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TEMPO LIBERO
E TEMPO LIBERATO
VACANZE!!!!!!
di Eleonora Arduino Aspettiamo sempre con piacevole ansia questo evento.
Ci aspettiamo sempre qualcosa di bello, interessante, avvincente.
Desideriamo fortemente che sia così. A volte le aspettative
sono così alte che restano deluse. A volte accade molto
più e molto meglio di quanto ci aspettiamo. Raramente
è esattamente come lo pensavamo in anticipo. Perché?
Le aspettative sono quelle "cose" che vogliamo far
accadere, e frequentemente desideriamo una realtà molto
- troppo? - diversa da quella che si vive. Spesso una realtà
in cui i problemi vengano azzerati, come per magia: se qualcosa
ci impedisce il contatto con gli altri, ci aspettiamo che possa
sparire di colpo; se sogniamo un partner inavvicinabile, speriamo
che arrivi come calato dal cielo
o portato dalle onde.
Soprattutto, se ci siamo mortalmente annoiati, depressi, angosciati,
vogliamo che questo sparisca e che le "vacanze", in
quanto tali, abbiano da sole il potere di cambiare il nostro
stato, quasi che non dipendesse da noi.
E' piuttosto usuale pensarla così. Del resto, se non avessimo
la speranza
Che però, per lo più, non basta.
E poi, una cosa è la speranza, un'altra è il desiderio.
Quanto più desideriamo qualcosa, tanto più essa
sembra sfuggirci. Ma cos'è, una cattiveria della Sorte?
Il fatto è che a volte non è facile comprendere
che molto, troppo, di quello che ci accade dipende da noi. Molte
difficoltà sono, è vero, accompagnate da un corrosivo
senso di colpa, che ci fa sentire inadeguati e incapaci. Tuttavia
tale "sentimento" non porta facilmente con sé
la possibilità di cambiamento.
Dovremmo, per capirci, distinguere tra "responsabilità"
e "senso di colpa".
Responsabilità è la coscienza che tra me e l'esterno
(cose, persone, eventi) c'è un profondo e stretto legame,
che quindi io sono artefice (non solo, non da solo, eppure artefice)
di quanto accade. Il senso di responsabilità è
quindi quella consapevolezza che mi fa padrone di me stesso e
del mondo.
Il senso di colpa, invece, pur nascendo spesso da una certa coscienza
delle proprie responsabilità, è macchiato di condanna,
di giudizio implacabile e orgoglioso. La sua origine è
un atteggiamento rigido e impietoso. Non prevede alcuna possibilità
di riscatto, e quindi è sempre inutile e negativo, perché
inchioda nel peggio, anziché spingere verso il meglio.
Inoltre, spesso, in questa sensazione di impotenza che l'accompagna,
fa sì che molte auto/accuse vengano "girate"
agli altri (amici, partner, genitori
) perché nessun
essere umano riesce a sopravvivere a lungo a questo peso, e quindi,
quanto meno, cerca di scaricarlo sulle spalle altrui.
In questo tempo di vacanza vicina, si può dire che la
possibilità di "riscatto" è tanto più
lontana e improbabile quanto più alto è il senso
di colpa da cui vorremmo liberarci. Faccio un esempio, tra i
più comuni.
Per tutto l'anno ho patito la difficoltà a divertirmi.
Ho sentito il peso e non la gioia di quanto mi trovavo a fare
tutti i giorni. Le occasioni di svago non riuscivano, per lo
più, a liberarmi da quel senso di noia, sottile angoscia
e profonda scontentezza che mi pervadeva. Mi sono sentito proprio
incapace, inadeguato e ingabbiato. Questa, la mia colpa. Però
(fase 2
) non era proprio colpa mia. I miei non mi lasciavano
uscire (oppure: "la mia ragazza è soffocante",
oppure: "i miei amici sono una pizza", ecc. ecc.).
Ma ora arrivano le vacanze!
Così, le vere origini di quegli stati d'animo non vengono
toccate, e la situazione, oltre a non portare i benefici che
ci si aspetta, rischia anzi di essere tanto più disastrosa,
perché nell'ansia di afferrare il piacere, questo si proietta
sempre nel futuro (domani, vedrai
) e quindi non viene mai
vissuto. Perché il piacere è un gusto che sta nel
presente, se sono impegnato a rincorrerlo non ho mai tempo di
assaporarlo.
Capita anche, però, che in vacanza ci si diverta davvero
di più. Qualcosa, nel cambiare luogo, compagnia quotidiana,
abitudini e attività, ci aiuta ad essere diversi e il
miracolo accade. La tristezza, allora, sta nel ritorno, nella
fine della vacanza, che non ha saputo rendere permanenti quei
cambiamenti interni che permettono quelli esterni. In pratica,
tutto torna come prima. Magari peggio, perché si aggiunge
la nostalgia.
A volte, e sono tante e le migliori, la vacanza ci cambia davvero.
Cioè noi permettiamo che apra la nostra mente, risani
il cuore e ricrei anche il corpo, e allora non siamo più
come prima (seppure in piccola parte). Allora sì, che
è quel che ci vuole.
Se è così, però, non si tratta di andare
in vacanza, ma di lasciarsi essere la vacanza, riempiendoci di
nuove energie. Sicché (senza voler sminuire il peso positivo
che può venire da un tempo vissuto in modo diverso dall'usuale)
si può pensare che, al limite, in vacanza si va dentro
di sé, e quindi può succedere anche se il corpo
resta dov'è.
Diciamo che quanto ci serve non è un tempo libero (libero
dalla scuola, dal lavoro, dalle solite rogne, oppure libero in
quanto vuoto), ma un tempo liberato da quella sensazione di peso
e di sconforto, di irritazione e di noia, di tristezza, di impotenza
e così via.
Liberato dal peggio e riempito, soprattutto, della capacità
di scoprire che si può. |