|
FARMACIA
ED ERBORISTERIA: DUE SOLUZIONI PER OGNI MALE
di Daniela Finocchi
Nei tempi remoti
Nei tempi remoti farmacia e medicina erano esercitate dalla stessa persona,
ma già nell'antico Egitto c'erano locali appositi dove venivano conservati
erbe e preparati. Gli Egizi conoscevano l'arte di polverizzare le droghe
e setacciarle, quella di preparare infusi, decotti, estratti. Anche
la Sacra Scrittura ricorda parecchi balsami. Presso i Greci, i "rizotomi"
raccoglievano e conservavano le piante medicinali, mentre i medici preparavano
i farmaci e li somministravano ai malati. Una divisione tra farmacia
e medicina ebbe inizio solo nel secolo VIII per opera degli Arabi. La
prima farmacia pubblica fu aperta a Baghdad al tempo del califfo al-Mansur
e la prima farmacia ospedaliera sarebbe stata quella dell'ospedale del
Cairo fondata nell'873. Nel Medioevo "l'arte curativa" fu spesso esercitata
nei conventi dai monaci ancora medici, farmacisti ed erboristi al tempo
stesso. Poco dopo la farmacia iniziò ad essere insegnata nelle università
come disciplina speciale. Dapprima in Italia all'epoca della Scuola
salernitana, l'arte della farmacia divenne quindi completamente indipendente
dalla professione medica. Verso la fine del sec. XVI gli speziali si
raccolsero in speciali ordini ed elessero S. Cosma e S. Damiano a loro
patroni.
In tempi più recenti e fino al 1800 lo studio della farmacia era comunque
affidato all'iniziativa del singolo, che doveva svolgere una sorta di
praticantato presso uno speziale già patentato. Per esercitare a Torino,
per esempio, occorreva aver fatto tre anni di pratica "in qualche città
o terra cospicua" ed altri tre in Torino stessa, con l'obbligo durante
questi ultimi di "intervenire alla scuola del Professore botanico sì
per l'ostensione delle droghe, che de' semplici nell'orto, e riportarne
la fede". Sotto la dominazione francese sorsero le prime scuole universitarie
di farmacia, ma solo nel 1933 conquistarono anche formalmente il nome
di Facoltà di Farmacia.
Oggi
Attualmente le possibilità di studi e specializzazione in farmacia sono
molte e se, fino a qualche anno fa, la professione di erborista era
affidata a semplici corsi senza alcuna regolamentazione, oggi esiste
anche una laurea breve proprio sul tema. Ma andiamo per ordine.
La Facoltà di Farmacia prevede un corso di Laurea in Chimica e Tecnologia
Farmaceutiche (5 anni) volto alla preparazione professionale nel campo
dell'industria; un corso di Laurea in Farmacia (5 anni) destinato a
preparare la tradizionale figura professionale del "farmacista"; un
Diploma universitario in Tecniche Erboristiche (3 anni) destinato a
formare "tecnici erboristi"; più una Scuola di Specializzazione in Farmacia
Ospedaliera e un Corso di perfezionamento in Preparazioni topiche, farmaceutiche
e cosmetiche. La frequenza dei corsi è sempre obbligatoria.
Gli sbocchi professionali per i laureati in Farmacia e CTF sono vari:
dalla farmacia privata (i tradizionali negozi) a quella pubblica, ospedaliera
o militare. Ecco così il servizio presso ASL e laboratori sanitari oppure
la direzione tecnica di laboratori privati di analisi, di stabilimenti
farmaceutici, di depositi di medicinali, di stabilimenti vari (per la
produzione di mangimi, antiparassitari, fitofarmaci, presidi sanitari,
gas tossici o prodotti cosmetici), nonché l'insegnamento scolastico
e l'informazione medico-scientifica.
Per quanto riguarda gli erboristi, il corso fornisce le competenze necessarie
alla gestione, al controllo e allo sviluppo delle attività di produzione,
trasformazione, commercializzazione ed uso delle piante officinali e
dei loro derivati.
"In Italia settentrionale non esiste disoccupazione per i farmacisti
- dice il dott. Piero Sanpietro, presidente dell'Ordine dei Farmacisti
di Torino e provincia -; l'ottanta per cento dei laureati esercita la
professione presso farmacie aperte al pubblico oppure in quelle di ospedali
e cliniche. Il resto trova occupazione nel campo dell'informazione medico/scientifica
o nell'industria. In futuro, si dovrebbero però delineare ulteriori
profili professionali grazie a una serie di diplomi universitari triennali
che la Facoltà ha intenzione di attivare. Così come già avvenuto per
le Tecniche Erboristiche, si prospettano studi rivolti al controllo
di qualità per farmaci e alimenti, nonché alla tossicologia dell'ambiente.
La salvaguardia e la tutela dell'ambiente è infatti un settore in piena
evoluzione che sicuramente richiederà professionisti specifici".
Attualmente per diventare titolare di una farmacia esistono due strade
(che prevedono comunque due anni di pratica presso una farmacia): l'acquisto
o il concorso. Il numero delle farmacie, infatti, è legato alla popolazione,
ma c'è chi prevede che nei prossimi anni il rapporto percentuale verrà
ridotto e quindi si creerà lo spazio necessario per aprire nuovi esercizi.
Vi sono poi le farmacie comunali, il cui titolare è il sindaco, nate
con lo scopo di portare un servizio nelle zone "scoperte", perché non
interessate dall'iniziativa privata. Nel corso dei decenni però vi sono
stati diversi interventi sulle disposizioni che regolano questo settore
e così si sono creati spazi che ne consentono, in pratica, la vendita
a privati. Ecco così l'arrivo delle multinazionali produttrici di farmaci
che hanno già acquistato quote di maggioranza nelle farmacie comunali
di Bologna, Cremona e Milano. Fatto contrastato dall'Ordine, perché
introduce un concetto d'interesse meramente economico finora estraneo
alla farmacia e contrario a quelli che dovrebbero essere i principi
etici professionali.
Al di là di questo dibattito, vi sono poi altre variabili da considerare.
"Lo sbocco lavorativo principale è sicuramente quello presso una farmacia,
ma la professione sta vivendo un'evoluzione assai veloce - dice il dott.
Mario Giaccone, presidente dell'Associazione Giovani Farmacisti di Torino
e Provincia -; il farmacista non può più essere considerato un personaggio
passivo, un semplice dispensatore di medicine. Anche la progressiva
riduzione della spesa farmaceutica induce a concepire la professione
in modo sempre più imprenditoriale. Vi sono campi e specializzazioni
da cui non si può più prescindere: dall'informatica alla medicina naturale,
dall'omeopatia alla gestione d'impresa. È bene che i giovani lo sappiano
e siano preparati ad affrontare il lavoro con questi presupposti che,
opportunamente affiancati alle competenze universitarie gli consentiranno
di avere delle soddisfazioni professionali".
Non a caso, in un recente convegno sulle "Nuove prospettive per la farmacia
del 2000", svoltosi a Bologna nell'ambito del Sana (Salone dell'alimentazione
naturale, salute e ambiente), è stato reso noto che circa 8 mila farmacie
(la metà di quelle italiane) vendono prodotti omeopatici, per un fatturato
di 350 miliardi che copre l'1,25 per cento del mercato farmaceutico.
Da quanto è emerso, la farmacia in Italia può quindi crescere ancora
e il margine di crescita è direttamente collegato alla diffusione di
prodotti naturali e omeopatici. L'Italia rappresenta, infatti, il terzo
mercato in crescita dopo gli Stati Uniti e la Spagna. Tra i settori
in sviluppo ci sono la medicina alternativa, i prodotti salutistici,
gli integratori alimentari, i prodotti dietetici e quelli di erboristeria.
Per quanto riguarda gli erboristi, il diploma universitario inizia a
disciplinare un settore sinora totalmente "libero". Per aprire un'erboristeria,
infatti, era unicamente richiesto (ma non da tutti i Comuni) un diploma
rilasciato dall'Università di Urbino. Benché "intensivo" (40 giorni
per 8 ore al giorno), anche gli stessi erboristi sono concordi nel dire
che il corso di studi non garantiva la preparazione necessaria. "L'esperienza
per poter operare con le erbe sfuse si può acquisire solo con la pratica,
rimanendo a fianco di un erborista capace per due o tre anni", dice
Cristina Rèndina, titolare dell'erboristeria "La via delle spezie",
che vanta una lunga tradizione familiare di erboristi. Infatti, non
bisogna confondere i tanti negozi di prodotti naturali (che ospitano
cosmetica, alimentazione o erbe confezionate) con le erboristerie, dove
le miscele sono realizzate sul momento con le erbe sfuse e dove tutte
le preparazioni sono caratterizzate dai principi attivi presenti nelle
piante officinali raccolte secondo modalità ben precise, che ne mantengono
intatte le proprietà. La pianta viene raccolta, essiccata e poi sottoposta
ad analisi che ne certificano la totale purezza (il che significa assenza
di pesticidi, di residui fissi, come piombo, cadmio o stagno, e di carica
batterica). In alcuni casi, come la lecitina di soia, viene aggiunta
un'ulteriore certificazione che attesta l'assenza di organismi geneticamente
modificati (Ogm). È questa tutela che contraddistingue i preparati di
una vera erboristeria. "Nel nostro settore è ancora tutto assai precario
- continua Cristina Rèndina - non esiste un Ordine, né una legislazione
chiara, e la competenza, la professionalità, è lasciata all'iniziativa
del singolo". Attualmente la normativa cui si fa riferimento, infatti,
risale al 1931 e i vari disegni di legge per istituire un Ordine professionale
non sono mai andati in porto. Per aprire un'erboristeria non esiste
uniformità in Italia ed ogni Comune ha regole diverse. Le uniche forme
di aggregazione sono quelle sindacali della Federazione Erboristi Italiana
(Confcommercio) e dell'Unione Nazionale Erboristi (Confesercenti), associazioni
intercategoriali che rappresentano gli operatori del settore e sono
impegnate sui diversi versanti del mondo erboristico (dal commercio
alla produzione agricola, dalla trasformazione alla ricerca alla promozione
culturale) e nell'attività di tutela giuridica e sindacale dei propri
associati.
Diventare un bravo erborista non è quindi cosa facile. Oltre allo studio,
è bene quindi che, chi ne avesse l'intenzione, inizi allo stesso tempo
a guardarsi intorno per trovare qualche professionista esperto che gli
consenta di imparare al suo fianco.
|