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luglio/agosto 2002


 

 

 

 


A A ABBRONZATISSIMI
L'organizzazione Mondiale della Sanità ha denunciato un fortissimo aumento dei tumori della pelle negli ultimi anni (il 2 per cento in più ogni anno), dovuto alle abbronzature sconsiderate. I reparti di dermatologia degli ospedali italiani sono pieni di casi simili, tutti scatenati dall'irrazionalità nell'esposizione solare. Tanto più assurdo, visto che si tratta di tumori prevedibili.

di Daniela Finocchi

E poi ci sono le macchine. Secondo le case produttrici, a seguito del buco nell'ozono, sarebbe sempre più pericoloso esporsi ai raggi solari, mentre le macchine sarebbero più sicure, ma le cose non stanno esattamente così. Le radiazioni solari, infatti, si compongono di raggi UVA, UVB e UVC. I primi penetrano maggiormente e danno poca pigmentazione rispetto ai secondi, mentre gli ultimi sono quelli più dannosi. Gli UVC vengono filtrati nella ionosfera dalla fascia d'ozono, ma questa si è andata assottigliando tanto che le radiazioni, sia dal punto di vista qualitativo sia quantitativo, giungono oggi sulla terra molto più di quanto non avvenisse anche solo dieci anni fa.
"Le cosiddette lampade abbronzanti, sia pure sofisticate e perfezionate rispetto a quelle del passato, possono essere molto dannose, specialmente per alcuni tipi di pelle - dice il prof. Santino Mazzocchi, noto specialista, primario emerito di Dermatologia presso l'Ospedale Molinette di
Torino -. Gli UVA, infatti, non sono dannosi solo apparentemente (perché non provocano eritemi) ma accelerano il processo di invecchiamento cutaneo. È logico che queste applicazioni fatte qualche volta l'anno non sono pericolose, ma eseguite sistematicamente per essere sempre abbronzati, come mi capita spesso di vedere, sono da condannare".
Prima dell'esposizione (solare o "meccanica" che sia) è fondamentale determinare il fototipo di ognuno, cioè il tipo di pelle in base all'esposizione al sole, per stabilire tempi e durata. La tabella dei fototipi va da 2 a 6, intendendo con il fattore 6 i soggetti molto pigmentati, che possiedono un filtro di melanina tale da proteggere le strutture sottostanti dai danneggiamenti che le irradiazioni possono produrre. Invece, col numero 1 si indica un fototipo molto basso (per esempio, un irlandese con capelli rossicci e occhi chiari).
"Non voglio criminalizzare le lampade - continua il prof. Mazzocchi - siamo stati noi specialisti a usarle per primi e le utilizziamo tuttora per curare malattie anche molto gravi, ma con cautela e tenendo conto della piattaforma fototipica. La legge in Italia è molto carente sotto questo profilo. Bisognerebbe stabilire, invece, come, con quali precauzioni e chi dovrebbe usare queste apparecchiature. I danneggiamenti, infatti, vanno da quelli a livello delle strutture elastiche al DNA, all'assetto immunologico. Anche se viene irradiato solo il viso, non si pensi che il resto del corpo ne sia indenne. Per non parlare poi del caso in cui il soggetto abbia in atto delle patologie che possono venire addirittura stimolate dalle radiazioni".
La Regione Piemonte può considerarsi "pioniera" in questo senso, visto che ha cercato di colmare il vuoto legislativo cui fa cenno il prof. Mazzocchi. Il DPGR 78 del 1999 stabilisce, infatti, alcuni obblighi fondamentali per i solarium, tra i quali il rispetto della tabella fototipica e la compilazione di una scheda personale per ogni cliente così da controllare e non superare i limiti stabiliti per le sedute. La regolamentazione del settore, comunque, non si è ancora esaurita, infatti la Regione sta lavorando a un'integrazione del decreto che (da voci ufficiose) dovrebbe essere pronta dopo l'estate.
Da parte sua la Cassazione ha messo al bando le lampade abbronzanti "quando non ne sia stata garantita la sicurezza da parte di estetisti diplomati", mentre l'Istituto superiore di Sanità propone di consentirne l'uso solo a chi presenta un certificato medico che escluda eventuali controindicazioni e di vietarle agli adolescenti (attualmente quasi tutti i paesi europei vietano l'abbronzatura artificiale ai minorenni).
Sulla spiaggia però nessuno può controllare quanto e come si "prende la tintarella". Nessuno pretende che si torni dalle vacanze "pallidi", ma per cautelarsi da brutte sorprese basta poco: una crema con filtro solare. L'organismo, infatti, ha bisogno fino a 72 ore per produrre la melanina, ecco perché all'inizio ogni tipo di carnagione deve proteggersi. Fronte, naso, contorno occhi e orecchie sono i punti più delicati e andrebbero schermati con un "sun-block". Inoltre, perché una crema solare sia davvero efficace occorre dargli il tempo di penetrare negli strati superficiali dell'epidermide, per questo andrebbe applicata almeno mezz'ora prima di uscire di casa. In spiaggia è poi importante ricordarsi di ripetere l'operazione dopo ogni bagno, anche se la crema è waterproof, ed ogni tre ore perché salsedine, sudore, sabbia e asciugamano possono vanificarne l'effetto.

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