Speciale - VACANZE

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luglio/agosto 1998


 

 

LA PLASTICA, IL FUNGO E LA GARROTA
Le bizzarre raccolte dei musei piemontesi

di Elisabetta Fea


Il Piemonte è una regione ricca di musei. Buona parte di questi sono dedicati all'arte, alle scienze, e alla vita contadina. Non tutti sanno però dell'esistenza di un numero notevole di musei che potremmo definire "strani", che si occupano cioè di tematiche inconsuete come, ad sesempio, il museo dello spazzacamino, dell'ombrello e del parasole o quello dedicato alla plastica. Così come pochi sanno che ci sono anche musei con tematiche più tradizionali ma con particolarissimi allestimenti come il Macam, Museo d'Arte Contemporanea all'aperto.

MACAM, MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA ALL'APERTO
Maglione Canavese(a pochi chilometri da Ivrea), tel. 0161/40.01.16.
Visibile a qualsiasi ora, poiché è all'aperto.
Questo museo è allestito completamente all'aria aperta. Nel senso che buona parte delle opere sono dipinte sui muri esterni delle case e altre sono disseminate qua e là, in mezzo alle piazze o in qualche angolo di via. La raccolta di queste testimonianze di pittori e scultori contemporanei ebbe inizio negli anni settanta a cura di Maurizio Corgnati. Le opere sono dedicate a tutti i bambini che camminando per il paese possono avere l'impressione di viaggiare in un libro illustrato. Oggi il museo comprende più di cento creazioni tra dipinti, sculture ed installazioni. Si va da Francesco Tabusso ad Antonio Carena, da Ugo Nespolo ad Armando Testa solo per citarne alcuni. Nuove opere vengono realizzate ogni anno durante la festa patronale di San Maurizio.

MUSEO DELLO SPAZZACAMINO
Locana, località Davioni, tel. 0124/80.02.06
Le visite si effettuano solo nei fine settimana e su prenotazione. Ingresso gratuito.
Ideato da Battista Sola, uno degli ultimi spazzacamini ancora in attività, questa esposizione comprende tutti gli attrezzi da lavoro raccolti a Locana e nei dintorni. La zona vanta infatti un'antica tradizione legata a questo mestiere. Da queste vallate scendevano una buona parte degli spazzacamini che, nel secolo scorso e nei primi anni del novecento, venivano a lavorare a Torino. Si possono trovare, oltre agli attrezzi, anche gli abiti e una sezione di fotografie in bianco e nero di inizio secolo.

MUSEO DELLE MATERIE PLASTICHE
Pont Canavese, via Marconi 30, tel. 0124/86.22.22.
Visite su prenotazione, ingresso gratuito.
Realizzato nella palazzina della ditta Sandretto, questo museo è nato da poco più di due anni. La collezione, composta da oltre 2500 pezzi, giaceva già da parecchi anni nei magazzini della società, ma soltanto nel '95, dopo diverse esposizioni in alcune città europee che riscossero notevole successo, l'impresa Sandretto pensò di farne un vero e proprio museo. Vi si trovano oggetti in bachelite e celluloide (antenati della plastica) di fine ottocento e dei primi del novecento. Interessanti reperti sono: una pressa per lo stampaggio di materiale termoplastico degli anni '50 (una delle prime), e alcuni apparecchi radiofonici degli anni '30 realizzati in bachelite, PVC e polistirene. Interessanti anche le apparecchiature fotografiche in formaldeide che vanno dagli anni trenta agli anni sessanta e poi, sempre di questo periodo, ci sono: dischi, microfoni, frullatori, orologi, telefoni e molti utensili di uso quotidiano. Numerosi anche i giocattoli e, per guardare al futuro, la ditta Sandretto ha esposto anche particolari oggetti realizzati con superpolimeri.

MUSEO DELL'OSSERVATORIO DI APICOLTURA "DON GIACOMO ANGELERI"
Pragelato (TO) frazione Soucheres Basses, tel. 0122/780.38.
Visite su prenotazione. Ingresso gratuito.
Il Museo dell'Osservatorio è annesso al dipartimento di valorizzazione e protezione delle risorse agro-forestali della facoltà di Agraria dell'Università di Torino. Documenta il lavoro dell'apicoltore e la storia dell'apicoltura e della lavorazione del miele in Piemonte attraverso alcuni strumenti e attrezzi come le arnie; ve ne sono alcune realizzate con la paglia e altre di legno. Ma si possono vedere anche gli attrezzi più particolari di questo mestiere come gli smielatori e i decantatori. Una parte consistente è quella dedicata ai documenti fotografici che vanno dai primi del '900 agli anni '50. Interessente, in conclusione, la raccolta di diverse specie di api esposte in piccole teche, con descrizione di provenienza e caratteristiche.

MUSEO DELLA STEIVA
Piverone, via del Torrione, tel. 0125/72.75.18.
Visite su prenotazione.
Steiva è un termine piemontese che significa "manico dell'aratro". E di aratri in questo museo se ne possono vedere diversi. Esso documenta, infatti, il lavoro e la vita contadina nei secoli scorsi. Gli oggetti raccolti sono tutti antecedenti la prima guerra mondiale, prima cioè che la campagna incominciasse a subire gli influssi dalla citta', nonché lo spopolamento. Buona parte della collezione consiste in strumenti legati al lavoro dei campi come gli attrezzi per l'aratura e per la mietitura (dagli aratri agli erpici, ai carri) o per curare la vigna, ma ci sono anche telai e arnesi per la falegnameria. Una sezione, poi, è dedicata alla ricostruzione degli interni di una tipica abitazione di campagna del secolo scorso, con mobili autentici.

MUSEO DEL FUNGO
Boves (CN), piazza Borelli 6, tel. 0171/38.58.79.
La collezione di questo museo di Scienze Naturali comprende una vastissima sezione dedicata al fungo. Più di mille esemplari comprendenti duecentoquaranta specie diverse. I funghi non sono autentici (non si conserverebbero), sono, però, modellini che riproducono perfettamente le fattezze di quelli reali. A realizzarli è l'artista Mario Strani (un nome, un destino), che adotta la tecnica del calco per poterne riprodurre fedelmente i tratti con resine e gesso. Per ogni fungo viene descritto anche l'habitat e l'eventuale commestibilità o velenosità.

MUSEO DELL'OMBRELLO E DEL PARASOLE
Verbania, Via Golf Panorama 2, tel. 0323/200.67.
Nato nel 1938, questo museo fu un'idea di Igino Ambrosini, che voleva rendere omaggio ai suoi genitori, entrambi ombrellai. I pezzi raccolti sino ad oggi sono più di millecinquecento. C'è l'ombrello usato dal Doge di Venezia per le cerimonie più importanti, quello di Mazzini, gli ombrelli cinesi in stoffe pregiate e dipinte a mano ed anche un esemplare realizzato negli anni '40 e firmato Christian Dior. Inoltre, sono esposti manici di ombrello realizzati con materiali pregiati o rari come oro, argento, avorio, osso e addirittura denti di balena.

MUSEO DI ARTI E TRADIZIONI POPOLARI
Magliano Alfieri (CN), Castello Alfieri, tel. 0173/663.11.
Visite su prenotazione (ore 13-15.30).
Il museo, che occupa otto sale del castello, raccoglie e documenta, oltre alla vita contadina, una particolarissima produzione artigianale locale di manufatti in gesso. Si tratta di soffitti che decoravano le case contadine di alcuni paesi del Roero, dell'Astigiano e dell'Ovadese. Il più antico soffitto con decorazioni in gesso porta la data 1508, gli esemplari più recenti risalgono invece alla metà del XIX secolo. Nel percorso di visita vengono spiegate le tecniche di estrazione e di cottura del gesso e l'impiego di questo materiale nelle case dell'epoca, sia nella costruzione che nella decorazione.

COLLEZIONE DI SANTINI DEL MUSEO DEL PAESAGGIO
Verbania, Via Ruga 44, tel. 0323/50.24.18
Dal 1/4 al 31/10: ore 10-12 e 15-18, chiuso lunedì.
Il museo del Paesaggio espone notevoli capolavori d'arte (scultura, pittura e grafica), ma particolarmente interessente è la collezione di santini: oltre sessantamila. Quella dei santini è una forma d'arte popolare che risale al '500. A Verbania si parte da esemplari dell'800 per arrivare ai giorni nostri passando attraverso lo stile liberty che ne annovera di molto belli. Particolari sono le immagini sacre dedicate a personaggi famosi come Kennedy e Martin Luther King. Nella collezione figurano anche medagliette, nastri colorati, fiori secchi ed una singolare raffigurazione di Gesù con il volto nero e due grandi occhi bianchi. Nel retro dell'immagine è spiegato che, per un particolare effetto ottico, se si fissa il disegno e poi ci si rivolge di colpo a guardare un muro bianco, si avrà la visione del vero volto di Gesù.

MUSEO DELLA RADIO E DELLA TELEVISIONE
Torino, via G. Verdi 16, tel. 011/810.44.55.
Da ottobre a giugno, il mercoledì dalle 9,30 alle 12,30.
In questo museo, allestito nella sala intitolata ad Enrico Marchesi, nella sede del Centro di Produzione della RAI di Torino, è ricostruita la storia della telegrafia, della fonografia e della registrazione magnetica. I primi oggetti esposti risalgono alla metà dell'ottocento e sono per lo più apparecchi telegrafici, ma il nucleo forte dell'esposizione è costituito dagli apparecchi marconiani utilizzati tra la fine dello scorso secolo e gli inizi del '900. Si va dai complessi trasmittenti costieri o di bordo a quelli usati dalle Poste Italiane. Si passa poi ad un altro grande nome: Edison, con i primi registratori magnetici e, infine, i primi apparecchi televisivi statunitensi degli anni '30.

MUSEO DELLA MARIONETTA
Torino, via Santa Teresa 5, tel. 011/53.02.38.
Dal martedì al venerdì ore 9-13, sabato e domenica ore 14-18. Visite anche su prenotazione per scolaresche.
La famiglia Lupi, che gestisce questo museo e gli spettacoli che qui vengono rappresentati, vanta una tradizione nell'arte delle marionette che risale alla fine dell'700. Le marionette esposte, in legno scolpito a mano, sono di diverse epoche: si va dal '700 per arrivare ai primi del '900. Hanno occhi realizzati con vetro di Murano e capelli veri. Ma la loro unicità sta nel meccanismo che nascondono, che permette loro di muovere non solo le gambe e le braccia ma anche la bocca e la schiena. Alcuni degli arredi scenici sono modellini usati dai mobilieri di sette e ottocento come campionario. Mobili cioè che riproducono fedelmente quelli delle abitazioni dei secoli passati. Anche i costumi sono un esempio di alta sartoria teatrale per marionette mentre i fondali sono stati realizzati nel tempo dai vari scenografi del Teatro Regio di Torino.

MUSEO SOTTERRANEO DELLA TORTURA
Mazzè, Castello di Mazzè (To), tel. 011/983.52.50
Sabato e festivi 14,30-18. Visite su appuntamento per scuole e comitive.
Il museo che, come dice il nome stesso, occupa le sale sotterranee del castello di Mazzè, si struttura intorno ad una collezione di base che proviene prevalentemente da paesi europei (principalmente la Spagna) e che mostra strumenti usati durante la Santa Inquisizione indicandone anche le tecniche. Il percorso inizia con la ricostruzione di una prigione ed una ghiacciaia del XIV secolo per passare subito dopo ai sotterranei romani con cisterna d'assedio del II sec a.c., ad una cripta celtica del X sec a.c., per finire nell'antro degli eretici nonché in una cappela funeraria del XV sec. Ecco alcuni dei reperti che si possono ammirare: un tavolo di stiramento, la sedia dell'inquisitore, la gogna verticale, il cavalletto spezza arti, le manette taglia arti, le sedie delle streghe, le garrote, gli schiacciacragni, gli spaccaginocchi, la cisterna di annegamento e via di questo passo. Il tutto come testimonianza storica della ferocia umana nei secoli ma anche oggi, nei luoghi dove ancora forme di potere tiranniche governano usando metodi simili di violenza fisica. Ecco perché all'interno del museo c'è anche una sezione dedicata all'operato di Amnesty International con una documentazione sulla tortura alle soglie del terzo millennio.

ORTO BOTANICO
Torino, Parco del Valentino, tel. 011-6707446-7-9
Tutti i sabati 9-13 e 15- 19.
È stato riaperto per il secondo anno consecutivo l'Orto Botanico del dipartimento di biologia vegetale dell'Università di Torino. Nonostante siano in corso alcune opere di restauro, i volontari dell'associazione Biosphere (tutti laureati in scienze naturali, biologiche, forestali o agrarie) sono in grado di garantire visite guidate della durata di circa un'ora e mezza con itinerari diversi, anche per non vedenti. I percorsi toccano le specie di piante più note e quelle meno conosciute comprese nel settore giardino. Un altro settore è però in fase di allestimento: la collezione di muschi e licheni.
Gli orari dei musei potrebbero subire variazioni; si consiglia, pertanto, di verificarli ai numeri telefonici riportati nelle schede o al numero verde della Regione Piemonte: 167-329329.


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