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LIBRI
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Lester Brown e altri - State of the World '00 - Edizioni Ambiente,
2000
- Allan J.D. - Stream Ecology -Chapman & Hall,1995
- Castellino D., Fattor G. - I grandi disastri ecologici - CET,
2000
- Gregory K.L. - Energetics of the fisical environment - Wiley,
1985
- Schwarzenbach R.P. ed al.- Environmental organic chemistry
-Wiley, 1993
- Pallante M. - Le tecnologie di Armonia - Bollati Boringhieri,
1994
- Pallante M., Regge T. - Scienza ed ambiente - Bollati Boringhieri,
1996
- Amory Lovins - Capitalismo naturale - Edizioni Ambiente, 2001
- Wuppertal Institut fur Klima - Futuro sostenibile - Emi, 1999
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FERMATE
IL MONDO PRIMA CHE SI CONSUMI
Finiamola di pensare
che l'ambiente sono i prati verdi. Ambiente è il nostro esofago, la bile,
l'intestino che, poverino, è anche tenue". Con questa esortazione Beppe
Grillo, cittadino ben informato in temi ambientali, ha chiuso le celebrazioni
della giornata mondiale per l'Ambiente, che a Torino hanno avuto la sede
internazionale. E solleva il tema delle nuove fonti energetiche, della
riduzione dei consumi, dell'inquinamento: "La tecnologia esiste da trent'anni,
ma nessuno la sviluppa". Lui, intanto, ha sistemato i pannelli solari
sul tetto e produce tanta energia da riuscire a venderla all'Enel.
È possibile cambiare il corso delle cose, se non altro ad applicare il
protocollo di Kyoto e ridurre così le emissioni di anidride carbonica,
principali responsabili dell'effetto serra?
di Giorgio Fattor
LEGAMBIENTE
L'attuale modello di sviluppo sociale
ed economico necessita sempre di più, per il suo sostentamento, di notevoli
quantità di energia, il cui approvvigionamento risulta essere, nel medio
e nel lungo termine, carico sia di verità (poche) che di incertezze
(molte); non è quindi facile ipotizzare i futuri scenari rispetto ai
quali evolverà, nel bene e nel male, la società umana: vediamo quindi
di partire dalle poche conoscenze accertate per dedurre alcune conclusioni
di carattere generale sulla situazione odierna.
Il problema fondamentale nasce dal fatto che siamo stati abituati a
vivere troppo bene (in particolar modo negli ultimi 50 anni) senza tenere
in giusta considerazione le necessità planetarie, confidando in un illuminismo
tecnologico in grado di risolvere qualunque tipo di problema, compreso
quello energetico, portando l'umanità (o per lo meno quella parte che
vive nel cosiddetto mondo industrializzato e che impone i propri modelli
al resto del mondo supponendoli i migliori e i più adeguati) a un innalzamento
considerevole della qualità della vita.
Città
a rischio
Il prezzo da pagare
per ottenere tali risultati non è ancora chiaro, o meglio si intuiscono
le prime rate (quelle che stiamo pagando adesso) e chi le pagherà, ma
non si sa chi e come verrà pagato il saldo finale. Alcune situazioni
tuttavia sono ormai appurate: a parte l'effetto serra causato dalle
emissioni di anidride carbonica, la qualità dell'aria che respiriamo
risulta essere innegabilmente compromessa soprattutto nei grandi centri
urbani, provocando un aumento delle patologie a carico delle vie respiratorie
e cardiovascolari. A titolo di esempio si può ricordare il caso avvenuto
nella città di Londra nel dicembre del 1952, dove, a causa di avverse
condizioni meteorologiche (freddo, assenza di vento, presenza di nebbia)
non si dispersero le emissioni nocive a base di polveri e di ossidi
di zolfo provenienti dagli impianti di riscaldamento e causarono la
morte di circa 4000 persone in più rispetto a quelle decedute nelle
settimane antecedenti e negli stessi giorni degli anni precedenti.
Ora, in qualunque città in cui siano presenti emissioni industriali,
veicolari e da riscaldamento, a seconda delle condizioni di dispersione
degli inquinanti, vi sarà una maggiore o minore sofferenza da parte
delle popolazioni più esposte quali anziani, bambini, malati cardiopolmonari,
asmatici. Così come è altrettanto certo che il petrolio non durerà all'infinito:
a seconda dei modelli di sfruttamento ipotizzati si può pensare di procrastinare
il momento di esaurimento di alcune decine di anni, ma intorno al 2100
le scorte di petrolio saranno prosciugate.
Già oggi d'altra parte si incominciano a cogliere i primi segnali di
cedimento di un sistema energetico che non riesce ad essere flessibile
ed elastico. Esemplificativo è quanto sta accadendo negli Stati Uniti,
dove stanno avvenendo ripetute interruzioni del servizio elettrico in
quanto le centrali non riescono a produrre il quantitativo di energia
necessario: questo perché oramai tutte le case e tutti gli uffici sono
dotati di aria condizionata, e asciugare i panni senza utilizzare un'adeguata
apparecchiatura elettrica viene visto come una bizzarra eccentricità.
Si può cercare di risolvere tale situazione o in modo intelligente e
lungimirante o in maniera ottusa e cieca: a quanto è dato sapere il
presidente Bush sta privilegiando quest'ultima possibilità, cercando
petrolio laddove fino a oggi era stato proibito (i parchi naturali)
e ridando avvio alla costruzione di centrali nucleari: evidentemente
i disastri di Chernobyl e Three Miles Island non hanno insegnato nulla.
D'altra parte non si può chiedere lungimiranza in un mondo dove la prevalente,
se non l'unica, modalità di giudizio di un politico o di un amministratore
è il guadagno immediato in termini monetari per la propria azienda,
senza preveggenza nel medio o nel lungo termine.
Così capita che i general manager di grandi imprese e di gruppi imprenditoriali,
con contratti a termine (non più di 4-5 anni in genere) non hanno alcun
interesse ad approntare delle politiche di risparmio energetico i cui
risultati si contabilizzeranno in un periodo successivo al loro mandato
e dei cui vantaggi si accrediterebbero i loro successori.
La risoluzione del problema energetico tuttavia passa obbligatoriamente
attraverso alcuni nodi per sciogliere i quali vi dovrà essere necessariamente
la collaborazione tra Stato, Individuo e Aziende (nel senso più ampio
del termine): senza tale sinergia il pianeta si troverà costretto entro
breve tempo (50 - 100 anni) a brusche inversioni di rotta, dove a subirne
le conseguenze saranno, come sempre, le fasce sociali più deboli e i
paesi più indifesi. Una maniera lungimirante di affrontare il problema
è quindi quello di approntare e utilizzare modalità alternative di approvvigionamento
energetico, sensibilizzare e incentivare la popolazione e le industrie
al risparmio di energia sotto ogni sua forma, ed approntare politiche
flessibili e diversificate che incentivino la ricerca e la sperimentazione.
Le energie
alternative
Tralasciando energie rinnovabili quali quelle geotermiche e delle maree,
che hanno applicazione locale, la risoluzione del problema energetico,
sotto il profilo delle fonti, passerà attraverso il passaggio alla microgenerazione
con l'utilizzo di tecnologie ad un minore impatto inquinante che utilizzino
l'energia eolica, quella solare e quella proveniente dalle biomasse,
senza dimenticare le cosiddette "celle a combustibile". È chiaro che
tutte queste tecnologie non possono essere utilizzate indistintamente
e in ogni situazione, così come non è possibile al momento valutare
quali siano le possibilità che in un prossimo futuro verranno offerte
da tecnologie ancora allo stato di pura ricerca come la fissione nucleare.
Gli impianti che sfruttano l'energia eolica per produrre elettricità,
ad esempio, risultano essere a limitato impatto ambientale, ma risentono
ovviamente di vincoli di collocazione: infatti si possono porre solo
in zone dove per la maggior parte dell'anno soffiano venti ad una velocità
compresa tra i 5 ed i 25 metri al secondo. Non si deve sottovalutare
inoltre anche l'impatto visivo che tali strutture hanno rispetto al
territorio e all'inquinamento acustico che generano, anche se il rumore
non è pressoché udibile ad alcune centinaia di metri dall'impianto.
Maggiore sviluppo e sicuramente flessibilità hanno le strutture che
dipendono dall'energia solare: le tecnologie utilizzate, a seconda che
utilizzino l'energia del sole per la produzione di calore o di energia
elettrica (a sua volta convertibile eventualmente in energia termica)
prendono rispettivamente il nome di solare termico e di solare fotovoltaico.
Le tecnologie solari termiche più utilizzate comprendono i sistemi che
usano un pannello solare per riscaldare un liquido o l'aria, con lo
scopo di trasferire il calore solare per produrre acqua calda o riscaldare
gli edifici. Il rendimento dei pannelli solari è aumentato del 30% nell'ultimo
decennio, trovando applicazioni nell'edilizia, nel terziario e nell'agricoltura.
Il fotovoltaico è un'applicazione tecnologica che consente di trasformare
direttamente la luce solare in energia elettrica, sfruttando il cosiddetto
effetto fotovoltaico, ovvero la proprietà che hanno alcuni materiali
semiconduttori opportunamente drogati, fra cui il silicio, di generare
direttamente energia elettrica quando vengono colpiti dalla radiazione
solare, senza l'uso di combustibile. Il dispositivo più elementare capace
di operare tale conversione è la cella fotovoltaica: un complesso di
celle assemblate e connesse tra di loro dà origine ad un sistema in
grado di captare e trasformare la radiazione solare incidente e renderla
disponibile sotto forma di energia elettrica. Il loro rendimento (dal
10 al 13%) ha consentito comunque la diffusione di tale tecnologia,
inizialmente impiegata solo per applicazioni spaziali e in piccoli calcolatrici,
nella segnaletica terrestre e marittima, nell'alimentazione elettrica
di utenze isolate e di reti in isole minori. Il grande sviluppo del
fotovoltaico dovrà tuttavia concretizzarsi nei paesi più industrializzati
attraverso la sua integrazione negli edifici, con relativa immissione
dell'energia elettrica prodotta in rete.
La cella a combustibile è un generatore elettrochimico in cui, in linea
di principio, entrano un combustibile, solitamente idrogeno, e un ossidante
(ossigeno o aria), dalla cui reazione si ricavano corrente elettrica
continua, acqua e calore. Sono simili alle comuni batterie per autovetture
e quindi una cella a combustibile è formata essenzialmente da due elettrodi,
catodo e anodo, e da un elettrolito che permette la migrazione degli
ioni. Diversamente dalle batterie comuni, il combustibile viene continuamente
rinnovato e quindi la corrente elettrica può essere erogata indefinitamente
qualora ne venga mantenuta l'alimentazione. I vantaggi di tale tecnologia,
che presumibilmente troverà applicazione di serie in campo automobilistico
a partire già dal 2005 da parte di varie case automobilistiche, sono
il limitato impatto ambientale, in quanto non vi è la produzione di
ossidi di azoto, zolfo e particolato a differenza dei motori a combustione
interna, e l'alta efficienza (sino al 60%).
L'attuale tendenza è quindi quella di affiancare i nuovi ritrovati tecnologici
a quelli già presenti nel mercato come i motori a benzina, diesel o
turbine funzionanti eventualmente anche a metano, per dare origine ad
una rete "mista" dove parte dell'energia necessaria al fabbisogno di
un edificio o di una piccola azienda possa provenire da un impianto
"interno" o condominiale, poco inquinante, efficiente e in grado eventualmente
di vendere l'energia elettrica in eccesso prodotta.
Maggiore attenzione, al contrario, è necessario prestare alla generazione
di energia termica ed elettrica dalle biomasse quali legno e rifiuti,
in quanto elevata è la possibilità di produzione di emissioni altamente
inquinanti. Senza entrare nel merito dell'incenerimento dei rifiuti,
problematica che meriterebbe un adeguato approfondimento a parte, basti
pensare che una pianta di melo, ad esempio, è sottoposta nel corso di
un anno ad una trentina di trattamenti "chimici" che vengono assorbiti
dal fusto e, durante la combustione, si alterano dando origine a composti
molto tossici: non a caso infatti non vengono quasi più destinati a
tale uso dai commercianti di legnami.
Ognuna delle tecnologie accennate precedentemente deve tuttavia essere
analizzata non solo sotto il profilo delle emissioni finali, ma bisogna
valutare ogni aspetto energetico e ambientale che ha portato alla realizzazione
di tale tecnologia. Ad esempio è pur vero che le celle a combustibile
non originano praticamente emissioni, ma la produzione dell'idrogeno
necessario al loro funzionamento si ottiene attraverso una particolare
reazione (reforming) da un idrocarburo come il metano che darà origine
ad altri sottoprodotti per i quali si dovrà pensare ad un loro reimpiego.
È chiaro quindi che, quando si considera un processo produttivo o un
prodotto finale, la sua valutazione deve includere l'analisi di tutte
le sue fasi, dalla progettazione allo smaltimento finale, onde comprendere
quale sia, tra più scenari possibili, il più conveniente sotto il profilo
energetico e contemporaneamente abbia il minore impatto sull'ambiente
e sulla salute dell'individuo.
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