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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 04/2003 | ||
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ELETTRICO Termini come inquinamento elettromagnetico o elettrosmog sono all'ordine del giorno tra le notizie dei mezzi di informazione e ragione di forte preoccupazione nell'opinione pubblica. Ma spesso l'impiego di questi termini è generico e non permette di fare chiarezza sulle differenze tra le varie sorgenti di campi elettromagnetici e i loro possibili effetti. di Sergio Capelli Il fenomeno dell'esposizione a campi elettromagnetici non è una novità degli ultimi anni, ma lo sviluppo, in particolare nell'ultimo decennio, del settore delle telecomunicazioni, ha fatto crescere in maniera esponenziale le fonti di inquinamento elettromagnetico. In particolare la grande diffusione della telefonia mobile e degli impianti ad essa collegati (l'Italia è il Paese Europeo con il maggior numero di cellulari) ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica. Ma anche alcuni casi "esemplari" hanno contribuito alla crescita dell'attenzione verso il "problema elettrosmog". Su tutti il caso di Radio Vaticana, "La voce del Papa", come recita lo slogan dell'emittente. E proprio "la voce del Papa" portava con sé un carico di emissioni elettromagnetiche oltre le soglie consentite dalla legge italiana. L'allora Ministro all'Ambiente Willer Bordon si occupò personalmente della vicenda e quando questa si risolse con una sentenza favorevole all'emittente pontificia (i cui ripetitori erano all'interno dello Stato del Vaticano, quindi fuori dalla giurisdizione italiana) decise, orgogliosamente, di dimettersi in segno di protesta. Ma proviamo a capire cosa sono questi temuti campi elettromagnetici. L'umanità è sempre stata immersa in un "fondo" elettromagnetico naturale: il sole, le stelle e la terra stessa emettono onde elettromagnetiche. A questi "emettitori naturali", si sono recentemente affiancate sorgenti artificiali più o meno potenti: si va da un semplice televisore ai forni a microonde, dai ripetitori GSM (quelli dei cellulari, per intenderci) ai ripetitori radio-televisivi, fino agli elettrodotti (si, proprio quegli elettrodotti che, con il fallimento del referendum del 15 giugno scorso saremo ancora "coattivamente" costretti ad ospitare sui nostri terreni privati). Ma ognuna di queste fonti emette campi a frequenza differente. Elettrodomestici, cavi elettrici domestici, trasformatori e linee ad alta tensione producono campi a bassa frequenza. Per le basse frequenze, campo elettrico e campo magnetico si possono considerare separatamente. E proprio quest'ultimo risulta avere una maggior influenza sull'organismo umano. L'effetto principale dei campi a bassa frequenza è quello di creare all'interno del nostro organismo delle correnti elettriche che vanno a sommarsi a quelle naturali, provocando, quando il campo ha intensità particolarmente elevata, sovreccitazioni nervose e muscolari, fino, in casi particolari, alla fibrillazione ventricolare. I campi ad alta frequenza vengono utilizzati soprattutto nelle telecomunicazioni, per esempio nei trasmettitori, nella telefonia mobile o anche a livello domestico nei forni a microonde. Gli effetti delle alte frequenze sull'organismo umano sono soprattutto di tipo termico, con il surriscaldamento dei tessuti corporei dovuto all'assorbimento delle radiazioni. Ma proviamo ad approfondire l'interazione delle onde elettromagnetiche con il corpo umano e i relativi effetti sulla salute. È necessario distinguere tra effetti acuti ed effetti cronici o di lungo periodo. Per quel che riguarda gli effetti a breve termine, in presenza di campi ad alta frequenza, si sono riscontrati opacizzazione del cristallino e anomalie alla cornea, alterazione delle funzioni neurali e neuromuscolari, oltre che la riduzione delle funzionalità del sistema immunitario e, in alcuni casi, degli organi sessuali maschili. Le basse frequenze non sono da meno: disfunzioni dell'apparato visivo e del sistema nervoso centrale sono solo alcuni degli effetti che provocano. Ma il medio-lungo termine è quello che più spaventa. Se per quello che riguarda le alte frequenze, l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sostiene che "non c'è nessuna evidenza convincente che l'esposizione abbrevi la vita umana, né che induca o favorisca il cancro", ma non esiste nemmeno nessuna evidenza contraria, per l'esposizione alle basse frequenze alcuni studi hanno ipotizzato un aumento del rischio di leucemia infantile. Come linea di demarcazione fra individui esposti e individui non esposti è stato scelto il valore di 0,2 mT (microtesla). Secondo stime effettuate dall'Istituto Superiore della Sanità, l'esposizione ai campi prodotti dagli elettrodotti potrebbero essere responsabili dell'1% dei circa 400 casi di leucemia che si riscontrano ogni anno in Italia. Ma in Italia i limiti imposti per legge sono decisamente superiori a quelli adottati negli studi citati: dall'1 mT dell'epoca Bordon, si è passati ai 10 del recente e contestatissimo decreto Gasparri. In realtà, quand'anche non ci fossero studi che provassero gli effetti dannosi dei campi elettromagnetici sulla salute umana, ma se, come in effetti è, permanessero dei dubbi, allora dovrebbe entrare in gioco il cosiddetto "principio di precauzione", oltre al buon senso. "Il vero problema relativo alle norme in questione è quello dell'accettazione del rischio - spiega Domenico Filippone, ricercatore dell'Ecoistituto del Piemonte Pasquale Cavaliere - Noi sappiamo che ci può essere un alto rischio, un rischio che nemmeno l'Oms nega. Ora: conviene tenere bassi i limiti di legge, per poi eventualmente scoprire che si sono usate cautele 'inutili' o è meglio non dare limiti troppo restrittivi, per poi scoprire che se si fosse fatto diversamente si sarebbero potuti evitare danni alla salute pubblica ed eventuali decessi di persone che hanno avuto la sventura di essere esposte a campi elettromagnetici per lungo tempo, vuoi per questioni abitative, vuoi per questioni lavorative?". Già, il principio di precauzione. Un principio che se fosse stato usato per quel che riguarda l'amianto avrebbe risparmiato molti morti in tutto il mondo. Basti pensare che la prima segnalazione di una possibile pericolosità per la salute umana di questo minerale risale all'ormai lontanissimo 1936. Certo allora fu un caso isolato, ma negli anni '50 si iniziarono a moltiplicare le segnalazioni di una sua possibile cangerogenicità. Eppure fino agli anni '70 l'amianto venne indiscriminatamente utilizzato nelle applicazioni edilizie. Se il principio di precauzione si fosse conosciuto e applicato già negli anni '50? Oggi il dubbio (e forse anche qualche prova) di una influenza negativa dell'elettrosmog sulla salute umana esiste. Ci toccherà ripetere l'esperienza amianto"?
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