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TUTTO ACCADDE NULLA ACCADE
Se cade un albero in Africa centrale e nessuna telecamera lo filma, quell'albero non è caduto. "Video, ergo sum" verrebbe da dire, parafrasando Cartesio al tempo della società dell'informazione. È solo uno dei tanti paradossi del villaggio globale dove tutto sembra vicino e a portata di mano mentre molto sfugge ai mille occhi dei media.

di Christian Benna


Migliaia di notizie piovono incessantemente ogni giorno nelle nostre case attraverso gli elettrodomestici della comunicazione, tanto da offrire l'illusione di un costante contatto con la realtà. Basta un click sul computer, premere il pulsante della televisione, modulare le frequenze della radio o fare due passi verso l'edicolante sotto casa e rivolgersi alla vecchia stampa. Ma come districarsi tra l'invasione delle news, come distinguere il vero dal falso? Bufale clamorose a parte, la realtà filtrata dai media è sempre più materia del verosimile, frutto dell'elaborazione di un evento da parte di un network appunto "mediatore". Non a caso gli appelli delle istituzioni si levano puntuali, e a volte accorati, a favore del pluralismo e della ricchezza dei punti di vista. Come a dire che due indizi non fanno prova ma almeno ci si avvicina alla realtà. L'oggettività è infatti una chimera, come ogni tentativo di rappresentazione fedele della realtà. Di fronte al bombardamento di notizie è quindi facile perdersi e sentirsi disorientati, o peggio ancora condizionati. Gli studi sociologici hanno provato che la chiave di lettura che ha la gente della società è condizionata fortemente dall'influsso dei media.

Agenda setting
Esserci o non esserci, questo è il problema. Un evento è importante solo se viene segnalato con particolare enfasi. Alla base della teoria della scienza delle comunicazione di massa c'è l'agenda setting formulata per la prima volta negli anni 20 dal giornalista Walter Lippman e poi ripresa in modo scientifico dal sociologo Maxwell E. Shaw. Secondo questa teoria:

1) i media non riflettono la realtà, ma riportandola inevitabilmente la manipolano;

2) la maggiore attenzione verso una notizia rispetto a un'altra determina l'importanza di un evento e condiziona l'opinione pubblica.

Bernard Cohen scrisse a proposito: "Forse la stampa non ha successo nel dire alla gente cosa pensare, ma ha certamente successo a determinare cosa pensare". Questo è il punto: accantonata la pretesa di registrare fedelmente un evento, l'informazione disegna (P°7) delle corsie preferenziali dove l'utente (lettore, spettatore) è invitato a farsi un'opinione. Il rischio è che fuori dalle strade battute dai media vige il regno del meno importante, del non decisivo.
Spesso Tg, radio e giornali hanno "prime pagine" del tutto simili, affrontate con taglio e intenzioni diverse seguendo le rispettive editoriali ma in fila nel riportare la "notizia del giorno". Gli esempi principi al riguardo arrivano dai drammi delle guerre: un attentato a Bagdad che lascia sul terreno militari americani o civili iracheni ha una risonanza diversa a seconda degli operatori dell'informazione. Resta comunque una notizia. Invece il prolungarsi del conflitto ancora cruento in Afghanistan dove le troupes televisive se ne sono andate da un anno, raramente trovano spazio nelle colonne della stampa. E si tratta di due campagne militari considerate dalla stessa amministrazione Bush decisive per la "guerra al terrorismo". Come l'instabilità del Sudan con il suo carico di 100mila morti e un milioni di profughi. Cifre bibliche che però l'agenda setting di alcuni paesi (non di tutti) ha scelto di relegare nelle ultime pagine o di non menzionare affatto.

Criteri di notiziabilità
Ma allora qual è la notizia? E chi decide l'importanza di un fatto? La nostra conoscenza di buona parte del mondo esteriore dipende da chi sta nella stanza dei bottoni e non solo. Il caso dei conflitti è significativo: solo alcuni hanno visibilità, indipendentemente dalla gravità e dal costo in vite umane. Sotto questo segno, per offrire un altro punto di vista rispetto all'informazione dominante, legata al cosiddetto nord del mondo, ricco e industrializzato, sono sorte riviste e agenzie di stampa che trattano di problemi e paesi generalmente marginalizzati. Tra le tante, che con fatica seguono una linea editoriale fuori dal coro dei gran media, c'è Volontari per lo Sviluppo, mensile edito da 13 ONG con sede a Torino (c.so Chieri 121) che si occupa del "sud del mondo" attraverso l'occhio dei suoi protagonisti: volontari e cooperanti italiani compresi.
Su una scia non dissimile ma articolata nella struttura di agenzia di stampa c'è la Misna (www.misna.it), fondata da padre Giulio Albanese nel 1997 per documentare con l'aiuto di "un esercito di 10mila missionari" la vita in Africa, in America Latina e in Asia.

Regina Immagine
Una foto vale mille parole. Giudizio diffuso che rimanda alla forza delle immagini televisive, credute talvolta specchio di verità. E invece è tutto il contrario: l'inquadratura di una telecamera non è mai oggettiva, anzi ben più del testo scritto è palpitante, emotiva e richiama empatia con lo spettatore. Mentre un articolo richiede una riflessione, che può anche essere un rigetto, la notizia televisiva è facilmente imprimibile e quindi passiva. Da qui la contaminazione dell'informazione via etere con la fiction, con le dilaganti softnews, giornalismo "rosa", scandalistico, ai margini della vita mondana di vip.
Tg schiacciati tra più o meno allettanti pubblicità e serial televisivi che pretendono di documentare la realtà facendone spettacolo, il giornalismo Tv sta scivolando pian piano verso l'intrattenimento. Spesso a discapito delle notizie e dell'informazione. Anche il "vecchio" giornalismo d'inchiesta non ha saputo resistere al richiamo del grande schermo cinematografico. Non è raro infatti imbattersi in sottofondi musicali che punteggiano servizi giornalistici, l'uso del doppiaggio recitato per dare enfasi a genti colpite da calamità e/o problemi sociali. E sotto lo scettro dell'immagine la notizia si confonde in documentari in cui la distanza dal reale è proprio segnata da molteplici interventi che creano un prodotto di grande impatto emotivo.

Il lettore giornalista
L'ultima frontiera dell'informazione è internet. I grandi network mediatici già da tempo si sono buttati all'assalto della rete riproducendo on -line i "vecchi format" del tubo catodico o della carta stampata. Le opportunità sono enormi: tempestività della notizia, archivi infiniti, multimedialità, una platea (specialmente in lingua inglese) sterminata. Eppure la grande rivoluzione presenta luci e ombre. Da una parte il lettore alla ricerca di notizie in un qualsiasi motore di ricerca viene sopraffatto dalla valanga di siti, dall'altra si tende a consultare i cosiddetti media autorevoli per non sbagliare e non farsi trarre in inganno. E qui nasce la figura di un utente pioniere della rete, che di fatto diventa giornalista per conto proprio. Internet diventa la fonte dove poter accertare la veridicità di una notizia attraverso un controllo incrociato di siti, scavando negli archivi, consultando agenzie di stampa di tutto il mondo . E il tutto in pochi secondi, spendendo il solo costo di connessione. Se è vero che l'utente deve essere culturalmente attrezzato per un simile lavoro, incominciano a essere numerosi i siti di volontari e non che si inventano giornalisti stilando articoli sulla base di informazioni pescate sulla rete. Un esempio è il www.reporterassociati.org, creato da aspiranti giornalisti o semplici cultori del mestiere, che raccoglie notizie dal mondo su temi di politica e economia internazionale. Questo è un sito che si crea dal basso. Ma, a voler fare chiarezza contro la superficialità di certa informazione, alcuni docenti di economia e diritto hanno messo a disposizione la propria esperienza per un giornale on-line www.lavoce.info. Il successo è stato tale che quotidiani di grande tiratura citano per interno alcuni articoli di politica economica pubblicati sul sito. Sulla stessa scia è sorto anche www.equilibri.net giornale vetrina della geopolitica scritto per lo più da studenti universitari per dare spazio agli esteri, praticamente assenti dalle colonne dei nostri giornali.

 
Giornali e riviste
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  www.asianews.it Asianews, l'agenzia del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) , nata nel 1986 e specializzata sull'Asia (società, culture e religioni).

www.misna.it La MISNA (MIssionary Service News Agency) è un'agenzia giornalistica specializzata nel diffondere notizie e servizi di approfondimento e reportage sul Sud del mondo.

www.redattoresociale.it Redattore Sociale" è la prima Agenzia giornalistica quotidiana dedicata al disagio e all'impegno sociale in Italia e nel mondo. È anche la prima testata nel suo genere promossa da un'organizzazione - la Comunità di Capodarco - direttamente coinvolta in queste tematiche.

www.reporterassociati.org Reporter Associati nasce dall'esperienza e dalle idee di un gruppo di giornalisti, reporter indipendenti, operatori dell'informazione e fotoreporter che hanno scelto di associarsi per realizzare un "independent media" nuovo ed originale nel panorama della stampa on-line.

www.volint.it/piroga La rivista Piroga rappresenta un progetto culturale in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, che trae origine dalla esperienza e dalla sensibilità di tre ONG italiane (CISP, COOPI e VIS).

www.volontariperlosviluppo.it Volontari per lo Sviluppo - mensile edito da un consorzio di 13 ong (organismi non governativi) italiani - una rivista per chi "abita il mondo".
   
 
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