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FARE
L'ARCHITETTO
"Gran
parte dei bisogni sociali emergenti sono fortemente connessi con la
professione dell'architetto, con la sua visione di tecnico e di progettista,
di anticipatore e proponente di un rinnovato contesto territoriale entro
cui si sviluppano relazioni umane, attività economiche, modelli
di vita".
È quanto si legge nel dossier di ricerca del Censis sulla professione
di architetto. L'indagine fornisce indicazioni sulle concrete opportunità
esistenti e sulle "direzioni di marcia" per saperle cogliere.
Si scopre così l'attualità di questo lavoro, a condizione
che si punti sulla qualità e sull'allargamento dei settori in
cui operare. Il merito che viene maggiormente riconosciuto agli architetti,
invece, è la capacità di tener conto di una molteplicità
di aspetti nell'affrontare problemi complessi come quello dell'abitare,
dello sviluppo urbano, dell'organizzazione dell'ambiente e del territorio.
I numeri
La presenza di architetti in Italia è particolarmente numerosa
(più di giornalisti e pubblicisti, più dei commercialisti):
76.800 iscritti all'Ordine, pari a un architetto ogni 750 abitanti,
a fronte di una media dell'Unione Europea di uno ogni 1250 abitanti
(uno ogni 2000 abitanti nel Regno Unito, uno ogni 2500 in Francia, uno
ogni 830 in Germania). Inoltre, gravitano diversi altri soggetti nei
settori inerenti l'architettura e l'urbanistica (dagli agronomi ai geologi,
dai geometri agli ingegneri), che portano la potenziale offerta a 326
mila professionisti (dati Censis).
A questo si affianca l'andamento dei mercati tradizionali dell'edilizia
e delle infrastrutture, che rimangono i principali riferimenti produttivi.
La professione tradizionale rischia così di appiattirsi su un
settore reso molecolare dai troppi vincoli, dagli interessi diffusi,
mentre il "business" immobiliare penalizza la creatività
e i prodotti nuovi.
E allora, che fare? Il Censis indica la strada possibile. "Valorizzare
città, ambiente e patrimonio culturale, nuove architetture per
servizi a domanda crescente, gestione più efficiente dei processi
e dei beni territoriali sono i campi di sviluppo prossimo della professione,
il terreno per rafforzare delle identità culturali ed il contributo
più originale che solo l'architetto può offrire ad un'economia
della conoscenza e della creatività".
Gli studi
"Il corso di laurea in Architettura - si legge nella presentazione
di facoltà - prepara una figura professionale in grado di conoscere
criticamente le opere di architettura nei loro aspetti logico-formali,
compositivi, costruttivi e tecnologici, come nelle loro relazioni con
il contesto storico, fisico e ambientale". Il laureato che uscirà
da questo percorso formativo "concorre e collabora alle attività
di programmazione e attuazione di interventi d'organizzazione e trasformazione
dell'ambiente costruito, sviluppa competenze specifiche riguardanti
la progettazione architettonica ed urbanistica nei diversi ambiti e
alle diverse scale di applicazione, è in grado di esercitare
tali competenze sul territorio europeo presso enti istituzionali, aziende
pubbliche e private, società di ingegneria, industrie di settore,
imprese di costruzione, oltre che nella libera professione e nelle attività
di consulenza".
A Torino, architettura ha sede nel Castello del Valentino ed è
considerata una delle più belle facoltà europee (anche
perché l'edificio è collocato all'interno del parco).
Esistono due corsi di laurea, cui si aggiunge quello della sede di Mondovì.
Gli studenti hanno a disposizione numerosi laboratori e servizi che
vanno dagli audiovisivi alle produzioni multimediali, dall'informatica
alla telematica. A questi si affianca (da 1998) il CISDA, centro interdipartimentale
servizi didattici architettura, che ha come fine il potenziamento e
la gestione dei servizi didattici delle facoltà.
A partire dall'anno accademico 2000/2001 il modello formativo che portava
al conseguimento della laurea al termine di un corso di studi quinquennale
è stato sostituito con un nuovo modello basato sulla diversificazione
dei percorsi formativi in ragione dei desideri e delle caratteristiche
dello studente.
Dopo un primo percorso triennale, che porta al conseguimento della laurea
in Architettura di primo livello, si prevede in alternativa: l'inserimento
nel mondo del lavoro, l'iscrizione ad un master di primo livello di
durata annuale, l'iscrizione al corso di studi biennale che porta al
conseguimento della laurea specialistica.
Dopo la laurea specialistica è poi possibile frequentare un master
di secondo livello, di durata annuale, oppure un dottorato di ricerca.
Ma la vera peculiarità di architettura sta nel modello di studio
proposto, che si differenzia da quello di altre facoltà. Molto
della formazione degli studenti nasce proprio dalle esperienze vissute
durante questi cinque anni, che vanno dal lavoro di gruppo agli aspetti
creativi, alla costruzione materiale delle cose.
Per quanto riguarda gli sbocchi professionali, le facoltà cercano
di offrire sempre nuove opportunità agli studenti, prestando
attenzione ai nuovi campi che si aprono nel panorama lavorativo. Una
volta individuati e raggiunti questi percorsi però occorre anche
consolidarli, difenderli professionalmente. Per questo è stato
intensificato il rapporto con le imprese. Così viene posta sempre
più attenzione nell'orientare i programmi in modo che siano funzionali
alle richieste del mercato del lavoro. È questo lo sforzo e,
forse, la vera novità degli ultimi anni.
Specializzazioni e nuovi sbocchi professionali
Un architetto può dedicarsi alla fase progettuale vera e propria,
alla componente storica e urbanistica di un progetto oppure allo sviluppo
di quei settori che riguardano più specificamente il paesaggio
e l'ambiente (restauro, conservazione, tutela e impatto). Altri filoni
sono quelli della gestione, delle società di servizi o dell'arredamento
(che va dal design all'uso dei materiali).
Lauree e diplomi più specifici si possono conseguire in "Storia
e conservazione dei beni architettonici e ambientali"; "Pianificazione
territoriale, urbanistica e ambientale"; "Sistemi informativi
territoriali". Tra le novità la scuola di specializzazione
in "Tecnologia, architettura e città nei paesi in via di
sviluppo" e quella in "Architettura dei giardini" (ultima
nata a Mondovì, in collaborazione con la facoltà di Agraria).
Ci sono poi gli sbocchi professionali legati alle nuove tecnologie,
ecco così il web design (settore decisamente in crescita) o il
rendering (progetti computerizzati con riproduzioni tridimensionali).
Riqualificazione urbana e questioni ambientali, comunque, sono sicuramente
i potenziali mercati di riferimento per gli architetti di domani (basti
pensare alla bioarchitettura), così come tutti i servizi per
la progettazione.
C'è poi chi s'inventa nuovi mestieri, come il videomaker torinese
Gianluca Rosso che riesce a liberare da videoclip e film le immagini
che vi sono imprigionate, o come i giovani architetti specializzati
in "modellismo" che creano i progetti in miniatura per i loro
colleghi progettisti. Laura Malaterra, invece, si è specializzata
in scenografia e regia teatrale "essere architetto - dice - mi
ha aiutata ad avere la visione d'insieme, la conoscenza dei materiali,
la progettualità necessaria per mettere in pratica le idee".
La parola agli architetti
Paolo Pejrone dice di essersi laureato con "grande noia e difficoltà"
in architettura al Politecnico di Torino. Poi l'incontro con Russel
Page, di cui diventò allievo, e la collaborazione con lo studio
di Roberto Burle Marx a Rio de Janeiro. Dal 1970 lavora in Italia, Francia,
Svizzera, Arabia Saudita, Grecia, Inghilterra, Germania come architetto
di giardini. Socio fondatore dell'associazione italiana di architettura
del paesaggio (Aiapp), fondatore e presidente dell'Accademia piemontese
del giardino, ha ideato la mostra-mercato "Tre giorni per il giardino"
al Castello di Masino.
Sempre in tema di verde, la giovane torinese Cristiana Ruspa ha creato
uno studio di architettura del paesaggio del tutto particolare (www.giardinosegreto.com)
. "Il mio intento è quello di creare giardini che possano
rallegrarci e distoglierci da una quotidianità sempre più
innaturale - dice - che possano riportarci a quell'innocenza selvatica
di quando correvamo in un prato, venivamo catturati da un profumo o
rapiti dai colori dei fiori". Da tutto questo è nata anche
la mostra "Il giardino segreto" presso la galleria Catartica
per ricreare, nello spazio atipico di una galleria d'arte, l'atmosfera
delle dimore principesche del Rinascimento.
Anna, Luca e Andrea, invece, vogliono tentare la difficile strada della
libera professione nonostante la giovane età. "Luca è
assunto in un grosso studio che gestisce appalti per le pubbliche amministrazioni
- spiega Anna - io collaboro con un noto studio di architetti, che tende
a considerarmi una dipendente senza però che io ne goda i benefici.
Andrea è quello con più esperienza riguardo la direzione
dei cantieri. Sappiamo di essere preparati e non ci spaventano le responsabilità,
quello che ci frena è constatare ogni giorno come sia difficile
conquistarsi uno spazio in questa professione senza avere raccomandazioni
e come sia difficile far valere le proprie idee, la propria idea stilistica.
Così siamo diventati molto bravi a fare tante cose contemporaneamente,
col risultato che lavoriamo sempre. Ma ce la faremo".
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