più fasi fra il 2800 e il 1550 a. C. e che furono opera di una civiltà misteriosa, di cui si è persa quasi ogni traccia.

Nonostante il riscontro di carattere storico-temporale, permangono quindi molti lati oscuri riguardo la destinazione e l'uso del monumento. Nel 1771 l'archeologo John Smith, da tempo affascinato da Stonehenge, giunse ad una scoperta sorprendente, ancor oggi ritenuta valida. All'alba del 21 giugno di quell'anno, giorno del solstizio d'estate, postosi accanto all'Altar Stone, la pietra lunga 5 metri che giace al centro del cerchio più interno, vide sorgere il sole esattamente sopra alla Heel Stone, la pietra situata in mezzo al viale d'ingresso. Si trattava dunque di un precisissimo
osservatorio astronomico, che rivelò avere anche altre funzioni. I colonnati, costituiti da una serie di "porte", servivano ad inquadrare il sole nelle diverse fasi del suo ciclo.
Queste scoperte non escludono, però, che Stonehenge fungesse anche da tempio sacro dedicato al
culto degli astri. Sebbene non vi siano riscontri, si può facilmente intuire che, in un'epoca preistorica così lontana, fede e scienza, rigore matematico e devozione spirituale si fondessero in un unico atteggiamento reverenziale verso le forze celesti.
Ai giorni nostri parte dell'aura di mistero che avvolgeva il monumento è andata perduta a causa della vicinanza di una rumorosa autostrada e dell'afflusso incessante di folle di turisti. Una recinzione metallica impedisce ormai di avvicinarsi ai megaliti, ma un walkman fornito all'ingresso a tutti i visitatori, disponibile in quasi tutte le lingue più parlate al mondo, illumina e chiarisce una visita, che altrimenti rimarrebbe oscura e poco significativa. La voce narrante invita i turisti a guardare con attenzione la disposizione delle
pietre giganti per comprenderne il senso oppure indirizza il loro sguardo verso il panorama circostante. Nella verde pianura emergono qua e là piccole collinette tonde: si tratta di antichissimi tumuli dove venivano sepolti i capi e le personalità eminenti della misteriosa civiltà autrice di Stonehenge.
Dal racconto emerge infine un elemento davvero curioso e un po' inquietante. Le Bluestones, le piccole pietre blu poste in circolo fra i due colonnati, sono sicuramente originarie delle montagne Presely in Galles, a 385 km di distanza dalla piana di Salisbury.
Come sia stato possibile il trasporto rimane uno dei misteri più oscuri. Eppure questo particolare doveva già essere noto almeno a partire dal XII secolo. Goeffrey di Monmouth, storico e fantasioso narratore della saga di Re Artù, autore della
Prophetia Merlini e della Historia Regum Britanniae, battezzò Stonehenge la "Danza dei Giganti" e azzardò la teoria secondo cui le pietre sarebbero state trasportate dall'Irlanda grazie ad un incantesimo di Merlino. Già allora il mistero attorno ai megaliti era fitto e si tentava di dirimerlo attraverso le narrazioni fantastiche.

Nei testi di Goeffrey si trovano altre interessanti congetture circa le storie legate a Re Artù, per la prima volta sistemate in un racconto organico. Di un certo Arthur, che combatté contro i Sassoni a fianco dei Britanni fra il 400 e il 500, aveva già scritto il monaco Nennio attorno all'VIII e al IX secolo ed erano poi seguite altre citazioni più o meno leggendarie. Goeffrey aveva riassunto e arricchito le fonti precedenti, identificando Artù come nipote di Re Costantino, nato a Tintagel in Cornovaglia grazie ad un incantesimo di Merlino, in seguito grande conquistatore in Francia e Irlanda.
Nel 1155 Robert Wace, nel Roman de Brut, introdusse nella leggenda la Tavola rotonda, così costruita per non creare disuguaglianze fra i cavalieri. Qualche anno più tardi Chrétien de Troyes diede vita ad un ciclo di avventure arturiane, che privilegiavano le vicende galanti fra
Tristano e Isotta e Ginevra e Lancillotto e che collocavano la corte del Re nella mitica Camelot. Molte altre sono state le narrazioni legate a queste leggende e la loro rimane ancor oggi una piacevole lettura, anche perché molti dei luoghi in esse citati esistono realmente, sparsi in Inghilterra.
A Tintagel, in Cornovaglia, si trovano i resti di un maestoso castello, in cui secondo Goeffrey nacque re Artù. Gli storici affermano che la fortezza risale al XII secolo e attualmente non ne sono rimaste che poche tracce, eppure neanche questi evidenti ostacoli impediscono a migliaia di turisti ogni anno di giungere al castello, alla ricerca di segni della leggenda. La visita si svolge fra bassi muretti, che un tempo segnavano la divisione in stanze, arroccati sulle
ripide coste affacciate sull'Oceano, sempre mosso e minaccioso. Alla base delle alte scogliere si trova una grotta, l'antro misterioso di Merlino probabilmente, in cui si può entrare solo durante la bassa marea. Il panorama e le suggestioni che il luogo offre sono assolutamente emozionanti, ma a chi non bastassero si consiglia di passare al King Arthur's Great Halls, dove, a un modico prezzo, si possono ammirare le riproduzioni della Tavola rotonda e della Spada nella roccia.
Il gusto per le ricostruzioni qui è molto diffuso e, se a volte può divertire, molte altre scade nel kitsch più appariscente. Va, comunque, riconosciuto che gli Inglesi non lasciano nulla all'improvvisazione e curano ogni dettaglio. A
Canterbury nel Kent c'è un museo in cui sono state riprodotte alcune scene dei Canterbury Tales, i famosi racconti che Chaucer, autore trecentesco, lasciò narrare ad un gruppo di arguti pellegrini. Le ambientazioni medievali sono precisissime: costumi, strade, suppellettili e oggetti di uso quotidiano, ma anche suoni, voci e odori.
A Winchester, però, non molto lontano da Londra, c'è una autentica Tavola rotonda, conservata nella Great Hall, l'unica area rimasta di un antico castello normanno. È appesa su una parete, da cui è perfettamente visibile la sua suddivisione in 25 sezioni, destinate a
24 cavalieri, di cui sono citati i nomi e fra i quali spiccano Lancelot deu Lake e Prcivale, e una per lo stesso Re Artù. Tenuto conto di questi interessanti particolari e del fatto che nel XIII secolo Thomas Malory nel suo romanzo La mort Darthur, collocò Camelot, il mitico regno di Artù, proprio a Winchester, la fantasia del viaggiatore arturiano non può che decollare. Eppure a Glastonbury, nel Somerset, si trova qualcosa di ancora più affascinante ovvero le spoglie di Artù, documentate da un'iscrizione inequivocabile: "Hic Iacet Sepultus Inclitus Rex Arturius In Insula Avalonia", che ci è pervenuta attraverso alcuni disegni. Glastonbury era dunque la mitica Avalon, l'isola di cristallo, porta magica verso il mondo spirituale? Di certo ancora oggi conserva una fonte di acqua miracolosa, ricca di ferro, e un pozzo in cui sarebbe nascosto il Sacro Graal.

L'Inghilterra non ha certo il monopolio della saga arturiana, che, nel corso dei secoli, non solo ha varcato la Manica e si è insediata in
Bretagna, ma è giunta fino in Sud Italia. Infatti nella foresta di Paimpont, nei pressi di Nantes, c'è una tomba attribuita a Merlino e in un mosaico della Cattedrale di Otranto appare Re Artù. Potere della fantasia che trascina le leggende di terra in terra, di epoca in epoca. In ogni caso l'Inghilterra rimane la patria più accreditata di Artù sia per la quantità di segni che conserva, sia perché la leggenda si innesta sulla verosimile esigenza di creare un eroe guerriero, difensore della Britannia dagli invasori stranieri. Ultima motivazione di tanto successo è anche l'ambientazione naturale che l'Inghilterra offre: un territorio in gran parte ancora selvaggio e intatto.
Soprattutto la
Cornovaglia merita una visita per le sue brughiere e per la coste pietrose a picco sul mare, che costituirebbero la giusta ambientazione per Cime tempestose, se non fosse che il celebre romanzo di Emily Brontë sia ambientato nello Yorkshire. La meta più interessante della zona è certamente Land's end, la punta estrema del mondo, la fine della terra conosciuta. Vi si arriva dopo un viaggio attraverso la campagna, costellata di antiche case in pietra e di terreni coltivati, rigorosamente suddivisi da siepi o bassi muretti. Land's end è un promontorio aperto su un orizzonte infinito, spesso inondato da violente mareggiate. Su questo estremo punto di terra si trova un albergo in perfetto stile inglese, che i turisti italiani non tarderanno a riconoscere. Si tratta del romantico hotel in cui Carlo Verdone e Margherita Buy, nel film Maledetto il giorno che ti ho incontrato, trascorrono una notte appassionata prima di essere scoperti dal fidanzato di lei. Eppure la finzione cinematografica è ben lontana dalla realtà, perché l'albergo non solo non è isolato e tranquillo, ma è immerso in un caotico parco di divertimenti con tanto di trenini, simulatore di viaggi in sommergibile, fattoria con animali di tutti i tipi e rumorosi fast food.
Gli Inglesi sono specialisti nel creare spazi di svago e divertimento. Non a caso due secoli fa
Re Giorgio IV trasformò il piccolo villaggio di Brighton nella lussuosa località balneare, che ancor oggi mantiene il suo indubitabile fascino. Città caotica, con un lungomare affollatissimo, conserva la più grande stravaganza voluta da Re Giorgio: il Royal Pavilion, un edificio eclettico, originato da una mescolanza di diversi stili orientali. Qui si trovano anche lussuosi hotel affacciati sul mare, locali originali e curiosi, come un ristorante che riproduce quasi perfettamente il bar del film Casablanca. Sulla Marina Parade, questo è il nome del lungomare, si accede a diversi moli, fra cui il più suggestivo è il Place Pier, che ospita giostre e attrazioni di ogni tipo, slot-machine, un acquario e un delfinario. Brighton, che è anche sede universitaria, non rallenta mai il suo ritmo frastornante, che in certi momenti la fa assomigliare ad una metropoli travolta dal traffico.
Lungo la costa ci sono altre città altrettanto frequentate, soprattutto nei mesi estivi.
Bournemouth, di impronta vittoriana, dotata di immensi giardini, Torbay, con le sue caratteristiche coste rossicce, Plymouth, il porto di Sir Francis Drake. In ogni città non manca un luna-park, in alcune anche solo una piccola giostra per bambini, che almeno assicuri un po' di divertimento ai più piccoli.
Infine, non si deve tralasciare un viaggio fino a
Bath, la raffinata città termale di origine romana, situata nell'Avon. Oltre ai resti delle terme del 1° secolo d. C., riadattate fino al 1800, merita attenzione The Circus, la vasta piazza circolare in stile neoclassico, realizzata dall'architetto John Wood nel 1727. Il figlio, John Wood junior, alcuni decenni dopo, collegò, il centro della città fin dentro la natura, con la costruzione di Brock Street, una lunga via che arriva fino al complesso rurale Royal Crescent.
Giunti alla fine del viaggio nel Sud della Gran Bretagna, può capitare di essere un po' frastornati dalla quantità di curiosità e attrazioni incontrate. Forse non è neppure più valida la netta distinzione proposta all'inizio fra un'Inghilterra tetra ed enigmatica e una lussuosa e frivola.
Se capiterete a Tintagel in una giornata di sole, vi sembrerà di essere in un immenso parco giochi piuttosto che in un misterioso luogo magico, depositario di sinistri presagi. E forse Brighton vi indurrà a malinconiche riflessioni, se vi perderete a guardare uno dei tanti moli sul mare, ormai abbandonato e cadente, che, in controluce, ricorda un sottile tempio indiano.

 

INFORMAZIONI UTILI
In Inghilterra si arriva in treno oppure in automobile, che vengono caricati sul traghetto a Calais fino Dover. L'arrivo dalla Francia è molto suggestivo: già da lontano si adocchiano le celebri bianche scogliere, che debordano fin dentro al porto. Vi sono anche collegamenti da Boulogne per Folkstone, da Cherbourg per Portsmouth e da Dieppe per New Haven.
In aereo si impiega circa un'ora da Torino.
Chi è sprovvisto di auto, ne può affittare una sul luogo, ma deve tenere conto che troverà la guida a destra.
La moneta è la Sterlina, vale circa £ 2.700
In Inghilterra non ci sono problemi per dormire. I famosi bed and breakfast (B&B) si trovano anche nei paesini più piccoli o addirittura in aperta campagna; ce ne sono per tutte le tasche. Per farsi capire basta una conoscenza scolastica dell'inglese, ma talvolta sarà difficile seguire i discorsi dei gestori, che per eccesso di gentilezza tendono a parlare troppo velocemente. Spesso ci si sentirà ringraziare in situazioni inconsuete, magari quando vi serviranno le tradizionali, abbondantissime colazioni.
Per chi sceglie sistemazioni più spartane ed economiche si consigliano gli ostelli della gioventù, presenti nelle città più turistiche. Per saperne di più ci si può rivolgere all'Associazione Italiana Ostelli della gioventù, tel. 06/487.11.52.
Per avere informazioni più dettagliate e precise sull'Inghilterra si consiglia di contattare la British Tourist Authority di Roma, tel. 06/68.80.68.21.
Guide turistiche: non esistono guide dedicate esclusivamente all'Inghilterra del Sud, ma solo alcune più generiche, come le guida sulla Gran Bretagna del Touring Club Italiano o della De Agostini. Una guida tematica molto interessante è In viaggio con Re Artù di Fabio Giovannini e Marco Zatterin, edita da Il Minotauro.

SOMMARIO DI QUESTO NUMERO



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