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A ABBRONZATISSIMI
L'organizzazione
Mondiale della Sanità ha denunciato un fortissimo aumento dei
tumori della pelle negli ultimi anni (il 2 per cento in più ogni
anno), dovuto alle abbronzature sconsiderate. I reparti di dermatologia
degli ospedali italiani sono pieni di casi simili, tutti scatenati dall'irrazionalità
nell'esposizione solare. Tanto più assurdo, visto che si tratta
di tumori prevedibili.
di Daniela
Finocchi
E poi
ci sono le macchine. Secondo le case produttrici, a seguito del buco
nell'ozono, sarebbe sempre più pericoloso esporsi ai raggi solari,
mentre le macchine sarebbero più sicure, ma le cose non stanno
esattamente così. Le radiazioni solari, infatti, si compongono
di raggi UVA, UVB e UVC. I primi penetrano maggiormente e danno poca
pigmentazione rispetto ai secondi, mentre gli ultimi sono quelli più
dannosi. Gli UVC vengono filtrati nella ionosfera dalla fascia d'ozono,
ma questa si è andata assottigliando tanto che le radiazioni,
sia dal punto di vista qualitativo sia quantitativo, giungono oggi sulla
terra molto più di quanto non avvenisse anche solo dieci anni
fa.
"Le cosiddette lampade abbronzanti, sia pure sofisticate e perfezionate
rispetto a quelle del passato, possono essere molto dannose, specialmente
per alcuni tipi di pelle - dice il prof. Santino Mazzocchi, noto specialista,
primario emerito di Dermatologia presso l'Ospedale Molinette di
Torino -. Gli UVA, infatti, non sono dannosi solo apparentemente (perché
non provocano eritemi) ma accelerano il processo di invecchiamento cutaneo.
È logico che queste applicazioni fatte qualche volta l'anno non
sono pericolose, ma eseguite sistematicamente per essere sempre abbronzati,
come mi capita spesso di vedere, sono da condannare".
Prima dell'esposizione (solare o "meccanica" che sia) è
fondamentale determinare il fototipo di ognuno, cioè il tipo
di pelle in base all'esposizione al sole, per stabilire tempi e durata.
La tabella dei fototipi va da 2 a 6, intendendo con il fattore 6 i soggetti
molto pigmentati, che possiedono un filtro di melanina tale da proteggere
le strutture sottostanti dai danneggiamenti che le irradiazioni possono
produrre. Invece, col numero 1 si indica un fototipo molto basso (per
esempio, un irlandese con capelli rossicci e occhi chiari).
"Non voglio criminalizzare le lampade - continua il prof. Mazzocchi
- siamo stati noi specialisti a usarle per primi e le utilizziamo tuttora
per curare malattie anche molto gravi, ma con cautela e tenendo conto
della piattaforma fototipica. La legge in Italia è molto carente
sotto questo profilo. Bisognerebbe stabilire, invece, come, con quali
precauzioni e chi dovrebbe usare queste apparecchiature. I danneggiamenti,
infatti, vanno da quelli a livello delle strutture elastiche al DNA,
all'assetto immunologico. Anche se viene irradiato solo il viso, non
si pensi che il resto del corpo ne sia indenne. Per non parlare poi
del caso in cui il soggetto abbia in atto delle patologie che possono
venire addirittura stimolate dalle radiazioni".
La Regione Piemonte può considerarsi "pioniera" in
questo senso, visto che ha cercato di colmare il vuoto legislativo cui
fa cenno il prof. Mazzocchi. Il DPGR 78 del 1999 stabilisce, infatti,
alcuni obblighi fondamentali per i solarium, tra i quali il rispetto
della tabella fototipica e la compilazione di una scheda personale per
ogni cliente così da controllare e non superare i limiti stabiliti
per le sedute. La regolamentazione del settore, comunque, non si è
ancora esaurita, infatti la Regione sta lavorando a un'integrazione
del decreto che (da voci ufficiose) dovrebbe essere pronta dopo l'estate.
Da parte sua la Cassazione ha messo al bando le lampade abbronzanti
"quando non ne sia stata garantita la sicurezza da parte di estetisti
diplomati", mentre l'Istituto superiore di Sanità propone
di consentirne l'uso solo a chi presenta un certificato medico che escluda
eventuali controindicazioni e di vietarle agli adolescenti (attualmente
quasi tutti i paesi europei vietano l'abbronzatura artificiale ai minorenni).
Sulla spiaggia però nessuno può controllare quanto e come
si "prende la tintarella". Nessuno pretende che si torni dalle
vacanze "pallidi", ma per cautelarsi da brutte sorprese basta
poco: una crema con filtro solare. L'organismo, infatti, ha bisogno
fino a 72 ore per produrre la melanina, ecco perché all'inizio
ogni tipo di carnagione deve proteggersi. Fronte, naso, contorno occhi
e orecchie sono i punti più delicati e andrebbero schermati con
un "sun-block". Inoltre, perché una crema solare sia
davvero efficace occorre dargli il tempo di penetrare negli strati superficiali
dell'epidermide, per questo andrebbe applicata almeno mezz'ora prima
di uscire di casa. In spiaggia è poi importante ricordarsi di
ripetere l'operazione dopo ogni bagno, anche se la crema è waterproof,
ed ogni tre ore perché salsedine, sudore, sabbia e asciugamano
possono vanificarne l'effetto.
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