Il
difficile mestiere del reporter
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| "Reporter
senza frontiere" nel rapporto annuale dichiara che lo scorso
anno sono stati uccisi 42 giornalisti nell'esercizio della loro
professione e per le opinioni espresse. Quelli imprigionati sono
130 ai quali si devono sommare 72 cyberdissidenti. Cuba, Cina,
Eritrea e Birmania sono considerate le più grandi prigioni
del mondo. Nei primi mesi di quest'anno i giornalisti uccisi sono
già 11, 250 sono stati aggrediti o minacciati e 142 sono
stati censurati nello svolgimento del loro lavoro. L'area a più
alto rischio è il Medio Oriente. Dall'inizio della guerra
in Iraq i giornalisti morti sono stati, fino alla fine di aprile,
26. |
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Tg1
sottotitolato per I non udenti
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| Dall'inizio
di maggio il Tg1 delle 20 va in onda sottotitolato alla pagina
777 di Televideo. Il servizio è destinato ai non udenti
che possono così seguire il principale telegiornale d'Italia.
L'iniziativa s'inquadra nell'anno europeo delle persone con disabilità. |
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QUALI
GIORNALISTI?
Il
ventunesimo secolo sarà sicuramente IL secolo della comunicazione
di massa. Nulla di cui stupirsi: la comunicazione è da sempre l'attività
preferita dall'uomo nonché presupposto fondamentale affinché
le persone possano istituire processi di relazione tra loro.
Chi nella vita, poi, non ha mai fermato con "le parole" un attimo,
un'esperienza, un fatto? Il bisogno di capire, conoscere, spiegarsi e
spiegare un' attualità sempre più aggrovigliata e (perché
no?) l'esigenza di far circolare idee e ideali sono dunque connaturati
all'uomo: perché non fare di questa naturale pulsione una professione?
Le possibilità che si aprono ai giovani in questo campo sono numerose,
almeno sul piano teorico: editor, web designer, publisher, art director
ma anche il più "nazionale" giornalista. Sul piano pratico
il discorso si fa più complicato. Si, perché l'industria
della comunicazione, davvero buffo a dirsi, è sempre in crisi:
ora per colpa di un economia ballerina, ora perché siamo in un
momento contingente, ora perché la televisione, anzi no la radio,
anzi no internet
.! Beh, quale sia la reale causa a noi non è
dato saperlo. Un dato certo è che nel settore la più colpita
è indubbiamente l'editoria, quindi giovani, futuri aspiranti giornalisti
della carta stampata, datevi da fare finché il ferro è ancora,
tutto sommato, tiepido.
L'attività giornalistica in Italia è regolamentata dalla
legge n°69 del 3 febbraio 1963 che prevede l'iscrizione all'albo professionale
dell'ODG (Ordine Nazionale dei Giornalisti).
L'ODG riconosce due figure professionali: il giornalista professionista
e il giornalista pubblicista. Benché il mestiere del giornalista
non sia strettamente legato a un preciso livello di scolarizzazione, la
tendenza è quella di aumentare i settori specializzati (giornalista
economista, borsista, medico
).
Esiste, nel vasto panorama universitario, un corso di laurea finalizzato
alle scienze della comunicazione. Il corso rientra nella formula tre più
due della nuova riforma universitaria (tre anni per raggiungere la laurea
di primo livello più, due anni di specializzazione per la laurea
di secondo livello). Il triennio prevede due anni che potremmo definire
propedeutici e che vertono su una formazione prettamente umanistica e
un ultimo terzo anno durante il quale lo studente può scegliere
un indirizzo finalizzato all'approfondimento di un settore o pubblicitario
(corsi sulle tecniche, sull'economia, sulla storia della pubblicità,
),
o telematico (corsi di web design, editoria multimediale,
) o giornalistico
(linguaggio televisivo, radiofonico, giornalistico
). Il biennio
specialistico, poi, offre l'opportunità agli studenti di sviluppare
le conoscenze acquisite durante il triennio canalizzando le proprie competenze
in uno dei campi sopraccitati. Gli obiettivi, cito pedissequamente la
dicitura sulla guida all'orientamento, sono: operare nel settore delle
tecnologie della comunicazione, nella produzione di linguaggi e contenuti
sia per i media tradizionali, sia per i nuovi media. Il che significa
che se non saprete industriarvi finirete col fare i galoppini di qualche
azienda che opera nel settore ma anche che, se dimostrerete competenza
e volontà, un posto per voi, nel vasto e vario mondo della comunicazione
ci sarà. Attenzione però, giovani aspiranti giornalisti,
la laurea in Scienze della Comunicazione, almeno presso l'Ateneo torinese,
non è utile ai fini del riconoscimento del praticantato necessario
per poter accedere alla professione giornalistica. Se il giornalista è
l'unico mestiere che volete fare l'Università degli Studi di Torino
offre un'altra possibilità: un master in giornalismo. Infatti da
ottobre l'Università degli Studi di Torino in collaborazione con
la SAA (Scuola di Amministrazione Aziendale) e l'ODG dà la possibilità,
a venti giovani aspiranti giornalisti, di seguire un biennio di lezioni-praticantato
al termine del quale essi potranno accedere all'esame professionalizzante.
L'accesso al master, diretto dal Prof. Nicola Tranfaglia (per anni impegnato
nel giornalismo professionista nonché insegnante di storia europea
presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università
degli Studi di Torino), è regolato da un bando di concorso. Inoltre,
per potervi accedere, lo studente interessato, già in possesso
di una laurea di primo livello (almeno) o equipollente titolo conseguito
all'estero, non deve superare i trentacinque anni di età. L'ammissione
avviene previa selezione attraverso l'analisi del curriculum, il superamento
di un test di ingresso e un colloquio attitudinale e motivazionale. Il
costo è di 5000 euro l'anno più le tasse universitarie,
ma sono previste sette borse di studio a copertura completa delle quote
di iscrizione: cinque erogate dalla Compagnia San Paolo, due dall'Ordine
dei Giornalisti.
Per maggiori informazioni ecco alcuni indirizzi utili: www.scidecom.unito.it
il sito di Scienze della comunicazione; www.unito.it
il sito dell'Università degli Studi di Torino, www.saa.unito.it
il sito della SAA, www.odg.it il sito
dell'ODG. |