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ARRAMPICATA
SPORTIVA
DANZARE SULLA VERTICALE
di Mario
Frascione
L'arrampicata
sportiva, pur derivando storicamente dall'ambiente dell'alpinismo tradizionale,
da diversi anni si è resa assolutamente indipendente da esso, ed
enormi sono le distanze che la dividono dalla pratica della scalata in
montagna. A
differenza degli alpinisti, i climber hanno scelto di incentrare tutto
il proprio interesse sulla difficoltà tecnica della scalata, e
contemporaneamente di ridurre i rischi che si incontrano sulla dimensione
verticale. Anzi, per loro il raggiungimento di una "vetta" è
così poco importante che spesso i luoghi dove si pratica l'arrampicata
sportiva sono a quota media e presentano decine di itinerari a poca distanza
uno dall'altro su strutture rocciose alte anche soltanto pochi metri.
Il
rito della magnesite
Si arrampica su strutture rocciose precedentemente attrezzate, su cui
vengono infissi dei forti ancoraggi in grado di trattenere gli strappi
causati da eventuali cadute. Si utilizzano corde particolari, con un
limitato ma concreto fattore di allungamento, moschettoni e altri congegni
in grado di garantire la massima sicurezza.
Va notato che ciascuno di questi mezzi deve essere usato in modo corretto
e con grande attenzione: la sicurezza e l'integrità di chi arrampica
dipende sempre da se stessi e dal senso di responsabilità e dall'attenzione
del proprio compagno che tiene in mano l'altro capo della corda.
I climbers hanno poi i propri riti e i propri tormentoni. Uno è
certamente quello delle scarpette, con una suola molto aderente. Nei
loro confronti spesso si instaura un vero e proprio rapporto di odio
e amore. Altro tormentone è ormai diventato quello della magnesite.
La si porta in un apposito sacchettino dietro la schiena e si finisce
per ricorrere ad essa non solo per non far scivolare mani e polpastrelli
sulla roccia, ma in modo quasi rituale, all'inizio di un tiro di corda
o prima di un passaggio particolarmente impegnativo.
Che dire del gergo dei climbers? A voi la sorpresa e il piacere di addentrarvi
nel mondo dell'arrampicata sportiva.
Un
allenamento che dura tutto l'anno
È proprio con l'allenamento che si curano tutti gli aspetti determinanti
per riuscire a superare difficoltà sempre maggiori. La caratteristica
più importante è la qualità della progressione,
la sua armonia e il suo ritmo, aspetti che per certi aspetti avvicinano
l'arrampicata forse più alle discipline orientali che alla ginnastica
tradizionale. I movimenti devono infatti formare sequenze continue il
cui fine è ottenere il massimo risultato in progressione con
il minimo sforzo muscolare. Servono quindi un grande senso dell'equilibrio,
una eccellente capacità di far risparmiare fatica alle braccia
dirottando gli sforzi più impegnativi sulle gambe che hanno una
muscolatura molto più forte, un brillante intuito nel saper immaginare
quali appigli sfruttare e in quale sequenza.
Da circa un decennio i ragazzi e le ragazze che in tutto il mondo praticano
l'arrampicata sportiva si allenano prevalentemente su prese di resina
avvitate su grandi pannelli strapiombanti di legno, alla cui base stanno
i materassoni utilizzati per il salto in alto, che permettono cadute
assolutamente innocue. Queste strutture sono spesso ospitate da palestre
e sono anche il naturale punto di ritrovo di climbers durante i giorni
feriali o lungo i freddi mesi invernali.
Dedicando all'allenamento un paio di sere a settimana si possono certamente
compiere progressi. Naturalmente il discorso cambia per chi intende
darsi all'agonismo. Anche in arrampicata sportiva un elevato livello
delle prestazioni arriva, come per qualsiasi sport, soltanto a prezzo
di un grande investimento di tempo e fatica.
Ma per tutti coloro che arrampicano per il puro piacere di farlo in
compagnia del proprio ragazzo, della ragazza o degli amici, vale la
regola di darsi le regole che più piacciono, sempre a patto di
rispettare la propria e altrui sicurezza.
Dove
andare nella bella stagione
I posti dove praticare l'arrampicata sportiva su roccia naturale a pochi
chilometri da Torino sono tanti. Ne citiamo alcuni con la raccomandazione
comunque di frequentarli solo con amici che siano già esperti
nell'utilizzo dei materiali e delle tecniche di arrampicata. Spesso
si tratta di luoghi anche molto gradevoli, dove chi non vuole arrampicare
può stare comunque con piacere a guardare le peripezie degli
amici imbragati o magari leggere un buon libro prendendo il fresco all'ombra
di un albero generoso. A noi tutti tocca quindi dare un piccolo contributo
affinché questi posti rimangano integri: portiamo sempre via
l'eventuale immondizia degli spuntini e invitiamo a fare altrettanto
anche coloro che tendono a dimenticarli dietro qualche cespuglio.
- Courbassere.
Da Torino per Lanzo e di qui per Ala di Stura. Raggiunta Ala di Stura
si prosegue per frazione Courbassera. È una zona molto estesa
che gli arrampicatori piemontesi frequentano da decenni. Fu uno dei
luoghi amati da Gian Piero Motti, arrampicatore e intellettuale le
cui riflessioni portarono profondi cambiamenti nell'arrampicata italiana.
Ci sono itinerari di tutte le difficoltà e anche una zona di
massi in cui ci si può cimentare con il bouldering.
- Traversella,
in Val Chiusella.
Lungo statale che collega Rivarolo a Ivrea si incontrano le indicazioni
per la Val Chiusella. A Traversella si lascia l'auto e si seguono
le indicazioni per l'area attrezzata di arrampicata, raggiungibile
con un sentiero (circa mezz'ora). Nei pressi delle paretine c'è
anche un comodo rifugio. Itinerari di arrampicata di tutte le difficoltà.
- Oasi,
Gran Dubbione. Da Torino a Pinerolo; di qui in direzione Sestriere
fino a Pinasca, dove si devia per Serremoretto, nei cui pressi si
lascia l'auto. A pochi minuti un settore di arrampicata con molti
itinerari ideali per prendere confidenza con le difficoltà
dell'arrampicata sportiva.
- Tornetti
di Viù, nella valle di Viù. Da Torino si prende
la direttissima per Lanzo, di qui per Viù e da quest'ultima
per la frazione Tornetti. Un breve sentiero in discesa porta al gigantesco
masso su cui si snodano gli itinerari di arrampicata. Gli itinerari
sono mediamente molto sostenuti. Bello anche solo per vedere all'opera
i bravi, e magari cercare di carpire loro qualche segreto.
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Ma
tu che grado fai?
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Chi pratica da tempo l'arrampicata si è ormai abituato
a classificare le difficoltà utilizzando i gradi della
scala francese.
L'arrampicata sportiva si muove su un terreno che parte solitamente
dal grado 5a, con una maggioranza degli itinerari su strutture
rocciose compresa tra il 6a e il 6c, ma con difficoltà
che per i bravi arrivano al 7c o all'8a e proseguono ancora oltre.
Da qui in avanti però parliamo di un terreno di gioco su
cui si riesce a muovere soltanto una piccola minoranza di "guru".
Resta una constatazione di fatto: l'arrampicata sportiva richiede
lo spostamento del nostro corpo verso l'alto o in traversata laterale
grazie alle nostre sole risorse psico-fisiche. In sostanza dal
punto di vista fisico è una disciplina in cui finisce per
essere avvantaggiato chi ha il miglior rapporto peso-potenza.
Potrà forse stupire che la conformazione fisica media di
chi pratica la disciplina ad alto livello sia lontana dal tipo
"montagna di muscoli". I campioni hanno di solito un
fisico decisamente asciutto, una muscolatura potente ma mai particolarmente
esuberante, e soprattutto una elevata resistenza ed elasticità
a livello dei tendini, spesso fortemente sollecitati al di sopra
di certe difficoltà (mai farli lavorare a freddo!).
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