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SPECIALE | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 04/2004 | ||
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| LA
TV TIENE COMPAGNIA? Ho 16 anni, passo noiosi pomeriggi sui libri e alla sera durante la settimana non posso mai uscire perché la mamma rompe. Che faccio per distrarmi e far passare il tempo? Facile. Muovo un dito, accendo la TV. I giovani vedono la TV come un passatempo, non come un mezzo d'informazione. Del modo attuale di fare informazione i giovani non si fidano troppo. Buona parte dell'informazione sembra essere di parte, manipolata dal potere politico. In più se ne trova ben poca, infilata tra reality show, programmi "contenitori" senza contenuti, vuota comicità. La televisione dunque non fa informazione, tiene compagnia. È questo uno degli aspetti principali rilevati anche dal rapporto "Giovani e media" del Censis. Percentuali altissime di ragazzi vedono nella televisione una grande narratrice di storie e passano molto tempo della loro giornata, specie nella fascia d'età tra i 14 e i 18 anni, a guardare film e telefilm. I numeri parlano chiaro: il 71,9 % degli adolescenti, attesta il Censis, preferisce guardare le fiction, a fronte di un 7,2% che è interessato a vedere documentari ed inchieste giornalistiche. I programmi culturali, si collocano in assoluto all'ultimo posto. Data l'importanza e l'attualità del tema, anche Macramè, il piano di comunicazione fatto da giovani per i giovani, promosso dal Gruppo Abele di Torino e dall'associazione di associazioni Libera (vedi box), ha voluto verificare il rapporto tra giovani e informazione. Lo ha fatto organizzando due forum di discussione che hanno coinvolto 130 studenti di scuole superiori di Torino e Messina. I ragazzi si sono confrontati su tre questioni fondamentali: perché è importante il diritto all'informazione? Quali sono le condizioni che fanno sì che esso sia garantito? Se foste il direttore di una TV chiamata "Telemettoinprima" quale programma mandereste in onda per vincere la gara dell'audience? A queste domande i ragazzi hanno risposto con entusiasmo e partecipazione, esternando le loro perplessità come fruitori dei media e della televisione in particolare. Quel che trovano accendendola, dicono gli studenti, sono trasmissioni "vuote". Il "vuoto" per eccellenza è rappresentato dai reality show. Eppure, per quanto paradossale possa apparire, in molti casi è proprio un reality show che i ragazzi inserirebbero in un ipotetico palinsesto se il loro fine, come direttori di una rete televisiva, fosse vincere la dura battaglia dell'audience. Tra gli studenti piemontesi e siciliani è emersa con forza la consapevolezza che la televisione è prima di tutto un grande business: l'audience e i ricavi pubblicitari assumono sempre più rilievo sulle scelte del palinsesto. La domanda, quindi, è nata spontanea: quanto siamo corresponsabili del tipo di programmazione di trasmissioni senza valore formativo e culturale che vengono mandate in onda? Ecco alcune delle risposte: "Non è tanto colpa di chi ci fornisce questi programmi. Il fatto è che siamo noi a richiederli. Chi decide cosa mandare in onda ci fornisce quel che a noi piace di più, quindi la responsabilità è soprattutto nostra"; "L'informazione siamo noi. Se il Grande Fratello ha ascolti così alti è perché siamo noi a guardarlo"; "Siamo noi che ci dobbiamo interessare a qualcosa di significativo. Cosa ci danno i reality show?". Critici della Tv, ma anche di sé stessi. A riassumere bene questa apparente contraddittorietà, una frase del rapporto Censis: "I giovani sono grandi consumatori di televisione, ma non la amano".
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