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AZZURRO
GRECIA
La
Grecia, con le sue isole, è in bilico e non sa dove cadere. Da
una parte il turismo di massa che si allarga a macchia d'olio, dall'altra
angoli che ancora si nascondono ai villaggi turistici e ai voli charter
dalla formula "tutto incluso".
È notte al Pireo, ma dal traffico automobilistico non si direbbe.
Gli attracchi dei traghetti brulicano di viaggiatori e all'orizzonte,
24 ore su 24, c'è sempre una nave in entrata o in uscita dal porto.
Intanto, in qualche ristorante affacciato sul mare qualcuno sta mangiando
un'insalata greca, feta, pomodori, cetrioli, cipolla, olive nere e vino
bianco, servito molto freddo.
I traghetti non si fermano mai, avanti e indietro tra Atene e le isole.
Il nostro, quando alza la prua, sembra una fortezza galleggiante pronta
a scaricare il suo esercito di ritorno da una guerra. Motociclette rombanti,
camper, automobili con roulotte, biciclette, zaini che sembrano scudi.
Tutto ci travolge, ma ci lascia con una speranza: il peggio è passato
perché agosto è finito e i turisti stanno tornado a casa.
In piena notte partiamo per le Cicladi, con un passaggio ponte e una meta
ancora da definire. Al risveglio ci piazziamo a prua per scrutare le isole,
per scegliere da quale delle piccole Cicladi iniziare. Un arcipelago a
sud della gettonatissima Naxos, disposto a forma di cerchio, di cui solo
quattro abitate, Iraklia, Shinoussa, Koufonìssi e Donoussa.
Le preferiamo alle altre Cicladi per le acque limpide, per le spiagge
sabbiose, ma soprattutto perché sono tutte, tranne Koufonìssi
che infatti saltiamo, fuori dai circuiti turistici più battuti.
Dal ponte della nave scegliamo Shinoussa come prima tappa, mentre Iraklia
ce la perdiamo senza nessun motivo apparente. Scendiamo in pochissimi
e ci lasciamo alle spalle tutti i turisti diretti a Santorini, il posto
peggiore per chi ama vacanze tranquille.
Shinoussa e Donoussa
Shinoussa, 9 km quadrati di natura e una pace disarmante. È un'isola
a misura d'uomo, nel senso che bastano un paio di gambe per girarla
in lungo e in largo, attraverso stradine sterrate, piante di fichi e
capre che si addossano ai muretti a secco delle mulattiere in cerca
di un po' d'ombra.
Panagìa-Chora, il paesino principale, è anche lui a misura
d'uomo: case semplici, bianchissime nella luce sfavillante del mare
greco, una chiesa dalle cupole azzurre, qualche pensione, pochi ristoranti,
uno spaccio per rifornirsi di cibo. Non serve null'altro.
La sera, quando il caldo concede una tregua fino al giorno successivo,
le vie si animano e il rumore dei dadi lanciati sulla tavola in legno
del backgammon fa da sottofondo al vocio degli abitanti che trasferiscono
le sedie fuori dall'uscio, come nel Sud dell'Italia. Nessuna discoteca
rovina l'incanto.
Le spiagge sono tutte raggiungibili a piedi, l'importante è partire
presto per evitare il caldo delle ore centrali della giornata. Psilì
Ammos, sabbiosa, con piccoli alberi che sembrano cresciuti nei punti
giusti per riparare i bagnanti dal sole che a mezzogiorno diventa rabbioso.
A nuoto si raggiungono altre spiaggette dove spesso si incontrano ormeggiate
barche a vela e catamarani. Ovunque le acque sono cristalline, con colori
che coprono tutta la gamma del blu e del verde.
Shinoussa si può girare in due giornate, ma più passano
i giorni e meglio la si assapora. Non c'è nulla di particolare
da fare, ma forse è proprio questo a renderla attraente.
Dopo una settimana abbiamo già finito i libri da leggere che
ci eravamo portati dall'Italia e solo questo ci spinge a partire per
un'altra isola, scortati da un branco di delfini.
Donoussa, altro isolotto pedonale, centoundici abitandi che si dedicano
all'allevamento quando i turisti non ci sono. Anche qui case bianche
nel sole, vicoli stretti ornati di buganville e di gerani in fiore,
spiagge di sabbia fine e piccoli porticcioli di pescatori. Autentica
e ospitale.
Ci dedichiamo con parsimonia alle escursioni a piedi, raggiungendo le
quattro frazioni abitate dell'isola. Si parte prestissimo imboccando
la mulattiera sopra il porto di Donoussa e raggiungiamo nell'ordine
la spiaggia di Kedros, la frazione di Messarià con il suo pozzo
all'ombra di un grosso platano dove ci rifocilliamo, la baia di Kalotaritìssa
e infine, attraversando la costa nord-ovest dell'isola, Panagìa
con un tramonto che più rosso non si può mentre dalla
spiaggia echeggiano i tamburi di un gruppo di giovani rasta.
Abbiamo fatto girare i libri, qualcuno ha persino riletto un romanzo;
finiti anche questa volta, è ora di ripartire.
Amorgos, anche medio è bello
Amorgos, la più orientale delle Cicladi, stretta e lunga, solcata
da una catena montuosa, con oltre cento chilometri di coste ci sembra
enorme rispetto alle isole che abbiamo appena lasciato. Ma l'atmosfera
è la stessa: tranquillità, natura selvaggia di straordinaria
bellezza, paesi fermi nel tempo e alcune spiagge deserte. Per chi ama
le passeggiate e il silenzio, Amorgos non tradirà le aspettative.
Fino a quando, non si sa, visto lo sviluppo frenetico delle infrastrutture
turistiche. Tutta colpa di Luc Besson, che qui ha girato alcune scene
del film "Le grand bleu" e che per questo motivo è
diventata meta turistica prediletta di molti francesi.
Se Katapola ed Egiali, i due porti dell'isola, assomigliano sempre più
alle località balneari della Liguria, il sud dell'isola, a solo
mezz'ora di autobus, è ancora incredibilmente immune dal turismo.
Poche pensioni gestite da isolani che parlano solo greco, ristorantini
dove mangiare la miglior feta fresca del mondo (altro che quella che
troviamo sugli scaffali dei nostri supermercati), spiagge dove si rifugiano
i greci, relitti di navi ed asini immobili sotto il sole cocente. A
Kolofane incontriamo un pittore parigino che da dieci anni cerca ispirazione,
e la trova, tra questa gente e non si preoccupa se nessuno capisce la
sua lingua: dipinge, mangia "greek salad" (termine ormai universale)
lasciando i cetrioli e la cipolla nel piatto e fuma la pipa. Per due
mesi, da 10 anni a questa parte. "Aurevoir, mes amis" ci grida
mentre prendiamo l'autobus che ci riporta verso nord.
Dopo dieci giorni filati di mare, decidiamo di farne a meno per una
giornata intera e scegliamo Chora, il suggestivo capoluogo da cui si
domina tutta l'isola. Un gioiello, sovrastato dalle rovine di un kastro
veneziano del 1260 e cinto da vecchi mulini a vento. Insomma un paesaggio
da cartolina, dove rilassare corpo e mente nel labarinto di vicoli e
di scalinate, nei caffè all'aperto sotto tettoie fiorite o accanto
a piccole chiesette bizantine. La sera è consigliabile fare un
salto nella taverna di Dimìtris, non tanto per la qualità
del cibo, quanto per l'atmosfera che si respira in questo locale: vecchie
foto, sedie e tavoli consumati, avventori dalla pelle scura, partite
a carte e poi lui, Dimìtris con il suo inseparabile basco in
testa, un personaggio.
Un giorno senza mare è più che sufficiente. Ci incamminiamo
a piedi verso la costa orientale di Amorgos. Prima tappa il monastero
della Panagìa Hozoviòtìssa. Spettacolare, arroccato
sulla falesia della costa a trecento metri a picco sul mare, lo si raggiunge
dopo aver percorso sotto il sole una lunghissima scalinata; si viene
accolti da alcuni monaci in borghese con bevanda rinfrescante e lokum
ristoratore, a patto di indossare pantaloni lunghi. Un monastero dell'XI
secolo che secondo la leggenda sarebbe stato fondato da monaci giunti
dalla Palestina e che racchiude bellissime opere d'arte, tra cui alcune
icone e preziosi manoscritti.
Poi di corsa verso le calette di Agìa Anna che, vista la vicinanza
del monastero, è diventata una delle spiagge più frequentate
dell'isola. Conserva però intatta la sua bellezza ed è
inutile dire quanto sia blu il mare. La sera, in due ore, si torna a
piedi a Chora, giusto in tempo per il tramonto dai vecchi mulini abbandonati.
Amorgos è l'isola perfetta per gli amanti delle escursioni. Da
Chora partiamo prestissimo e in sei ore raggiungiamo il porto di Egiàli,
quindici chilometri a nord. Si cammina in quota tenendo d'occhio le
coste frastagliate dei due versanti, in mezzo ad una vegetazione da
macchia mediterranea con profumi straordinari. Un bagno a Megali Glifada
e, il giorno dopo, ancora escursioni verso i paesini di Tholaria e Langada,
dove le donne tracciano nei vicoletti lastricati disegni floreali a
calce, spingendosi fino ad Agios Theologos, una piccola cappella del
VI secolo da cui si può ammirare un panorama spettacolare.
In dieci giorni Amorgos si visita a fondo, anche se nulla spinge il
turista ad abbandonare l'isola. Ma le letture sono nuovamente finite,
nonostante i due libri regalatici dal pittore francese. Decidiamo così
di scegliere un'ultima meta sulla strada del ritorno prima di rientrare
ad Atene.
Folegandros
Siamo alla fine di settembre, per cui possiamo permetterci anche un'isola
più famosa. Con un "Delfino volante" raggiungiamo in
aliscafo Folegandros, altra isola stretta e lunga nelle Cicladi del
sud.
Ci accorgiamo subito che Folegandros è meta di un turismo diverso
dalle piccoli Cicladi e da Amorgos, ma trovare una stanza in questa
stagione non è difficile e in media paghiamo trenta euro per
una doppia molto confortevole.
Le escursioni non mancano, quello che ci preoccupa sono i libri. Ma
il problema viene risolto subito alla prima colazione nel capoluogo
dell'isola che anche qui, come dappertutto, si chiama Chora. Nel caffè
è presente una fornitissima biblioteca dove i turisti possono
lasciare i propri libri e prenderne altri in cambio. Non ci pensiamo
un attimo e i due tomi del nostro amico francese trovano spazio sugli
scaffali al posto di un Simenon e di un Yeshoua.
Rinfrancati, partiamo con il prezioso bottino negli zaini verso la prima
spiaggia segnalataci da amici. Livadi, pietrosa con difronte un isolotto
a forma di drago è stupenda, anche perché è accessibile
soltanto in barca o a piedi (un'ora di cammino da Karavostàssis,
il porto di Folegandros). E poi Livadaki, anch'essa con l'isolotto a
poche bracciate, raggiungibile con buone gambe dal paesino di Ano Meria,
dove un piccolo forno allieta i viandanti con fantastici dolci e panini
salati ripieni di spinaci. Seguiamo la mulattiera litoranea, ci fermiamo
al faro che potrebbe essere quello di un quadro del pittore americano
Hopper e raggiungiamo senza fatica la baia di Vathy dove decidiamo di
pernottare in un bungalow spartano privo di luce e gas, isolato, ma
con una vista mozzafiato. La sera si mangia in spiaggia, nel ristorante
di Agali che serve ottimo pesce, carne alla piastra, vino bianco resinato
e l'immancabile 'greek salad' in dosi massicce, soprattutto per quanto
riguarda la cipolla.
Per ultimo ci teniamo il capoluogo, Chora naturalmente, a picco sulle
scogliere. Senza turisti, è un incanto, romantica con le case
bianche, le quattro piazzette colme di tavolini dei ristoranti e l'antico
quartiere fortificato risalente al 1212 con le abitazioni dai balconi
in legno perfettamente conservati.
Sono gli ultimi giorni di vacanza, le ultime pagine dell'ultimo libro
assaporate in una taverna con vino bianco, olive e una partita a backgammon.
Ci sistemiamo con i sacchi a pelo sul ponte del traghetto che ci riporta
ad Atene, economico, puntuale, poco affollato. Al Pireo, per una nave
che arriva ce n'è un'altra che parte. Sono le cinque del mattino
quando attracchiamo, ma il traffico automobilistico non si ferma mai
al porto di Atene. Carichiamo gli zaini su di un autobus che ci porta
dritti dritti al moderno aeroporto. Intanto, in qualche ristorante affacciato
sul mare, qualcuno sta mangiando un'insalata greca, feta, pomodori,
cetrioli, cipolla, olive nere e vino bianco, molto fresco.
In quattro settimane di vacanze, mai una nuvola o un goccia d'acqua;
solo il vento, il Meltemi, che a Folegandros soffiava talmente forte
da far sospendere tutti i collegamenti marittimi. Questa è la
Grecia, queste sono le Cicladi, almeno quelle che abbiamo scelto per
il nostro viaggio settembrino.
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La
Grecia, soprattutto le isole, è da evitare in alta stagione,
luglio e agosto, quando un metro quadrato diventa un bene preziosissimo
sia sul ponte dei traghetti che sulle spiagge. Giugno e settembre
sono anche migliori dal punto di vista climatico e i prezzi si riducono
della metà, cosa che non fa mai male.
Per raggiungere le Piccole Ciladi e Amorgos si può volare
ad Atene e prendere un traghetto dal Pireo, oppure proseguire con
un volo interno diretto a Naxos. Per Folegandros, se si esclude
il traghetto, è meglio atterrare su Milos o Santorini.
La tenda è un modo economico per dormire, ma una stanza doppia
in settembre costa non più di trenta euro. Per muoversi sulle
isole tre soluzioni: a piedi per gli amanti delle passeggiate, in
autobus per coprire le distanze più lunghe, oppure in nave,
per ammirare tutte le calette difficilmente raggiungibili via terra.
Per il cibo, greek salad in abbondanza, pesce, formaggi e retzina,
il vino bianco resinato molto profumato.
Altre informazioni utili:
http://www.comune.torino.it/infogio/vacanze/doveandare/grecia.htm
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