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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 04/2003 | ||
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PARLARSI
AL CUORE di Aldo Ferrari Pozzato Quando andavo alle superiori la campanella della fine dell'ultimo giorno di scuola ci faceva entrare in una dimensione diversa, piena di aspettative e di incantamento: una incredibile distesa di giorni, come il mare che si perde dietro l'orizzonte. Senza tempo. Il tempo era quello delle sei ore di lezione al giorno, dei pomeriggi con gli amici rubati allo studio, dei compiti che non finivano mai, delle brevi domeniche tra una settimana di scuola e l'altra. Lasciato alle spalle l'anno, in pieno rifiorire del mondo, i primi giorni trascorrevano in una indolenza un po' trasognata, con il corpo che si adattava poco per volta al nuovo ritmo. Poi subentrava una nuova agitazione, legata ai progetti a lungo coccolati: via verso l'avventura, di solito un viaggio. Occasione per mettersi alla prova, per vedere nuovi posti o ritrovarne di vecchi. Ma soprattutto occasione di incontri. Una vacanza poteva diventare mitica o orribile, nel ricordo, a seconda delle persone con cui era stata condivisa. E ancora adesso la qualità della mia vita, come quella di tutti, in fondo, è legata molto alle persone che ho intorno. Allora, a 15-16 anni, come potevo sapere con chi sarei stato davvero bene, come è possibile stare quando si ha l'infinito nel cuore e la leggerezza e la profondità di un tempo senza tempo e di desideri non confrontati ancora con l' esperienza? A 16 anni affrontai la mia seconda avventura estiva da solo. Niente di straordinario, con gli occhi di adesso. In Liguria, perché lì erano tutti i miei amici e perché i soldi erano davvero pochi. Un po' timido, sognatore, passavo molto tempo, quando non a nuotare, a lanciare sassi nel mare. Sperando in un incontro, ma senza avere minimamente l'idea di come fare. Una ragazza, Dani, si innamorò di quello che inconsapevolmente trasmettevo coi miei sassi nell'acqua. Le nostre anime si incontrarono. Ancora adesso, che ci separano tre decenni di vita, una frontiera e due lingue diverse, il ricordo è vivo e pulsante. Parlarsi al cuore. Al 40\b di via Giolitti, ad A.RI.A., lo spazio d'ascolto per ragazze e ragazzi del Comune di Torino, arrivano spesso "lanciatori di sassi". Giovani persone con tante domande dentro e la voglia di condividere e chiarire pensieri e riuscire a fermare e dare più forma alle proprie emozioni. Capirsi un po' di più. Noi offriamo a loro la possibilità di essere liberi di esprimere tutto quello che vogliono, né di più né di meno, di quello che hanno dentro. E come vogliono. Sapendo di essere sempre presi sul serio. Perché abbiamo imparato che tutto quello che ci portano è importante, se attraversa il cuore e la testa e vi lascia una traccia. Però gli incontri che si svolgono nelle stanze dei colloqui di A.RI.A. sono in una dimensione particolare, creata apposta per rendere facile questo tipo di comunicazione, di dialogo, di scambio. Ma nella vita di tutti i giorni non è così semplice trovare le persone e le condizioni e capire quando è possibile "parlarsi al cuore". Così succede che le ragazze e i ragazzi che incontrano A.RI.A. cerchino anche, a volte, di incontrarsi tra di loro. Scrivono messaggi sul quadernone che c'è all'ingresso, si scambiano occhiate, saluti e battute se si incrociano. Si capisce che ci sarebbe la voglia di approfondire, di provare a parlarsi in quel modo, ma in una cornice più quotidiana, tra coetanei. E da un po' di tempo stiamo pensando che sarebbe bello fornire questa occasione di incontro tra loro. Vedremo come (e se) fare al ritorno dalle vacanze, quel momento che auguro incantato come lo fu per quel ragazzo di 16 anni che tirava i sassi nel mare. |
| SOMMARIO DI QUESTO NUMERO | ||||||
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