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MONTA
IN SELLA
La storia e la leggenda
l'hanno spesso reso protagonista, compagno fedele
dell'uomo, simbolo di potenza e libertà
di Miriam Mimosa Massone
Quello di Troia ha salvato le sorti
dei Greci, quello rampante se ne sta in testa alla Ferrari, lucidato
di tutto punto, mentre Furia, bevendo solo caffè, è diventato una star
dello spettacolo e Ribot un divo primatista delle corse ippiche. C'è
poi la versione fantastica con l'unicorno e i cavalli bianchi dei principi
azzurri e quella marina con l'ippocampo. Senza contare le schiere di
cavalli galoppanti che in passato hanno animato il western americano,
quelli che servivano per il trasporto delle persone e le cavalcature
con cui si combattevano le guerre. La psicologia moderna a questo punto
potrebbe aprire un capitolo sull'argomento, intitolato "se dico cavallo,
tu cosa vedi?" e allora ci accorgeremmo a quante immagini, a quanti
episodi e personaggi è associabile questo animale.
Oggi però se ne vedono molto pochi. Macchine e autobus hanno infatti
soppiantato carrozze e cavalli nella vita trafficata delle città, ma
anche nelle campagne la nuova tecnologia ha reso sempre più inutile
il loro impiego nei lavori agricoli.
Così il cavallo è diventato soprattutto un mezzo per il divertimento
tranquillo e pacato, legato al turismo ecologico dove non si chiedono
più sforzi inauditi e prestazioni estreme, ma si stabilisce un rapporto
di amicizia e di intesa fondato sulla comprensione delle sue esigenze.
È un compagno di viaggio ideale, col quale passeggiare nel verde, da
soli o in gruppo.
Un'antica canzone della Mongolia diceva "il mio cavallo ha la criniera
come la notte, il suo manto ha il colore della foresta d'autunno, il
suo piede posa sicuro sulle rocce ed il suo occhio può guardare dritto
nel buio. Lui è un compagno fidato per me sulla montagna. Ed io sarò
un buon compagno, per lui?". Poesia e saggezza risiedono in queste parole:
il cavallo colpisce per il suo fascino, il suo corpo stiloso, i colori
del suo manto e il rumore degli zoccoli. Trovarsi su un'immensa prateria,
sentire un lontano fragore diventare sempre più consistente, fino a
che la terra sotto i piedi comincia quasi a tremare e poi capire, e
vedere un branco di stalloni galoppare liberi e veloci, alzando polvere
e scuotendo lunghe criniere. è uno spettacolo mozzafiato, che per secoli
ha incantato l'uomo e l'ha portato alla ricerca sfrenata di puro-sangue
da comprare, curare e innalzare a motivo di orgoglio, come oggi succede
con le macchine e le moto più belle.
Una folle passione per i cavalli ha contagiato pure Vittorio Alfieri,
tanto che nella sua biografia ha dichiarato di amarli quanto le sue
tragedie. Un giorno lasciò l'Italia per recarsi in Inghilterra e, giunto
a Londra, non trascorsero otto giorni che cominciò a comprare dei cavalli
fino a che "in tutto il marzo dell'anno '84, me ne trovai rimanere quattordici."
La voglia di cavalcare tra sentieri poco battuti, fiumi e natura selvaggia
richiede però ottime capacità equestri, buona preparazione fisica e
molta dimestichezza con l'animale. Se non si instaura un buon feeling,
può risultare davvero difficile percorrere insieme chilometri e chilometri
di itinerari. E non dipende solo dal cavallo, anche il cavaliere infatti
deve essere in grado di infondere sicurezza. Questa verrà immediatamente
percepita dalla raffinata sensibilità del cavallo, il quale di solito
- racconta Daniela Castellani nel suo libro - sente se uno è inesperto
e in tal caso evita persino di partire al galoppo per non farlo cadere.
Il consiglio comunque per i principianti è quello di iniziare a frequentare
i maneggi e i centri ippici, avvicinarsi al mondo del cavallo, imparare
a conoscerlo e a comprenderne il linguaggio, seguire qualche lezione
di equitazione. Un corso base comprende in genere dieci ore, nelle quali
si alternano teoria e pratica: regolare le staffe secondo la propria
statura, ricordarsi che bisogna sempre salire in groppa dalla parte
sinistra e che non si passa mai dietro il cavallo, imparare il ritmo
cadenzato della monta all'inglese o a tenere correttamente le redini
in quella all'americana, oltre naturalmente a trottare e galoppare,
sono solo alcune delle tante nozioni che si apprendono durante un "corso
di avviamento", il cui costo varia dalle 200 alle 250 mila lire a seconda
del maneggio e delle attività svolte. In molti casi infatti le lezioni
vengono condotte non nei recinti, ma direttamente in passeggiata, mentre
la teoria viene integrata dalla visione di filmati e approfondimenti
sull'anatomia del cavallo. Circa sessanta ore dura invece il corso per
professionisti, al termine del quale si è in grado di affrontare gare
a livello agonistico.
A questo punto gli aspiranti cavalieri e amazzoni sono pronti per addentrarsi
nella natura più nascosta e incontaminata, sfrecciare tra i sentieri
di pianura, scalare i dossi di montagna, guadare fiumi e torrenti. Normalmente,
almeno per le prime volte, conviene rivolgersi a un centro ippico specializzato
nel turismo equestre, dove è possibile trovare accompagnatori esperti,
rigorosamente iscritti all'Albo professionale, come previsto dalla Legge
Regionale N.41 del 1989, che disciplina questa particolare figura professionale.
Sarà dunque la vostra guida a scegliere il cavallo adatto a voi (sempre
che non ne abbiate uno di vostra proprietà), ad aiutarvi in caso di
difficoltà e, fattore da non sottovalutare, a parlarvi un po' dell'amico
che state cavalcando, del suo carattere, del complimento che preferisce
sentirsi dire, del monito da pronunciargli in caso disubbidisca o del
bisbiglio a cui proprio non sa resistere e che lo fa partire al galoppo.
Sarà buffo allora sapere che il vostro Fuego non sopporta proprio di
stare per ultimo in coda, che Furia ha un debole per le foglie di acacia
e che Diablo è un po' pigro, ma basta un colpo di staffe e uno schiocco
con la bocca per farlo accelerare! Insieme scoprirete angoli di mondo
non raggiungibili con altri mezzi e scorci da immortalare per sempre.
L'escursione può avere durata e difficoltà variabile, a seconda della
vostra preparazione: da qualche ora fino a intere settimane, lungo percorsi
piuttosto pianeggianti o su sentieri impervi non ancora battuti.
Una divertente e comoda alternativa alle lezioni di equitazione o al
singolo trekking può essere la vacanza negli agriturismi specializzati,
quelli cioè che hanno il maneggio e organizzano corsi e passeggiate.
Una full immersion nella natura e nel mondo del cavallo, che può riservare
piacevoli sorprese. Stare a contatto con questo animale, infatti, fa
bene all'uomo.
Già nell'antichità l'equitazione veniva consigliata, in medicina, per
la cura dell'insonnia e dell'epilessia. Dopo la Prima Guerra Mondiale,
la scienza medica riconosce ufficialmente l'ippoterapia come un complesso
di tecniche rieducative per il superamento di danni sensoriali, cognitivi
e comportamentali. Particolarmente indicata per i portatori di handicap,
l'ippoterapia risulta comunque utile per il trattamento delle più diverse
patologie: dalle paralisi all'autismo, dalle psicosi infantili ai problemi
di equilibrio. La posizione del cavaliere e l'andatura del cavallo rinforzano
la muscolatura e rilassano gli arti, mentre condurlo aiuta la coordinazione
e stimola l'attenzione. La pet therapy, cioè il badare all'animale e
lo stargli accanto, stimola inoltre una serie di attività cerebrali
e psicologiche che portano a migliorare il rapporto con se stessi e
con gli altri, oltre ad una maggiore presa di coscienza del proprio
corpo e della propria personalità.
Prendersi cura del cavallo, strigliarlo, lavarlo, spazzolarlo, pettinare
dolcemente la criniera, controllare che i ferri degli zoccoli siano
in ottime condizioni, non è di certo facile, anzi è faticoso. È il primo
passo però per iniziare un dialogo con lui, per far nascere quel legame
profondo. È anche un impegno che richiede attenzioni costanti, ma che
in cambio concede un'amicizia speciale.
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