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LE PILE SCARICHE
di Sergio Capelli
Le risposte alla domanda "cos'è
l'energia?" sono molte, troppe perché si possano anche solo elencare
in queste poche pagine. Dipende da ciò di cui si sta parlando, dall'approccio
con cui ci si rapporta al termine, dalla filosofia attraverso la quale
si guarda la vita. Se proviamo a chiederlo ad un contadino, con ogni
probabilità lui ti parlerà dell'energia necessaria al suo lavoro, quantificandola
in giornate di lavoro. Se facciamo la stessa domanda ad un fisico, ci
risponderà, citando Einstein, che l'energia è la massa moltiplicata
la velocità della luce al quadrato. Se lo chiediamo ad un maestro di
discipline orientali, ci racconterà di energie positive e negative,
di mantra e chakra, di bene e male.
Spesso non prestiamo al contenuto delle nostre tasche la dovuta attenzione.
Altrettanto spesso, anzi diciamo quasi sempre, abbiamo in tasca molta,
moltissima energia. Non c'è trucco e non c'è inganno: proviamo a pensare
a tutti i marchingegni a pile che quotidianamente ci portiamo appresso:
cellulari, walkman, lettori cd portatili, videogiochi, orologi, e chi
più ne ha più ne metta.
Insomma, quello italiano è un popolo all'avanguardia, estremamente moderno,
che porta quotidianamente sulle strade un quantitativo energetico che
basterebbe per fare il viaggio terra-luna e ritorno.
Proviamo a fare due calcoli approssimando per difetto: diciamo che la
metà degli italiani possiede un orologio a batteria (la cui batteria
da 1,5 V dura circa un anno), azzardiamo che almeno un quarto della
popolazione cammina per le strade delle nostre metropoli ascoltando
la propria musica preferita con un walkman (le cui pile, almeno due
da 1,5 V, vanno cambiate mediamente una volta ogni due settimane), diciamo
che almeno un bambino su due esce di casa con in tasca un videogioco
(due pile da 1,5 V ogni due settimane). Ora mettiamo mano alla calcolatrice
(solare): stimando la popolazione italiana intorno ai 58 milioni, facendo
i dovuti calcoli, risulta che ogni giorno sulle strade italiane circolano
circa 132.000.000 (132 milioni!) di volt.
Se questi calcoli approssimativi ancora non vi bastano, allora provate
a farvi una navigata sul sito di un'industria produttrice di pile qualsiasi
(www.varta.com; www.duracell.com) e provate a pensare che per ogni modello
di pile presente nel catalogo esiste un'applicazione e un acquirente.
Non dimentichiamoci infatti che quanto detto fin qua, calcoli compresi,
riguarda una piccola, piccolissima parte del "mondo a pile": pensate
solo a quanti altri oggetti siano inutilizzabili senza quei cilindretti
di energia.
E da questo calcolo sono stati volontariamente tenuti fuori i cellulari
e le batterie delle macchine.
Proviamo a pensare al numero di cellulari, alla quantità di ore in cui
un cellulare rimane acceso e all'energia bruciata quotidianamente.
E proviamo a pensare alle batterie automobilistiche, quelle piccole
scatolette che permettono alle candele delle nostre macchine di emettere
quella scintilla che è la base fondante del movimento delle nostre quattroruote.
In Italia esiste un consorzio che si occupa della raccolta e dello smaltimento
delle batterie esauste, COBAT (www.cobat.it) e che ci fornisce dei dati
che fanno pensare. Nel solo 2000 sono state raccolte 176.738 tonnellate
di batterie esauste, sono state riciclate 96.000 tonnellate di piombo
e neutralizzati 34.000 litri di acido solforico. Se si parte dal 1992
(primo anno di piena operatività del consorzio), i numeri diventano
giganteschi: 1.412.000 tonnellate di batterie raccolte, 760.000 tonnellate
di piombo metallo riciclato e 265 milioni di litri di acido solforico
neutralizzato dal 1992 al 2000.
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