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Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 04/2003













 




 

 

 


VOGLIA DI FAR RIDERE
"Cosa vuoi fare da grande?" "L'artista circense".

di Sara Chieppa

Sembra più una battuta che la realtà. Eppure sono sempre più numerosi i ragazzi che hanno voglia di far divertire la gente, trasformando una vocazione in una scelta di vita e a volte in una vera e propria professione. È per esaudire questo desiderio che sono nate le scuole di circo, in cui si imparano le tecniche della junglerie (l'arte dei giocolieri), della recitazione, dell'arte del mimo ma anche delle acrobazie, del movimento, della danza, della musica, della ginnastica. Il circo s'impara e s'insegna, dunque, come il teatro.
Ed è necessario innanzi tutto cambiare l'immagine dello spettacolo che si ha, soprattutto in Italia: lo snobismo, ahimè diffuso tra gli attori italiani, o perlomeno un forte senso di allontanamento e di distacco dal pubblico, nel circo, e anche nel "teatro di strada", non c'è. Il pubblico fa parte dello spettacolo: questa la prima lezione da apprendere. Ed anche per questo, il circo è sempre in mutazione. Costante.
Il circo trova le sue origini già nelle rappresentazioni dell'antico Egitto, dell'antica Roma e della Cina del v secolo a.C.: si possono ammirare infatti giocolieri intenti a far divertire i più grandi personaggi della storia. Lo spettacolo popolare all'aperto ha attraversato nel corso dei secoli alcuni momenti di crisi, a causa delle leggi che ne proibivano le esibizioni pubbliche. Oggi la situazione è in evoluzione e molti pregiudizi sono stati superati.
Oggi non si parla soltanto del circo della domenica pomeriggio, quello con i tendoni multicolori e gli animali, per intenderci. Oggi c'è un circo nuovo, più vicino al mondo del teatro, tant'è che spesso al tendone si sostituisce un palcoscenico. È la capacità di esprimersi con il corpo, di mettere in scena uno spettacolo non solo divertente ma anche intelligente, che commuova e faccia riflettere lo spettatore.
In Italia da questo punto di vista siamo un po' in ritardo. Questo tipo di spettacolo trae origine dalla tradizione del circo francese, che è in continua sperimentazione: sono fondamentali le esperienze pedagogiche di maestri come Jacques Lecoq e Annie Fratellini. In Francia, così come in Russia ed in Inghilterra, il cambiamento del circo è stato accettato ben prima e ha portato alla trasformazione delle scuole, pronte a diffondere la nuova filosofia dello spettacolo circense. Le scuola di Mosca e quella di Parigi, ad esempio, sono frequentate da giovani di tutta Europa e non solo, mentre nel nostro paese l'interesse per le arti circensi da parte delle istituzioni è decisamente inferiore.
Lo scenario, però, sta cambiando. Non è più necessario trasferirsi all'estero, perché anche in Italia sono nate scuole di circo riconosciute. L'obiettivo principale è superare il limite rappresentato dal legame esclusivo che lega il circo italiano alle famiglie circensi: finora gli artisti sono quasi sempre figli d'arte, un'arte tramandata di generazione in generazione. A Torino due importanti scuole di circo sono "Scuola di Cirko", nata un paio di anni fa dall'idea di Paolo Stratta e "Atelier Teatro Fisico" di Philip Radice, americano di origine italiana che segue alla lettera gli insegnamenti del maestro Lecoq.
Paolo Stratta ha aperto questa scuola per dare maggiori possibilità ai giovani attori e per coltivare nuovi talenti da offrire, perché no, al mondo del teatro classico, che mostra sempre più interesse per gli artisti circensi. Spesso questi talenti vengono ricercati in Francia ed è per questo che Paolo ha adottato come modello le scuole francesi, insegnando sia le tecniche che l'interpretazione delle stesse. L'idea è nata durante i provini di uno spettacolo: troppo difficile trovare attori con diverse abilità. Il suo laboratorio nasce quindi per formare artisti completi, che siano insieme danzatori, giocolieri, atleti, ginnasti, attori e musicisti per impersonare il nuovo circo, quello che ha scelto di chiamare "cirko", per evidenziarne la dinamicità e la futuribilità. Per completare il percorso didattico ha dato vita a "Cirko 2003", un festival-workshop dedicato al nuovo cirko, che si terrà a settembre a Moncucco Torinese (AT).

A scuola al Festival Internazionale del Teatro di strada

Una scuola importante del teatro di strada resta pur sempre… la strada. A Torino si è creato un attivo movimento di giocolieri, si ritrovano ogni martedì sera alle 22:00 in Piazza del Municipio. Sono in molti e in numero sempre crescente. Un appuntamento per apprendere i segreti dai giocolieri più esperti, per confrontarsi e sperimentare le tecniche di junglerie. Tutto è nato dalla XX Convention Europea organizzata nel 1997, che ha visto la partecipazione di più di 2000 giocolieri. Da allora Torino è diventata un punto di riferimento per molti artisti, anche per merito dell'associazione culturale torinese Just for joy. Ed è proprio grazie ai contatti con i più grandi artisti internazionali che l'associazione ha organizzato il 2° Festival Internazionale del Teatro di strada di Torino. Si svolgerà dal 13 al 21 settembre lungo il tratto di C.so Francia, compreso fra Piazza Statuto e Piazza Massaua. Oltre agli spettacoli di artisti di valore internazionale, come l'americana Connie Leverton, il "dream team europeo" Gandini Juggling Project e molti altri, non mancheranno i momenti formativi. Sarà possibile partecipare ai laboratori base di giocoleria e clown rivolti a giovani, bambini e adulti o assistere a quelli professionali, condotti tra gli altri da Rosi Zambezzi (Brasile) per il Contact Juggling, Loco Brusca (Spagna) per l'Improvvisazione teatrale e Sublimit (Giappone) per l'Acrobatica. Un'occasione non solo formativa è rappresentata dalle associazioni Clown in Corsia e VIP (Vivere in Positivo) che aduneranno nuovi volontari per gli interventi di animazione in ospedali e comunità. Sarà attivo, infine, uno spazio off in cui esibirsi liberamente davanti al pubblico torinese e sperimentare "i propri numeri da circo". Gli ultimi 2 giorni, infine, saranno dedicati alla preparazione della parata con laboratori di percussioni, acchiappavento, trucco ed altre tecniche. Tutto per la voglia di far ridere.

 
33333332INTERVISTA A LUCA REGINA
 
 
Abbiamo intervistato Luca Regina, uno di quei giovani torinesi che da grande sarebbe voluto diventare artista circense. Ci è riuscito: abile giocoliere, clown ed equilibrista costituisce il famoso duo Luchettino, terzo classificato al Festival Nazionale del Cabaret di St. Vincent e reso famoso da Zelig.

Luca, ci racconti la tua storia?
Facevo teatro di strada con il mio amico, Tino Fimiani, e abbiamo deciso di migliorare la nostra tecnica frequentando una scuola. A quei tempi a Torino ce n'erano poche e allora abbiamo deciso di andare all'estero. In Francia e Inghilterra ce n'erano di molto importanti, ma vivere in quei paesi comportava costi insostenibili. Così abbiamo scelto Mosca. È qui che abbiamo capito che era ciò che davvero volevamo fare. Tornati in Italia abbiamo frequentato la scuola di Philip Radice.

Cosa pensi del circo in Italia?
A Torino sono nate due scuole: una che, oltre al teatro, insegna anche le tecniche del circo (quella di Stratta), e una che punta più sul valorizzare se stessi e i numeri (quella che ho frequentato). Ce n'era un'altra importante a Cesenatico, che ha chiuso la sua attività dopo quindici anni e che probabilmente si trasferirà a Milano. Se si considera il fatto che siamo partiti con netto ritardo non siamo messi male, ma gli altri paesi sono molto più avanzati.

Credi che il vecchio circo sia meno bello, da superare?

Assolutamente no, bisogna fare come nel resto d'Europa, recuperare il vecchio per fare il nuovo. Diminuire le parole e aumentare la tecnica e l'accuratezza del numero. In tv, però, questo è quasi impossibile perché il tempo è poco e tutto è basato su slogan e frasi ricorrenti.

Eppure ultimamente non sono pochi i programmi che riguardano questo campo.
È vero, sono stati trasmessi spettacoli, ma più sul vecchio circo che sul nuovo, e comunque ciò che va per la maggiore in televisione è il cabaret, perché è basato più su parole e battute che su spettacoli.

Cos'è che ti piace di questo lavoro?
Il fatto di rendere felici delle persone che, per una sera, dimenticano tutti i problemi e le preoccupazioni della vita. Per di più mi emoziono quando vedo che la gente, proprio nei periodi di maggior tristezza, ha voglia di ridere.

 

 
333333INFO
 
  Bibliografia sul Teatro di strada
Nel caso in cui foste interessati all'argomento potete leggere:
  • "Luci della Giocoleria. Il virtuosismo tra circo, varietà, strada e teatro contemporaneo" di Alessandro Serena & Karl-Heinz Ziethen, edizione Stampa Alternativa 2002;
  • "Il circo della memoria" di Alessandra Litta Modignani e Sandra Mantovani; Curcu & Genovese 2002;
  • "Una piccola tribù corsara. Il teatro di strada in Italia" di Paolo Stratta, Ananke 2000;
  • "La grande cavalcata" di Giancarlo Pretini, Trapezio 1984.
    Ci sono riviste dedicate al tema, tra cui "Arts de la piste" della casa editrice Hors le murs e "Juggling" magazine diretta da Adolfo Rossomando.
 
Per contattare le scuole torinesi
Per chi è interessato alle scuole, si può rivolgere:
 
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