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REALITY SHOW, GIORNALI e TELEGIORNALI
A passeggio per le strade di Torino abbiamo raccolto alcune riflessioni di giovani sul tema dell'informazione e dei mezzi di comunicazione di massa.

di Sergio Capelli


"Si era iniziato con Candid Camera a metà anni '80… Ricordo l'orario pomeridiano e il conduttore: Gerry Scotti - ci dice Alessandro, 28 anni laureato e disoccupato, anche se in realtà le prime "candid" risalgono per quel che riguarda l'Italia (Nanni Loy vs. Gerry Scotti) alla seconda metà degli anni '60 - Da quel momento in poi è stata una lenta invasione della privacy della gente comune. L'audience, gli indici da ascolto, hanno fatto e fanno tutt'ora da giudici in una gara alla conquista dei gusti del 'comune cittadino'. E si è arrivati ad avere in televisione un solo grande, indecifrabile, continuo reality show. Non si capisce più cosa sia vero e cosa recitato, a partire dai telegiornali fino ad arrivare a quelli che sono ufficialmente definiti reality show, dalle trasmissioni sui problemi di coppia (con confessioni, perdoni, "drammi", tradimenti tutti rigorosamente in diretta, almeno secondo autori e conduttori) a quelle di approfondimento cultural-politico-scientifico. In definitiva un telespettatore non smaliziato avrà serie difficoltà a distinguere il falso dal vero, rischiando di confondere le immagini di un naufragio, magari di una delle tante carrette del mare che affollano il mediterraneo cariche di clandestini, con quelle di sedicenti vip "abbandonati" su una spiaggia per voler dell'auditel".
Proviamo a continuare il discorso iniziato da Alessandro con Giacomo, 18 anni. Giacomo fa parte di quella parte di telespettatori non particolarmente smaliziata, un po' per la giovane età, un po' perché Giacomo lavora da quando ha 16 anni ("ufficialmente lavoro da quando la legge lo permette").
"Certo che guardo la TV - risponde baldanzoso alle sollecitazioni - e mi piace pure! Non tutto, certo, ma mi piace guardare le partite, lo sport… e poi i reality show! Pensa che degli ultimi europei non ho perso neanche una partita. Quando qualcuno giocava in contemporanea registravo e guardavo in un altro momento.Lo stesso discorso vale per i reality. Ma a me piacciono solo quelli con i ragazzi giovani. "Amici", quello che c'era l'anno scorso con Miguel Bosè ("Saranno Famosi", ndr.), e poi soprattutto il Gieffe!". Scusa, Giacomo… Il Gieffe??? "Ma si - continua - Gieffe… GF… il Grande Fratello! Lo trovo una cosa verace, come dovrebbe essere tutta la televisione… i ragazzi all'interno della casa, chiunque siano, scatenano meccanismi che vediamo quotidianamente e che sono le stesse cose che succedono tra me e i miei amici, anche se non siamo chiusi in una casa per giorni e giorni. Ci dà la possibilità di immedesimarci nei personaggi della casa, di vedere delle parti della nostra vita portate sullo schermo". E i telegiornali? Altre trasmissioni? Azzardo… "I telegiornali non li guardo, così come non leggo i giornali.. quelli ci raccontano tutte balle per fare piacere a qualcuno di importante…".
Televisione… Ma la comunicazione passa anche attraverso la radio, internet e i giornali. E se la radio è spesso vista solo come uno strumento per lo "svago", di trasmissione musicale spesso massificata e massificante (dei ragazzi che ci hanno parlato solo Giacomo dice di ascoltare regolarmente la radio, grandi network che saziano la sua sete di musica dance, mentre gli altri preferiscono ascoltare la propria musica su cd o cassetta, e per l'informazione rivolgono altrove le loro attenzioni), un discorso differente vale per i giornali. "Partiamo da un presupposto - ci dice Laura, 21 anni, studentessa di Scienze della Comunicazione - lo strumento giornale ha degli svantaggi rispetto agli altri: non è immediato, spesso risponde a logiche politiche e quindi non è (non può essere) neutro, e soprattutto costa. Poco, ma costa. Ma ha anche dei vantaggi: su tutti il livello di approfondimento che permette. Una notizia è sicuramente sempre più approfondita sulla carta stampata che non in TV o in radio. Questione di tempi, probabilmente. Ma anche di impostazione". Laura… giornali 'di parte'? "Certo! A mio parere molto più dell'informazione televisiva, se si eccettuano alcuni lampanti esempi e distorsioni, che ormai attingono più dal cabaret che non dal mondo dell'informazione a cui dovrebbero appartenere. Voglio dire: ogni giornale ha una linea editoriale che si assesta sulla linea politica di un partito (nel caso dei giornali di partito), o di un gruppo di opinione… Io compro un giornale e so già prima di comprarlo come affronterà alcune tematiche e alcune notizie, e probabilmente scelgo di comprare quel giornale proprio per una "adesione" alla sua linea editoriale. Se mi bastasse la notizia in sé, allora potrei prendere qualsiasi giornale, perché si spera (ma spesso la speranza è vana) che le notizie e il racconto degli avvenimenti sia identico su ogni testata. A cambiare dovrebbe essere solo il taglio, i commenti e l'importanza che si dà alla notizia. Se volessi farmi un quadro completo della situazione, però, dovrei comprare più giornali al giorno. E questo è, ahimè, uno svantaggio non da poco. In televisione basta cambiare canale e posso vedere almeno sei telegiornali nazionali differenti, o per lo meno con un differente grado di apparentamento politico…"
 
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