CULTURA

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luglio/agosto 2002



 





 

 


FATE, GNOMI, ELFI, FOLLETTI E TROLL
IL PICCOLO POPOLO

C'era una volta… un giovane uomo che passeggiava lungo un sentiero del bosco. Sopra di lui solo le fronde di antiche querce e ancor più su, il cielo. Quando iniziò a calare la notte e in lontananza apparvero le prime stelle, il silenzio della natura venne rotto da un vociare fragoroso. L'uomo non capì subito, poi si guardò attorno e scorse, tra le radici di un rovere, una piccola luce. Si avvicinò. Non poteva credere a ciò che i suoi occhi stavano vedendo: una vera e propria casa in miniatura, scavata nel legno e abitata da simpatici gnomi che se la ridevano di gusto, mentre sorseggiavano infuso di susine…

di Miriam Massone

È l'inizio di una fiaba dei fratelli Grimm, un episodio di una strana realtà, o la prima pagina di un diario di vacanze? Forse tutte e tre le cose insieme. Basta lasciarsi guidare dalla fantasia e dalla suggestione, avere un pizzico di fortuna e aggiungerci tanto amore per la natura: mischiate tutti insieme questi ingredienti ed ecco pronta la pozione magica che vi aiuterà a incontrare e riconoscere fate, gnomi, elfi e folletti, in una sola parola "Il Piccolo Popolo".

Gnomi
Non c'è gnomo senza il tipico cappello a punta. I maschi lo hanno rosso, le femmine verde chiaro, ma solo fino al giorno delle nozze. Quando si sposano infatti lo cambiano, con uno di colore verde più scuro. Sono alti 25 cm e pesano circa 300 grammi. Che siano longevi è risaputo: raggiungono la piena maturità a 275 anni. Nel corso della sua vita, lo gnomo maschio non si taglierà mai la lunga e caratteristica barba bianca, se non nelle occasioni speciali, come può essere un lungo viaggio o la visita di qualche parente. Gli gnomi sono anche conosciuti come "gli esseri benefici del bosco": amano la natura con la quale vivono praticamente in simbiosi, la difendono e la rispettano. E questo è anche il primo insegnamento che danno agli gnometti, appena nascono. Gli animali sono i loro più cari amici, ad eccezione del gatto selvatico che si diverte a spaventarli con agguati improvvisi. Le femmine si dilettano a preparare prelibate pietanze a base di fiori (il cardo è il loro preferito), mentre gli gnomi maschi sono abili artigiani sempre intenti a costruire case scavate tra le radici dei faggi, orologi a cucù, ma anche a dipingere con le tinture ricavate dalle bacche.
È raro riuscire a sorprendere uno gnomo. Difficilmente infatti si concedono all'occhio umano, perché sono d'indole molto riservati. Ma qualcuno ha avuto la fortuna di trovarseli di fronte a tu per tu, come Selma Lagerlof, la famosa scrittrice norvegese. Era una tranquilla notte del luglio 1905 e Selma stava alla sua scrivania, intenta a scrivere la storia di un bambino che divenne piccolo come uno gnomo. Ma ad un certo punto si interruppe, rattristata. Non aveva più ispirazione e non sapeva come continuare il suo racconto. Ed ecco allora che le apparvero dei piccoli gnomi, proprio sopra la sua scrivania. Uno di loro prese la penna dal calamaio e scrisse un nome: "Nils Holgersson". Poi scomparvero. Dopo due anni la scrittrice norvegese pubblicò il suo capolavoro: "Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson" e vinse il premio Nobel per la letteratura.

Folletti
Più estroversi, ma anche dispettosi e giocherelloni, i folletti si riescono a scovare piuttosto facilmente. Non sono poche infatti le testimonianze di persone che sono riuscite ad adocchiare qualche folletto nei boschi. Luca, sul sito internet www.digilander.iol.it/bryonia26, racconta: "Era il periodo dei funghi e con un amico e il mio fedele cane ci siamo inoltrati in un bosco lontano da casa. Dopo due ore di vane ricerche, di funghi nemmeno uno, e qui viene il bello!
Sento il mio cane abbaiare, mi volto verso di lui e sorpresa... Dietro ad un tronco non più grosso di dieci centimetri di diametro vedo uno strano essere vestito di verde che ricordava Peter Pan, solo nella statura era diverso, infatti la sua altezza era di circa un metro e venti.
Mi guarda e corre verso un altro albero, anche questo non più grande di quindici centimetri, e poi sparisce alla mia vista.
Tutto questo è durato non più di cinque secondi, mi avvicino al tronco dove è sparito per cercare di capire questa visione e cosa trovo?
Un altro tronco in terra in decomposizione e sotto a questo ho raccolto trentadue porcini molto belli".
Studiosi e appassionati sono riusciti a costruire una sorta di mappa geografica, con cui risalire alle zone maggiormente abitate da questi strani ometti. Insomma: paese che vai, folletto che trovi.
Se capitate dalle parti di Logudoro, in provincia di Sassari, fate attenzione agli Ammutandori, folletti dall'aspetto gracile, ma molto, molto burloni, soprattutto con le donne giovani che sono in procinto di sposarsi. Sempre nel Sud Italia si possono incontrare gli Augurielli, dai caratteristici piedi rotondi a forma di zoccolo di cavallo. Sono 'presenze' che dimorano nelle case coloniche, abitate da almeno 7 famiglie e sono molto gelosi della loro dimora, ecco perché tempestano con scherzi d'ogni sorte i nuovi inquilini.
Le famiglie dei folletti sono davvero numerose e ognuna di queste si differenzia per un particolare atteggiamento o passione: i Farfarelli ad esempio, silenziosi e solitari, sono veri amanti della birra. Mentre gli Ana Sosana, frequentatori della zona intorno a Bergamo (ma oggi se ne sono perse le tracce) non pare gradiscano molto la polenta, ecco perché sono così dispettosi e non perdono occasione per gettare dei rametti nella pentola delle donne che la cucinano. Ci sono poi i Crusc, folletti dalle dita accavallate, che rubano negli alpeggi delle Alpi Lepontine, i Berlic, che fanno gli scherzi alle mandrie dei pascoli Valdostani. Sempre in Val d'Aosta, si tramanda oralmente la storia del folletto del mulino del Netscho, che pare abbia presenziato ai frequenti cambiamenti climatici succedutesi nelle terre di Eselboden, nel comune di Gressoney la Trinité. Un altro 'spiritello', conosciuto da tanto tempo, è il Monacello di Napoli. Nella raccolta di leggi che regolavano l'affitto, la "Pragmatica de locatio et conducto" del 1587, era scritta un'apposita norma che permetteva al proprietario, qualora la casa fosse stata infestata da un monacello, di recedere dal contratto senza alcuna penale.

Elfi e Troll
Gli Elfi hanno la testa piccola e grossi occhi ovali. Il corpo è esile e sono abili a lavorare i metalli. Il loro re è Oberon e hanno origine antichissima: secondo la leggenda deriverebbero dai Thuatha de Danaan, letteralmente "Gli uomini della Dea", una popolazione, esperta di magia fin da tempi lontanissimi, che conquistò tutta l'Irlanda. Cacciati dai Gaeli, i Thuata bevvero una birra dotata di poteri paranormali, che gli regalò la vita eterna e li trasformò in creature fatate.
Dalle fredde terre del Nord Europa arrivano anche i Troll. Abitano tra le insenature dei fiordi norvegesi, nelle gole delle imponenti e aride montagne sempre innevate ed escono soltanto di notte, meglio quando c'è la luna piena perché la luce del sole può trasformarli in pietra. I Troll non sono tutti uguali: certi sono alti come giganti, altri più piccoli, con un solo occhio o con due, con una o con tre teste. Ciò che li accomuna è sicuramente il grosso naso ricurvo, la lunga coda pelosa e il loro carattere tendenzialmente buono.

Le fate
Le Dame Bianche che animano le grotte del nostro Paese hanno poco a che vedere con la Fata Turchina di Pinocchio: niente bacchetta magica e cappello con le stelle, le Fate sono "presenze", per i più invisibili, che si percepiscono quando si è soli e circondati dalla natura silenziosa. Portano in genere lunghe vesti bianche o veli, come quelli della Dama Bianca che passeggia ai margini dei boschi e protegge la popolazione di Issime, in Val d'Aosta. Altre fate giocano nella grotta della montagna del Cardetto a Catenaia di Casentino e nel lago di Subiolo in Valstagna, mentre altre ancora sono state viste uscire da due pozzi situati all'interno di un'antica fortezza vicino a Roccasale, in Abruzzo: l'altura ancora oggi è chiamata Colle delle Fate. Vicino a Teramo, tra Campli e Civitella, dentro una grotta c'è ancora una fata che da secoli si dedica alla tessitura. Ma ci sono anche i Fati: gentili e molto riservati, si trovano solo in Val di Susa, lungo le acque della Dora e in nessun'altra parte al mondo.
Chi ama far lunghe passeggiate in montagna, fino alle vette più alte, da oggi avrà un motivo in più per non lasciarsi tentare dalla voglia irrefrenabile di raccogliere una stella alpina (è una specie protetta): questi bellissimi e fragili fiori, che crescono spontanei tra i crepacci più ripidi, altro non sono che lacrime d'amore, inestinguibili, di una fatina innamorata di un mortale.

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