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NON
CONSUMIAMOCI TROPPO
"Più lontano, più
veloce e in maggiore quantità. È questo il credo che anima la società
industriale. Eppure una crescita illimitata in un mondo limitato è impossibile"
così inizia l'ampio studio dell'Istituto di Wuppertal per il clima.
di Pier Luigi Salza
Affinché gli effetti del consumo
di energia, in particolare del petrolio, rimangano all'interno delle
capacità di assorbimento e smaltimento naturali del pianeta, evitando
quindi un ulteriore surriscaldamento dell'atmosfera per il noto "effetto
serra", le emissioni di anidride carbonica (CO2) globali dovrebbero
essere contenute entro 13-14 miliardi di tonnellate annue. Ciò significa
che non solo gli attuali livelli di emissione non potranno essere mantenuti,
ma che sarà necessario un dimezzamento dei consumi di energia entro
il 2050. Quindi dobbiamo fare ogni sforzo per evitare consumi energetici
non necessari. Una notevole riduzione può essere ottenuta attraverso
una migliore efficienza di utilizzo dell'energia in ambito domestico,
nelle strutture comunitarie, negli ambienti di lavoro e nei trasporti.
Si deve porre ogni cura nell'isolamento ottimale degli edifici (coibentazione),
nell'ammodernamento e manutenzione degli impianti di riscaldamento,
possibilmente usando pannelli solari o collegandosi alla rete di distribuzione
del teleriscaldamento (acqua calda co-generata nelle centrali elettriche
di trasformazione). Altri interventi che vanno nella stessa direzione
sono l'installazione dei doppi vetri, l'impiego di lampade a risparmio
energetico, l'utilizzo di interruttori a tempo o a fotocellule lungo
le scale e i passaggi comuni.
Lo sviluppo di tecnologie a basso consumo o alternative al petrolio
dovrebbe portare a significativi risparmi nell'ambito dei trasporti.
Ma anche la condotta individuale in questo ambito ha i suoi effetti.
Per esempio, usare l'accortezza di spegnere il motore dell'auto o del
motorino qualora la sosta si prolunghi, in qualsiasi circostanza, per
più di pochi minuti. Inoltre, appena possibile, se non lo si è già fatto,
dotare l'auto o il motorino di marmitta catalitica.
Passare alle due ruote consente un risparmio di carburante che va dall'8%
al 32% rispetto all'auto, senza contare il risparmio di spazio pubblico
(dove sta un'auto ci stanno cinque motorini). Certo questa soluzione
non è priva di controindicazioni. Innanzitutto il clima, che, nella
nostra città, ad esempio, da ottobre ad aprile può rappresentare un
serio deterrente all'uso delle due ruote, e in secondo luogo la indiscussa
maggiore pericolosità per l'integrità fisica del guidatore al minimo
incidente.
Anche un adeguato controllo della produzione e dello smaltimento dei
rifiuti rappresenta una sicura fonte di risparmio energetico. Si deve
iniziare dalla limitazione della quantità di materiale utilizzato per
il confezionamento e l'imballaggio dei prodotti, incentivando inoltre
l'uso di materiali ecologici, biodegradabili e riciclabili, per finire
con il rendere effettiva ed efficace la raccolta differenziata dei rifiuti
stessi: lattine e vetro, plastica, carta e cartone, materiale organico.
Queste pratiche, oltre ad essere già efficaci di per sé, contribuiscono
certamente ad educarci, a farci porre maggiore attenzione alle conseguenze
delle attività umane sul pianeta, ad assumerci la responsabilità della
vita sulla Terra anche per le generazioni future. È questo uno principi
fondamentali su cui deve basarsi una prospettiva di vita che assume
l'onere della sostenibilità.
Senza una profonda consapevolezza delle potenziali conseguenze di un
cambiamento ecologico globale e un'accettazione delle implicazioni del
passaggio verso una società più sostenibile, una generica preoccupazione
per l'ambiente e una altrettanto generica fiducia nelle "eco-tecnologie"
non sono sufficienti. Occorre imporre anche regole, limiti e scadenze
e farlo con il consenso. Per questo, occorre ribaltare la cultura del
consumo e del mercato e riconsegnare alla politica il suo ruolo originario
di fucina del concepimento del "possibile" e poi di regolatore dell'"attuabile".
Si tratta di una rivoluzione assai più impegnativa e complessa della
sola rivoluzione tecnologica, che presuppone, oltre ad una lucida consapevolezza,
anche la definizione di una nuova dimensione dell'economia finalmente
libera dal mito che lo sviluppo umano e il vero benessere coincidano
con l'infinita disponibilità di beni e la continua crescita dei profitti.
Sostanzialmente si tratta di concepire ed attuare un differente stile
di vita.
In questa prospettiva, un posto di primaria importanza spetta ad un
nuovo approccio alla mobilità e al trasporto, le cui forme attuali non
sono sostenibili. Ciò significa ad esempio, a livello urbano, orientare
il cittadino, attraverso opportune misure di viabilità, verso un ritorno
all'uso dei trasporti pubblici, della bicicletta o del muoversi a piedi,
mentre a livello extraurbano significa incentivare il trasporto delle
merci su ferrovia e diminuire l'utilizzo dei mezzi aerei, in particolare
per brevi viaggi via terra dove il treno sarebbe sufficiente.
In secondo luogo si tratta di evitare trasporti e refrigerazioni non
necessari, privilegiando quindi il consumo dei prodotti locali e stagionali.
Anche solo dal punto di vista del bilancio energetico sarebbe auspicabile,
a questo proposito, un serio riesame delle politiche agricole e, in
generale, economiche della Comunità Europea che con l'apertura incondizionata
dei mercati hanno fatto sì che diventasse norma, per esempio, consumare
in Italia latte olandese o olive spagnole e avere disponibili in tutte
le stagioni qualsiasi tipo di frutta e di verdura, fatte arrivare da
altri continenti.
Si dovrà anche operare per tornare ad una produzione di beni durevoli,
in un'ottica diametralmente opposta all'"usa e getta" cui il consumismo
sprecone dell'ultimo quarto del secolo scorso ci ha abituati, sviluppando
al contrario una cultura del riutilizzo e del riciclaggio.
Insomma, in questo mondo, l'unico che abbiamo, non sarà possibile evitare
i cambiamenti climatici e continuare intanto a consumare sempre più
energia. Sicché solo una integrazione tra efficienza e sufficienza,
ovvero tra innovazione tecnologica e senso della misura e della giustizia,
potranno garantire la sostenibilità dell'impatto dell'uomo e delle attività
umane sul pianeta.
Dobbiamo dunque convincerci che, anziché ai consumi, le priorità dovranno
andare ad altri valori primari dell'esistenza.
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