Speciale - VACANZE

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luglio/agosto 1998


 

 

TURISTI PER CASO E PER PASSIONE

di Dario Destefanis


Dopo una lunga rincorsa durata qualche settimana, tra messaggi in segreteria e tentativi vari, eccoli a voi. Patrizio e Siusy i due turisti più amati, sensibili e gentili che si ricordino sul grande schermo. Una chiacchierata semplice e genuina per sognare un po', senza staccare i piedi da terra.

Allora Patrizio, cominciamo con la cosa più ovvia. Com'è nata l'idea della trasmissione “Turisti per caso?”
Patrizio: Per caso appunto. Qualche anno fa, parlando di vacanze con Siusy avevamo delle idee diverse. Io pensavo alla Polinesia, lei all'India. Io dell'India temevo molto la miseria, la sporcizia e tutto il resto e non volevo fare le profilassi, infatti ci è mancato poco che ci lasciassi la pelle, lei invece era entusiasta. Così per convincermi Siusy mi diede un ruolo. Mi disse: “portiamo una telecamera e tu riprendi”. Sai una di quelle telecamere con l'immagine che non traballa, che anche se sei scemo e ubriaco qualche cosa salta sempre fuori. Così la comprammo a Roma prima di partire. Leggemmo le istruzioni in aereo e via... Girammo credo otto cassette. Il secondo viaggio fu a New York e ci riportammo la telecamera.

E poi cos'è successo?
Un bel giorno, con questo materiale, ci venne l'idea di chiamare Minoli a Rai 2 e titubanti gli proponemmo le cose girate. Lui, non molto convinto, ci disse di portargli il tutto e incredibilmente gli piacquero e addirittura le mandò in onda. Ancora più stranamente ebbero un'ottimo successo. Da quella volta ci siamo professionalizzati e abbiamo chiesto aiuto a vari amici. Così oggi abbiamo chi ci aiuta a riprendere, chi a fare il montaggio. Comunque rimaniamo ad un livello amatoriale. In giro quasi non ci noti.

Come scegliete i paesi? Seguite i turisti italiani?
Scegliamo semplicemente i paesi che ci piacciono e magari finiamo dove vanno gli altri. Non studiamo niente. Andiamo a gusto nostro. Per esempio, oggi va molto Cuba, ma noi ci siamo andati già nel 1993. Seguiamo anche il passaparola e la letteratura.

Siete dei lettori di guide turistiche o volete scoprire tutto sul posto?
Innanzi tutto siamo ignoranti come tutti i turisti. Ma abbiamo un amico, Orso, soprannominato CD ROM. Lavora in una biblioteca per un Comune e sa tutto. Il suo lavoro è leggere e quindi ci dà tutte le istruzioni che desideriamo. Invece, una volta arrivati sul posto amiamo perderci. Deviamo dagli itinerari classici. Soprattutto Siusy è la più spregiudicata. Come nella vita.

È un rito la preparazione del bagaglio?
Mah, la cosa è molto variegata. Abbiamo amici che tengono la valigia aperta un mese. Io invece se ho l'aereo alle otto mi sveglio alle quattro e butto dentro tutto quello che trovo. Siusy, la civettuola, invece, sapendo che verrà ripresa, la prepara con più calma e sceglie le cose più carine che ha.

Ci sono dei luoghi che vi hanno colpito di più in questi anni di viaggi?
Un po' tutti. Cerchiamo i posti belli e ci andiamo con lo spirito giusto. E' difficile dare giudizi, magari potrei dire Marocco, Rio, Cuba, Polinesia. Devo dire però che posti brutti non ne ho visti. Un posto particolare è la Polinesia, dove costa caro il viaggio, ma una volta arrivati si vive con poco. Anche il Giappone mi ha stupito parecchio ma ci vuole però un amico giapponese, altrimenti è meglio stare a casa.

Girando il mondo avrete incontrato tanti turisti nostrani. Che idea vi siete fatti dell'italiano in vacanza?
È vero, gli italiani sono ovunque. In Polinesia per esempio a parte Bora Bora sono su ogni isoletta. Sono in tante vesti, viaggiatori, avventurieri, quelli organizzati o ahimè gli ultimi della serie, a Rio e a Cuba, i viaggiatori del sesso. Lì conviene far finta di essere danesi e cambiare strada. È una cosa molto triste.

Come mai nei posti più strani si trova sempre il pizzaiolo italiano o quello con il localino strano? Si tratta di fuga, di passato torbido o siamo effettivamente dei viaggiatori nati?
Devo dire che questi italiani mi sono sembrati molto laboriosi, con una certa capacità di ripartire da zero per stare veramente bene. A noi la voglia è venuta spesso. Certo non sono sempre eroici quelli che trovi in giro. Molti per loro ammissione sono dei disadattati, incapaci di vivere la quotidianità. C'è anche la fuga, il sogno. C'è di tutto. La cosa apprezzabile comunque è che abbiamo all'estero una fama molto positiva. Credo immeritata, non so, ma è così. Non siamo arroganti però. Siamo una buona via di mezzo tra Nord e Sud, tra primo e terzo mondo.

Cosa pensate dei viaggiatori, magari ragazzi giovani, che si dirigono verso mete esotiche, mari del sud, Messico ecc. e non conoscono affatto Roma o Venezia?
Ma, sai, spesso viaggiare è realizzare un sogno e il sogno normalmente è esotico. Un mio idolo, uno scrittore sud americano, conosciuto nell'ultimo viaggio in Messico, mi ha detto: ”Voi italiani dovete viaggiare per forza. Così vi accorgete che il posto più bello del mondo è il vostro paese”. E questo è vero. In Italia c'è tutto. Storia, tradizioni, clima, la natura amica, l'arte.

Come vi “difendete” dall'invidia che suscitate in tutti quelli che vi vedono in TV?
L'invidia. Ci siamo posti questo problema perché esiste anche quella malevola. Bisogna andarci cauti. Non sappiamo per esempio se raccontare anche i retroscena faticosi e snervanti. Per esempio il Giappone l'abbiamo fatto in otto giorni viaggio compreso. Poi c'è il metro cubo di cassette che oggi registriamo, circa duecento ore a viaggio. Ci mettiamo un mese per rivedere ciò che abbiamo girato. Comunque non possiamo neanche calcare troppo la mano, se no lo spettatore pensa: “ok, se non vi divertite neanche che cavolo ci andate a fare?” Insomma siamo combattuti sul da farsi.

Quando porterete la vostra figlioletta Zoe con voi?
L'anno prossimo. Avrà quattro anni. Purtroppo non ci sono agenzie che organizzano viaggi per bambini, quindi pensavamo ad una crociera. Maurizia, ovvero Siusy, pensava anche di portarla presto in barca a vela. Io penso che starò a casa...


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