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LIBRI QUADERNI E PREPOTENZE IL BULLISMO NELLE SCUOLE
È un fenomeno sommerso. Avviene negli spogliatoi, durante momenti di ricreazione, fuori delle mura scolastiche e lontano dalla vista di insegnanti e adulti.

di Paola Bizzarri


Coinvolge elementari e superiori, scuole "per bene" e istituti "più difficili". Si nutre di emarginazione, offese verbali, furti, schiaffi e calci. È praticato da giovani contro coetanei. È il bullismo.

Tutte per uno, uno per tutti
"Il primo giorno di scuola media, la professoressa d'italiano aprì il registro e cominciò fare l'appello. Il mio nome era stato scritto male, perciò divenni Stefania, anziché Stefano. Da quel momento, alcuni miei compagni di classe trovavano ogni pretesto per offendermi, equivocando sulla mia identità sessuale". Stefano ormai ha finito gli studi, si è lasciato alle spalle le continue "prese in giro" grazie "Al supporto, all'amicizia e, perché no, all'innamoramento di diverse compagne di scuola, che lentamente, invece di assecondare i quattro bulletti, hanno fatto quadrato intorno a me. Ma i primi due anni sono stati durissimi...", conclude.
Sovente, alla prepotenza psicologica si somma quella fisica e, ultimamente, secondo A., educatrice all'interno di una scuola media torinese, l'aggressione è rivolta soprattutto verso ragazzini stranieri. "Quest'anno si sono verificati almeno tre pestaggi ai danni di giovani rumeni. L'ultimo è avvenuto durante gli esami di fine anno. All'uscita da scuola, B. ha trovato un gruppo di ex compagni in motorino, i quali, dopo un diverbio, l'hanno colpito con una spranga di ferro - segno di un'azione premeditata -, mandandolo al pronto soccorso. La ferita è passata, ma resta la paura: il giorno seguente B. doveva sostenere il secondo esame scritto, è andato a scuola e, consegnato il compito, è scappato a casa".

Sotto la lente d'ingrandimento…
"Certamente, il confronto fra adolescenti basato sulla forza, sull'aggressività verbale o sulla prevaricazione psicologica non è un fenomeno nuovo. Bisogna, tuttavia, distinguere fra singoli episodi di violenza e bullismo. Quest'ultimo comportamento si differenzia per essere un'aggressione ripetuta e prolungata nel tempo da parte di uno o più compagni nei confronti di un solo soggetto, normalmente più debole, con danni rilevanti sulla persona e sulla sua capacità di vivere il gruppo-classe. Le differenze tra una zuffa fra compagni, comunque non da trascurare, e il bullismo risiedono nella continuità e nello squilibrio fisico o numerico nella relazione bullo-vittima. In Italia, la tematizzazione di questo problema e l'attenzione verso le conseguenze provocate sulla vittima sono relativamente recenti, risalgono agli anni 80". A cogliere in maggior profondità gli aspetti del bullismo è il professore Franco Prina, docente di Sociologia della devianza presso l'Università di Torino e coordinatore scientifico del Progetto "Violenza nelle scuole-Attenzione alle vittime" all'interno alla ricerca europea NOV.AS.R.E.S. ("No violenza a scuola, Rete europea di scambi" www.comune.torino.it/novasres), frutto di una stretta collaborazione con il Settore politiche giovanili del Comune di Torino, numerose scuole medie statali e associazioni.
"In Italia, sono state prodotte molte ricerche a livello locale, diversamente dai Paesi nordici, dove non mancano grandi indagini nazionali con dati anche più affidabili. Nel nostro Paese, poco o nulla della violenza fra pari in ambito scolastico viene a conoscenza, né viene registrato dalle agenzie di controllo, normali fonti di informazione circa i fenomeni di devianza (polizia, magistratura, ecc.)".

Bulli e/o vittime
Il bullo si caratterizza per la sua aggressività, ostilità e irritabilità riversata non solo nei confronti di coetanei ma anche di adulti, genitori e insegnanti. I bulli manifestano un'opinione positiva verso se stessi, anche perché spesso i compagni non intervengono, anzi, con silenzi e risate confermano l'immagine del prevaricatore. "Molti giovani studenti non percepiscono la connotazione negativa di azioni violente. Oggi, i ragazzi ricorrono meno alle mani, la loro aggressività spazia piuttosto dalle violenze verbali a veri e propri stillicidi psicologici. In fondo, ricorrere alle botte è un gesto che esce allo scoperto, più facilmente visibile e sanzionabile. Il bullismo, al contrario, è un comportamento maggiormente nascosto", sostiene M.S. insegnante da più di 25 anni presso una scuola media nella periferia torinese.
I comportamenti prevaricatori lasciano segni rilevanti nello stato psicofisico della persona perseguitata: mal di stomaco, emicrania, incubi. Conseguenze ancora più complesse sono: abbandono scolastico, depressione, perdita di autostima, tendenza a colpevolizzarsi dell'accaduto, stati di ansia e attacchi di panico. "Ho smesso di andare a nuoto: i miei compagni di corso si divertivano solo a deridermi. Nello spogliatoio, nascondevano la mia sacca e mi rubavano i soldi. Smettere di frequentare la piscina è stata l'unica soluzione", confessa Andrea, 13 anni.
"La vittima, in genere, deve possedere alcuni caratteri di debolezza; le caratteristiche esteriori, da sole, non sembrano particolarmente rilevanti, eccezion fatta per la minore forza fisica. I tratti più evidenti sono riferibili alla personalità: assenza di aggressività, maggior grado di ansietà, alto grado di pessimismo nel valutare la propria situazione. Esistono diversi tipi di persona oppressa - spiega Franco Prina: per esempio, la vittima 'provocatrice', persona che esprime atteggiamenti scatenanti riprovazione da parte degli altri".
Professor Prina, il bullo è solo aggressore o anche vittima?
"Alcuni studi confermano una tesi che si applica anche ad altre situazioni legate alla violenza: chi è aggressore, a sua volta, è stato vittimizzato. L'ipotesi è comprensibile. Il ciclo della violenza adolescenziale, infatti, si sviluppa così: i più grandi sono a contatto con ragazzi più giovani - accade nelle scuole - i quali, crescendo, cessano di essere vittime e divengono bulli nei confronti di nuovi compagni più giovani. Al contempo, si può immaginare che il bullo divenga vittima in altri contesti. Per esempio, il ragazzo può aver imparato all'interno della famiglia a relazionare in modo prepotente, avendo vissuto casi di violenza diretta o indiretta e, pertanto, avendo interiorizzato che una delle forme di comunicazione e di soluzione di conflitti è la prevaricazione. Può accadere che il bullo sia vittima, a sua volta, di discriminazioni, di pregiudizi nell'ambito scolastico. L'atteggiamento di sopraffazione nei confronti del coetaneo è un modo per ribellarsi e rifiutare una violenza che sente agita nei suoi confronti da parte di una scuola che non lo considera o lo attacca, ritenendolo responsabile di ogni episodio negativo".
Professor Prina, le ragazze sono solo vittime o fra loro esistono anche figure di "bulle"?
"I dati a livello internazionale confermano una presenza di prevaricatrici in aumento con la crescita dell'età. Le giovani, tuttavia, sono protagoniste di violenze di natura più psicologica che fisica: l'emarginazione della compagna, il pettegolezzo, la calunnia, l'esclusione".

Che vinca il più debole
Quali atteggiamenti si devono attuare per opporsi al bullismo, non solo per difendersi come vittime, ma in quanto soggetti di una società che deve evitare di ridurre la violenza giovanile a tabù, minimizzando gli accaduti con eufemismi quali "bravata da ragazzi"?
"Il primo rimedio è abbandonare il consueto comportamento omertoso: adulti che vedono, ma al momento di testimoniare si dileguano, giovani che accettano di subire, evitando di denunciare le aggressioni per timore - sostiene chiaramente A. - Inoltre, è importante l'educativa di strada: professionisti che girino nei quartieri e contattino in modo informale i gruppi di giovani 'a rischio'". Occorre fare luce negli angoli "bui", dove si svolgono episodi di prepotenze e sopraffazioni: "Molti progetti a livello europeo - aggiunge Prina - si propongono di formare e sensibilizzare ad una attenzione specifica verso il bullismo soprattutto personale non docente che ha la possibilità di vedere cosa accade lungo i corridoi, nei bagni della scuola, in ambiti meno visibili dagli insegnati".
C., formatrice e insegnante, propone che "si aiutino gli studenti ad essere protagonisti di un percorso di riflessione dove sia forte e chiaro che il 'debole' può vincere, che l'alleanza fra compagni è un'alternativa al bullismo. Occorre far capire che oltre la prepotenza c'è altro: alternative più coinvolgenti, più piacevoli". Come hanno fatto Stefano e le sue compagne.

 
A chi lo puoi dire
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  Chi subisce atti di bullismo, può essere convinto/a che non esista altra soluzione che sopportare.
Non è così: ci sono diverse possibilità di uscirne, ma mai da soli. Occorre, prima di tutto, informare persone adulte di fiducia dell'accaduto: genitori, insegnanti, personale scolastico, educatori, psicologi.
Riferire agli insegnanti, non significa né "fare la spia", né rischiare di subirne le conseguenze. Informati attentamente, parlando con un insegnante, potresti scoprire che nella tua scuola funzionano già sistemi per arginare il fenomeno (sportelli d'ascolto, "cassette delle prepotenze" dove lasciare biglietti anonimi sull'accaduto, corsi e incontri di istruzione sulla gestione dei conflitti).
Puoi rivolgerti anche a enti e personale esterno alla scuola. Nelle circoscrizioni della città si trovano centri di ascolto e di supporto individuale, associazioni pubbliche e private per la difesa dei diritti di cittadinanza.
   
 
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