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CAMMINANTI SICILIANI
Rom, Sinti, Gitani, e poi i Camminanti Siciliani. Già il nome ha un che di mitico, dà il senso di movimento di questa tribù, l'ultima autoctona in Italia.

di Fabrizio Cellai

Camminanti Siciliani appartengono a un gruppo nomade che tuttavia rifiuta di identificarsi con gli "zingari" anche se essi stessi non negano la possibilità di relazioni e parentele con i Sinti durante i loro viaggi. Il numero maggiore di Camminanti risiede a Noto in Sicilia dove occupa, verso Sud, un intero quartiere. Ma gruppi di Camminanti si trovano in tutto il siracusano, in provincia di Agrigento, e altri si sono fermati a Roma, nel napoletano e a Milano.
I Camminanti sono regolarmente residenti a Noto nei mesi invernali mentre per il resto dell'anno sono nomadi, eccetto poche famiglie che hanno ormai abbandonato la vita di girovaghi (l'alternanza stanzialità-itineranza pone non pochi problemi alla scolarizzazione).
L'itinerario lungo il quale si muovono nei mesi dell'itineranza non è ben definito anche se è facile vederli salire fino alle grandi città del Nord. Attraversano lo stivale italiano in gruppi di massimo quattro famiglie utilizzando camper e automobili che poi vengono utilizzate per lavorare. Dormono nei parcheggi o si accampano nei prati lungo i fiumi.
I Camminanti sono prevalentemente arrotini, impagliatori di sedie e stagnini, mestieri, questi, che un tempo venivano esercitati durante la loro permanenza a Noto assieme a quello di calderaio e di ombrellaio. Oggi si sono specializzati soprattutto nella riparazione delle cucine a gas. Si notano perché girano con le loro automobili dotate di altoparlanti invitando le massaie a portare i loro utensili da cucina per una affilatura o gli ombrelli per una sistemata prima dei temporali estivi.
Le donne un tempo praticavano l'ambulantato (merceria) e raccoglievano capelli (per parrucche o per le bambole) che venivano scambiati con modesti utensili da cucina. Attualmente, quando non seguono i mariti, si dedicano quasi esclusivamente alla casa o alla questua nei paesi del circondario. I Camminanti siciliani sono gli eredi dei Rom giunti nell'isola al seguito dei profughi Arberes'h, alla fine del Trecento, dei quali hanno perso l'uso della lingua (il Romanés) ma non l'economia e l'organizzazione familiare.
Si sposano giovanissimi, in genere subito dopo aver superato l'età della pubertà durante la quale le bambine vengono gelosamente segregate in casa ad aiutare la madre, dopo un'infanzia vissuta nella promiscuità. Come per gli altri gruppi Rom il concetto di famiglia è inteso in senso più ampio di quello che si riferisce al semplice nucleo di genitori e figli. Esso include almeno i genitori anziani e i nuclei familiari dei fratelli fino a comprendere tutti quelli che hanno lo stesso cognome.
Anche se il tasso di alfabetizzazione dei Camminanti è minimo, negli ultimi anni molti di loro sentono l'esigenza di un inserimento e in genere sono sensibili nei confronti dell'alfabetizzazione dei loro figli, soprattutto i giovani che desiderano abbandonare la vita di Camminante o hanno sposato persone "paesane", come dicono loro nei confronti di chi non cammina tanto. A tal riguardo il Ministero dell'Istruzione ha pensato un progetto per l'educazione scolastica itinerante dei giovani camminanti. Si tratta di un programma didattico specifico da conseguire nelle scuole dove le famiglie di camminanti passano durante i loro viaggi.
Per informarsi: Schemmari, "I camminanti", Firenze Atheneum.

 
33333332LE ATTIVITÀ
 
 
Ecco alcune delle più recenti iniziative realizzate da artisti, volontari e associazioni in collaborazione con l'Ufficio Rom, Sinti e Nomadi del Comune di Torino, spesso nel ruolo di consulente culturale, talvolta con la gestione operativa di parte delle iniziative.
  • "Romani Rat"(La notte dei Rom) di Maurizio Orlandi: documentario sullo sterminio degli zingari nel lager di Auschwitz-Birkenau nella notte del 31 luglio 1944. Tra gli attori, Eligio Benci, uno dei coordinatori comunali dei campi nomadi.
  • "Da Gadjò" (da stanziale) di Alessandro Quaranta: mostra audiovisiva itinerante, realizzata con la comunità Rom di Torino, fondata sull'idea di indesiderabilità, per arrivare a temi che riguardano l'insediarsi, l'abitare, i significati di casa e di domicilio, di identità e di cittadinanza. sul tema della stanzialità e sul concetto di "abitare".
  • "Seppellitemi in piedi" di Beppe Rosso, Remo Rostagno e Filippo Taricco: spettacolo teatrale tratto dal libro di Marco Revelli "Fuori luogo", arricchito dai racconti e dalle storie di vita raccolte nei campi nomadi della città.
  • "Puliamo il mondo" a cura del Circolo Ecopolis-Legambiente di Torino: iniziativa che ogni anno coinvolge decine di Rom nella pulizia di aree verdi della nostra città (nel 2002 il parco del Meisino). Pulizia dell'ambiente e pulizia dai pregiudizi nei confronti degli 'zingari'.
 
 
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