Speciale - VACANZE

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luglio/agosto 1998




SOTTO IL SEGNO DELL'ACQUARIO

di Paolo dalla Zonca


“Tutti al mare, tutti al mare, a mostrar le chiappe chiaree...”, recita una classica canzoncina popolare, che coglie l’aspetto più simpaticamente grottesco della stagione balneare, quando i pallidi cittadini dal ridotto tono muscolare si riversano sui litorali alla ricerca di una tostatura della pelle degna dei figaccioni/e di Baywatch, in genere rimediando invece generosi eritemi solari. Un’altra classica faceva “Con le pinne, il fucile e gli occhiali, quando il mare è una tavola blu...”, con il protagonista che evidentemente si apprestava a esplorare le profondità del sesto continente, appunto, il mare. Sotto la superficie, infatti, mari e oceani ospitano una delle più ricche riserve di biodiversità, il mondo degli esseri acquatici, da cui noi tutti proveniamo. Il mare è stato nella notte dei tempi la culla della vita, vi si sono evolute milioni di specie, qualcuna ne è uscita, popolando la terra e anche i cieli. Ma in mare sono rimaste tali e tante forme di vita quali pochi di noi riusciranno mai a conoscere per intero. A meno che non si faccia come il protagonista della seconda canzoncina che ho citato e ci si immerga, magari senza fucile ma con le bombole e/o con una macchina fotografica o una videocamera opportunamente protette, possibilmente nei pressi di qualche scogliera incontaminata. Ahimè, purtroppo però nei nostri mari l’incontaminato si fa sempre più raro.
Questo fattore, e forse il fatto che la maggior parte di voi appartiene alla categoria della prima canzoncina, quella dei “chiappe chiare”, magari anche poco atletici, potrebbe farvi preferire l’andare alla scoperta della vita sottomarina in un acquario marino. Già, ma dove? Niente paura, il nostro Paese possiede alcuni di questi impianti: in questo articolo vi porteremo a spasso per tre grandi acquari italiani, due moderni e uno antico, ma molto ricco di vita. Procediamo da nord a sud.

L’acquario di Genova

E’ il più grande parco marino d’Europa, aperto dal 1993. Presenta 48 vasche, per ben 4 milioni e mezzo di litri d’acqua di mare, che riproducono altrettanti ambienti sottomarini e rivieraschi, comprese 4 vasche di ambiente oceanico, con l’effetto immersione, cioè con gallerie trasparenti che vi faranno credere di passare attrraverso il liquido elemento, quasi a contatto con le creature che vi nuotano. Ci sono poi 100 vasche per l’ambientamento dei nuovi ospiti, mano a mano che arrivano a rimpolpare i 5000 esemplari circa di 500 specie di pesci, rettili, anfibi, mammiferi, uccelli e insetti. La struttura si trova al Porto Antico di Genova, vicino al Ponte Spinola.

Il percorso, in via di continua ridefinizione grazie all’attività di ricerca e alla cura continua per la verosimiglianza degli ambienti, comincia con il molo. Un molo del porto di Genova com’era nel XV secolo vi presenta la fauna del primo approccio dell’uomo con il mare. Stelle marine, ricci e pomodori di mare, attinie, e poi i molluschi, alcuni dei quali amati dai buongustai, come le granseole, e poi i pesci, tra cui il sarago, amico delle griglie (forse lui non tanto, ma grigliato è così buono...). La seconda vasca, quella delle meduse, è preceduta dall’auditorium, dove sono proiettati filmati subacquei. E’ la prima di tipo oceanico, e al suo interno pulsano le delicate creature, in questo caso quelle del Mediterraneo. Chiunque ne abbia conosciuta una da vicino sa che la medusa è tutt’altro che innocua. Ogni cellula superficiale del suo corpo è una trappola a molla: sfiorata, si stacca una specie di sicura e un vero e proprio ago ipodermico si conficca nelle carni del malcapitato tamponatore, dove viene iniettata una tossina irritante. Le meduse trascorrono la loro vita contraendo e decontraendo i muscoli, disposti a raggiera sull’ombrello, per salire verso l’alto. Se vogliono scendere non fanno niente, e vanno giù. Per i movimenti orizzontali, sono in balìa delle correnti. Si nutrono del plancton che incontrano. Che bella vita!

Tra gli ambienti presentati nelle vasche successive, vediamo la tipica costa mediterranea, con qualche esempio specifico, come le scogliere delle Cinque Terre, o la costa sarda, dove ci sono le foche. Specie vegetali marine, come la posidonia, vera e propria pianta marina (non è un’alga), e ambienti particolari come la barriera corallina o la foresta di mangrovie (albero delle foci dei fiumi tropico-equatoriali) sono qui alla portata di tutti. Ci sono anche i pinguini, in un ambiente climatizzato tra i 10 e i 15 gradi, che riproduce le coste del sudamerica. Paesaggi tropicali, il Mar Rosso, le isole vulcaniche dell’Atlantico, tutto riprodotto per benino, con pesci, squali, e tutto. Nella stagione estiva, fino al 15 settembre, l’acquario apre tutti i giorni. Feriali 9.30-18.30, con ultimo ingresso alle 17.30, mentre domenica e festivi si chiude alle 20, con ultimo ingresso sempre un’ora prima, alle 19. I bambini fino a 3 anni entrano gratis, 10mila da 3 a 12 anni, 14mila oltre.

L’acquario dell’Elba.

Appena nato, nel 1997, ha recuperato gli spazi di una megadiscoteca a Marina di Campo, nell’angolo sudoccidentale dell’isola. E’ più piccolo di quello di Genova, 130mila litri d’acqua in 43 vasche, ma 17 appena aperte per questa stagione dovrebbero portarlo a superare il volume di Napoli (vedi dopo).
L'acquario dell'Elba ospita 150 specie tipiche dei mari di Toscana, tra cui la lampuga, un grosso pesce d’alto mare del Tirreno e del Mediterraneo occidentale, difficile da osservare in natura. Oltre all’acquario, la stessa struttura include il Parco faunistico elbano, con 250 esemplari di mammiferi e uccelli tipici dell’isola, per circa 170 specie rappresentate. L’orario estivo, da giugno a tutto settembre, va dalle 9 alle 23.30, il prezzo è 8mila lire per gli adulti e 6mila per i ragazzi fino a 12 anni.

L’acquario di Napoli.

Non è solo un acquario, è anche un museo in se stesso: è infatti un modello di acquario ottocentesco ancora in continua attività. Fu aperto al pubblico nel 1874, quando la tecnologia dell’epoca riuscì a trovare il sistema di mantenere in vita, con opportuna pulizia e riossigenazione dell’acqua, le specie marine. Curiosamente, fattori extrascientifici, come l’abolizione della tassa sul vetro, favorirono la nascita di molti acquari, tra cui quello di Napoli, alla Villa comunale, ora sede anche della Stazione zoologica dell’Università partenopea.
Vediamo un po’ la storia di questo acquario ottocentesco, in sé un museo delle tecniche acquaristiche. Fin dal 1867 il naturalista tedesco Anton Dohrn, sostenitore delle allora nuove teorie darwiniane, andava accarezzando l’idea di realizzare, accanto al mare, un Istituto di biologia marina. Il suo interesse, una novità tra i biologi dell’epoca, era per la biologia degli animali, non per la semplice descrizione anatomica, pedante e nozionistica, dei suoi contemporanei. La necessità aguzza l’ingegno, Dohrn aveva bisogno di mantenere in vita a lungo i suoi pesci per vedere come nascevano, crescevano e si accoppiavano, e inventò un acquario portatile che si portò a spasso per i mari della Penisola.
Fu così che, ottenuto lo spazio della Villa comunale, progettò semplicemente un insieme di acquari uno accanto all’altro, con un duplice scopo: tanti acquari, tante specie, tanta roba da studiare; aprendo l’acquario al pubblico, a pagamento, si autofinanziava, almeno in parte, il nascente Istituto di biologia marina.

Ingegno teutonico! Il sistema fu però progettato da un inglese, Alford Lloyd, un ingegnere idraulico, appassionato d’acquari, molto di moda tra i signori dell’ottocento, che aveva messo a punto un sistema di ricircolazione piuttosto soddisfacente. A Napoli Lloyd fece pompare l’acqua di mare direttamente da fuori la villa, realizzando un sistema semiaperto che garantiva il rinnovo del liquido nelle vasche con acqua marina sempre fresca. Il sistema funzionava benissimo, tanto che fu copiato da altri acquari, come quello del Principato di Monaco. Il sistema è grosso modo lo stesso ancora oggi. L’acqua è pompata da due grossi bacini sotterranei, va alle vasche e torna nei bacini. A ogni giro un terzo dell’acqua delle vasche, un totale di 262mila litri, è totalmente rinnovato. L’acqua è presa a 300 metri dalla costa, a 11 metri sotto la superficie, e prima di entrare nei bacini del circuito decanta in serbatoio. Le vasche esposte sono ventitré, da 250 a 69mila litri, sono allestite con pietre vulcaniche naturali e illuminate dall’alto con luce naturale. Gli animali esposti sono tutti del Golfo di Napoli, che nonostante l’inquinamento resta un’area ricchissima di vita acquatica. Da marzo a ottobre l’acquario di Napoli è aperto dalle 9 alle 17 nei giorni feriali, domenica e festivi 10-18. Chiuso il lunedì.

RIVISTE

Secondo alcuni studiosi, e secondo l’esperienza comune, la contemplazione dei pesci nell’acquario ha sorprendenti effetti distensivi sul sistema nervoso. C’è chi si è messo l’acquario in camera da letto. Per sapere tutto su acquari eccetera, vi indichiamo due riviste specializzate.

Acquarium
Rivista mensile di informazione e attualità acquariofila. Dal 1970 informa sull’acquario di acqua dolce, l’acquario marino mediterraneo e tropicale, l’acquario d’acqua fredda, la biologia dei pesci, la coltivazione delle piante acquatiche, chimica e tecnica dell’acquario, il laghetto in giardino, il terrario e tutto quanto possa essere utile a chi desidera condurre efficacemente un piccolo ecosistema chiuso. Si trova nei negozi di acquariologia, o si riceve in abbonamento (edizioni Primaris, Milano).

Aquarium oggi
Edizione italiana, nata nel 1994, di una rivista tedesca sul mercato dal 1983. I suoi redazionali coprono l’intero campo di interesse dell’acquariofilo, con in più una grande cura nella parte fotografica. Alla rivista collaborano naturalisti e biologi marini. Oltre agli argomenti tecnici che si trovano nell’altra rivista, “Aquarium oggi” affronta anche temi di attualità, come inquinamento e conservazione delle specie. Anche questa rivista si trova nei negozi di acquari, in particolare in abbinamento ai prodotti di marca “Acquaristica”.

Nuotando in libreria:
La bibliografia è sterminata.Ecco una raccolta dei titoli più significativi.
Acqua dolce: I 101 protagonisti dell’acquario - H. de Jong, W. Paccagnella, ediz. Primaris; Malattie dei pesci d’acquario - D. Untergasser, ediz. Primaris; Riproduzione dei pesci d’acquario senza problemi - H.J. Richter, ediz. Primaris; Guida per il laghetto da giardino, K.H. Wieser, ediz. Primaris; Il nuovo libro delle piante d’acquario - G. Brenner, P. Beck, ediz. Primaris; Ciclidi africani, 2 volumi, Africa orientale e occidentale, H. Linke e W. Staeck, ediz. Primaris. Il libro dei pesci tropicali d’acqua dolce - A. Mancini, ediz. Olimpia.
Acqua marina: L’acquario marino tropicale - F. De Graaf, ediz. Primaris; Nuova guida per l’acquario marino - H. A. Baensch, ediz. Primaris; Malattie dei pesci d’acquario - F. De Graaf, ediz. Primaris; Invertebrati, voll. 1 e 2 (Stoloniferi, Alcionacei e Gorgonacei; Sclerattinie, Corallimorfari e Zooantinari) - P. Wilkens, J. Birkholz, ediz. primaris. L’acquario mediterraneo - V. Zupo, ediz. Olimpia; Guida agli invertebrati marini tropicali - A. Mancini, ediz. Olimpia.


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