VITA SOCIALE

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luglio/agosto 1999

 





 

 

 

 

 

 

 

 

 

PRO FAMILIA

Calle 34 n. 14-52
Bogotà D.C.
Tel.oo57.92.338.3160
Fax 0057.92.287.5530

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


BREVE STORIA DI PRO FAMILIA
1965 si apre il primo ambulatorio in città
1969 inizia la campagna di pianificazione familiare (tramite una trasmissione radiofonica)
1970 comincia la distribuzione di anticoncezionali nelle zone rurali
1972-80 l'associazione cresce, viene coinvolto anche personale paramedico per svolgere le funzioni di routine
1985 si aprono i primi ambulatori per gli uomini
1990 si inaugura il primo centro per adolescenti
Ora Profamilia è attiva in 20 città della Colombia, da 15 anni è presente in modo attivo sul territorio di Bogotà, ha formato circa 800 "multiplicadores" preparati e autonomi. Edita una rivista mensile e partecipa a convegni internazionali sul tema dello sviluppo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DALLE PERIFERIE DEL MONDO: I BARRIOS DI BOGOTA'
Agli inizi del secolo scorso il 3% della popolazione mondiale viveva in città, oggi, dopo soli 200 anni, circa metà dell'umanità è urbanizzata. Proiezioni internazionali ipotizzano che la popolazione di Los Angeles raggiungerà circa 20 milioni di abitanti nel 2015 e quella di Lagos oltre 24 milioni nello stesso anno: anche se questi studi possono essere opinabili e suscettibili di correzioni continue, è comunque significativo considerare che nel 1850 Los Angeles contava 1620 anime e nel 1950 Lagos 290.000!

di E. Mazzucchetti e M. Guglielminotti



MEGALOPOLI E GLOBALIZZAZIONE
A metà degli anni 90, fonti ufficiali ONU indicavano che, su 5.6 miliardi di abitanti della Terra, 1 miliardo e 300 milioni, per il 70% donne, vivevano in condizioni di assoluta povertà. A fine millennio la situazione non è cambiata di molto e in questa crescita della disuguaglianza si tende sempre più a concentrarsi attorno ai nuclei più forti, ove sono concentrati i poteri economici e produttivi e dove sembra più facile poter trovare una soluzione all'indigenza.

DALLA CAMPAGNA AL MIRAGGIO DELLE GRANDI CITTA'
Oggi circa 600 milioni di persone vivono nelle bidonville ai margini delle illusioni cittadine, in periferie estreme, immense, disperse e dispersive, tanto da essere divenute numericamente più consistenti delle città stesse attorno alle quali, come giganteschi e soffocanti parassiti, si sono sviluppate. Catapecchie che crescono di giorno in giorno, costruite nell'arco di poche ore per occupare un terreno qualsiasi, per dimenticare il lavoro contadino e iniziare il percorso che porterà a un quotidiano andirivieni tra l'estrema periferia e il centro delle città e nella migliore delle ipotesi, o delle illusioni, a un risicato salario.
Bidonville spesso senz'acqua, senza elettricità, senza fognature, senza servizi igienici elementari, senza struttura, con una storia di disagio, emarginazione e disperazione profonda. Bambini di strada, famiglie che vivono in mezzo alle discariche sono l'aspetto estremo di una contrapposizione centro-periferia, culturale oltre che economica, sociale e geografica, tanto che il concetto di periferia non è soltanto una definizione di luogo, ma anche l'identificazione di un tessuto sociale confuso.
In America Latina possiamo trovare "ghetti al contrario", ovvero quartieri blindati e circondati da vigilantes, con supermercati e luoghi di incontro per i ricchi abitanti, al contempo immersi in un contesto magmatico di povertà; negli Stati Uniti, in città come Detroit, c'è stata invece un'operazione centrifuga di abbandono del centro alle classi più povere con la creazione di città satelliti nei sobborghi, distinguibili l'una dall'altra a seconda del livello economico degli abitanti; a New York sono sorte le pericolose periferie rese famose da mille film.
Calcutta, Delhi, Il Cairo, Città del Messico, Rio de Janeiro, Bogotà sono solo alcuni dei nomi che ricorrono abitualmente quando si parla di megalopoli e di periferie invivibili, di perenne confusione tra periferie del mondo e periferie delle città; accanto ad esse si collocano le periferie occidentali, che racchiudono problemi a prima vista forse meno macroscopici, ma che vivono situazioni ugualmente critiche e generatrici di possibili tensioni.
In questo scenario di ormai evidente globalizzazione può essere utile approfondire un esempio tra i tanti, per riprendere le fila di un progetto di emancipazione umana e collaborazione: entriamo in una periferia di una grande città sudamericana, andiamo nel cuore della Colombia.

IL CONTESTO: BOGOTA'
Bogotà non è una megalopoli confusa e senza identità: nata nel 1538 in una cornice ambientale spettacolare, su un altopiano della Cordigliera battuto dal vento, vive e respira di una vita sua propria, tra le case basse ed eleganti dei quartieri spagnoli e le imponenti strutture dei grattacieli e, tutto attorno, un mondo brulicante di vita, baracche, case di legno e lamiera, strade e sentieri strappati all'argilla arancione delle colline. Siamo ai tropici, clima e posizione geografica sono invidiabili: eppure, si avverte un che di stridente nell'apparente allegria che il luogo trasmette.
German Caycedo, giornalista, denuncia in Colombia amarga, cronaca della storia attuale della sua terra, la drammatica realtà della capitale: "Bogotà è contemporaneamente quattro città: una di giorno, una ben differente di notte; una durante la settimana, l'altra nei giorni di festa". E continua: "La Colombia non è solo cocaina, eppure tanta parte della sua realtà è fortemente condizionata dagli affari che ruotano intorno ai traffici illeciti". Si spiegano così i forti contrasti sociali, la dicotomia netta tra chi è straordinariamente ricco, e si concede lussi ed eccessi ostentati, e chi per vivere deve cedere passivamente a compromessi continui o alimenta la catena dell'illegalità. Si spiega la folta presenza dei senza tetto: la mattina presto non si contano i barboni addormentati per terra e in mezzo alla strada. Alcol (in un mese, a Bogotà, 4 milioni di abitanti in totale, si sono vendute 83 milioni di bottiglie di birra), droga o solo stanchezza di vivere?
Il livello culturale medio è volutamente tenuto basso. A fronte di un tasso di alfabetizzazione elementare discreto, cosa sorprendente dato lo standard di vita medio, la possibilità di continuare gli studi a livelli superiori è appannaggio di pochi. L'università pubblica esiste, (vi si accede con un esame di ammissione, l'ICFES), quella privata è ovviamente a pagamento, sul modello nord-americano, e la retta semestrale oscilla intorno tra 1800000 pesos per la facoltà di Medicina e un milione di pesos per Architettura.
Lo stipendio medio di un operaio si aggira intorno ai 125.000 pesos (circa 350.000 lire), insufficienti a pagare non tanto gli studi ai figli (la natalità media è di 3 figli per famiglia), ma anche l'affitto di una casa: 60-70 mq di alloggio possono costare al mese fino a 600.000 pesos.

LE CITTA' NELLA CITTA': I BARRIOS
Ed ecco allora la ragione del proliferare incontrollato dei barrios, agglomerati senza ordine e senza legge, formicaio di uomini disperati e soprattutto rassegnati, dove la promiscuità dei rapporti umani e sociali regna sovrana. Città nella città, dipendono amministrativamente ed economicamente dal centro urbano: sono la Cristalina, il Soacha, l'Altos de Cazuca. E' un assedio fisico, oltre che sociale: città improvvisate e precarie, ma certamente non provvisorie; l'insediamento è anzi ben radicato, vivo e in continua crescita. I Barrios sono il risultato di un flusso migratorio incontrollato che dalle aree rurali in forte recessione economica spinge verso i centri urbani. "Negli ultimi decenni" commenta German Lopez, direttore di un consultorio medico in città, "a migliaia la gente della zona andina e del litorale si sta spostando in direzione del Venezuela e dell'Ecuador, del Panama e dei Caraibi, come mercato-umano, e ancora verso Stati Uniti ed Europa, portando droga". Non si tratta solo di cocaina; 12000 ettari di montagna sono coltivati a papavero per l'eroina.
Del formicaio i barrios hanno il carattere di apparente confusione, la calma silenziosa pronta a trasformarsi in fermento per un nonnulla, l'impercettibile presenza della gente. Non ci sono ospedali, si ignorano quasi del tutto le norme di base di educazione sanitaria, si nasce, vive e muore nelle baracche. In questa situazione è soltanto l'iniziativa privata a garantire una presenza e un'assistenza medica: un ruolo di primo piano esercita in tal senso il gruppo di PRO FAMILIA.
Un intervento dal centro: Pro Familia
L'Associazione per il Benessere della Famiglia, Profamilia, è un ente privato fondato nel 1965 per iniziativa del Dott. Fernando Tamayo. Suoi obiettivi sono promuovere e difendere il diritto umano alla pianificazione familiare, impegnarsi a creare le condizioni per una migliore salute in generale e attuare una capillare azione di prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale: temi tanto urgenti quanto difficili da far attecchire in una società ancora fortemente machista.
Presenti in tutta la Colombia, i medici che fanno parte di questo gruppo intervengono periodicamente nei barrios attorno a Bogotà. Con frequenza quindicinale un camioncino attrezzato si inerpica per le strade fangose: all'interno, oltre all'autista, un paio di medici con gli strumenti di base, i medicinali e anche cartelli e un altoparlante. La visita del medico diventa allora l'evento del giorno: spesso non è solo assistenza sanitaria quella che i dottori si trovano a dover fornire, ma anche psicologica. "I medici hanno dovuto instaurare un rapporto di fiducia e di amicizia con le genti dei barrios" racconta Miryam, una delle dottoresse che lavorano abitualmente alla Cristalina, "Vinta la diffidenza iniziale, c'è sempre qualcuno disposto a offrire una stanza della sua baracca per allestire l'ambulatorio". Le prime ad arrivare sono le donne con i neonati in braccio e con i più grandicelli che corrono attorno: inizia la visita ai bambini, il colloquio tocca argomenti di educazione sanitaria, alle donne si insegnano alcuni rudimenti sull'uso degli anticoncezionali. "Già, alle donne: la struttura sociale colombiana è fortemente maschilista. Il potere dell'uomo si esprime anche attraverso il numero di bambini che ha saputo mettere al mondo".
Un problema culturale sta alla base dunque del dramma del sovrappopolamento, della povertà e di tutte le sue conseguenze. Verso la fine della giornata ecco che si fanno coraggio gli uomini. "E' ormai un cliché risaputo, ovunque succede così, solo alla fine, quasi per caso, anche gli uomini si presentano per la loro visita e per la loro "educazione sanitaria", continua Miryam. "Da parte degli uomini c'è sempre molta diffidenza e molto timore nel parlare della propria salute, le donne invece si presentano numerose per far controllare i bambini; è più facile convincerle e far sì che siano esse stesse a pubblicizzare il nostro lavoro, così la volta successiva c'è sempre qualche donna in più per farsi visitare". Ogni visita e ogni medicinale non è gratuito, ma è offerto ad un prezzo simbolico, "per far comprendere che non si tratta di elemosina ma di un servizio".
Alla base del lavoro di Profamilia c'è il coinvolgimento della gente: in città, volontari organizzano attività di formazione dei giovani, lezioni nelle scuole destinate non solo agli studenti, ma in particolare agli insegnanti e ancora corsi periodici che coinvolgano i ragazzi dei barrios: lo scopo è di farne dei "multiplicadores", ovvero degli strumenti diretti di informazione, più efficaci dei medici stessi in quanto partecipi in prima persona della realtà dei barrios: "Questi ragazzi e ragazze tornano nei barrios per divulgare ciò che hanno imparato, moltiplicando così l'effetto-istruzione anche dove non è possibile giungere direttamente".
Le autorità governative guardano con favore a questa iniziativa, eppure i fondi per renderla possibile provengono tutti da contributi privati e da associazioni straniere; l'OMS vi è coinvolto direttamente. Lo Stato si limita a non ostacolarne l'attività.
Anche questo è un aspetto della Colombia.

SOMMARIO DI QUESTO NUMERO




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