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luglio/agosto 2002






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VOLONTARIATO E TERZA ETÀ:
UN IMPEGNO CHE CRESCE

di Donatella Sasso

Pensionato, anziano. Quanti non gradiscono riconoscersi in queste parole! Certo non si può generalizzare, ma io credo di conoscere almeno una mezza dozzina di persone che preferirebbero definire se stessi e il proprio ruolo sociale in maniera differente. Questa insofferenza non è dovuta tanto ai due termini in sé quanto a tutto quello che normalmente viene ad essi associato: inutilità, esclusione dal mondo del lavoro e dai contatti sociali che questo comporta, isolamento e anche solitudine. In più, quando si affronta il binomio anziani-volontariato, questi vengono quasi automaticamente associati alla parte dei bisognosi di cure, aiuto e sostegno.
Certamente molti di loro non sono più indipendenti e necessitano di costante assistenza medica, materiale e psicologica. Solo che molti di coloro che si occupano di aiutare anziani e pensionati sono essi stessi anziani e pensionati. Fanno parte di quella fascia di popolazione che, come ci raccontano le statistiche regolarmente diffuse dai vari mezzi di comunicazione, è in continua crescita a svantaggio di adolescenti e giovani, sempre meno numerosi. Queste persone, nella maggior parte dei casi, godono di buona salute, hanno ottime speranze di vita e sono spesso desiderose di spendere energie e competenze a vantaggio degli altri.
Proprio con l'obiettivo di valorizzare queste potenzialità, nel 1989, nasce dallo SPI CGIL, il Sindacato pensionati italiani, l'Auser (Associazione per l'Autogestione dei Servizi e della solidarietà). Le esigenze dei pensionati stavano mutando rapidamente e al sindacato non bastava più occuparsi di trattamenti economici e difesa dei diritti. Occorreva impegnare il tempo libero di tutti questi lavoratori che, con freddo linguaggio tecnico, vengono definiti "fuori dal ciclo produttivo", ma anche di moltissime madri di famiglia con figli ormai grandi, sposati o già fuori casa, che percepivano con crescente disagio il vuoto delle loro giornate. L'Auser istituisce così molti servizi rivolti al sostegno degli anziani più soli e bisognosi, ma con l'attenzione di coinvolgere nelle attività il maggior numero possibile di neo-pensionati. Viene creato il Filo d'Argento, un telefono amico che nel tempo si è trasformato in un vero e proprio servizio per la tutela della salute psico-fisica degli anziani. Telefonate quotidiane non servono solo a far sentire le persone meno sole, ma permettono un costante controllo attraverso quelle domande un po' affettuose e un po' preoccupate che si riservano ai propri nonni e genitori: "Hai preso le pastiglie? Hai chiuso il gas? Va tutto bene?"
Altre attività sono destinate al sostegno degli ospiti delle case di riposo comunali. Dalle gite alla ginnastica, dalle feste alla coltivazione degli orti, tutto mira a far sentire vivi e protagonisti gli anziani e a ricreare in loro un senso di appartenenza al quartiere di residenza. In realtà tutte le attività dell'Auser non mirano solo a risolvere problemi pratici o di solitudine, come il trasporto per motivi medici, l'accompagnamento, le visite domiciliari, ma tendono anche a creare nuove forme di aggregazione, anche fra giovani e anziani. Forse l'attività più riuscita e più gettonata in questo senso è quella dei Pony Auser, sostenuta dalla Compagnia di San Paolo, che coinvolge studenti maggiorenni, soprattutto nel periodo estivo, nella cura di uno o più anziani a cui sono assicurati la spesa, le medicine, le pratiche amministrative e tutto quello che venga richiesto. Un breve corso di formazione offre ai ragazzi l'occasione di svolgere un'attività non solo gratificante, ma che permette anche di accedere al credito formativo. Sempre nella prospettiva di creare relazioni fra le generazioni il Comune di Torino ha lanciato nel 1999 l'iniziativa "Mai più da soli", rivolta a tutti gli anziani desiderosi di accogliere nelle loro case, spesso troppo grandi e troppo vuote, studenti universitari per periodi più o meno lunghi.
Tutte queste attività sembrano inserirsi quasi inavvertitamente nel solco della tradizione di Torino capitale del volontariato. Si pensi al mondo cattolico, dai gruppi parrocchiali della San Vincenzo al Cottolengo, ma anche ai gruppi anziani di grandi e piccole aziende, molti riuniti nell'A.A.A. Agenzia Anziani Attivi, che coniugano attività ricreative a gesti di quotidiana solidarietà.
Proprio con questo spirito, nel 1975, è nata a Torino l'Unitre, l'Università della Terza Età, oggi estesa in tutta Italia, con il duplice obiettivo di impegnare le giornate dei pensionati e favorire il benessere psicologico e materiale dei più bisognosi. Infatti accanto all'attivazione di corsi e laboratori su vari argomenti e la realizzazione di altre attività culturali, propone servizi di sostegno in ospedali, case di riposo e presso i disabili o chi abbia subito interventi con gravi menomazioni psico-fisiche.
Le iniziative di questo genere sono davvero numerose e sarebbe difficile citarle tutte. Ancora un accenno però va sicuramente a due progetti del Comune di Torino realizzati in collaborazione con molte delle associazioni citate. Si tratta dei Servizi di Tregua, rivolti a chi debba assistere in maniera continuativa un anziano e voglia ritagliarsi ogni tanto una pausa per riprendere fiato.Tutti i giorni, tra le 8 e le 22, per un massimo di 16 ore al mese, operatori professionali e volontari si rendono disponibili in relazione alle esigenze delle singole famiglie. Il servizio "Aiuto agli Anziani Vittime di Violenza" è invece sorto per ovviare alle conseguenze di un fenomeno in continua crescita, quello dei raggiri, delle aggressioni e delle truffe ai danni di una delle fasce più deboli della popolazione. Un numero consistente di volontari si premura di raccogliere le denunce degli anziani, fornire sostegno pratico e psicologico, offrire consulenze sulle norme di prevenzione alle truffe. E, soprattutto, non dimentica mai di pronunciare una parola di conforto, senza la quale i susseguirsi delle giornate può davvero diventare insopportabile.

Bambini e anziani: un incontro possibile?
Sicuramente sì, almeno stando ai risultati delle iniziative realizzate presso alcune scuole elementari di Torino dall'Auser, dalle Circoscrizioni, dal Progetto Periferie del Comune e dall'UNIVOL-CSV.
La prima riprende l'esperienza già collaudata nelle case di riposo: la realizzazione e la cura di un orto. Si tratta di un'attività non solo utile ai bambini per sviluppare senso di responsabilità e capacità di lavorare in gruppo, ma soprattutto un'attività culturale indispensabile, dopo che fra alcuni allievi si era diffusa la notizia falsa e tendenziosa secondo cui i pomodori crescevano nei supermercati!
Un'altra collaborazione di successo ha visto protagonisti trecento bambini delle scuole Novaro, Pestalozzi e Anna Frank nel progetto "Il mio cane ed io - a spasso con l'ecologia". Bambini e volontari anziani si sono presi l'impegno di andare nelle vie e nei parchi vicini alle scuole a sensibilizzare i padroni di cani indisciplinati, o meglio i padroni indisciplinati di cani assolutamente normali. Uno sforzo verso la mediazione dei conflitti che spesso si scatenano fra i residenti per futili motivi.
Alla scuola Padre Gemelli è invece stata realizzata una piccola pubblicazione sul tema del lavoro. I bambini hanno intervistato nonni e genitori sulle loro professioni, tra aspettative e delusioni, sogni e quotidianità a confronto.
Oltre ai lodevoli obiettivi delle iniziative, il risultato che queste ottengono più frequentemente è la nascita di rapporti di duratura amicizia fra anziani e bambini, che spesso non terminano insieme all'anno scolastico.

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