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settembre/ottobre 2004






giornaliste radiofoniche

Il difficile mestiere del reporter

"Reporter senza frontiere" nel rapporto annuale dichiara che lo scorso anno sono stati uccisi 42 giornalisti nell'esercizio della loro professione e per le opinioni espresse. Quelli imprigionati sono 130 ai quali si devono sommare 72 cyberdissidenti. Cuba, Cina, Eritrea e Birmania sono considerate le più grandi prigioni del mondo. Nei primi mesi di quest'anno i giornalisti uccisi sono già 11, 250 sono stati aggrediti o minacciati e 142 sono stati censurati nello svolgimento del loro lavoro. L'area a più alto rischio è il Medio Oriente. Dall'inizio della guerra in Iraq i giornalisti morti sono stati, fino alla fine di aprile, 26.

Tg1 sottotitolato per I non udenti
Dall'inizio di maggio il Tg1 delle 20 va in onda sottotitolato alla pagina 777 di Televideo. Il servizio è destinato ai non udenti che possono così seguire il principale telegiornale d'Italia. L'iniziativa s'inquadra nell'anno europeo delle persone con disabilità.

QUALI GIORNALISTI?
Il ventunesimo secolo sarà sicuramente IL secolo della comunicazione di massa. Nulla di cui stupirsi: la comunicazione è da sempre l'attività preferita dall'uomo nonché presupposto fondamentale affinché le persone possano istituire processi di relazione tra loro.

di Carlotta Givo


Chi nella vita, poi, non ha mai fermato con "le parole" un attimo, un'esperienza, un fatto? Il bisogno di capire, conoscere, spiegarsi e spiegare un' attualità sempre più aggrovigliata e (perché no?) l'esigenza di far circolare idee e ideali sono dunque connaturati all'uomo: perché non fare di questa naturale pulsione una professione? Le possibilità che si aprono ai giovani in questo campo sono numerose, almeno sul piano teorico: editor, web designer, publisher, art director… ma anche il più "nazionale" giornalista. Sul piano pratico il discorso si fa più complicato. Si, perché l'industria della comunicazione, davvero buffo a dirsi, è sempre in crisi: ora per colpa di un economia ballerina, ora perché siamo in un momento contingente, ora perché la televisione, anzi no la radio, anzi no internet….! Beh, quale sia la reale causa a noi non è dato saperlo. Un dato certo è che nel settore la più colpita è indubbiamente l'editoria, quindi giovani, futuri aspiranti giornalisti della carta stampata, datevi da fare finché il ferro è ancora, tutto sommato, tiepido.
L'attività giornalistica in Italia è regolamentata dalla legge n°69 del 3 febbraio 1963 che prevede l'iscrizione all'albo professionale dell'ODG (Ordine Nazionale dei Giornalisti).
L'ODG riconosce due figure professionali: il giornalista professionista e il giornalista pubblicista. Benché il mestiere del giornalista non sia strettamente legato a un preciso livello di scolarizzazione, la tendenza è quella di aumentare i settori specializzati (giornalista economista, borsista, medico…).
Esiste, nel vasto panorama universitario, un corso di laurea finalizzato alle scienze della comunicazione. Il corso rientra nella formula tre più due della nuova riforma universitaria (tre anni per raggiungere la laurea di primo livello più, due anni di specializzazione per la laurea di secondo livello). Il triennio prevede due anni che potremmo definire propedeutici e che vertono su una formazione prettamente umanistica e un ultimo terzo anno durante il quale lo studente può scegliere un indirizzo finalizzato all'approfondimento di un settore o pubblicitario (corsi sulle tecniche, sull'economia, sulla storia della pubblicità,…), o telematico (corsi di web design, editoria multimediale,…) o giornalistico (linguaggio televisivo, radiofonico, giornalistico…). Il biennio specialistico, poi, offre l'opportunità agli studenti di sviluppare le conoscenze acquisite durante il triennio canalizzando le proprie competenze in uno dei campi sopraccitati. Gli obiettivi, cito pedissequamente la dicitura sulla guida all'orientamento, sono: operare nel settore delle tecnologie della comunicazione, nella produzione di linguaggi e contenuti sia per i media tradizionali, sia per i nuovi media. Il che significa che se non saprete industriarvi finirete col fare i galoppini di qualche azienda che opera nel settore ma anche che, se dimostrerete competenza e volontà, un posto per voi, nel vasto e vario mondo della comunicazione ci sarà. Attenzione però, giovani aspiranti giornalisti, la laurea in Scienze della Comunicazione, almeno presso l'Ateneo torinese, non è utile ai fini del riconoscimento del praticantato necessario per poter accedere alla professione giornalistica. Se il giornalista è l'unico mestiere che volete fare l'Università degli Studi di Torino offre un'altra possibilità: un master in giornalismo. Infatti da ottobre l'Università degli Studi di Torino in collaborazione con la SAA (Scuola di Amministrazione Aziendale) e l'ODG dà la possibilità, a venti giovani aspiranti giornalisti, di seguire un biennio di lezioni-praticantato al termine del quale essi potranno accedere all'esame professionalizzante. L'accesso al master, diretto dal Prof. Nicola Tranfaglia (per anni impegnato nel giornalismo professionista nonché insegnante di storia europea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Torino), è regolato da un bando di concorso. Inoltre, per potervi accedere, lo studente interessato, già in possesso di una laurea di primo livello (almeno) o equipollente titolo conseguito all'estero, non deve superare i trentacinque anni di età. L'ammissione avviene previa selezione attraverso l'analisi del curriculum, il superamento di un test di ingresso e un colloquio attitudinale e motivazionale. Il costo è di 5000 euro l'anno più le tasse universitarie, ma sono previste sette borse di studio a copertura completa delle quote di iscrizione: cinque erogate dalla Compagnia San Paolo, due dall'Ordine dei Giornalisti.

Per maggiori informazioni ecco alcuni indirizzi utili: www.scidecom.unito.it il sito di Scienze della comunicazione; www.unito.it il sito dell'Università degli Studi di Torino, www.saa.unito.it il sito della SAA, www.odg.it il sito dell'ODG.
 
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