RECENSIONI

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luglio/agosto 1998

RECENSIONI


Alessandra Montrucchio
CARDIOFITNESS
Marsilio, L. 26.000

Fresca fresca questa storia d'amore, quotidiana e straordinaria come tutte, tra Stefania, ventiseienne col sogno di scrivere, e Stefano (l'omonimia è un fatto spirituale), quindici anni, nessun sogno: “non ho mai sognato, nei sogni non si è mai da soli, e con chi minchia ci potevo stare, io, in un sogno”. E' in palestra, tra lezioni di aerobica e body building, che i loro destini s'incrociano e nasce il loro amore, una sfida all'"infallibilità della maggioranza". Ma “non c'era niente di più bello di quello - essere di due mondi diversi e non amare quei mondi ed esserne sollevati e andare alla deriva nello spazio e incontrarsi e abbracciarsi e opporsi uniti al freddo dell'universo”, senza chiedersi nulla del futuro: “finché sarà così bello perché chiedersi: succederà un giorno anche a noi - uno che dice ho voglia di te e l'altro che risponde io no? o: succederà un giorno anche a noi - litigare per il tubetto di dentifricio spremuto dalla parte sbagliata?”. Se toccherà anche a loro non lo sappiamo, il libro non lo racconta, si ferma al punto giusto, ci basta sapere che ce l'hanno fatta, cristallizzati in quel momento di grazia che è la scoperta di amare riamati, anche sapendo che può scivolare via perché “gli esseri umani sono pieni di spifferi”. Felicità raggiunta. Stop.

Annamaria Ferrero

 

Marco Bosonetto
IL SOTTOLINEATORE SOLITARIO
Einaudi, 1998

Ho sottolineato. Ho sottolineato Il sottolineatore solitario di Marco Bosonetto. Come forse tanti altri lettori, miei complici. Ora ricercati. Non fosse morto a pagina ventitré “con la testa aperta da un lampione”, Mario Crono sarebbe già sulle nostre tracce: lui, bibliotecario che detesta la grafite sotto i caratteri a stampa ci darebbe la caccia. Ho sottolineato il suo libro, mi sono intromesso nella sua storia. Non capirebbe che l’ho fatto sempre con tenero affetto e a tratti con sbalordita voluttà: per salvare alla mente peripezie di carta (sue e del suo discepolo - e vero protagonista - Silvano Biula), trattenere brani di parole che sembrano miracoli, non lasciare affogare imprevedibili nomadismi circensi, lingue inventate dai bambini, messaggi enigmistici affidati ai bidoni della spazzatura, complotti planetari, grazielle che cigolano stonate nella notte, acrobati che si nutrivano di ciliege...
No, caro Crono, non sono colpevole. Il tuo libro è un labirinto. Dovevo sottolineare. O ti perdevo. E poi è una soddisfazione pensare che adesso sul foglio siamo insieme, tu a inseguire e io a nascondermi “dietro esili tronchi di elle, nelle scollature delle u, o infrattato fra cespugli di effe”.
Potevo capirlo dalla copertina: un funambolo a testa in giù traccia un segno rosso su un volume aperto. Altri gli svolazzano intorno. Era una metafora e una promessa di quel che segue: tante idee, pindariche, aeree, volteggianti. Le tante idee di Marco Bosonetto divenute concretezza d’inchiostro. Forse anche troppe idee, che si restringono fitte fitte per stare in meno di duecento pagine. Con il linguaggio attento e scorrevole che l’autore possiede, ne avrei letto volentieri qualcuna in più. Almeno per godere più a fondo di quell’amore fanatico per il libri e la scrittura che distingue i suoi protagonisti.

Luigi Urru

 

Incommunicado
Fiction - cd - 1998
Ed. Incommunicadomusica

Gli Incommunicado sono un gruppo torinese facente parte di quell’area musicale chiamata, a torto o a ragione, “progressive” o “new prog”. Sostanzialmente si tratta di quei gruppi influenzati dal genere che negli anni ’70 chiamavamo pop romantico, pop-rock o rock progressivo, del quale gruppi di riferimento furono Gentle Giant, Genesis, Van Der Graaf Generator, Soft Machine, Gong, Yes e tanti altri. Nonostante punk, new wave, heavy metal e quant’altro in parecchi hanno perseverato la strada dei succitati gruppi ed oggi una discreta schiera di emuli italiani vive all’ombra dei vari Marillon, Fish, Ozric Tentacles, Dream Theater, Rush. Solo a Torino è doveroso citare Calliope, Syndone, Aton’s, Fancy Fluid, Disoriente e altri (scusate per le eventuali dimenticanze...). Dunque, questo Fiction degli Incommunicado è un prodotto interessante, ben realizzato, con la struttura tipica del concept-album, dove ogni brano è idealmente unito agli altri come in una sorta di opera integrata. I brani più interessanti dei 16, tutti in italiano, a mio avviso sono Annecy, Fiction, Una Volta Sola, Il Destino di Tutti (un po’ alla Genesis). Dai brani emerge una notevole perizia tecnica ed esecutiva, attenzione alle melodie, una certa padronanza dello strumento e un’idea chiara del “progetto” complessivo, cosa che invece manca a parecchi gruppi di altre tendenze musicali. Forse i brani di Fiction non saranno molto originali - in certi momenti la costruzione è macchinosa, eccessivamente complicata - e forse il genere è datato rispetto ad altri esempi di come rivisitare il progressive (vedi Ozric Tentacles fino al trip-hop), ma è un buon inizio. Da avere per gli amanti del genere; per gli altri date un’occhiata al sito (http://www.toth.it/fiction), ascoltate i demo audio e poi decidete. Per info telefonare allo 011/4366515

Marco Ciari


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