VITA SOCIALE

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luglio/agosto 1998


 

 

UNA MONETA CADUTA IN PIEDI
Esperienza dei volontari antincendi boschivi della Valle Bormida

di Sergio Daniele Dappino


Si è concluso il 20 aprile u.s. il nostro primo progetto di interscambio di volontariato europeo. La Volontaria francese della città di Strasburgo si chiama Leila Zaidi ed è arrivata nella nostra realtà il 20 di ottobre 1997. Quella sera, alla stazione di Milano Centrale, c'era tanta emozione.
Eravamo consapevoli di avere una grande opportunità di dialogo, di confronto, di reciproche esperienze, ma c'era anche preoccupazione di non riuscire ad essere all'altezza della situazione. In effetti nelle giornate di preparazione avvenute in febbraio a Perugia, le problematiche che erano emerse di inserimento, di diversa cultura, di capacità organizzativa, di probabili periodi di nostalgia da parte del Volontario, ci rendevano particolarmente nervosi e irascibili.
Ore 19.25 "è in arrivo sul 4° binario l'Eurocity da Strasburgo" e il cuore cominciò a battere ancora più forte. Non sapevo com’era, anche perché il fax con la sua foto era completamente scuro. Io e gli altri due associati avevamo però indossato delle visibilissime giacche arancioni con bande rifrangenti con la scritta sulla schiena "A.I.B. VALLE BORMIDA", pertanto ci doveva riconoscere sicuramente, anche se improvvisamente alla stazione fosse mancata la luce.
"Arriva una bionda." "No non è lei, è bassa, lei è alta un metro e settanta e poi è scura", passano alcuni minuti di panico: forse all'ultimo minuto ha rinunciato. Poi finalmente dietro a un carrello con tre valige e due borse, un sorriso: "Daniel", "Leila" alcune frasi incomprensibili in inglese misto francese e italiano, ma è arrivata. Primi pensieri mai detti a nessuno "speriamo che resista ed è anche carina" (scusate il pensiero classico maschilista, ma il primo impatto è questo).
Carichiamo le valige in macchina e ci fermiamo all'autogrill per mangiare un boccone. Lei, in inglese "Io non mangio carne di maiale, sono mussulmana". Io, in italiano "Ma come... e il prosciutto, la carbonara, gli spiedini?" Arrivano le prime telefonate sul cellulare "Allora com'è, è arrivata?" "Sì, ma è mussulmana, poi ti racconto".
Il viaggio di ritorno è stato allucinante, tra nebbia, emozione, abbiamo fatto la tangenziale in senso opposto e siamo arrivati a casa a mezzanotte.
Prima sistemazione e all'indomani mattina subito al lavoro. Abbiamo immediatamente preso contatti con il professore d'italiano, perché Leila doveva apprendere la lingua in tempi rapidi (la voglia di confronto era tanta), ma il 25 di ottobre arriva un fax dal Dipartimento della Protezione Civile: precettati per il terremoto in Umbria. Il 30 di ottobre si parte, con il nostro camion, per Valtopina, carichi di biscotti della Saiwa. 10 giorni di lavoro al campo Alessandria a pulire gabinetti, ritirare rifiuti, portare il pranzo e la cena ai vecchietti.

Il tempo è passato velocemente, troppo veloce. Alla Volontaria abbiamo eseguito il programma come il progetto prevedeva: corso di antincendio boschivo, corso di salvataggio e roccia, corso di radiotelecomunicazioni, orientamento notturno, corso di topografia. Non abbiamo eseguito il corso di pronto soccorso, in quanto Leila aveva un'esperienza maggiore rispetto alla nostra. Infatti ci ha insegnato parecchie cose in merito. Inoltre nel periodo caldo degli incendi siamo intervenuti più di 12 volte, e Leila ha sempre dimostrato di essere all'altezza della situazione, svegliandosi anche alle quattro del mattino.
In pratica, noi abbiamo dato la nostra esperienza e le nostre capacità operative, lei ci ha insegnato una cultura, un modo di vivere e di pensare. Leila non è più una Volontaria, ma un'amica che non dimenticheremo mai. È stata un'esperienza positiva sotto tutti i profili, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la sua famiglia, di mangiare il cous cous, di capire meglio le problematiche del popolo arabo, di conoscere una cultura in modo approfondito e non a livello scolastico (e, sinceramente, chi se ne ricordava?), di rispolverare l'inglese, di vivere in prima persona il periodo del Ramadan. Di capire che questa ragazza dalla doppia nazionalità si sente un'emigrata per gli algerini e un'immigrata per i francesi.
Sinceramente, penso che tutti noi fossimo innamorati di Leila, ma attenzione, un amore per questa ragazza basato soprattutto sul grande spirito d'adattamento, sul suo modo di fare e di essere, sulla sua capacità di rendersi disponibile a risolvere i problemi personali. Noi abbiamo lanciato una moneta in aria, poteva cadere testa o croce, questa moneta è caduta in piedi, meglio di così non poteva capitarci.
Alla "cena dell'arrivederci", un breve mio discorso e la situazione mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi e non solo a me. Poi ho pensato "ma serve tutto questo?" Sì, serve. Per concludere, il nostro problema adesso è: con un'altra esperienza avremo gli stessi risultati?


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