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luglio/agosto 2000

 

 

SARDEGNA L'ISOLA DIVERSA
di Luigi Urrù

Sono stato un bambino fortunato. Il mare di Finale l'ho visto per la prima volta a sedici anni: noi d'estate s'andava in Sardegna, ci si stava almeno quattro settimane e si tornava in Piemonte sul far dell'autunno, belli abbronzati, pasciuti e sani. Lo dico con la nostalgia per le cose d'infanzia, le corse sulla sabbia e quelle in bicicletta, la nostalgia per l'inconsapevolezza innocente dei bambini.
Adesso sono grande, in Sardegna vado senza la regolarità annuale di un tempo, ho scoperto altre spiagge e altre isole, ho persino pensato che la prossima volta anziché il traghetto da Genova (il miglior porto per chi arriva da Torino, con l'eco di De André e Paolo Conte) prenderò l'aereo per Alghero. Con i miei, venticinque anni fa, questi erano pensieri proibiti: uno, gli aerei erano una cosa meravigliosa e lontana nel cielo con una stria che credevo di panna; due, noi avevamo la macchina, una famigliare panorama giardinetta, chiamatela come vi pare, e ci mettevamo dentro bagaglio per quattro settimane moltiplicato una madre apprensiva, tre marmocchi vivaci e viziati e un padre impegnato alla guida sulla Torino-Savona nel tratto a una sola corsia...
E si sudava, durante il viaggio sotto il sole d'agosto. Un soggiorno in Sardegna d'estate è un godimento-combattimento con il calore: l'Ente Sardo Industrie Turistiche reclamizza una temperatura media di 28 gradi per i quattro mesi da giugno a settembre - giorno e notte, notte e giorno: fa caldo. A Cagliari nei giardini pubblici mi dondolavo ai melograni che, non fosse per il clima, i frutti non li potevano mica maturare.
Ma bastava lasciare la costa e spostarsi nell'interno per apprezzare brezze collinari in regioni dalle strade a giravolte e dai nomi che da soli lasciano intuire abissi di mistero etimo-sociologico: Mandrolisai, Sarrabus, Ogliastra, Murghine, Logudoro, Goceano, Baronìe... e infine la Barbagia, anzi le Barbagie (di Ollolai, di Seulo, di Belvì), con le storie antiche e vere del bandito Giuliano, quelle più recenti e altrettanto vere di sequestri e orecchie mutilate, i murales per le vie di Orgosolo, testimoni di lotte per il lavoro e d'impegno sociale, il pecorino di Gavoi, dalla crosta bruna e la pasta candida, e Austis, che con Torino non spartisce nulla se non il passato di augusta colonia romana.
Facile perdersi, nella Sardegna aspra e solitaria delle montagne: anche con carta alla mano e padre doc al volante capitava di girare per ore sulle stesse strade bianche tra Isili e Laconi, in cerca del bivio giusto per scendere a valle, fiduciosi che "il pastore che ci ha dato l'informazione non può essersi sbagliato né averci preso in giro". L'asfalto ha infine spodestato la ghiaia, agli incroci sono comparsi non solo la segnaletica dell'Anas ma anche i cartelli dei consorzi turistici e oggi non è più un'avventura arrivare al castello della Medusa, appollaiato su uno sperone roccioso tra Samugheo e Asuni, o al villaggio nuragico di Barumini, dove si materializzano le lezioni dell'insegnante di storia sull'età della pietra. Se si ha l'auto, non è un'avventura.
Altrimenti, come già dicevo a un amico, sono 'azzi amari, cioè corriere e trenini che s'inerpicano e ansimano sempre uguali dai tempi della rivoluzione industriale (un giro sulla monocarrozza delle Ferrovie Regionali Sarde da Sassari a Palau era una chicca d'appassionato nelle estati di vacanza).
Oppure, questa è l'alternativa, si resta in spiaggia. Niente Costa Smeralda, sono di famiglia piccolo borghese, per me il mare era quello del Sinis. E resta quello del Sinis.
Mare favoloso di penisola che chiude a nord il Golfo di Oristano; sabbia fine, ricca, bianca, acqua trasparente che non fosse per il sale si metterebbe in bottiglia: fate un giro a Is Arutas e potete dimenticare i tropici per sempre. E come ai tropici, sulle spiagge di Sardegna si porta tutto con sé: dal sunblock fattore totale al fumetto di Asterix tra i sardi, al cerotto perché sugli scogli non si sa mai, al panino leggero per il languore che prende allo stomaco un paio d'ore dopo la nuotata.
Alle spalle non si hanno ferrovia, strada statale e palazzi. Invece, una distesa di macchia mediterranea con cespugli ossuti e odorosi di mirto, ginestra e rosmarino oppure campi coltivati a cereali fino a pochi metri dalla riva, dove l'aratro affonda invano nella sabbia, o ancora stagni d'acqua bassa e salmastra, sosta estiva per fenicotteri e garzette. Non esistono ombrelloni, sdraio, e parcheggi a spina di pesce, non ci sono cabine per le docce e il venditore di gelati si fa vivo solo il fine settimana.
Di sera è dolce la strada che riporta a casa o al campeggio, dolce il paesaggio ondulato dove Sergio Leone ha girato alcuni dei suoi western, dolce il tramonto, dolce e sugosa l'anguria striata acquistata dall'ambulante fermo sul ciglio con un furgone ricolmo di frutti; benedetta infine l'assenza di code, di fumi e di caselli. "Il paradiso", mi ripeteva un conoscente tedesco, ateo dichiarato, in visita al Sinis anni fa e sono sicuro avrebbe detto lo stesso di cento altri tratti di costa sarda senza cemento, senza bitume, senza servizi.
Allora guai a chi tocca queste spiagge, guai agli speculanti (ci sono, eccome, anche in Sardegna: nel Sinis l'esempio esteticamente più accattivante sono le ville di Funtana Meiga), guai alle cooperative turistiche e i tutto compreso. Guai ai giornalisti che scrivono di quest'isola: non sarò io a dirvi dove portare le vostre gomme e lasciare i vostri zaini, non crediate di carpirmi segreti, armatevi di tempo e voglia per esplorare voi stessi. Tuttavia, lasciate che vi dia ancora qualche spunto.
La lingua, per esempio: raddrizza le sorti di una vocale altrimenti poco usata, relegata in fondo all'alfabeto e a poche pagine nel dizionario. Perché tutte queste 'u', mi chiedevo da ragazzo a cui avevano raccontato per sbaglio che il latino era una lingua morta. I nomi, comuni e propri, tutti così immediatamente singolari, s'imprimono nella mente come sapori di spezie d'oltremare e anche senza l'aiuto di un bicchierino di vernaccia inducono quelli 'del continente' (noi forestieri che viviamo nello stivale) al sorriso e poi al riso e poi alla pace ebete: Ibenia, Efisio, Bachisio, Isidoro, Basilio, Simmaco, Itria, Lussurgiu, Palmerio - così scorre il calendario delle feste campestri estive, dove la ricetta è onorare il santo e riempirsi la pancia di delizie, id est porcellino alla griglia (porchetta), vino gagliardo (Monica e Cannonau) e dolci di pasta di mandorle, formaggio e miele (sebadas). Che il pane isolano non venga in micche lunghe, né in rosette o ciabattine imbottite di mollica pallida fu una scoperta fondamentale per me bambino goloso: il pane sardo (carasau o carta di musica) esce dal forno in fogli rotondi, ampi e sottilissimi, ideali per un bello strato di marmellata di fichi.
Al pari della natura, le feste sarde non sono per i deboli di cuore o gli adepti del politically correct e c'è da aspettarsi purtroppo che andranno incontro alle medesime vicissitudini polemiche che insidiano la corrida spagnola e il palio di Siena. Prendiamo S'Ardia di Sedilo, il primo fine-settimana di luglio: dire che è una corsa di cavalli è farle un torto. Si tratta di una sfrenata cavalcata a briglia sciolta su percorso difficile e scosceso senza transenne per gli spettatori, cavalieri che bastonano violentemente gli avversari e si fermano quindi a pregare davanti a una cappella, fucilieri che sparano a salve in aria e tra le zampe degli animali. Chi non prova tenerezza verso i cavalli? Già vi vedo con tutte quelle mani alzate: imparerete mai cos'è la Sardegna.
 
 Info
Enti del Turismo

Enit - Ente Sardo Industrie Turistiche
Via Mameli, 97 - 09124 Cagliari
Tel. 070.60231
Numero Verde 167-013153

Provincia di Cagliari
Piazza Deffenu, 9 - 09125 Cagliari
Tel. 070.651698

Provincia di Núoro
Piazza Italia, 19 - 08100 Núoro
Tel. 0784.30083

Provincia di Oristano
Via Cagliari, 278 - 09170 Oristano
Tel. 0783.74191

Provincia di Sassari
Viale Caprerea, 36 - 07100 Sassari
Tel. 079.299544

Trasporti
Porti passeggeri a Arbatax, Cagliari, Olbia e Porto Torres. Navi traghetto da Genova, Nizza, Livorno e Civitavecchia con le compagnie Tirrenia, Sardegna Lines, Sardinia Ferries, CMT Ligne de Sardaigne, Moby Lines e Grimaldi. Prenotare con rigoroso anticipo sopra tutto se si viaggia in macchina. La traversata Genova - Porto Torres o Genova - Olbia dura circa dodici ore e avviene normalmente di notte con i traghetti che salpano la sera intorno alle diciotto. 
Aereoporti ad Alghero, Cagliari e Olbia. Voli con Alitalia e Meridiana.
Ferrovie Regionali Sarde: Via Cugia, 1 - Cagliari
Tel. 070.3414107

Manifestazioni
Luglio:
Sagra del pane a Gonnesa (prov. di Cagliari)
Simposio di scultura su granito con laboratori all'aperto a Buddusò (Sassari)
Sa Simbalonga, gara di bici fuoristrada sulle pendici del Monte Acuto e del Limbara (Sassari)
Fiera del tappeto e degli arazzi a Mógoro (Oristano)
S'Ardia (commemorazione a cavallo della vittoria di Costantino su Massenzio) a Sédilo (Oristano)
Agosto:
Palio di Santa Maria con gli scapoli del paese a Guasila (Cagliari)
Sartiglietta (corsa a cavallo con alfieri in maschera) sulla spiaggia di Torre Grande (Oristano)
Festival jazz a Sant'Anna Arresi (Cagliari) con il John Zorn Quartet (info e box office: 070.65497377
Sagra del Redentore (Núoro)
Processione dei Candelieri (Sassari)
Settembre:
Festa di San Salvatore a Càbras (Oristano)

Alloggio
Campeggi: si trovano lungo le coste di tutta l'isola con prezzi che variano tra le 6500 e le 14000 lire.
Ostelli: ce ne sono solo tre, tutti situati nel nord-ovest dell'isola, a Castelsardo, Alghero e Bosa Marina. Tessera acquistabile in loco o prima di partire all'Informagiovani, Informadue, Informasette e all'Ostello di Torino.
Agriturismo: diffuse sono le aziende agrituristiche, sia sul mare che nell'interno, che offrono un concentrato di cibo-aria-mare-sport-turismo doc. Le guide edite dalle varie associazioni di agriturismo (Terra Nostra, Turismo Verde, Agriturist, Agrisport e Aiab) possono essere acquistate in libreria o consultate presso il Centro Informagiovani di via Assarotti 2.

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