InformaGiovani vacanze

Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 04/2004

MUSICA OCCITANA TARANTELLE ALL'OMBRA DI UN'ORCHIDEA
Orchidea è una folletta curiosa. Passa la vita girovagando per l'Italia, a caccia di musiche antiche, che si stavano disperdendo nel vento…

di Francesca Ferrando


Nastri di passato
Anni Cinquanta. Molti stili musicali regionali sono ancora vivi sul territorio italiano. Alan Lomax, Diego Carpitella e Roberto Leydi, collezionisti storici, compiono un importante lavoro di registrazione. In particolare, Carpitella collabora con il famoso antropologo Ernesto De Martino, che stabilisce l'omonimo Istituto a Sesto Fiorentino, vicino a Firenze, fondamentale centro di documentazione per la cultura italiana orale e per la musica tradizionale (www.iedm.it). Proprio lì Orchidea si intrufola negli anni Sessanta, per assistere alla nascita del gruppo storico Nuovo Canzoniere Italiano, nel quale suonarono musicisti come la cantante contadina Giovanna Daffini di Reggio Emilia, e il cantautore politico Paolo Pietrangeli di Roma. Tra le figure portanti del gruppo, Giovanna Marini. Nota per la sua particolare sensibilità nei confronti delle canzoni di protesta, l'artista romana compì, tra gli anni '60 e '70, un profondo lavoro di documentazione del patrimonio culturale delle classi subalterne.

Su ballu
Sardegna, isola di sogno. Spiagge caraibico-mediterranee, dove Orchidea abbronza il suo piccolo corpo di folletta… Ma cos'è quello strano strumento? "Si chiama launeddas, Orchidea. E non è strano. Anzi, vanta origini antichissime: nella zona di Ittiri è stata ritrovata una statuetta in bronzo risalente all'ottavo secolo a.c., che raffigura un suonatore di launeddas, come sono io". L'uomo in camicione bianco, stivali e cappello nero, inizia a incantare la piccola creatura con note soffiate da tre canne lacustri, legate insieme con spago impeciato. "Ma sai dove ti trovi?" Orchidea scuote leggermente la testa. "Samatzai, in provincia di Cagliari. Paese natale dei più grandi suonatori di launeddas, come Dionigi Burranca, discepolo di Peppe e Francischeddu Sanna, gli ultimi due maestri della scuola di Figus". Orchidea inizia a ballare, con le gambe corte e il cappuccio che le salta di qua e di là. L'uomo barbuto sorride: "Piccola danzatrice, devi imparare su ballu, danze popolari che accompagno con il mio strumento".
Ma la Sardegna è grande e Orchidea curiosa. Tra i boschi della Barbagia, la folletta si scontra con un'altra antichissima tradizione: i canti polifonici dei tenores. Ossia, l'interazione di quattro voci maschili: il boghe (conduttore e solista), il mesa boghe (dal timbro acuto), il contra (baritono) e il bassu (voce di gola, dal timbro metallico). Un gruppo che porta avanti questa intensa tradizione sono i Tenores di Bitti, che hanno conquistato ottimo riconoscimento di pubblico e critica anche internazionale, dopo aver inciso "S'amore 'e mama" (1996) per la Real World, prestigiosa etichetta discografica fondata da Peter Gabriel.

Li vuci de l'omini
Tuffo in mare. Sdraiata su una foglia, trascinata dalle onde. Approdata su una spiaggia di sabbia nera. Una montagna che fuma. Un nome: Etna. Occhioni aperti. Orchidea è finita nell'isola di Franco Battiato. Pasqua. Periodo d'oro per ascoltare musica autoctona. Un passaggio scroccato su un camion di arance. Appollaiata su un dolce spicchio, rosso come sangue. Orchidea si ritrova a Montedoro, paesino in provincia di Caltanissetta, ad assistere ai canti devozionali, interpretati da una cappella di voci maschili. Ma non mancano i fiati. Tra le varie ensemble di ottoni, la Banda Ionica. Formatasi nel 1997 sotto l'ispirazione (P° 26) di Fabio Barovero, figura rilevante del gruppo torinese Mau Mau, la banda conta venti musicisti, tra cui artisti del calibro di Roy Paci.
Ma più di tutte, è la tradizione dei cantastorie ad affascinare la piccola Orchidea. Orecchie a punta drizzate d'attenzione. Vuole cogliere ogni parola di Ciccio Busacca, cantore delle lotte sociali dell'isola. L'artista, che ha lavorato accanto a personaggi come Dario Fo, ha musicato con grande maestria le liriche di Ignazio Buttitta, poeta autodidatta con una genuina passione per la lingua siciliana, che continua a ispirare anche gruppi di formazione più recente, come i palermitani Agricantus o i messinesi Kunsertu.

Pizzicotti musicali
A bordo di un grosso ragno. Lentamente. Sotto il sole e la pioggia, Orchidea giunge infine nel Salento. Il suo arrivo è accolto da grida e tamburelli: l'incosciente creatura ha viaggiato sul dorso di una tarantola… "Da lì nasce tutto, Orchidea". Donna dai lunghi capelli bianchi, intrecciati. Accento aspro. Le offre una frisella spruzzata d'odorosissimo olio d'oliva. Mentre la folletta si riempie lo stomaco, l'anziana continua la sua magica storia: "Le tarantolate erano donne che pensavano di essere state punte e avvelenate dal ragno che tu or ora cavalcavi. Sarebbero guarite danzando per ore al ritmo incalzante della tarantella, accompagnate da canto, tamburello, chitarra, organetto o violino. Il miracolo lo faceva la musica, o l'acqua della cappella di San Paolo a Galatina, cittadina in provincia di Lecce".
La danza dei tarantati è stata molto studiata e documentata, già a partire dal XIV secolo. Un disco da non perdere è "Tretarante" (2001) del gruppo Arakne Mediterranea, non solo per le splendide riproduzioni sonore, ma anche per le preziose informazioni contenute nel libretto di presentazione.

Te voglio bene assaie
Provincia di Napoli. La minuscola Orchidea si sta sgolando. La serenata è per un bel guaglione di Pomigliano d'Arco, che le ha rubato il cuore. Ma il fanciullo è troppo intento a suonare, per accorgersi degli sforzi della folletta stonata. "Che strumento hai in mano?" chiede timida. "La tammorra. Tamburo costruito con un asse di legno su cui viene tesa una pelle, solitamente di capra. Lungo l'asse vengono inseriti alcuni cembali di latta. Si sostiene con una mano, e si percuote con l'altra". Ormai che è riuscita a parlargli, la folletta tenta il tutto per tutto. A squarciagola, guardandolo dritto negli occhi: "Te voglio bene assaie", canzone del 1839, che è stata interpretata, tra gli altri, da artisti quali Lucio Dalla. Nessun risultato. Orchidea si intestardisce. Ore e ore di walkman per un apprendimento fai-da-te. Cassette su cassette di canzoni napoletane: Enrico Caruso, Sergio Bruni, Roberto Murolo. Ma il ragazzo non è proprio interessato. Orchidea vuole comunque un ricordo di quegli occhi bruni, che le hanno rubato il cuore. S'infila in un negozietto di dischi: Gruppo Operaio di Pomigliano d'Arco… E dici poco! Orchidea ha scovato un gruppo storico della musica tradizionale, rivissuta in modo creativo e innovativo. Conosciuto anche come E' Zezi, la formazione vanta musicisti quali Daniele Sepe. Flautista classico, sassofonista jazz e percussionista, Sepe continuerà un percorso musicale coraggioso di grande qualità, che lo porterà a proporre l'album "Vite perdite" (1993), vortice di situazioni sonore: dalla musica popolare a sonorità jazz-rock. Una diversa strada viene invece percorsa dal gruppo Nuova Compagnia di Canto Popolare, fondato nel 1967 da Roberto De Simone, che compie un ottimo lavoro di ricerca e di riproposta della tradizione pura.

Ma se ghe pensu
Orchidea a bordo di una barchetta di carta. Per remo, un filo d'erba. Una grande città all'orizzonte. Abbandonato il trabiccolo, si getta tra i carruggi genovesi. In due minuti si è già persa. Sedere a terra, la folletta si lascia scivolare giù, tutto in discesa. Di nuovo al porto. Pensierosa. All'improvviso viene circondata da una dozzina di lavoratori. Silenzio. Poi voci, insieme e scaglionate, a intonare canzoni antiche. "Ci è giunta voce che viaggi l'Italia in cerca di suoni unici. Se vuoi, ti portiamo al Bar Porto Franco, in Via Sottoripa. Lì si incontra spesso il gruppo La Squadra - Compagnia del Trallalero". Orchidea li segue con gioia. Ha così l'onore di ascoltare dal vivo, non solo il gruppo guidato da Francesco Tanda, ma anche La Squadra di Canto Popolare di Valpolcevera. Entrambi i gruppi portano avanti un'antica tradizione: il trallalero. Stile vocale polifonico, può essere relazionato con il canto a tenores della vicina Sardegna, ma con una particolarità: al posto di provenire dalla tradizione rurale, il trallalero è radicato in quella urbana. E poi Genova… La mente vola. Questa è la città natale di grandi artisti, come Fabrizio de André, che nel 1984 incide "Creuza de mä", album interamente cantato in genovese.

Un batter d'ali sul Nord Est
Giro turistico sulle ali di un'aquila. Orchidea sorvola il Veneto tenendosi il cappuccio tra le dita. A Padova, i Calicanto la sorprendono con uno spettacolo all'insegna di musica tradizionale, ironia e gioco, propri della Commedia dell'Arte. Sopra l'Appennino Emiliano, le sensibili orecchie della folletta vengono catturate da una ballata medievale, interpretata dal gruppo La Piva dal Carnér nell'album "M'han presa" (1997), dove cornamuse e bombarde si intersecano a note di organetto diatonico e di ghironda (strumento il cui funzionamento è assimilabile a quello di un violino: al posto dell'archetto, si usa una manovella che fa sfregare una ruota sotto le corde).
L'ultima tappa a bordo dell'aquila è la Lombardia, le cui canzoni tradizionali e politiche sono state ben catturate dal gruppo Barabàn. L'album "Live" (1994) fornisce, in sedici brani, la storia del percorso artistico-musicale del gruppo. Più recente, è il grande successo riscontrato da Davide Van De Sfroos, artista bergamasco che riadatta la tradizione locale a sonorità pop-rock.

I piedi del monte
Orchidea viene lasciata in braccio ad Orfeo, sui piedi delle montagne più alte d'Europa: le Alpi. Il Piemonte sarà per lei una sorpresa. Scoprirà una regione dalle molteplici tradizioni: dalla musica occitana alla franco provenzale (simile alla prima, ma con sottili differenze), alla musica delle quattro province (Alessandria, Genova, Pavia, Piacenza).
Orchidea si sveglierà accanto a un bucaneve. Le spunteranno ali da libellula e si metterà a curiosare di vallata in vallata. Ma chi le ali non le ha, può gustarsi lo stesso queste musiche piene di vita e di eco antiche, recandosi alle feste tradizionali o ascoltandole registrate. Un esempio di musica delle quattro province, è costituito dal duo di piffero (oboe popolare a doppia ancia) e fisarmonica: Marco Domenichetti - Daniele Scurati. Lo storico gruppo Ciapa Rusa è invece specializzato nella cultura delle vallate appenniniche della provincia di Alessandria.
Per quanto riguarda la musica occitana, lo strumento principe è l'organetto diatonico, il violino e, a partire dagli anni Sessanta, la ghironda. Il gruppo La cantarana offre un repertorio di canti e danze del pinerolese di grande bellezza. Ci sono poi band che hanno scelto una strada diversa. I cuneesi Lou Dalfin hanno accostato la tradizione occitana a sonorità più vicine al gusto delle nuove generazioni, inserendo batteria, basso e chitarra elettrica. Altri gruppi più underground, come i Loule Sabronde, sperimentano invece la mescolanza di suoni e canti occitani a free jazz e atmosfere psichedeliche.

Piemonte di musica e danze
Mentre Orchidea fa le capriole sulla sacca di una cornamusa, io faccio qualche domanda a Stefano Fregni, detto "Frisé", componente del gruppo di musica tradizionale Pas de Béton, gruppo che si esibirà al gran Bal du Piémont, grande festival di musica tradizionale (Avigliana, in provincia di Torino, 3-5 settembre, info: www.granbaldupiemont.it).
Che strumenti e che repertorio proponete?
"Attualmente siamo in otto. Io suono le cornamuse, i flauti e le bombarde. Poi c'è un contrabbasso, una fisarmonica, una chitarra, un violino, una ghironda e le percussioni. Il repertorio è bal folk classico: dalla musica tradizionale occitana, alle ballate francesi e bretoni".
Perché ti piace suonare questa musica?
"Per varie ragioni. Innanzitutto la musica tradizionale ci riporta indietro. Ci fa scoprire da dove veniamo, le nostre origini. Ma soprattutto, è musica di festa, suonata per stare insieme, per divertirsi. La sera ci si ritrova a ballare, senza distinzioni d'età o di mestiere. La musica tradizionale è aperta a tutti: dal bambino di tre anni all'anziano di ottanta. Mentre il rock e il punk, per esempio, catturano un pubblico essenzialmente giovane".
Irene Gandino, 19 anni di Bra, danzatrice e suonatrice di organetto, sottolinea:
"Quel che mi piace è proprio la mescolanza di generazioni. Questa musica riesce a coinvolgere tutti".
Da quanti anni balli?
"Ho iniziato a 4. Andavo in vacanza in Val Varaita, in provincia di Cuneo: è stato amore a prima vista. Dai balli occitani, pian piano mi sono appassionata a tutte le danze tradizionali. Ma la mia preferita è la pizzica, perché è ipnotica, ti coinvolge completamente".
Un consiglio a chi vuole avvicinarsi a queste danze?
"Adesso vanno tanto di moda i corsi specializzati. Ma per me, i balli popolari si imparano buttandosi in mezzo durante le feste".

 
Il tango a Torino e dintorni
torna su  
  L'Associazione culturale Folkolore, via Monte Cengio n.16/9, tel.011.3913174, www.folkolore.it, organizza vari corsi di danze internazionali. Tra l'altro, la pagina "Link" del sito offre preziose informazioni su riviste specializzate, festival ed etichette indipendenti.
L'associazione Indanza, via Chevalley n.5, tel. 339.8844685, www.arpnet.it/indanza/, si occupa principalmente di danze occitane, francesi e basche.
Musica Viva, via Santa Chiara n.34, tel. 011.4368611, utenti.lycos.it/MusicaViva/, organizza corsi di musica, canto, danza e teatro tradizionali.
Per chi invece vuole godersi un bel concerto di musica tradizionale, il Folk Club, via Perrone n.3 bis, tel. 011.537636, www.folkclub.it, inserisce sempre notevoli artisti nel proprio calendario, e si occupa anche delle attività di danza e musica proposte alla Maison Musique, ex mattatoio, via Rosta n.23, Rivoli, tel.011.9561782, www.maisonmusique.it.
Ma la musica tradizionale è fatta per essere ballata. E allora… Sipario, applausi, giù dalle sedie e via con le danze!
   
 
SOMMARIO DI QUESTO NUMERO  
 

Archivio
ANNO
ricerca per numero e anno
ARGOMENTI
ricerca degli articoli per argomenti
SPECIALI
titoli degli speciali
PAROLA
ricerca per parola chiave