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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 04/2002 | ||
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VIAGGIO
PER IL BEL PAESE Tempo d'estate, tempo di "andare". All'insegna delle vacanze, della libertà, del voler provare nuove esperienze. Iniziano così i nostri 2200 chilometri in 20 giorni, in giro per l'Italia. La Marta (l'amica del cuore), Caramellina (l'autovettura), ed io. Il nostro primo viaggio in auto, da sole, dopo estati trascorse un po' qua e un po' là, rigorosamente zaini in spalla, su treni, autobus, navi da campeggiatrici appiedate che cercano un campeggio come un miraggio o che, a volte, s'improvvisano saccopeliste sotto un cielo stellato Dopo un anno di lavoro, non proprio fisso, ma almeno stipendiato (se si aspetta uno lavoro "stabile", partiremmo mai?) è giunto il momento di "andare". Bando agli indugi: conoscere il nostro Bel Paese è l'imperativo. Scoprire se ha ragione chi consiglia di vedere l'Italia "prima di tutto". E, per quanto mi riguarda, scegliere quale sarà la "mia città": quella in cui passare, nei sogni o nella realtà (chissà?) il resto della mia vita. Si parte, la Marta ed io, alla guida della mia Cinquecento verde brillante (sembra davvero una caramellina) che carichiamo in modo spropositato: ma, lontano da casa, non si sa mai di cosa si può avere bisogno. E allora vai con la tenda, già compagna di precedenti vacanze; sedie e tavolino; cassetta per le cibarie, fornellino, lampada, perfino un mini estintore contro ogni imprevisto. Adesso che ci concediamo una vacanza da automunite, nessuna "comodità" deve mancare. Immancabili le guide: stradali, dei musei, dei parchi, dei campeggi, e perché no, dei ristoranti. L'itinerario non è ben definito (scopriremo poi che invece è sempre bene farlo), ma è chiara la prima meta: Firenze. Maciniamo i primi 400 chilometri un lunedì, all'indomani dei fatti di Genova. Vediamo ancora la scia degli episodi di violenza che hanno distrutto la città e scosso l'Italia intera: numerose sono le auto della polizia, i cellulari, le camionette militari che incontriamo sull'autostrada che attraversa la città. Si parla e si commenta: anche noi avremmo voluto manifestare. Arriviamo a Firenze nel primo pomeriggio: l'ingresso in città è tranquillo se non fosse per i fiorentini che sembrano essere tutti in sella ai loro motorini. Ma quanti saranno? Una guida riporta: circa 380.000 abitanti. E il consiglio è di girare a piedi la città: le strade sono strette, i sensi unici spiazzano chi non la conosce e i fiorentini, in giro in auto o sulle due ruote, hanno una guida piuttosto veloce niente di più esatto! Decidiamo, dunque, di raggiungere il campeggio vicino a Piazzale Michelangelo e Firenze dall'alto, all'imbrunire, è meravigliosa. La visitiamo l'indomani: il Duomo, con la sua magnifica cupola che costò ben 14 anni di lavoro al Brunelleschi; la Piazza della Signoria, un museo di sculture all'aperto dove domina nella Loggia la statua di Perseo mentre mostra la testa mozza di Medusa. E poi la Galleria degli Uffizi, una miniera di opere pittoriche: da Botticcelli, a Cimabue, a Giotto, a Michelangelo, a Rubens, per citare quelli che sono rimasti più impressi nella memoria. Attraversiamo l'Arno sul ponte più antico di Firenze, il Ponte Vecchio, che deve la sua linea originale alle botteghe di orafi che ancora oggi lo fiancheggiano. E come non visitare la Chiesa di Santa Maria Novella, custode del celebre crocefisso del Brunelleschi? Purtroppo (per le nostre tasche) quasi tutti gli ingressi ai musei sono a pagamento. Dobbiamo scegliere, e rimandare qualche visita a periodi più "agiati". Ma arte e cultura si respirano nell'aria, passeggiando tra vie che di tanto in tanto offrono alla vista splendide chiese: Santa Croce, San Lorenzo e quante ancora si dovrebbero nominare. Mi chiedo: sarà la città della mia vita? Incantate dalle meraviglie artistiche lasciamo la città fiorentina, e attraversando infiniti campi di girasoli in piena fioritura sul finire di luglio, raggiungiamo Assisi, splendido biglietto da visita della regione umbra. I segni dell'ultimo terremoto si manifestano nelle vistose impalcature che affiancano diversi edifici e nelle parole di un assisano che racconta come negli ultimi anni i residenti sono scesi da 1.000 a 300. "La gente lascia Assisi perché non è più sicuro viverci", ci dice. E lo si vede quando, la sera, la cittadina è come svuotata dal brulicante turismo che la soffoca di giorno. È molto semplice trovare una camera a prezzi modici, e l'idea di un comodo letto è arrendevole. Decidiamo di fermarci due giorni perché è un piacere il semplice passeggiare per i vicoli e osservare gli edifici dal tipico colore "rosso", ereditato dalla pietra impiegata ed estratta dal vicino Monte Subasio. Attraversiamo più volte il cuore della città per fermarci alla Rocca Maggiore, alla Chiesa di Santa Chiara, al Duomo, e per sostare nella Piazza del Comune. Ma è l'occasione per visitare la Basilica di San Francesco, e ammirare gli affreschi nella Basilica Superiore, purtroppo deteriorati dal terremoto del '97. Per poi spingerci fino all'Eremo delle Carceri, luogo di isolamento volontario del Santo dove, si dice, si raccogliesse in preghiera per allontanare da sé ogni più piccolo peccato. Solo essendo immersi nel bosco silenzioso, si può percepire il senso di pace che questo luogo trasmette. E, finalmente, assaporare un poco di fresco, dopo aver sopportato ore di caldo interminabili. Tornate in città è facile gustarsi una cena tipica umbra: se vi capita, provate l'osteria "La piazzetta", e assaggiate le deliziose torte al testo, focaccine divine! Ma è tempo di ripartire: direzione Roma, imperdibile tappa del nostro viaggio. Prima, però, un salto alla Cascata delle Marmore, in provincia di Terni, dove ci avventuriamo per l'itinerario che conduce fino in cima ad assistere alla riduzione del flusso d'acqua, momento in cui il dominio e l'ingegno dell'uomo sembrano vincere la forza della natura. Si pernotta vicino a Bominaco, dove una basilica del VIII secolo conserva affreschi del 1300 e si riparte l'indomani, decidendo però di spezzare ancora il percorso passando per Pescara. Qui è nato da tempo il Museo delle Genti d'Abruzzo che, oltre ai ben noti siti archeologici e ai luoghi di culto, si è arricchito di una sala espositiva dedicata alla pastorizia e di rimandi sul territorio che dovrebbero costituire "tappe" ecomuseali: un nuovo modo di visitare e vivere ciò che un territorio offre. Poi una tappa intermedia a "Zompo Lo Schioppo", riserva naturale abruzzese, per goderci un po' di natura e relax: "zompo", come il salto della cascata, che è un po' il fiore all'occhiello del parco, e "schioppo", come il rumore che i fucili dei banditi esplodevano un tempo. Arriviamo in un momento di magra della cascata, ma è ritemprante il verde del parco, piacevole soggiornare nella loro foresteria, vedere il nuovo centro visite e chiacchierare un po' con loro. Ma ora Roma ci attende. Puntiamo su Ostia per trovare un campeggio un po' fuori dal caos cittadino e magari vicino al mare. Al Lido il mare e le spiagge, affollatissime, non ci attirano molto e si decide di visitare subito la capitale, distante circa un ora di treno combinato con la metropolitana. La città è superbamente spettacolare. Da Piazza San Pietro alla Basilica; da Castel Sant'Angelo al Pantheon; dalla meravigliosa Piazza Navona con la sua fontana dei fiumi a Piazza di Spagna con la maestosa scalinata della Trinità dei Monti. E, ovviamente, la Fontana di Trevi, dove il carro guidato dai due cavalli marini e dai due tritoni sembra in movimento per merito della plasticità della scultura. Quanta gente intorno ad ammirare questi monumenti nazionali! Forse sono soprattutto stranieri, ma, mi chiedo: un romano di Roma, può abituarsi a tanta bellezza? E ancora, il Colosseo: l'anfiteatro italiano forse più famoso che permette di rivivere momenti di storia solenne. Qui si svolgevano combattimenti fra uomini e animali, duelli fra gladiatori: gli scavi hanno scoperto, sotto l'arena, le quinte da cui uscivano gli animali feroci. Una struttura che poteva ospitare fino a 87.000 spettatori, alta 52 metri, e con una superficie di ben di 3609 metri quadrati. Sarà questa, la città della mia vita? Ma è nuovamente ora di ripartire: una sosta di un giorno sulla spiaggia del Parco della Maremma, a Marina di Alberese, e poi direzione Siena. Un'altra piazza qui cattura tutta la nostra attenzione: è il Campo, la piazza del Palio. La sua particolare forma a conchiglia sembra calamitare verso il centro: ma come faranno i cavalli a correre intorno a tutta velocità? Se ci andate, provate a collocarvi nel mezzo e meditate sullo "strano" effetto. Il palio è vicino: assistiamo ai primi allestimenti degli spalti. Le persone osservano, curiose: quanti colori, suoni, sapori. Che aria di festa! Alla base della piazza, Palazzo Pubblico impera, e poco lontano il Duomo, da scoprire attraversando le caratteristiche vie senesi. Sarà la città della mia vita? Infine, ultima tappa, Pracchia, paesino montano in provincia di Pistoia, sull'itinerario dell'Ecomuseo della Montagna Pistoiese. Qui visitiamo la Ferriera Sabatini che conserva ancora intatto un luogo di lavoro attivo fino alla seconda guerra mondiale, e poco più su un altro paesino, Rivoreta, che invece ospita il Museo delle Genti di Montagna a testimonianza dei lavori di cultura materiale tipici della zona: dal carbonaio, al boscaiolo, al ghiacciaolo. Sulla strada per il ritorno, si vorrebbe andare ancora a Cicagna, poco sopra Genova, e scoprire il sentiero dell'ardesia: anche lì, attraverso un ecomuseo, è possibile fare un salto nel passato e conoscere in modo "alternativo" ciò che ha caratterizzato e continua a connotare un territorio. Ma la stanchezza incomincia a farsi sentire. Puntiamo allora su Torino. Si torna a casa. Rientriamo poco prima di ferragosto, quando sembra non esserci nessuno. Meno caotica del solito, incorniciata fin da subito dalle meravigliose montagne, in una piena giornata di sole, anche la nostra città è bella davvero. Sarà quella della mia vita? Per ora lo è. Ma nel nostro Bel Paese la scelta si fa difficile.
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