|
CioDUE
di Pier Luigi Salza
Utilizzato sotto diverse forme nei
trasporti, nel riscaldamento degli edifici e trasformato in energia
elettrica per usi domestici e industriali, si valuta che il petrolio
continuerà a rimanere, almeno per il prossimo ventennio, la principale
fonte di energia, e dunque di inquinamento dell'atmosfera. Il prodotto
della combustione degli idrocarburi, l'anidride carbonica (CO2), è infatti
responsabile per oltre il 60% dell'aumento dell'"effetto serra", il
surriscaldamento dell'atmosfera terrestre causa di importanti cambiamenti
climatici già in atto. Gli effetti più importanti si riscontrano nel
progressivo innalzamento del livello dei mari per lo scioglimento delle
calotte polari, la perdita ogni anno di estensioni di terreno ampie
quanto un terzo dell'Italia a causa dell'erosione e della desertificazione,
e, per rimanere nel nostro paese, una riduzione dell'estensione dei
ghiacciai alpini del 20% negli ultimi 10 anni.
Anche se non bisogna trascurare il riscaldamento degli edifici e l'uso
degli elettrodomestici che causano il 29% delle emissioni globali, il
principale colpevole delle emissioni è il settore trasporti. Il traffico
automobilistico rappresenta la fonte di inquinamento con il più rapido
tasso di crescita negli ultimi vent'anni. Il parco autovetture, a livello
mondiale, ha compiuto dal 1950 un balzo numerico da 50 a 500 milioni
di unità e, secondo le proiezioni, è destinato a raddoppiare entro il
prossimo quarto di secolo. Con tale ritmo di sviluppo, l'emissione di
CO2 dovuta al traffico salirà del 42-50% entro il 2010, in buona parte
a causa dell'incremento del traffico individuale e del trasporto merci
su gomma e di quello aereo.
Dell'attuale, elevato dispendio energetico non tutti i paesi del mondo
fruiscono allo stesso modo. Uno statunitense emette annualmente 20 tonnellate
di CO2, un tedesco 12, un giapponese 9, mentre la quota di un cinese
è 2 e quella di un indiano è 0,8. Gli Stati Uniti, con appena il 4,5%
della popolazione mondiale, producono un mare di petrolio ma ne bruciano
tre volte tanto, sfiorando il 30% dei consumi mondiali, risultando così
i maggiori consumatori e importatori petroliferi del globo. Pur essendo
alla testa del progresso scientifico e tecnologico nel mondo, essi sono
responsabili di una minore efficienza energetica rispetto agli altri
paesi "sviluppati", oltre che di una tendenza spiccatissima, e purtroppo
imitata, allo spreco. Insomma, un modello, che si vorrebbe fosse il
nostro modello, semplicemente insostenibile.
Un tipico esempio delle furberie e del sostanziale disimpegno dei maggiori
responsabili delle emissioni di gas di serra nel mondo è il "commercio
delle emissioni", riproposto ad ogni tavolo di trattativa per la ratifica,
non ancora avvenuta, dell'intesa raggiunta alla conferenza di Kyoto.
Essa permetterebbe ai paesi che riducono i gas in misura maggiore della
soglia stabilita, cioè i paesi "in via di sviluppo", quelli più poveri,
che di energia da consumare proprio non ne hanno, di vendere ad altri
paesi, quelli ricchi e sviluppati, il proprio "credito", di modo che
questi ultimi possano continuare tranquillamente ad inquinare sempre
più. Sorge spontanea una domanda: non toccherebbe innanzi tutto a questi,
noi inclusi, e senza tante discussioni poiché sono i maggiori inquinatori,
ridurre senza trucchi le emissioni?
|