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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 04/2004 | ||
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GASISTI
DELL'ECONOMIA
"Da una parte abbiamo i consumatori critici che cercano prodotti etici e compatibili, dall'altra si trovano i piccoli produttori che fanno fatica a trovare un mercato nonostante la bontà dei loro prodotti. E allora, facciamoli incontrare!". In questa affermazione c'è lo spirito dei Gruppi di Acquisto Solidali, più semplicemente GAS. Ma chi sono i "gasisti" e che cosa vogliono realizzare? Il primo, storico gruppo nasce in Italia a Fidenza, seguito da quelli di Reggio Emilia e di Piacenza. Si tratta di gruppi di persone che decidono di incontrarsi per acquistare insieme prodotti alimentari o di uso comune da ridistribuire all'interno del gruppo stesso. Un GAS si definisce solidale perché decide di utilizzare il concetto di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarietà nei confronti dei produttori locali che forniscono i beni, nel rispetto dell'ambiente, dei popoli del sud del mondo e di coloro che a causa della squilibrata ripartizione delle ricchezze subiscono le conseguenze dell'attuale modello di sviluppo. Ognuno di noi, quando va a fare la spesa, esercita un potere enorme: il potere del consumatore, ovvero il potere di indirizzare il mercato secondo i propri gusti. La pratica di questo potere seguendo un senso di responsabilità verso i propri acquisti è la prerogativa che muove il consumatore critico e quindi il consumatore di un qualsiasi Gruppo d'Acquisto Solidale. Ecco che allora esiste una vera e propria carta dei criteri solidali che dev'essere rispettata nella scelta dei prodotti. Primo, prestare attenzione alle condizioni di lavoro dei produttori. I "gasisti" sposano la tesi secondo cui nell'era della globalizzazione l'economia è solo una corsa verso il profitto a discapito delle condizioni di lavoro, una corsa nella quale le multinazionali spostano la produzione dove i costi sono più bassi, la manodopera è sottopagata e i lavoratori non hanno diritti. Quindi, per non sentirsi complici di questo sistema occorre preferire i prodotti "senza sfruttamento", adottare cioè un comportamento virtuoso che vuole aiutare a regolare là dov'è possibile il mercato del lavoro. Il secondo criterio vede la scelta di prodotti biologici ed ecologici ovvero di quegli alimenti che non sono stati trattati con pesticidi, diserbanti, concimi chimici che inquinano e aumentano il consumo di energia. In questo modo oltre a rispettare l'ambiente, la zucchina saprà di zucchina, le albicocche di albicocche e così via in un processo di recupero dei sapori naturali di frutta e verdura. Al terzo punto del dogma dei GAS ci sono i prodotti locali. Perché dobbiamo bere il latte francese, si chiede il consumatore solidale torinese, quando le nostre mucche ne producono di altrettanto buono? Scegliere i prodotti locali contribuisce a ridurre l'inquinamento e lo spreco energetico dovuti al trasporto della merce su e giù per il pianeta. Inoltre le nespole spagnole (non ce ne vogliano per questo gli spagnoli!), per arrivare sulle nostre tavole in condizioni decenti hanno bisogno dell'aggiunta di conservanti. Ultima regola, scegliere piccoli produttori perché è più facile conoscerli e perché abitualmente lavorano con più intensità di manodopera che non di capitale. Comprando alimenti da piccole realtà, sostengono i consumatori critici, i soldi spesi finanzieranno l'occupazione, non gli azionisti di grosse aziende. Un ultimo aspetto che va sottolineato è che i GAS, come qualunque organizzazione di consumatori, si propongono come scopo quello di ottenere condizioni e prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli che può normalmente spuntare un singolo consumatore. Insomma, come afferma l'economista Vandana Shiva "le alternative ci sono", ma per prenderle in considerazione occorre un contesto caratterizzato dalla diversità. "Passare alla diversità come modo di pensare e come contesto in cui agire - continua Shiva - libera una molteplicità di scelte". I Gruppi di Acquisto Solidale seguono alla lettera questo suggerimento proponendo movimenti dal basso della società finalizzati alla realizzazione di un'alternativa ai modelli di consumo del sistema economico predominante. "Ogni gruppo di acquisto - scrive Andrea Saroldi nella sua Guida al consumo locale - nasce con motivazioni e storie sue, che possono essere anche in parte diverse da un gruppo a un altro. Spesso però alla base di questa esperienza si trova una critica profonda verso il modello di consumo e di economia globale ora imperante, insieme alla ricerca di un'alternativa praticabile da subito". Il funzionamento dei Gas è relativamente semplice: prima ci si incontra per definire i criteri da utilizzare nella scelta di prodotti e produttori; poi si raccolgono gli ordini attraverso una lista di prodotti su cui si intendono eseguire gli acquisti collettivi; infine si stabiliscono i tempi di distribuzione tra gli appartenenti al gruppo. Inoltre i GAS, attraverso una suddivisione dei compiti al loro interno, si occupano di tenere i contatti con i produttori e di aggiornare la lista di prodotti su cui eseguire l'ordine. Non mancano, se il gruppo è affiatato, cene sociali, ma anche l'organizzazione di attività di informazione sui temi del consumo. Far parte di un GAS significa saper programmare gli acquisti, organizzarsi per la distribuzione, insomma avere del tempo che normalmente chi va al supermercato non dedica alla cura dei propri acquisti. E poi bisogna seguire il ciclo della natura, ogni stagione il suo prodotto. Al limite si possono congelare le amarene e servirle sul gelato durante il pranzo di Natale, un vera sciccheria. Non resta che scegliere il gruppo più vicino, conoscerlo, valutare la propria disponibilità di tempo e, se tutto collima, entrare nella rete.
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