VITA SOCIALE

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luglio/agosto 1999





 

 

 

 

 

 

 

 

 


INFO
Ufficio Progetto Speciale Periferia
Tel. 011/44245854
indirizzo: c.so
Ferrucci 122, Torino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 





 

 

 

 

 

 

 


 

LE PERIFERIE SI FANNO CENTRO
Periferia: vuoto, marginalità e disagio, ma anche risorse umane, sociali e ambientali che esistono e vanno valorizzate. Su questo mix di contraddizioni e potenzialità opera da più di un anno il Progetto Speciale Periferie della Città di Torino, che si presenta come un'articolata proposta di sviluppo per la città nel suo insieme. L'obiettivo è costruire una Torino policentrica, le cui diverse componenti interagiscano in maniera complementare ma non gerarchica, partendo dal presupposto che ogni quartiere ha proprie specificità, identità e valori da offrire all'intera metropoli che cambia.
 di Marco Stolfo
Il Progetto Speciale Periferie di Torino è stato istituito nel dicembre 1997 e la sua azione è finalizzata allo sviluppo di una politica organica a favore dei quartieri periferici, di cui si promuove la riqualificazione attraverso l'integrazione fra interventi di diversa natura: dalla trasformazione fisica e ambientale alla riorganizzazione e al miglioramento dei servizi, dalla promozione economica e occupazionale all'assistenza sociale, dalla valorizzazione culturale alla creazione di nuove forme di aggregazione e socializzazione sul territorio. L'approccio è interdisciplinare (il Progetto non sostituisce le varie competenze specifiche, ma cerca di farle collaborare meglio, tra loro e con l'esterno) e un ruolo chiave è attribuito alla comunicazione e all'informazione, fondamento di qualsiasi forma di partecipazione attiva dei cittadini. Essa si esprime attraverso la rivalutazione del ruolo degli stessi residenti, che in quest'ottica non sono solo destinatari, ma anche soggetti attivi delle iniziative che riguardano la loro zona e la loro esperienza di abitare il quartiere è valorizzata come competenza specifica. L'integrazione e il coordinamento tra le varie azioni condotte in più ambiti da soggetti pubblici, privati e privato-sociali, la partecipazione e il coinvolgimento della popolazione e lo sviluppo locale sostenibile sono le linee guida del Progetto, che coincidono con i principi ispiratori di altri piani di rigenerazione urbana elaborati a livello europeo, come la rete Quartiers en crise, i Progetti pilota e il Programma Urban, con i quali ha in comune anche la considerazione dell'importanza strategica per l'intera città delle periferie e della loro trasformazione.

PERIFERIE, PROBLEMA GLOBALE
Quello delle periferie è un tema che riguarda il mondo intero. La questione periferie nasce con il moderno urbanesimo, conseguenza dell'industrializzazione, che sin dagli albori ha comportato l'abbandono delle campagne e la concentrazione in pochi centri della produzione manifatturiera e quindi della manodopera. La crescita in maniera veloce, disordinata e incontrollata, sia del numero di abitanti, sia della superficie edificata, porta con sé problemi sempre più evidenti di carattere sociale e ambientale.
Le periferie rappresentano nel contempo l'immagine e la sostanza stessa della città contemporanea, che si è sviluppata proprio creandosi le sue periferie. L'aumento demografico e la crescita senza regole delle città procedono di pari passo con l'industrializzazione, con i conseguenti problemi sociali e ambientali. L'attuale fase di deindustrializzazione ripropone gli stessi effetti collaterali, che anzi si acuiscono a causa dei profondi cambiamenti dei rapporti e dei modi di produzione.

TANTE PERIFERIE DIVERSE
Ma che cosa intendiamo per periferia? La definizione più semplice si riferisce a ciò che sta all'esterno, nello specifico alla città che è nata e cresciuta al di fuori dal suo centro storico. In tal caso è evidente che a successive ondate di allargamento della città corrispondono altrettante periferie, che rimangono tali sul piano urbanistico e sociale anche dopo molto tempo, nonostante la vicinanza geografica con il centro cittadino. Ci sono zone integrate nella città soltanto dal punto di vista urbanistico, che socialmente restano ai margini o ancora oltre, come nei casi torinesi di Porta Palazzo e San Salvario.
Se vent'anni fa periferia significava Mirafiori, Falchera, Vallette, Lucento e Barriera di Milano e centro voleva dire Centro Storico, Crocetta, Collina e magari anche Santa Rita, oggi la realtà è più difficilmente definibile. Periferia, soprattutto nella Torino di oggi, ha una valenza non soltanto geografica, urbanistica e sociale (nel senso classista del termine), ma anche e soprattutto di disagio e percezione di scarsa o nulla integrazione con il tessuto sociale cittadino.

LE AZIONI COORDINATE DAL PROGETTO SPECIALE PERIFERIE
Dal punto di vista architettonico e urbanistico è possibile distinguere tra periferie di edilizia pubblica e privata. Le prime sono il risultato di una pianificazione forte del territorio: quasi esclusivamente case di abitazione una uguale all'altra e pochi e concentrati servizi. Ciò significa disgregazione e marginalità sociale e presenza di risorse umane sotto utilizzate; sia degrado urbano e abitativo sia una situazione ambientale almeno teoricamente positiva, con spazi verdi e talvolta contenuto traffico automobilistico, e grandi opportunità di intervento e trasformazione.
Il Progetto Speciale Periferie si occupa prevalentemente di queste e presenta diverse tipologie di azione. I Piani di recupero urbano (PRU) riguardano tre zone di edilizia pubblica (Via Ivrea, Via Artom, Corso Grosseto). La realizzazione di questi interventi strutturali negli edifici e nelle aree pertinenziali richiede appositi Progetti di accompagnamento sociale, che comprendono azioni di informazione, progettazione partecipata, mediazione del conflitto, sviluppo locale, valorizzazione dell'identità storica e culturale del territorio interessato. Il tutto si sviluppa attorno ai cosiddetti "tavoli sociali", ai quali partecipano le realtà locali e l'Amministrazione. Li organizzano e li gestiscono i cosiddetti "soggetti terzi", che nei Piani di recupero urbano hanno il compito di coordinare e attuare i progetti di accompagnamento sociale. In Corso Grosseto questo ruolo è affidato a Avventura Urbana, GRM e Marianella Sclavi, mentre in Via Ivrea e Via Artom se ne occupano rispettivamente la Cooperativa Animazione Valdocco e la Cooperativa Biloba. I "tavoli" concretamente corrispondono ai laboratori aperti sul territorio, che sono punti di riferimento per la popolazione in quanto sportelli informativi circa gli sviluppi pratici di ciascun intervento e luoghi d'incontro dove si concretizza la progettazione partecipata. Lo stesso avviene nel caso del "Contratto di quartiere" di Via Arquata, progetto ammesso a finanziamento dal Ministero dei lavori pubblici, in cui il coinvolgimento della popolazione nella riqualificazione fisica e sociale del quartiere è ancor più significativo, in quanto proprio a livello locale è emersa l'esigenza di intervenire su questo insediamento di edilizia popolare anni '20.
La terza tipologia di intervento consiste nelle "Azioni di sviluppo locale partecipato", nelle quali emergono le scelte metodologiche organizzative del Progetto Periferie e la partecipazione dei cittadini si esprime ad esempio con la costituzione, come è avvenuto in Corso Taranto, di un Gruppo di promozione locale che unisce associazioni e gruppi spontanei.

GIOVANI E PERIFERIE
Come vivono i giovani in periferia? Che percezione hanno del loro quartiere? I media e le discussioni di tutti i giorni liquidano troppo spesso il tema periferie con immagini forti e parole scontate come degrado, violenza, disagio e delinquenza. La realtà è più articolata e complessa, ma spesso anche chi ci abita condivide questa visione. Ciò vale in particolare per i giovani, nei quali si registra un rapporto di odio-amore con la propria zona. Il legame identitario con il quartiere è sentito, tuttavia esso è consiserato a sé stante e non come parte della città. Ci si riconosce nel quartiere in modo negativo, sia che ci si riferisca al suo isolamento e alla sua lontananza dalle opportunità ("questa è la mia zona, ma qui non c'è nulla da fare e bisogna andare altrove"), oppure a violenza e bullismo ("questa è la mia zona, noi siamo i più tosti e i più cattivi"). Violenza di gruppo e tossicodipendenza sono fattori presenti nelle nostre banlieues, anche se con modalità e intensità diverse rispetto al passato, ma giovani e periferia vuol dire anche altre cose, come è stato messo in evidenza durante un seminario promosso dal Progetto Periferie solo due mesi fa.
Al Progetto Speciale Periferie fanno capo numerose azioni.
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