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LIBRI
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Libri
e letteratura sul Vietnam
Vitaliano Ravagli, Wu Ming, Asce di guerra, Marco Tropea Editore,
Milano 2000
Carolijn Visser, Il poeta e la principessa, Feltrinelli, Milano
2000
Nico Ivaldi, Sul fiume dei Profumi, Musumeci Editore, Quart (AO)
1997
Corrado Ruggeri, Farfalle sul Mekong, Feltrinelli, Milano 1994
Alberto Arbasino, Mekong, Adelphi, Milano 1994
Tiziano Terzani, Pelle di Leopardo, Feltrinelli, Milano 1973
Graham Green, Il tranquillo americano, Mondadori, Milano 1992
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VIETNAM
FINO AL 17° PARALLELO
di Giacomo Mottura e Marta Faiolo
Un Paese che
sta cambiando velocemente
"Vietnam... ma è così lontano! Siete pazzi?
Perché proprio laggiù?" In effetti, non sono molti gli italiani che
scelgono di affrontare un viaggio in Vietnam, nonostante i buoni rapporti
tra i due popoli. Allo stesso tempo, non è proprio da pazzi decidere
di passare le vacanze in un Paese orientale con più di 3400 Km di splendide
coste, una natura selvaggia e tropicale, con una storia affascinante
conosciuta in tutto il mondo, abitato da un popolo generalmente tranquillo,
sorridente e laborioso e che ha una tradizione culinaria ricca ed assortita
che raramente ti fa rimpiangere quella di casa. Per di più, il Vietnam
sta vivendo un periodo di transizione e, dopo anni d'isolamento, la
sua "apertura" al mondo implica inevitabilmente anche un cambiamento
e una perdita di autenticità: alcune zone, infatti, si stanno trasformando
in veri e propri centri organizzati per soddisfare le esigenze dei turisti
occidentali.
Delta del
Mekong
Luoghi ancora intatti e incontaminati rimangono le località situate
sulle rive del Mekong, nella zona più meridionale del Vietnam. Il Delta
del fiume (chiamato dai vietnamiti il "Drago a nove code" per le nove
ramificazioni con cui si tuffa nel Mar Cinese Meridionale) è uno dei
più vasti del mondo. Le sue acque nascono in Tibet, scorrono attraverso
la Cina, segnano il confine tra il Laos e la Tailandia, tagliano in
due la Cambogia e, infine, arrivano in Vietnam, dove sfociano nel mare.
Nella zona del Delta la vita economica e sociale della popolazione è
regolata dalla rigidità del fiume. Fino a pochi anni fa le uniche vie
di comunicazione erano esclusivamente sull'acqua e tuttora, durante
la stagione delle piogge, le strade diventano impraticabili.
È meraviglioso attraversare i canali, osservando villaggi e risaie in
silenzio, spinti lentamente dalle barche a remi e ritrovarsi immersi
nell'atmosfera singolare degli affollatissimi mercati galleggianti del
Delta. Un po' meno romantico, ma comunque di un certo fascino, è visitare
le aziende a conduzione familiare che lavorano il riso ed assaggiare
tutte le diverse leccornie preparate con questo alimento: soffiato e
arricchito con il cocco o il miele, schiacciato come una "piadina" che
si scioglie in bocca, o sottile come un foglio di carta commestibile
per avvolgere i famosi involtini. Soggiornare anche per poche ore presso
una famiglia sul Mekong è una bellissima esperienza; i vietnamiti sono
persone molto ospitali e con orgoglio ti mostrano il prodotto del loro
lavoro. Organizzare un tour è abbastanza semplice: tra le stradine attigue
al viale di Phan Gu Lao, nel distretto Saigon a Ho Chi Minh City, si
trovano numerose agenzie di viaggio che offrono passaggi economici o
gite organizzate per qualunque località e dove è facile incontrare altri
giovani turisti con i quali condividere le escursioni.
Il riso
In Vietnam c'è una grande varietà di specialità culinarie appartenenti
alle diverse culture gastronomiche dei Paesi che nei secoli lo hanno
occupato o influenzato. I noodles e i ravioli cinesi, le baguette e
i croissant francesi e i plum-cake e le bistecche di origine americana
sono parte integrante dell'alimentazione; ma per un vietnamita nutrirsi
significa principalmente mangiare riso (nella lingua vietnamita "consumare
un pasto" si dice an com che letteralmente significa "mangiare del riso")
e tutto il resto è solo un contorno per insaporire l'alimento. Il Vietnam,
dopo la Tailandia, ne è il maggior produttore ed esportatore del mondo.
Le strade del Paese sono circondate da risaie, lunghissime distese color
verde intenso. Lungo i campi è frequente scorgere contadini con i cappelli
conici chini sulle piante di riso, con le gambe nel fango, che pazientemente
eseguono lenti movimenti come passi di danza.
La coltura del riso ha antiche origini: i primi abitanti dell'Asia centrale
ne furono consumatori, ma è "solo" duemila anni fa che cominciò la coltivazione
in risaia, tecnica che favorì la diffusione dell'alimento e che lentamente
raggiunse l'India, l'Indocina e successivamente la Cina meridionale
e il Vietnam. Le strutture delle risaie modificarono il paesaggio rurale
e, in tale maniera, le campagne umide e paludose che sembravano condannate
alla sterilità divennero spazi esclusivi.
Nonostante le diverse riforme sociali cui è stato sottoposto il Vietnam
dall'unificazione ad oggi, la principale occupazione degli abitanti
rimane l'agricoltura. Con l'espansione demografica avvenuta negli ultimi
anni, i vietnamiti sono diventati settantasette milioni, in una superficie
di trecentotrentamila chilometri quadrati (di poco superiore a quella
dell'Italia); l'alta densità demografica ha causato un impoverimento
delle risorse rurali generali e la poca terra e le troppe bocche da
sfamare hanno costretto gran parte della popolazione a trasferirsi nei
grossi centri urbani.
Saigon...
ancora Saigon
La città più grande del Vietnam è Ho Chi Minh City, la vecchia Saigon,
nel sud del Paese, dove ufficialmente risiedono quattro milioni di abitanti,
ma che in realtà è abitata da sette milioni di vietnamiti, se si calcolano
anche i cittadini privi di regolare residenza. I nuovi edifici, i lussuosi
alberghi e gli sfavillanti negozi sono il simbolo della prosperità della
città, mentre il caos provocato dalla frenesia del traffico e l'inquinamento
sono la prova tangibile della tenace volontà dei vietnamiti di migliorare
la propria sorte.
Saigon è soffocante, vi regna la confusione ed è quasi impossibile raggiungere
a piedi qualsiasi meta turistica. Il modo migliore per visitare la città
è accettare una delle continue offerte di passaggio da parte dei guidatori
di ciclò, sebbene in un primo momento l'idea che per accompagnarti qualcuno
si ammazzi di fatica pedalando in mezzo al traffico è un po' imbarazzante.
Per i vietnamiti è normale: il ciclò è il mezzo pubblico più comune
e viene utilizzato per trasportare di tutto (mobili, frigoriferi, ricambi
per auto, donne con i sacchi della spesa, famiglie intere e, quindi,
anche i turisti).
Il primo giorno, giunti da poche ore nella capitale del Sud e non ancora
esperti delle condizioni delle strade, ci eravamo inoltrati nelle vie
della città pensando di fare una piacevole passeggiata. Il nostro intento
era raggiungere, con calma, la Cattedrale dedicata all'Immacolata Concezione,
eretta dai francesi durante l'occupazione; ma la tranquillità è un modo
d'essere inesistente per il vietnamita, soprattutto a Saigon. In poco
tempo, infatti, ci siamo trovati circondati dalla frenesia di motorini,
biciclette, macchine, pullman e ciclò che circolavano senza sosta. Passeggiare
per i viali è stato più arduo del previsto; tutta la nostra attenzione
era rivolta ad evitare di essere travolti.
L'itinerario che ci eravamo prefissati era "ideale": dal nostro albergo
situato in Pham Ngu Lao (la zona "fricchettona" dove si possono trovare
camere a prezzi abbordabili) volevamo raggiungere la Cattedrale, passando
per il mercato di Ben Tran. In seguito, si poteva visitare il palazzo
della Riunificazione e il vicino parco Cong Vien Van Hoa, dove avvenivano
i preparativi per la Festa del Tet e, infine, assaporare l'atmosfera
dell'unico luogo di culto induista rimasto: il Tempio Hindu di Mariamman.
A Saigon, inoltre, si può visitare il "Museo dei residuati bellici",
dove sono documentati i crimini dei numerosi conflitti avvenuti in Vietnam,
come quelli con la Cina e la Francia, e dove un ampio spazio è dedicato
alla guerra con gli Stati Uniti. È possibile anche fare un giro nel
quartiere cinese Cholon, ricco di pagode buddiste e di innumerevoli
negozietti di elettronica, forniti di ogni sorta di "mercanzia" e di
apparecchiature a basso costo. Qui si trovano scaffali colmi di CD masterizzati
dagli originali: in Vietnam non esiste una legge sul copyright!
Un'interessante esperienza per chi visita Saigon per la prima volta
è girare per il mercato coperto di Ben Tran. Entrandoci si è subito
immersi nella soffocante atmosfera delle innumerevoli bancarelle dove
si vende di tutto: scarpe, vestiti, cappellini conici, borse, utensili
per la casa. Al centro della struttura è situata la zona gastronomica
dove, tra verdure e frutti tropicali, si trovano anche banchetti che
preparano sul momento leccornie locali di ogni tipo. È un grande caos
e bisogna stare attenti a non perdersi tra gli sfavillanti colori delle
stoffe accumulate in torri che arrivano fino al soffitto. Vale la pena
fare un salto per vivere l'atmosfera frenetica del contrattare vietnamita
e, magari, acquistare qualche regalino da portare in Italia.
Le spiagge
Per raggiungere le località marittime da Ho Chi Minh City bisogna proseguire
in direzione nord, lungo l'Oceano. Il Vietnam si estende per chilometri
di costa e le spiagge sono meravigliose: lunghe distese di sabbia bianca
ombreggiate da altissime palme di cocco. A Mui Ne, ogni sera al tramonto
le donne e i bambini escono dalle loro case e aiutano i pescatori tornati
dal mare a tirare su le reti, un'operazione lenta e sofisticata, simile
ad una danza rituale. A Ca Na Beach, poco più a nord, la marea regola
il paesaggio, facendo sorgere dalle acque scogli sommersi o rimpicciolendo
la spiaggia. A Doc Let, a pochi chilometri da Na Trang (località marittima
molto frequentata dai turisti e per questo un po' "rovinata" dalle recenti
costruzioni: alberghi di lusso, ristoranti, discoteche e locali alla
moda), l'atmosfera pacifica e solitaria rende piacevole il soggiorno
nell'unico "albergo" a gestione statale di tutta la spiaggia.
Ogni mattina, dai paesi vicini giungono le donne che offrono massaggi
da gustare sdraiati comodamente sulla sabbia sotto il sole. I vietnamiti
danno molta importanza all'aspetto e hanno una gran cura del loro corpo.
Sono spesso ordinati e ben vestiti: sotto la pioggia in città, in mezzo
ai campi o mentre puliscono il pesce sulla spiaggia le donne indossano
vestitini di seta che svolazzano al vento.
La concezione della bellezza di un vietnamita è differente dalla nostra:
gli uomini sono glabri e, quindi, un ragazzo con i capelli lunghi diventa
un "fenomeno" da guardare con curiosità. La pelle chiara è indice di
bellezza; è facile vedere donne vietnamite completamente coperte con
lunghi pantaloni e camicie, guanti, foulard e cappello per non rischiare
di essere colpite dai raggi del sole.
Hoi An
e Hué
Il mare non è però l'unica attrazione della costa. La piccola città
di Hoi An, a pochi chilometri da Hué, è un porto di mare meraviglioso:
stradine minuscole, case colorate con colonne in legno intagliato e
base in pietra per proteggersi dall'alta marea, antichi templi cinesi
e un'atmosfera da favola. Tutto questo, però, solo al mattino presto,
quando l'ondata di turisti presenti nella città non affolla le strade
e i commercianti vietnamiti non hanno ancora aperto gli innumerevoli
negozi. Hoi An, infatti, è famosa da secoli per le sue stoffe e i suoi
sarti, che nel giro di poche ore ti confezionano abiti su misura. La
cittadina è piena di botteghe aperte fino a tardi dove, per pochi soldi
(farsi fare una camicetta su misura costa mediamente due dollari statunitensi),
ti rifanno il guardaroba!
Proseguendo per Hué, è possibile fare una piccola deviazione per visitare
il sito archeologico più suggestivo del Vietnam: My Son. Nella magica
atmosfera di una vallata solitaria, immerse nel verde della foresta
tropicale, spuntano alcune torri Cham, testimonianza della più antica
etnia del Paese. Raggiungere My Son è semplicissimo e ne vale veramente
la pena: ci si può unire alle escursioni organizzate dalle agenzie,
oppure, molto più avventuroso e divertente, si può affittare un motorino
e seguire le numerose indicazioni sulle strade.
Arrivati a Hué abbiamo raggiunto l'ultima tappa del nostro viaggio:
l'esatta metà del Paese, al 17° parallelo. L'aspetto magnifico della
città rispecchia perfettamente la sua storia: fu capitale dell'Impero
Vietnamita nel breve periodo dell'unificazione compiuta, nei primi anni
del secolo scorso, dalla potente famiglia feudale degli Nguien; in seguito,
fu riconquistata dai francesi e, successivamente, bombardata dall'esercito
di liberazione vietnamita durante l'ultimo conflitto. Il Fiume dei Profumi
divide in due la città: l'antica cittadella imperiale e la Pagoda Thien
Mu, detta anche Pagoda della "Dama Celeste", da una parte e il quartiere
dell'epoca coloniale francese, gli edifici moderni e l'università dall'altra.
Sono diverse le escursioni da fare: Dai Noi, il sito dell'antica capitale
imperiale in ricostruzione, le maestose tombe degli imperatori distribuite
nelle colline circostanti e la zona demilitarizzata, un'area di altissimo
valore strategico durante il conflitto con gli Stati Uniti. Purtroppo,
per decenni le antiche strutture di Hué sono rimaste abbandonate perché
reputate il simbolo della sottomissione all'imperialismo cinese, ma
adesso la città è considerata il principale centro della cultura vietnamita.
Hué è molto viva e popolata: nelle vie circostanti la zona dell'università
è piena di piccoli bar, localini, librerie e fotocopisterie affollate
di studenti provenienti da tutto il Paese. È proprio in questi luoghi
che abbiamo conosciuto Yang, un ragazzo della provincia di Hanoi, che
frequentava l'ultimo anno della facoltà di Ingegneria, ma che era soprattutto
interessato ad imparare le lingue straniere. Ci aveva avvicinato con
il suo italiano stentato in uno dei numerosi baracchini che vendono
frittelle lungo la strada ed eravamo rimasti a parlare tutto il pomeriggio.
Oltre al vietnamita, Yang si esprimeva correttamente in inglese e francese
e stava studiando la nostra lingua, perché sosteneva che i turisti Italiani
erano in aumento. La sua principale preoccupazione, come per quasi tutti
i giovani vietnamiti, era ovviamente trovare un lavoro conclusi gli
studi e il turismo sembra essere uno degli sbocchi occupazionali più
richiesti.
Confucianesimo,
ma non solo.
Ciò che più affascina del Vietnam, oltre alla sua fantastica natura,
è la forte identità culturale che appare notevolmente radicata in ogni
singolo abitante. È una società talmente diversa dalla nostra che per
capirne le abitudini e le usanze è necessario approfondire ciò che in
apparenza può risultare stravagante. Difatti, influenzato per secoli
dalla cultura cinese, il Vietnam ha assorbito molti tratti del confucianesimo,
che in sostanza è un sistema di regole comportamentali e di imperativi
morali volti ad assicurare l'armonia sociale. In tale contesto si capisce
come il rispetto verso se stessi e verso gli altri sia il principio
fondamentale della mentalità vietnamita, che reputa "giusta" ogni diversa
identità.
È anche per questo che il vietnamita, per paura di ferire il prossimo
facendogli notare che ha torto, cerca sempre di evitare ogni conflitto
o contrapposizione. Noi, semplici turisti, abbiamo percepito questa
caratteristica comportamentale in diverse occasioni; ad esempio al ristorante,
quando ordinando un piatto del ricco menù ci si è sentito rispondere
ridendo un po' imbarazzati: "Sì, va bene... non c'è problema". In realtà,
durante l'attesa, ci siamo accorti che qualcuno, di nascosto, è andato
a comperarti gli ingredienti necessari per cucinare. È straordinario,
per un vietnamita niente è assoluto: ogni condizione "problematica"
presenta diverse interpretazioni e soluzioni, senza che mai nulla sia
accettato o respinto completamente.
Dire che si è "single" o che non si ha ancora figli nonostante la veneranda
età di venticinque anni provoca un notevole imbarazzo nei vietnamiti;
non avere una famiglia è considerata una sfortuna e chi non è sposato
è guardato con commiserazione. Una piccola bugia, in qualche caso, può
aiutare!
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