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RECENSIONI
Giovanni Donna
D'Oldenico
Polvere
Effatà, pp.382, L. 29.000
Il Maligno secondo Giovanni Donna D'Oldenico, medico torinese dalla
penna facile, si presenta sotto le spoglie di misteriosi signori che
promettono prosperità ad un contado del diciassettesimo secolo. "È tutto
un sogno" dice Bernardo, uno dei narratori. Questa è una delle pagine
più coinvolgenti del romanzo Polvere, giunto alla terza ristampa dopo
le 4.000 copie vendute a sorpresa. Infatti possono essere considerate
un'introduzione alla mentalità medievale che praticava l'inquisizione
quando non era il caso, e non riconosceva il Male se si presentava veramente.
L'autore oltretutto è convinto che il successo economico possa essere
abbinato all'apocalisse. Tematica più che mai d'attualità senza fare
nomi e cognomi. Ma bollare Polvere come pezzo del satanismo dilagante
è riduttivo. È anche un esempio di arte rispettosa della moralità, contrariamente
a quanto diceva Benedetto Croce, che accusava l'arte di infischiarsene
bellamente della morale. Lo vediamo del resto in perle tipo "il taglio
di luce dei raggi del sole continuava ad accendere la polvere in lento
movimento, adesso aveva oltrepassato il Crocifisso e gli stava dietro
in modo che questo risaltasse scuro da solo con tutto il carico da soffrire
appeso lì da interminabili implorazioni rivoltegli dalle panche di questa
navata." Sa maneggiare le parole con cura Donna D'Oldenico, evita di
soffermarsi sui particolari superflui, ma è alquanto generoso di sensazioni.
Per rendersene conto basta leggere i resoconti dei narratori Bernardo,
Agnese, Anna, e Carlotta che frazionano la storia e come la scrittura
dell'autore giocano sull'eterna contraddizione Bene/Male.
Fabio Zanello
Voodoo
Lake Voodoo Lake
Cd CediMusic 2001, L. 25.000
Il rock sudista passa da Nordovest e si chiama Voodoo Lake. Quello che
era il titolo di un brano dei Lynyrd Skynyrd è diventato il nome di
una band torinese e l'intestazione del suo disco d'esordio. Il gruppo
ripropone i suoni tipici di gruppi americani degli anni '70 come Allman
Brothers e, appunto, Lynyrd Skynyrd. I dieci brani (tutti originali,
niente cover) si fanno apprezzare per le melodie orecchiabili, corpose
e graffianti, disegnate dall'intreccio di tre chitarre, supportate da
una rocciosa sezione ritmica e colorate da un cantato convincente. Le
sonorità sono calde e avvolgenti, il ritmo è trascinante e il tutto
rientra nei canoni del southern rock. La fedeltà a un genere così preciso,
però, oltre ad essere un punto di forza su cui costruire un certo successo,
può rappresentare anche un limite e Voodoo Lake sa un po' (troppo?)
di "già sentito". Tuttavia l'onestà e la passione, insieme alla brillantezza
dei riff di chitarra (esemplari Manson, Swamp of Grace, Keep on run
e I don't need you), dimostrano che non si tratta di un mero esperimento
di clonazione. Perciò il gruppo merita rispetto. Informazioni all'indirizzo
www.voodoolake.com.
Marco Stolfo
Ippolito Ostellino
Sentieri del Po. Percorsi lungo i fiumi torinesi
Vivalda Editori, L. 14.000
Quattro fiumi, e se n'erano accorti solo ingegneri idraulici e indomiti
pescatori della domenica. È ora di tornare a scoprirli, Po, Sangone,
Dora Riparia e Stura di Lanzo: con questo libriccino in mano a mo' d'introduzione.
Ippolito Ostellino, che non è ingegnere e forse neanche pescatore ma
direttore del Parco fluviale del Po torinese, fa di tutto per farceli
piacere, i nostri fiumi, dopo che li abbiamo abbandonati o rimossi o
sepolti. Vale la pena dargli retta e seguirlo nei tredici itinerari
che propone a piedi, in bicicletta, in canoa, a cavallo e persino con
i pattini, da Carignano al Meisino. Arricchiscono un lavoro agile ma
non esile un'ampia introduzione con richiami di architettura, storia
operaia e scienze naturali, note gastronomiche, schede a margine (tra
l'altro sull'acquedotto di Torino, l'orto botanico e i mulini natanti
sul Po), e una cartina sufficientemente dettagliata.
Luigi Urru
Andrea
Malabaila
Quelli di Goldrake
Michele di Salvo Editore, L. 16.000
Andrea Malabaila scrive in presa diretta, dalla vita, dalla memoria,
dall'incazzatura che ancora ha con la sua Stella. Ma forse dovrebbe
invece lasciar decantare, e poi sgrossare, e poi limare ancora le sue
sensazioni. Non se n'è dato il tempo, ed è un peccato. Le sue "stronze
nostalgie da reduce di guerra", lo sa benissimo lui che così le definisce,
accattivano il lettore, se non altro per una certa freschezza ancora
adolescenziale. Tanto basterebbe per un esordio. Malabaila invece vuole
"di più", dalla vita come dalla scrittura.
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