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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 04/2003 | ||
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THE RAIL Correva l'anno 1972 e "Trainspotting" non era ancora un libro né un film di successo. Nasceva l'Inter Rail, il simbolo per eccellenza del viaggio libero, senza tappe obbligate, per andare alla scoperta del mondo con la quiete che in genere manca in tutto il resto. Un viaggio pratico, economico e di emancipazione dalle vacanze adolescenziali con i genitori; un modo nuovo di fare vacanza abbracciato con entusiasmo negli anni successivi da migliaia di giovani zaino in spalla. di Fabrizio Cellai Nascevano uno stile alternativo di girare l'Europa e un popolo nuovo, gli "inter-railer" come amano definirsi, che sono allergici alle formule "pacchetto di viaggio" e rabbrividiscono quando sentono parlare di "tutto compreso" o "voli charter". Alle comodità dell'aereo preferiscono la carrozza di un treno, al comfort di un villaggio vacanze rinunciano volentieri per un ostello o un alberghetto spartano. Perché l'Inter Rail, più che un modo di spostarsi spendendo poco, è una filosofia di vacanza on the road (meglio, on the rail). Insomma l'Inter Rail, un mese di treno a basso costo in giro per l'Europa, il Marocco e la Turchia è, per chi lo vuole, disorganizzazione in una società sempre più inquadrata e asettica. L'Inter Rail, nella definizione che ne dà Luca Conti (vedere nel box alla voce letture consigliate) è, per chi sa giocarsela bene, libertà in una società che organizza e limita anche l'avventura, la sorpresa, la gioia, il sogno. Fino a pochi anni fa erano soprattutto i giovani a saltare su un treno che li portava a conoscere il vecchio continente, poi l'Inter Rail ha richiamato un po' tutti, complice il fatto che le ferrovie l'hanno esteso ai maggiori di 26 anni. Ma chi sono gli inter-railer, qual è il loro modo di viaggiare e come sono cambiati in questi primi trent'anni di vita? Primo comandamento: in treno la notte, perché di giorno si cammina, ci si sposta in metrò e si visitano musei. Qualche volta ci si ferma a dormire a terra, preferibilmente in un ostello, rifugio e luogo d'incontro degli inter-railer. Qui, oltre a riposare le membra, ci si scambia esperienze, consigli e suggerimenti utili, si stringono amicizie. Seconda regola: gli inter-railer sono grandi fautori della teoria della cipolla, teoria nata probabilmente nella camera da letto di uno di loro davanti allo zaino da riempire prima della partenza, momento assolutamente cruciale per una buona riuscita del viaggio. La cipolla consiste nell'attrezzarsi con indumenti indossabili a strati: t-shirt abbondanti, maglioncini, giubbino e mantellina contro vento e pioggia; scarpa da ginnastica, sacco a pelo e poche altre cose strettamente necessarie in modo da avere uno zaino leggero, maneggievole e in grado di far da guanciale nelle notti in stazione. La teoria della cipolla, secondo gli esperti, consente di invertire gli strati e quindi di apparire quasi sempre in ordine! Detto questo, bisogna notare che esistono diverse scuole di pensiero a seconda del modo di viaggiare in treno: da soli o in compagnia, con o senza macchina fotografica, spostarsi tutti i giorni perché il bello è macinare più chilometri possibile oppure fare tappe un po' più lunghe per conoscere meglio alcuni luoghi: ognuno ha il suo metodo. Quello che è certo è che sono viaggiatori quasi senza meta, perché il fascino dell'Inter rail consiste nella possibilità di saltare su un treno quando si vuole e lasciarsi trasportare dagli incontri, dalle nuove amicizie, dagli eventi. Marco, 33 anni e vecchio inter-railer: "A 18 anni sono partito da Torino verso nord, senza un percorso di viaggio prestabilito. Unici punti fermi i concerti dei Cure a Londra e di Siouxie a Glasgow; in mezzo deviazioni fino alle isole Far Oer sotto l'Islanda, serate da lavapiatti nei pub per pagarmi da dormire, tanti nuovi compagni di viaggio e un senso di libertà meraviglioso". Erano gli anni Ottanta, ma l'incantesimo sembra non spezzarsi neanche a distanza di vent'anni. Martina e Vittoria sono tra le 160 mila persone che l'anno scorso hanno viaggiato con un biglietto Inter Rail in tasca: "Siamo partite per andare in Portogallo e siamo finite in Marocco - dice Vittoria -, tra lunghe nottate sui treni, spesso allungate nei corridoi, in compagnia di finlandesi, inglesi, croati o polacchi. Alla fine del viaggio - aggiunge Martina - tanta stanchezza, ma un'unica idea per il prossimo anno: ripetere l'esperienza, magari partendo per l'Inghilterra e finire in Turchia". Un piacere, quello dell'Inter Rail, che rischia di trasformarsi però in un lusso per pochi: di fronte ai prezzi stracciati delle tariffe aeree, quelli ferroviari aumentano. Un biglietto Inter rail che nel 1999 costava 180 euro, nel 2003 raggiunge i 220 euro. E gli inter-railer? Protestano, ricorrono alle maggiori associazioni consumatori e fondano un'associazione, "Viaggi e Libertà" che si prefigge come scopo quello di difendere le finalità del biglietto Inter Rail e cioè favorire gli scambi interculturali e il movimento giovanile. In internet è cresciuta una community che conta già più di tremila iscritti dove, oltre a difendere l'idea dell'Inter rail, ci si scambia consigli pratici e trucchi che neanche una guida turistica riporterà mai (tranne quella scritta dagli stessi inter-railer che è in fase di preparazione). "I consigli sono fondamentali - confermano Martina e Vittoria - perché è molto difficile districarsi nella rete delle prenotazioni obbligatorie e salate, dei supplementi rapido che in Paesi come Germania o Svezia è impossibile evitare". Nonostante tutto lo spirito dell'Inter rail sopravvive e lo lasciamo diffondersi attraverso un grande scrittore che di certo non ha potuto utilizzarlo, ma che sicuramente l'avrebbe apprezzato: "Per quel che mi riguarda, io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. La gran cosa è muoversi, sentire più acutamente il prurito della nostra vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentirsi sotto i piedi il granito del globo appuntito di selci taglienti". Parola di Robert L. Stevenson, parole per le orecchie degli inter-railer.
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