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IN
RISCIÒ, A TORINO
di Luigi Urru
È stato più difficile metterli in
strada rispettando tutti i crismi della legge italiana che farli arrivare
dall'Inghilterra. "Il nostro codice non contempla i risciò elettrici
e a pedali", dice Giovanni Maurella, che li importa in esclusiva da
Manchester, "e solo a maggio scorso, dopo due anni di domande, il Ministero
dei Trasporti ha concesso l'omologazione necessaria a circolare". Ottenute
anche le autorizzazioni di Regione e Comune, da giugno di quest'anno
sei veicoli hanno iniziato a percorrere le zone più pedonalizzate del
centro cittadino, in via sperimentale sui due itinerari Piazza Castello
- Piazza Statuto e Piazza Castello - Piazza San Carlo. Target di clientela
sono innanzi tutto i turisti che vogliono godere di un punto di vista
privilegiato sulla città, in secondo luogo anche quei torinesi desiderosi
di risparmiare una manciata di minuti a piedi, o la fatica di trasportare
a mano le borse dello shopping.
L'idea, per l'Italia, è nuova di zecca: risciò finora si sono visti,
occasionalmente, solo a Palermo e a Milano. Risciò di produzione amatoriale,
precisa Giovanni Maurella, perché i suoi - novanta chili appena di peso,
trenta chilometri di autonomia elettrica e quasi duecento chili di carico
trasportabile - hanno un nome che è tutto un programma: Advanced Vehicle
Design. La novità e le forme accattivanti attirano i passeggeri, che
solo dopo la gita scoprono la realtà etica dietro l'altisonante etichetta
hi-tech. A.v.d. non solo è la ditta inglese che produce i risciò, ma
anche la cooperativa sociale fondata da Maurella con il duplice obiettivo
di diffondere una mobilità ecocompatibile e creare posti di lavoro.
Il Ministero dell'Ambiente di Roma e il Comune di Torino hanno creduto
al progetto e hanno concesso un finanziamento parziale per l'acquisto
dei veicoli. L'Azienda di Promozione Turistica, l'ATM e le associazioni
dei ciclisti urbani hanno mostrato interesse e sono pronte a collaborare
allo sviluppo dell'iniziativa. Un neo? Si cercano gli autisti, anche
a tempo parziale. Le domande si inoltrano con una mail a: avd@a-v-d.it
(che è anche l'indirizzo in rete della cooperativa).
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