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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 04/2003 | ||
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UFFICIO
ROM SINTI E NOMADI TORINO Torino e i nomadi. Un rapporto di amore e odio che risale al 1500 con i primi insediamenti di Sinti provenienti da Est. di Fabrizio Cellai Un rapporto spesso conflittuale con le autorità e con le popolazioni stanziali, tanto che nei sondaggi i nomadi sono come la Juventus, sempre primi o secondi... ma nella classifica dei gruppi sociali maggiormente disprezzati e temuti dagli italiani! È per questo motivo che la Città di Torino decise a fine anni Settanta di gestire il fenomeno, realizzando tra l'altro la prima area sosta in Italia nel 1978 ed attivando il coordinamento delle attività con un insegnante comunale, Piero Gallizzi, tuttora in servizio. "L'ingresso di Sinti, Rom Kanjarija e Rom Korakané nei campi nomadi si realizzò compiutamente negli anni Ottanta - ci spiega Giulio Taurisano, Responsabile Socio Culturale dell'Ufficio Rom, Sinti e Nomadi del Comune - a riconoscimento di una presenza stabile di gruppi Sinti, accampati nel campo di Via Lega da più di Cinquanta anni, e di gruppi Rom provenienti dall'allora Repubblica Jugoslava a metà anni Sessanta". Nel 1982 inizia ad operare l'Ufficio Nomadi del Comune per creare le premesse di un dialogo fra le istituzioni cittadine da un lato e Rom e Sinti dall'altro. I primi risultati, raggiunti in situazioni tutt'altro che facili, sono ottenuti dagli insegnanti comunali del neonato ufficio che grazie ad un progetto di scolarizzazione rivolto ai bambini riescono a contare le famiglie dei nomadi presenti sul territorio. E soprattutto vengono attrezzate le attuali quattro aree sosta autorizzate: Arrivore (quella più grande e più problematica, in strada dell'Arrivore), Aeroporto (strada dell'Aeroporto 235), le Rose (via Lega 50) e Sangone (corso Unione Sovietica 655). In queste aree vivono oggi più di settecento individui, ma vanno aggiunti altri insediamenti spontanei, non autorizzati, che coinvolgono il passaggio da Torino di tribù nomadi come i Rom Kalderas (calderai e affilatori di utensili), Doresti (rifanno le dorature degli arredi sacri nelle chiese), Lovara (commercianti di cavalli nel passato, oggi di automobili), i Manous francesi e spagnoli imparentati con i Sinti Piemontesi e i Rom Romeni, gli ultimi arrivati, i più poveri e i meno garantiti. "Lavorare sui bambini, sulla loro scolarizzazione - prosegue Taurisano - è stato importante per dare inizio a un nuovo corso nel processo di integrazione di queste popolazioni nel tessuto sociale della nostra città. Processo proseguito con le procedure di regolarizzazione dei documenti favorite dalle sanatorie emanate dalla fine degli anni Ottanta, pur con momenti di particolare difficoltà nel periodo della dissoluzione dell'ex Jugoslavia". "Il nostro ufficio - aggiunge Alfredo Ingino, uno dei primi ex insegnanti distaccati nel servizio - realizza i propri interventi direttamente nelle aree sosta attraverso i coordinatori dei campi nomadi, occupandosi della gestione degli insediamenti, della promozione e realizzazione delle iniziative socioculturali e della mediazione tra Sinti, Rom e realtà del territorio quali Circoscrizioni, scuole, consultori e associazioni". Oggi l'attenzione delle istituzioni è rivolta agli inserimenti lavorativi di Rom e Sinti nelle attività industriali e artigianali presenti sul territorio, alla scelta di centinaia di nomadi di insediarsi (termine contraddittorio) in case popolari, alla riduzione dei fenomeni di devianza e irregolarità, anche in considerazione dell'evolversi degli scenari migratori, in parte già in atto, che l'allargamento dell'Unione Europea a est porrà sempre più al centro dell'attenzione. "Risultati importanti sono stati raggiunti - precisa Taurisano - come l'abbattimento del numero di ingressi all'istituto penale Ferrante Aporti di minori Rom provenienti dai campi nomadi cittadini o come l'aumento quasi esponenziale, registrato negli ultimi anni, rispetto agli inserimenti lavorativi. Certo rimangono molte ombre sull'integrazione dei nomadi a Torino, in parte dovute al retaggio di un passato di emarginazione, in cui mancavano lavori stabili. I rapporti con gli strati più bassi della nostra società ha inoltre favorito il diffondersi di fenomeni di devianza, in parte accentuati con le ultime migrazioni di Rom provenienti dalla Romania in condizioni di assoluto disagio". E sono proprio questi ultimi ad avere grande visibilità perché li troviamo ai semafori a chiedere l'elemosina, sui mezzi pubblici a suonare la fisarmonica, nelle cronache nere cittadine per scippi e borseggi. E per lo più si tratta di bambini. "Il fatto - concludono i Coordinatori dei Campi Nomadi - è che interventi più tempestivi, sia d'accoglienza che di controllo del fenomeno, consentirebbero una gestione della situazione in condizioni più favorevoli sia per i Rom che per la cittadinanza, con un'efficacia già più volte dimostrata in passato". |
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