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Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 04/2003


SALENTO AL CINEMA

"Pizzica", "tarantismo", ma anche cinema. Il Salento si sta facendo conoscere anche grazie ad alcuni film. Da segnalare alcuni titoli di opere non solo ambientate nella regione ma anche realizzate in dialetto e con forti legami con la realtà locale e in particolare con la musica e le tradizioni. Per esempio "La sposa di san Paolo" di Gabriella Rosaleva (1990, uscito in home video con il titolo di "Tarantula"), che racconta una serie di vicende ambientate nel Seicento, o i due film di Edoardo Winspeare, "Pizzicata" (1996) e "Sangue Vivo" (2000).








 




 

 

 


A BASCIU A LU SALENTU
È difficile resistere al richiamo del Salento, in particolare d'estate.
La prospettiva di trovare sole e mare in abbondanza e l'opportunità di scoprire paesi e paesaggi, storie e leggende, suoni, sogni e sapori mettono d'accordo un po' tutti.
Sia il turista che vuole avere punti di riferimento precisi e trova un approdo
sicuro in spiagge e città d'arte. Sia il viaggiatore curioso e inquieto, per il quale il ritmo ipnotico e incessante di un tamburello diventa un invito alla deriva tra vicoli e sentieri, dolmen e menhir, masserie e "paiare", calette e pinete, terra rossa, pietre bianche, macchie di verde e cieli multicolori.

di Marco Stolfo

Nei pressi del sito archeologico di Egnazia, sul litorale adriatico, passa il confine amministrativo tra la provincia di Bari e quella di Brindisi. C'è chi dice che è più o meno da lì che comincia la Penisola Salentina, alla quale corrispondono i territori provinciali di Brindisi, Taranto e Lecce.
Se chiedi ulteriori spiegazioni, ti rendi conto che sull'argomento vi sono opinioni discordanti: c'è chi sostiene che solo brindisini e leccesi sono "veramente salentini", chi attribuisce al Salento solo una parte della provincia di Brindisi e chi gli recupera anche un po' di quella di Taranto. Solo su un punto sono tutti d'accordo, cioè che il cuore del Salento pulsa più forte più giù, verso Lecce e oltre, tra il capoluogo e Santa Maria di Leuca e tra Otranto e Gallipoli. Non c'è dubbio, dunque, è proprio lì che devi andare, per vedere, per scoprire, per provare a capire com'è e che cos'è il Salento di cui in molti parlano e qualcuno pure canta: "a basciu a lu Salentu/lu mare, lu sule, lu jentu…".

Vamos a la Playa

Salento può voler dire tante cose. In primo luogo, però, in particolare per chi arriva dalla città e si è sparato 1200 km di viaggio, significa mare. Anzi: mari, al plurale, e non solo perché la costa orientale si affaccia sull'Adriatico e quella occidentale dà sullo Ionio, bensì soprattutto perché puoi scegliere tra affollate spiagge attrezzate, scogliere, pinete, dirupi, grotte e piccole calette quasi solitarie. In ogni caso l'acqua ha una limpidezza invitante, indipendentemente dal tipo di fondale o, in linea di massima, dalla distanza dalla riva.
Nella sola provincia di Lecce ci sono più di 150 km di costa, sulla quale si ergono più o meno antiche torri di guardia, che con il loro profilo raccontano di attacchi pirateschi, di difese, di dominazioni. Il circuito stradale dei due mari supera i 200 km e va da Torre Rinalda, Torre Chianca e Porto Cesareo, sullo Ionio, fino a San Cataldo, sull'Adriatico.

Il fascino della "Città Bella"

Sul litorale ionico spicca Gallipoli, con il suo centro storico, circondato da mura e collegato alla terra ferma solo da un ponte. Il suo nome deriva dal greco "Kalè Polis", "Città Bella", e tra vicoli, palazzi baronali, chiese delle confraternite e sguardi ora obliqui ora aperti sul mare non è difficile capire perché.
La vista del tramonto dietro l'isola di Sant'Andrea impressiona l'occhio e il cuore almeno quanto la pellicola di una macchina fotografica. Ma andando alla ricerca di quella che, dicono, è la granita al caffè più buona della costa occidentale, sono molte altre le suggestioni che trovano il loro posto nella memoria. Bellezza, ma soprattutto il fascino della vita passata e presente. Panni stesi, intonaci da rifare, odori e rumori di fondo, cappelline votive nei cortili, altarini casalinghi che si affacciano sulla strada e un bar dall'allestimento minimale, che dietro il bancone presenta una scritta nel contempo arcana e inequivocabile: "Vietato l'ingresso ai carogna".

Punto e a Capo

Non è ben chiaro dove il Salento comincia, però si sa dove finisce: al Capo, e precisamente a Santa Maria di Leuca, estremo sud-est di Puglia e d'Italia. Cambiando punto di vista, il Capo può essere anche un inizio. L'inizio del mare, anzi dei mari, che qui si incontrano. L'inizio di una nuova navigazione verso levante o verso sud. L'inizio del viaggio di chi dal mare arriva o è arrivato: San Pietro, per esempio, di cui si narra che cominciò proprio quaggiù la sua predicazione in Italia.
Su questo sperone di roccia dominato da un faro e da un santuario la tentazione di individuare e distinguere le correnti dello Jonio da quelle dell'Adriatico è forte. Ancor più forte è quella di pensare e di immaginare sbarchi mitici e storici, epici e tragici, antichi e contemporanei.
Da Gallipoli si arriva al Capo o costeggiando lo Ionio, nella consueta alternanza tra spiagge, scogliere, falesie e torri, oppure passando all'interno e in tal caso l'alternativa è tra una superstrada, che solca uliveti e masserie e lascia intravedere all'orizzonte paesi un po' da presepio e un po' da Far West, e vie secondarie che questi paesi attraversano. In tal caso si passa da Acquàrica del Capo, Salve, Presicce, Patù, Morciano e Castrignano del Capo, e ovunque c'è qualcosa che merita attenzione: una chiesa, una piazza, un castello, una trattoria. O magari solo un manifesto che pubblicizza una sagra nei dintorni, dedicata al santo patrono oppure a una delle specialità enogastronomiche locali.

Festa per tutti

Vivere la notte in Salento significa, ancor più che frequentare locali di tendenza, immergersi nelle sagre paesane. Quaggiù, più che altrove, la festa è festa. Per davvero e per tutti. Tutti insieme: famiglie e fricchettoni, nonni e punkabbestia, indigeni e forestieri, turisti e viaggiatori.
Si mangia, si beve, ma soprattutto si suona e si balla. La pizzica, la madre di tutte le tarantelle, che affonda le sue radici in rituali magici e dionisiaci e sta al Salento come il blues al Delta del Mississippi, il samba a Rio de Janeiro o il flamenco all'Andalusia, è l'elemento caratterizzante. Bastano un tamburello, qualcuno che lo sappia suonare e qualcun altro pronto ad abbandonarsi senza risparmio all'ossessività del ritmo e alla ripetitività della melodia. Sono tre condizioni che si avverano senza grosse difficoltà e il risultato è un'atmosfera unica, gioiosa e catartica, nella quale non si può fare a meno di immergersi. Le occasioni non mancano, a partire da quello che è l'appuntamento clou di ogni estate: la festa di San Rocco, a Torrepaduli di Ruffano, nella notte di ferragosto.

Grotte, terme e precipizi

Quella compresa tra Leuca ad Otranto è una costa particolarmente affascinante, che regala panorami e colpi d'occhio indimenticabili: dislivelli, insenature e orridi marini, come il canale di Ciolo o le grotte delle Bocche di Terrarico.
Da queste parti si trovano anche il promontorio di Novaglie, il suggestivo litorale di Tricase e Castro, che domina dall'alto le celebri grotte Zinzulusa e Romanelli. Si sale, si scende e ci si ferma, almeno per un bagno. E poi si riparte, raggiungendo e superando Santa Cesarea Terme, Porto Badisco, Torre del Serpe, per proseguire alla volta di Otranto.

Otranto, la città in vetrina

L'antica Hydruntum è una meta obbligata, per la sua storia e per tutto ciò che può offrire, in particolare nella città vecchia: la maestosa cattedrale con la sua facciata semplice, i suoi mosaici e la sua preziosa cripta, la chiesa bizantina di San Pietro, il castello aragonese e le altre fortificazioni che la cingono sia sul mare sia verso l'interno.
Per certi versi Otranto e Gallipoli si assomigliano, per altri invece non potrebbero essere più distanti. L'impressione è che la città adriatica, con le sue case e le sue strade ben ristrutturate, sia più abituata ad accogliere e a farsi conoscere: ciò che a Gallipoli diventa una scoperta, qui è più "semplicemente" una visita molto interessante.
Che sia il risultato di un più efficace marketing territoriale o la conseguenza del più consolidato sviluppo turistico di quel tratto di costa adriatica, che poco più a nord offre località rinomate come San Foca e Torre dell'Orso, oppure dipenda dal passaggio di gente assicurato dal porto, fatto sta che ad Otranto quello che c'è è tutto più "pronto", più "disponibile": dall'architettura alle informazioni. E sembra a portata di mano pure la costa albanese che si intravede all'orizzonte nelle giornate di sereno.

Radici di pietra

Una delle caratteristiche del Salento è la diffusione sul territorio di tante testimonianze di un passato per molti versi ancora oscuro. Le grotte - Zinzulusa, Romanelli, ma anche Tre Porte, Elefante, Giganti, sino a quelle di Uluzzo e del Cavallo - non sono mai soltanto fenomeni naturali, ma offrono i segni tangibili e soprattutto visibili di un'antichissima presenza umana. Nelle campagne si trovano inoltre molti dolmen e menhir che risalgono al Neolitico e ce ne sarebbero molti di più se, come sembra, non fossero stati distrutti nell'alto medioevo in quanto considerati luoghi di culto pagano.
Nell'entroterra di Otranto c'è una grande concentrazione di megaliti. La loro ricerca può essere l'occasione per una o più escursioni, magari in bicicletta, tra pietre antiche e antichissime, resti preistorici, eredità messapiche o greco-romane e cripte bizantine: a Giurdignano, Minervino, Giuggianello e Muro Leccese.
L'interesse per la storia antica e per le radici di pietra può riportare a sud verso Tricase e Patù, o in direzione Mar Ionio, a Ugento, con eredità messapiche, greche, romane e medievali, o ad Alezio, un po' all'interno rispetto a Gallipoli, o ancora verso nord-est a Roca, vicino a San Cataldo. Molti reperti dell'intera zona, a partire dalle "Veneri di Parabita", risalenti a 15mila anni fa, sono inoltre conservati nel Museo civico di paleontologia e paletnologia di Maglie, che si trova a metà strada tra Gallipoli e Otranto e non dista molto da Lecce.

La città del barocco

Non avrebbe senso essere da queste parti e non esplorare la capitale del Salento, famosa per le sue chiese e i suoi palazzi dalle rifiniture eleganti e sontuose. Da non perdere piazza del Duomo, un autentico gioiello, dominato dall'imponente delicatezza della facciata della cattedrale; piazza Sant'Oronzo, sintesi della storia cittadina e regionale con l'anfiteatro romano e i vicini palazzi; la Basilica di Santa Croce lascia senza fiato con tutti i suoi fregi e rilievi.
Questo è solo il programma minimo consigliato. Ci sono tante cose da vedere e tante da scoprire, tra locali alternativi, artigianato della cartapesta e altre parti della città vecchia riportate a nuova vita. E non bisogna dimenticare la maestosa festa di Sant'Oronzo, a fine agosto.

Palazzi, paiare e Grecìa

Tra trulli, "paiare", masserie e muri a secco, forni e frantoi, palazzi e castelli, paesaggi, cibi e bevande, ci sono ancora molti posti da vedere, da Nardò ad Acaia, da Galatone a Copertino, dai Laghi Alimini a Porto Selvaggio. Meritano una particolare attenzione Martano, Soleto, Sternatia, Calimera e gli altri centri che compongono la Grecìa Salentina.
La zona, tra Lecce, Maglie e l'Adriatico, è il cuore del Salento meridionale e per certi versi ne rappresenta una sintesi suggestiva: per l'arte, per la musica e per quella che è la sua principale particolarità, il griko, idioma assai affine al greco moderno, un tempo diffuso più ampiamente nella regione. Per chi ha interessi specifici è consigliabile il nuovissimo Museo della civiltà contadina e della cultura grika di Calimera. Per tutti almeno una segnalazione riguardante la "Notte della Taranta" a Melpignano, con tanti artisti sul palco a incrociare e rinnovare tradizioni musicali locali e non solo (tra gli ospiti delle precedenti edizioni della manifestazione Noa, John Zawinul e gli occitani Dupain) e soprattutto tanta gente sul prato pronta a continuare la musica e le danze, spontaneamente, sino al mattino.

 
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