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SPECIALE | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 04/2000 | ||
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SMS?
"Ci sto dentro!" di Andrea Bajani I giovani gli sms li mandano fuori di testa. I giovani quando sparano i trenta quotidiani sms 'ci stanno dentro' davvero. Che detta così può suonare una presa in giro, ma non lo è, dal momento che chi scrive si può a pieno titolo inserire tra coloro che, tra i 18 e i 25 anni (così le statistiche.), si fanno di messaggini per cellulari dalla mattina alla sera. Chi scrive, però, e ciò sia detto con un misto di vergogna e fierezza, non pensa, nonostante la dedizione religiosa al gsm, di 'starci dentro'. Mi rendo conto che anche questa dello 'starci dentro' può sembrare una presa in giro. E invece no. Immaginiamo infatti di percorrere all together i portici di Piazza Castello a Torino e di incappare dapprima nella nuvola di fritto di Mc Donald's e poi nel manipolo di giovani adò o post-adolescenti che in qualche modo ne presidiano l'ingresso. Immaginiamo che non siate sventuratamente inciampati nello sguardo di uno dei sunnominati (e che di conseguenza nessuno vi abbia rivolto il leggendario interrogativo - "'zo guardi?" - che precede di un istante lo schiaffone di rito). Se dunque siete indenni, guadagnate a passi circospetti ma decisi il corpo pulsante del plotone giovanile e vi accorgerete che. che nove su dieci hanno gli occhi infilati nel piccolo display del cellulare e digitano come ossessi febbrili sms destinati a chissà chi. Mentre sempre meno frequente pare il 'campionato delle tacche' (che costringeva giovani più o meno atletici ad arrampicarsi nei luoghi più inconsueti pur di dimostrare che il proprio telefonino aveva più tacche degli altri e quindi 'prendeva' meglio), sempre più globale mi sembra il trip dell'sms. Per essere un vero adepto dell'sms non è necessario appartenere alla schiatta di coloro che smessaggiano 'a manetta' intruppati sotto i portici di Piazza Castello a Torino. Perché, sia detto per amor di cronaca, il giorno che chi scrive incontrò per la prima volta la schiera degli smsers davanti al McD, chi scrive stava speditamente camminando e ansiosamente, durante la deambulazione, spedendo messaggini all'universo mondo. Correva infatti il 1999, era inverno, e alcune compagnie di telefonia mobile avevano lanciato una strepitosa campagna di sms gratuiti. La psicosi collettiva da sms toccò punte mai più raggiunte. Mi ricordo, in quell'inverno, a comunicare a 160 caratteri (tale è la capacità di un gsm) pomeriggi interi. Viaggi in autobus e treno chino sul cellulare, semafori rossi spesi digitando il mio ultimo pensiero, quintalate di 'buonanotte' lanciate nelle fredde serate invernali, miliardi di 'buon anno' a mezzanotte e un minuto, saluti a persone che camminano un centinaio di metri più avanti. Giornate a 160 caratteri, scherzi e confidenze costrette in abbreviazioni, simboli, gerghismi e anglismi o francesismi di sorta. Ecco, chi scrive quell'inverno lo ricorda così: a 160 caratteri. Lì sì che 'ci stavo dentro'; dopo di allora mai più. Ora che ripenso a quei pomeriggi con i portici stipati di smsers, e alle mie dita sul Panasonic GD70, penso che 'starci dentro' è l'unica espressione che renda quel travaso della personalità dentro il display del cellulare. Immagino il mio viso sotto i portici di Piazza Castello, con borsa a tracolla, passo spedito, occhi sul gsm e sensi più o meno attenti a evitare scontri corpo a corpo. 'Starci dentro'. Chi l'ha detto che è una brutta espressione? Provate voi a raccontare a parlare d'amore in formato sms. Eccitatevi. E allora vedrete che ci state dentro anche voi, a quel maledetto display. |
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