|

|
FATE,
GNOMI, ELFI, FOLLETTI E TROLL
IL PICCOLO POPOLO
C'era
una volta
un giovane uomo che passeggiava lungo un sentiero del
bosco. Sopra di lui solo le fronde di antiche querce e ancor più
su, il cielo. Quando iniziò a calare la notte e in lontananza
apparvero le prime stelle, il silenzio della natura venne rotto da un
vociare fragoroso. L'uomo non capì subito, poi si guardò
attorno e scorse, tra le radici di un rovere, una piccola luce. Si avvicinò.
Non poteva credere a ciò che i suoi occhi stavano vedendo: una
vera e propria casa in miniatura, scavata nel legno e abitata da simpatici
gnomi che se la ridevano di gusto, mentre sorseggiavano infuso di susine
di Miriam
Massone
È l'inizio di una fiaba dei fratelli Grimm, un episodio di una
strana realtà, o la prima pagina di un diario di vacanze? Forse
tutte e tre le cose insieme. Basta lasciarsi guidare dalla fantasia e
dalla suggestione, avere un pizzico di fortuna e aggiungerci tanto amore
per la natura: mischiate tutti insieme questi ingredienti ed ecco pronta
la pozione magica che vi aiuterà a incontrare e riconoscere fate,
gnomi, elfi e folletti, in una sola parola "Il Piccolo Popolo".
Gnomi
Non c'è gnomo senza il tipico cappello a punta. I maschi lo hanno
rosso, le femmine verde chiaro, ma solo fino al giorno delle nozze.
Quando si sposano infatti lo cambiano, con uno di colore verde più
scuro. Sono alti 25 cm e pesano circa 300 grammi. Che siano longevi
è risaputo: raggiungono la piena maturità a 275 anni.
Nel corso della sua vita, lo gnomo maschio non si taglierà mai
la lunga e caratteristica barba bianca, se non nelle occasioni speciali,
come può essere un lungo viaggio o la visita di qualche parente.
Gli gnomi sono anche conosciuti come "gli esseri benefici del bosco":
amano la natura con la quale vivono praticamente in simbiosi, la difendono
e la rispettano. E questo è anche il primo insegnamento che danno
agli gnometti, appena nascono. Gli animali sono i loro più cari
amici, ad eccezione del gatto selvatico che si diverte a spaventarli
con agguati improvvisi. Le femmine si dilettano a preparare prelibate
pietanze a base di fiori (il cardo è il loro preferito), mentre
gli gnomi maschi sono abili artigiani sempre intenti a costruire case
scavate tra le radici dei faggi, orologi a cucù, ma anche a dipingere
con le tinture ricavate dalle bacche.
È raro riuscire a sorprendere uno gnomo. Difficilmente infatti
si concedono all'occhio umano, perché sono d'indole molto riservati.
Ma qualcuno ha avuto la fortuna di trovarseli di fronte a tu per tu,
come Selma Lagerlof, la famosa scrittrice norvegese. Era una tranquilla
notte del luglio 1905 e Selma stava alla sua scrivania, intenta a scrivere
la storia di un bambino che divenne piccolo come uno gnomo. Ma ad un
certo punto si interruppe, rattristata. Non aveva più ispirazione
e non sapeva come continuare il suo racconto. Ed ecco allora che le
apparvero dei piccoli gnomi, proprio sopra la sua scrivania. Uno di
loro prese la penna dal calamaio e scrisse un nome: "Nils Holgersson".
Poi scomparvero. Dopo due anni la scrittrice norvegese pubblicò
il suo capolavoro: "Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson"
e vinse il premio Nobel per la letteratura.
Folletti
Più estroversi, ma anche dispettosi e giocherelloni, i folletti
si riescono a scovare piuttosto facilmente. Non sono poche infatti le
testimonianze di persone che sono riuscite ad adocchiare qualche folletto
nei boschi. Luca, sul sito internet www.digilander.iol.it/bryonia26,
racconta: "Era il periodo dei funghi e con un amico e il mio fedele
cane ci siamo inoltrati in un bosco lontano da casa. Dopo due ore di
vane ricerche, di funghi nemmeno uno, e qui viene il bello!
Sento il mio cane abbaiare, mi volto verso di lui e sorpresa... Dietro
ad un tronco non più grosso di dieci centimetri di diametro vedo
uno strano essere vestito di verde che ricordava Peter Pan, solo nella
statura era diverso, infatti la sua altezza era di circa un metro e
venti.
Mi guarda e corre verso un altro albero, anche questo non più
grande di quindici centimetri, e poi sparisce alla mia vista.
Tutto questo è durato non più di cinque secondi, mi avvicino
al tronco dove è sparito per cercare di capire questa visione
e cosa trovo?
Un altro tronco in terra in decomposizione e sotto a questo ho raccolto
trentadue porcini molto belli".
Studiosi e appassionati sono riusciti a costruire una sorta di mappa
geografica, con cui risalire alle zone maggiormente abitate da questi
strani ometti. Insomma: paese che vai, folletto che trovi.
Se capitate dalle parti di Logudoro, in provincia di Sassari, fate attenzione
agli Ammutandori, folletti dall'aspetto gracile, ma molto, molto burloni,
soprattutto con le donne giovani che sono in procinto di sposarsi. Sempre
nel Sud Italia si possono incontrare gli Augurielli, dai caratteristici
piedi rotondi a forma di zoccolo di cavallo. Sono 'presenze' che dimorano
nelle case coloniche, abitate da almeno 7 famiglie e sono molto gelosi
della loro dimora, ecco perché tempestano con scherzi d'ogni
sorte i nuovi inquilini.
Le famiglie dei folletti sono davvero numerose e ognuna di queste si
differenzia per un particolare atteggiamento o passione: i Farfarelli
ad esempio, silenziosi e solitari, sono veri amanti della birra. Mentre
gli Ana Sosana, frequentatori della zona intorno a Bergamo (ma oggi
se ne sono perse le tracce) non pare gradiscano molto la polenta, ecco
perché sono così dispettosi e non perdono occasione per
gettare dei rametti nella pentola delle donne che la cucinano. Ci sono
poi i Crusc, folletti dalle dita accavallate, che rubano negli alpeggi
delle Alpi Lepontine, i Berlic, che fanno gli scherzi alle mandrie dei
pascoli Valdostani. Sempre in Val d'Aosta, si tramanda oralmente la
storia del folletto del mulino del Netscho, che pare abbia presenziato
ai frequenti cambiamenti climatici succedutesi nelle terre di Eselboden,
nel comune di Gressoney la Trinité. Un altro 'spiritello', conosciuto
da tanto tempo, è il Monacello di Napoli. Nella raccolta di leggi
che regolavano l'affitto, la "Pragmatica de locatio et conducto"
del 1587, era scritta un'apposita norma che permetteva al proprietario,
qualora la casa fosse stata infestata da un monacello, di recedere dal
contratto senza alcuna penale.
Elfi
e Troll
Gli Elfi hanno la testa piccola e grossi occhi ovali. Il corpo è
esile e sono abili a lavorare i metalli. Il loro re è Oberon
e hanno origine antichissima: secondo la leggenda deriverebbero dai
Thuatha de Danaan, letteralmente "Gli uomini della Dea", una
popolazione, esperta di magia fin da tempi lontanissimi, che conquistò
tutta l'Irlanda. Cacciati dai Gaeli, i Thuata bevvero una birra dotata
di poteri paranormali, che gli regalò la vita eterna e li trasformò
in creature fatate.
Dalle fredde terre del Nord Europa arrivano anche i Troll. Abitano tra
le insenature dei fiordi norvegesi, nelle gole delle imponenti e aride
montagne sempre innevate ed escono soltanto di notte, meglio quando
c'è la luna piena perché la luce del sole può trasformarli
in pietra. I Troll non sono tutti uguali: certi sono alti come giganti,
altri più piccoli, con un solo occhio o con due, con una o con
tre teste. Ciò che li accomuna è sicuramente il grosso
naso ricurvo, la lunga coda pelosa e il loro carattere tendenzialmente
buono.
Le
fate
Le Dame Bianche che animano le grotte del nostro Paese hanno poco a
che vedere con la Fata Turchina di Pinocchio: niente bacchetta magica
e cappello con le stelle, le Fate sono "presenze", per i più
invisibili, che si percepiscono quando si è soli e circondati
dalla natura silenziosa. Portano in genere lunghe vesti bianche o veli,
come quelli della Dama Bianca che passeggia ai margini dei boschi e
protegge la popolazione di Issime, in Val d'Aosta. Altre fate giocano
nella grotta della montagna del Cardetto a Catenaia di Casentino e nel
lago di Subiolo in Valstagna, mentre altre ancora sono state viste uscire
da due pozzi situati all'interno di un'antica fortezza vicino a Roccasale,
in Abruzzo: l'altura ancora oggi è chiamata Colle delle Fate.
Vicino a Teramo, tra Campli e Civitella, dentro una grotta c'è
ancora una fata che da secoli si dedica alla tessitura. Ma ci sono anche
i Fati: gentili e molto riservati, si trovano solo in Val di Susa, lungo
le acque della Dora e in nessun'altra parte al mondo.
Chi ama far lunghe passeggiate in montagna, fino alle vette più
alte, da oggi avrà un motivo in più per non lasciarsi
tentare dalla voglia irrefrenabile di raccogliere una stella alpina
(è una specie protetta): questi bellissimi e fragili fiori, che
crescono spontanei tra i crepacci più ripidi, altro non sono
che lacrime d'amore, inestinguibili, di una fatina innamorata di un
mortale.
|