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MUSICA
OCCITANA TARANTELLE ALL'OMBRA DI UN'ORCHIDEA
Orchidea
è una folletta curiosa. Passa la vita girovagando per l'Italia,
a caccia di musiche antiche, che si stavano disperdendo nel vento
Nastri di passato
Anni Cinquanta. Molti stili musicali regionali sono ancora vivi sul territorio
italiano. Alan Lomax, Diego Carpitella e Roberto Leydi, collezionisti
storici, compiono un importante lavoro di registrazione. In particolare,
Carpitella collabora con il famoso antropologo Ernesto De Martino, che
stabilisce l'omonimo Istituto a Sesto Fiorentino, vicino a Firenze, fondamentale
centro di documentazione per la cultura italiana orale e per la musica
tradizionale ( www.iedm.it). Proprio lì
Orchidea si intrufola negli anni Sessanta, per assistere alla nascita
del gruppo storico Nuovo Canzoniere Italiano, nel quale suonarono musicisti
come la cantante contadina Giovanna Daffini di Reggio Emilia, e il cantautore
politico Paolo Pietrangeli di Roma. Tra le figure portanti del gruppo,
Giovanna Marini. Nota per la sua particolare sensibilità nei confronti
delle canzoni di protesta, l'artista romana compì, tra gli anni
'60 e '70, un profondo lavoro di documentazione del patrimonio culturale
delle classi subalterne.
Su ballu
Sardegna, isola di sogno. Spiagge caraibico-mediterranee, dove Orchidea
abbronza il suo piccolo corpo di folletta
Ma cos'è quello
strano strumento? "Si chiama launeddas, Orchidea. E non è
strano. Anzi, vanta origini antichissime: nella zona di Ittiri è
stata ritrovata una statuetta in bronzo risalente all'ottavo secolo
a.c., che raffigura un suonatore di launeddas, come sono io". L'uomo
in camicione bianco, stivali e cappello nero, inizia a incantare la
piccola creatura con note soffiate da tre canne lacustri, legate insieme
con spago impeciato. "Ma sai dove ti trovi?" Orchidea scuote
leggermente la testa. "Samatzai, in provincia di Cagliari. Paese
natale dei più grandi suonatori di launeddas, come Dionigi Burranca,
discepolo di Peppe e Francischeddu Sanna, gli ultimi due maestri della
scuola di Figus". Orchidea inizia a ballare, con le gambe corte
e il cappuccio che le salta di qua e di là. L'uomo barbuto sorride:
"Piccola danzatrice, devi imparare su ballu, danze popolari che
accompagno con il mio strumento".
Ma la Sardegna è grande e Orchidea curiosa. Tra i boschi della
Barbagia, la folletta si scontra con un'altra antichissima tradizione:
i canti polifonici dei tenores. Ossia, l'interazione di quattro voci
maschili: il boghe (conduttore e solista), il mesa boghe (dal timbro
acuto), il contra (baritono) e il bassu (voce di gola, dal timbro metallico).
Un gruppo che porta avanti questa intensa tradizione sono i Tenores
di Bitti, che hanno conquistato ottimo riconoscimento di pubblico e
critica anche internazionale, dopo aver inciso "S'amore 'e mama"
(1996) per la Real World, prestigiosa etichetta discografica fondata
da Peter Gabriel.
Li vuci de l'omini
Tuffo in mare. Sdraiata su una foglia, trascinata dalle onde. Approdata
su una spiaggia di sabbia nera. Una montagna che fuma. Un nome: Etna.
Occhioni aperti. Orchidea è finita nell'isola di Franco Battiato.
Pasqua. Periodo d'oro per ascoltare musica autoctona. Un passaggio scroccato
su un camion di arance. Appollaiata su un dolce spicchio, rosso come
sangue. Orchidea si ritrova a Montedoro, paesino in provincia di Caltanissetta,
ad assistere ai canti devozionali, interpretati da una cappella di voci
maschili. Ma non mancano i fiati. Tra le varie ensemble di ottoni, la
Banda Ionica. Formatasi nel 1997 sotto l'ispirazione (P° 26) di
Fabio Barovero, figura rilevante del gruppo torinese Mau Mau, la banda
conta venti musicisti, tra cui artisti del calibro di Roy Paci.
Ma più di tutte, è la tradizione dei cantastorie ad affascinare
la piccola Orchidea. Orecchie a punta drizzate d'attenzione. Vuole cogliere
ogni parola di Ciccio Busacca, cantore delle lotte sociali dell'isola.
L'artista, che ha lavorato accanto a personaggi come Dario Fo, ha musicato
con grande maestria le liriche di Ignazio Buttitta, poeta autodidatta
con una genuina passione per la lingua siciliana, che continua a ispirare
anche gruppi di formazione più recente, come i palermitani Agricantus
o i messinesi Kunsertu.
Pizzicotti musicali
A bordo di un grosso ragno. Lentamente. Sotto il sole e la pioggia,
Orchidea giunge infine nel Salento. Il suo arrivo è accolto da
grida e tamburelli: l'incosciente creatura ha viaggiato sul dorso di
una tarantola
"Da lì nasce tutto, Orchidea".
Donna dai lunghi capelli bianchi, intrecciati. Accento aspro. Le offre
una frisella spruzzata d'odorosissimo olio d'oliva. Mentre la folletta
si riempie lo stomaco, l'anziana continua la sua magica storia: "Le
tarantolate erano donne che pensavano di essere state punte e avvelenate
dal ragno che tu or ora cavalcavi. Sarebbero guarite danzando per ore
al ritmo incalzante della tarantella, accompagnate da canto, tamburello,
chitarra, organetto o violino. Il miracolo lo faceva la musica, o l'acqua
della cappella di San Paolo a Galatina, cittadina in provincia di Lecce".
La danza dei tarantati è stata molto studiata e documentata,
già a partire dal XIV secolo. Un disco da non perdere è
"Tretarante" (2001) del gruppo Arakne Mediterranea, non solo
per le splendide riproduzioni sonore, ma anche per le preziose informazioni
contenute nel libretto di presentazione.
Te voglio bene assaie
Provincia di Napoli. La minuscola Orchidea si sta sgolando. La serenata
è per un bel guaglione di Pomigliano d'Arco, che le ha rubato
il cuore. Ma il fanciullo è troppo intento a suonare, per accorgersi
degli sforzi della folletta stonata. "Che strumento hai in mano?"
chiede timida. "La tammorra. Tamburo costruito con un asse di legno
su cui viene tesa una pelle, solitamente di capra. Lungo l'asse vengono
inseriti alcuni cembali di latta. Si sostiene con una mano, e si percuote
con l'altra". Ormai che è riuscita a parlargli, la folletta
tenta il tutto per tutto. A squarciagola, guardandolo dritto negli occhi:
"Te voglio bene assaie", canzone del 1839, che è stata
interpretata, tra gli altri, da artisti quali Lucio Dalla. Nessun risultato.
Orchidea si intestardisce. Ore e ore di walkman per un apprendimento
fai-da-te. Cassette su cassette di canzoni napoletane: Enrico Caruso,
Sergio Bruni, Roberto Murolo. Ma il ragazzo non è proprio interessato.
Orchidea vuole comunque un ricordo di quegli occhi bruni, che le hanno
rubato il cuore. S'infila in un negozietto di dischi: Gruppo Operaio
di Pomigliano d'Arco
E dici poco! Orchidea ha scovato un gruppo
storico della musica tradizionale, rivissuta in modo creativo e innovativo.
Conosciuto anche come E' Zezi, la formazione vanta musicisti quali Daniele
Sepe. Flautista classico, sassofonista jazz e percussionista, Sepe continuerà
un percorso musicale coraggioso di grande qualità, che lo porterà
a proporre l'album "Vite perdite" (1993), vortice di situazioni
sonore: dalla musica popolare a sonorità jazz-rock. Una diversa
strada viene invece percorsa dal gruppo Nuova Compagnia di Canto Popolare,
fondato nel 1967 da Roberto De Simone, che compie un ottimo lavoro di
ricerca e di riproposta della tradizione pura.
Ma se ghe pensu
Orchidea a bordo di una barchetta di carta. Per remo, un filo d'erba.
Una grande città all'orizzonte. Abbandonato il trabiccolo, si
getta tra i carruggi genovesi. In due minuti si è già
persa. Sedere a terra, la folletta si lascia scivolare giù, tutto
in discesa. Di nuovo al porto. Pensierosa. All'improvviso viene circondata
da una dozzina di lavoratori. Silenzio. Poi voci, insieme e scaglionate,
a intonare canzoni antiche. "Ci è giunta voce che viaggi
l'Italia in cerca di suoni unici. Se vuoi, ti portiamo al Bar Porto
Franco, in Via Sottoripa. Lì si incontra spesso il gruppo La
Squadra - Compagnia del Trallalero". Orchidea li segue con gioia.
Ha così l'onore di ascoltare dal vivo, non solo il gruppo guidato
da Francesco Tanda, ma anche La Squadra di Canto Popolare di Valpolcevera.
Entrambi i gruppi portano avanti un'antica tradizione: il trallalero.
Stile vocale polifonico, può essere relazionato con il canto
a tenores della vicina Sardegna, ma con una particolarità: al
posto di provenire dalla tradizione rurale, il trallalero è radicato
in quella urbana. E poi Genova
La mente vola. Questa è
la città natale di grandi artisti, come Fabrizio de André,
che nel 1984 incide "Creuza de mä", album interamente
cantato in genovese.
Un batter d'ali sul Nord Est
Giro turistico sulle ali di un'aquila. Orchidea sorvola il Veneto tenendosi
il cappuccio tra le dita. A Padova, i Calicanto la sorprendono con uno
spettacolo all'insegna di musica tradizionale, ironia e gioco, propri
della Commedia dell'Arte. Sopra l'Appennino Emiliano, le sensibili orecchie
della folletta vengono catturate da una ballata medievale, interpretata
dal gruppo La Piva dal Carnér nell'album "M'han presa"
(1997), dove cornamuse e bombarde si intersecano a note di organetto
diatonico e di ghironda (strumento il cui funzionamento è assimilabile
a quello di un violino: al posto dell'archetto, si usa una manovella
che fa sfregare una ruota sotto le corde).
L'ultima tappa a bordo dell'aquila è la Lombardia, le cui canzoni
tradizionali e politiche sono state ben catturate dal gruppo Barabàn.
L'album "Live" (1994) fornisce, in sedici brani, la storia
del percorso artistico-musicale del gruppo. Più recente, è
il grande successo riscontrato da Davide Van De Sfroos, artista bergamasco
che riadatta la tradizione locale a sonorità pop-rock.
I piedi del monte
Orchidea viene lasciata in braccio ad Orfeo, sui piedi delle montagne
più alte d'Europa: le Alpi. Il Piemonte sarà per lei una
sorpresa. Scoprirà una regione dalle molteplici tradizioni: dalla
musica occitana alla franco provenzale (simile alla prima, ma con sottili
differenze), alla musica delle quattro province (Alessandria, Genova,
Pavia, Piacenza).
Orchidea si sveglierà accanto a un bucaneve. Le spunteranno ali
da libellula e si metterà a curiosare di vallata in vallata.
Ma chi le ali non le ha, può gustarsi lo stesso queste musiche
piene di vita e di eco antiche, recandosi alle feste tradizionali o
ascoltandole registrate. Un esempio di musica delle quattro province,
è costituito dal duo di piffero (oboe popolare a doppia ancia)
e fisarmonica: Marco Domenichetti - Daniele Scurati. Lo storico gruppo
Ciapa Rusa è invece specializzato nella cultura delle vallate
appenniniche della provincia di Alessandria.
Per quanto riguarda la musica occitana, lo strumento principe è
l'organetto diatonico, il violino e, a partire dagli anni Sessanta,
la ghironda. Il gruppo La cantarana offre un repertorio di canti e danze
del pinerolese di grande bellezza. Ci sono poi band che hanno scelto
una strada diversa. I cuneesi Lou Dalfin hanno accostato la tradizione
occitana a sonorità più vicine al gusto delle nuove generazioni,
inserendo batteria, basso e chitarra elettrica. Altri gruppi più
underground, come i Loule Sabronde, sperimentano invece la mescolanza
di suoni e canti occitani a free jazz e atmosfere psichedeliche.
Piemonte di musica e danze
Mentre Orchidea fa le capriole sulla sacca di una cornamusa, io faccio
qualche domanda a Stefano Fregni, detto "Frisé", componente
del gruppo di musica tradizionale Pas de Béton, gruppo che si
esibirà al gran Bal du Piémont, grande festival di musica
tradizionale (Avigliana, in provincia di Torino, 3-5 settembre, info:
www.granbaldupiemont.it).
Che strumenti e che repertorio proponete?
"Attualmente siamo in otto. Io suono le cornamuse, i flauti e le
bombarde. Poi c'è un contrabbasso, una fisarmonica, una chitarra,
un violino, una ghironda e le percussioni. Il repertorio è bal
folk classico: dalla musica tradizionale occitana, alle ballate francesi
e bretoni".
Perché ti piace suonare questa musica?
"Per varie ragioni. Innanzitutto la musica tradizionale ci riporta
indietro. Ci fa scoprire da dove veniamo, le nostre origini. Ma soprattutto,
è musica di festa, suonata per stare insieme, per divertirsi.
La sera ci si ritrova a ballare, senza distinzioni d'età o di
mestiere. La musica tradizionale è aperta a tutti: dal bambino
di tre anni all'anziano di ottanta. Mentre il rock e il punk, per esempio,
catturano un pubblico essenzialmente giovane".
Irene Gandino, 19 anni di Bra, danzatrice e suonatrice di organetto,
sottolinea:
"Quel che mi piace è proprio la mescolanza di generazioni.
Questa musica riesce a coinvolgere tutti".
Da quanti anni balli?
"Ho iniziato a 4. Andavo in vacanza in Val Varaita, in provincia
di Cuneo: è stato amore a prima vista. Dai balli occitani, pian
piano mi sono appassionata a tutte le danze tradizionali. Ma la mia
preferita è la pizzica, perché è ipnotica, ti coinvolge
completamente".
Un consiglio a chi vuole avvicinarsi a queste danze?
"Adesso vanno tanto di moda i corsi specializzati. Ma per me, i
balli popolari si imparano buttandosi in mezzo durante le feste".
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Il
tango a Torino e dintorni
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L'Associazione
culturale Folkolore, via Monte Cengio n.16/9, tel.011.3913174, www.folkolore.it,
organizza vari corsi di danze internazionali. Tra l'altro, la pagina
"Link" del sito offre preziose informazioni su riviste
specializzate, festival ed etichette indipendenti.
L'associazione Indanza, via Chevalley n.5, tel. 339.8844685, www.arpnet.it/indanza/,
si occupa principalmente di danze occitane, francesi e basche.
Musica Viva, via Santa Chiara n.34, tel. 011.4368611, utenti.lycos.it/MusicaViva/,
organizza corsi di musica, canto, danza e teatro tradizionali.
Per chi invece vuole godersi un bel concerto di musica tradizionale,
il Folk Club, via Perrone n.3 bis, tel. 011.537636, www.folkclub.it,
inserisce sempre notevoli artisti nel proprio calendario, e si occupa
anche delle attività di danza e musica proposte alla Maison
Musique, ex mattatoio, via Rosta n.23, Rivoli, tel.011.9561782,
www.maisonmusique.it.
Ma la musica tradizionale è fatta per essere ballata. E allora
Sipario, applausi, giù dalle sedie e via con le danze! |
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