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luglio/agosto 2000

 
 

 

ECOMUSEO UNA CITTA' VIVA
di Mimosa Massone


Che cos'è
Immaginate un enorme specchio, talmente grande da permettere ad un'intera comunità di guardarsi. Questo è l'ecomuseo, almeno secondo G. H. Riviere, che nel 1980 ne elaborò il concetto definitivo. Uno specchio che la comunità porge anche ai suoi ospiti, affinché la comprendano meglio; un museo del tempo perché si riferisce al passato, come al presente, proiettandosi nel futuro, ma anche dello spazio, perché valorizza interi ambienti e non solo delle parti. Per altri l'ecomuseo è semplicemente una ricostruzione storico - produttiva di una singola unità aziendale, oppure "un qualcosa che cresce dal basso piuttosto che essere imposto dall'alto e che nasce per rispondere ai bisogni e ai desideri delle persone che abitano e lavorano in un'area" (H. de Varine 1993).
La molteplicità di definizioni è perfettamente comprensibile: l'ecomuseo è infatti un'idea nuova, decollata da poco e che solo ora sta muovendo i primi passi. Si possono comunque riconoscere alcune caratteristiche comuni che permettono di distinguere l'ecomuseo dal museo tradizionale; mentre quest'ultimo, è ben collocato all'interno di un grosso edificio, dove mette in mostra preziose collezioni, per lo più di oggetti, vantando numerosi visitatori, l'ecomuseo è situato sul territorio, valorizza il patrimonio culturale e, per dirla come Pinna, noto paleontologo presidente dell'ICOM ITALIA (International Council of Museums) "musealizza un'intera comunità, nel suo ambiente".
Ovviamente per realizzare un progetto così globale e importante, che non si prefigge solo di conservare le tipiche attività lavorative di una zona o le colture antiche di un territorio, ma che addirittura vuole rappresentare l'identità di una comunità locale, c'è bisogno della partecipazione della gente. Un team di intellettuali ed esperti tecnici potrà creare un museo, ma non un ecomuseo. 

Certo il loro contributo è prezioso, ma l'iniziativa deve partire innanzitutto dalle persone del posto, che decidono spontaneamente di volersi riflettere in quell'enorme specchio, chiamato ecomuseo.

Viaggio negli ecomusei del Piemonte
Gli ecomusei istituiti in Piemonte sono 11 e riflettono livelli diversi di realizzazione. Alcuni sono visitabili e funzionano a pieno ritmo, altri sono ancora in fase di progetto o di sperimentazione. La maggior parte fa capo alle strutture già  esistenti e operanti sul territorio, come i Comuni, le Comunità Montane, i Parchi e le Riserve Naturali.
Ma iniziamo subito il nostro viaggio, visitando virtualmente l'ecomuseo della segale. Localizzato in un'area verde a Sant'Anna di Valdieri, si trova immerso nel Parco Naturale delle Alpi Marittime (CN). L'elemento centrale è rappresentato da "Lou viol di tait" ossia il percorso che permette di "leggere" come in un grande libro formato naturale, i segni lasciati dall'uomo nel corso del tempo: case dai caratteristici tetti ricoperti da paglia di segale, terrazzamenti per le coltivazioni, muretti a secco per il mantenimento dei sentieri, canali per l'irrigazione dei campi. La visione diretta della realtà qui assume il sapore di una lezione e attraverso questa esperienza viene comunicata la particolare condizione di vita dei montanari.
A questo si affianca l'ecomuseo della pastorizia, in valle Stura di Demonte, che vuole rafforzare la memoria storica e l'identità di coloro che ancora vivono nei territori dell'alta montagna.
Spostandoci più a sud nel tratto appenninico compreso tra la provincia di Genova e quella di Alessandria, troviamo l'ecomuseo di Cascina Moglioni, nel Parco Naturale Capanne di Marcarolo. Qui si possono ammirare secolari esemplari di castagno, denominato "albero del pane" perché i frutti di questa pianta un tempo venivano essiccati, poi macinati, ridotti in farina e infine utilizzati nei lunghi mesi invernali come surrogato della farina di grano, che in questi luoghi non si poteva coltivare.
Nel Parco del Gran Bosco di Salbertrand, invece, è stato ripristinato un antico mulino ad acqua ed un forno, allo scopo di dimostrare praticamente come avveniva il ciclo produttivo della fabbricazione del pane. L'ecomuseo è dedicato a Colombano Romean, figura-simbolo del lavoro del minatore in Alta Valle Susa. A partire dal 1526, in otto anni di lavoro duro e solitario, Romean scavò una galleria lunga quasi 500 metri, per convogliare le acque da un versante della valle ad un altro e consentire così l'irrigazione dei campi verso Chiomonte.
Gli ecomusei dell'Alta Val Sangone e del Basso Monferrato Astigiano, invece, sono caratterizzati da molteplici iniziative specifiche e attentamente calibrate per ottenere una valorizzazione complessiva del patrimonio culturale e materiale dei luoghi.
Nel comune di Cortemilia (CN) si trova l'ecomuseo dei terrazzamenti e della vite, il cui intento è quello di documentare e conservare le espressioni della cultura materiale legate alla coltivazione della vite in collina e alle architetture rurali tradizionali.
Il Lago d'Orta e Mottarone rappresenta un'altra tipologia di ecomuseo, nata dall'unione, dal coordinamento di una serie di piccoli musei preesistenti, dedicati a momenti particolari della vita e della tradizione di attività produttive ed artistiche tipiche della zona. Qualche esempio? Il museo dell'ombrello di Gignese, la lavorazione del legno in valle Strona, il museo di strumenti musicali a fiato di Quarna, il museo del rubinetto di San Maurizio d'Opaglio, la raccolta di arte sacra di Forno e di arte contemporanea "Fondazione Calderana" di Ameno, oltre agli elementi di alta qualità ambientale come il Giardino Alpinia e l'Alpe Selviana.
L'ecomuseo della Val Sesia, gestito dalla Comunità Montana, è una realtà molto complessa, formata da diversi sottosistemi, stratificati sul territorio, come la storia, l'economia e la cultura della comunità Walser, o l'originale architettura rurale dei "taragn".
Una porzione importante del panorama geografico regionale riguarda la Pianura Padana, solcata da molti fiumi e torrenti. Le zone di pianura sono interessate da due importanti iniziative ecomuseali: il Rio Frediano e la Risicoltura. Il primo è costruito intorno ad un corso d'acqua, il Rio Frediano appunto, un canale irriguo costruito dai monaci nel '400, che ha poi condizionato lo sviluppo urbanistico e protoindustriale di Settimo Torinese, svolgendo un ruolo preminente nell'economia locale, basata sulla pesca, la lavorazione della canapa, l'attività dei lavandai.
L'altro, gestito dall'Amministrazione Provinciale di Vercelli, si propone di ricostruire la storia della risicoltura dalle origini al '700 e di dare vita ad un "distretto agro - industriale del riso", col fine dichiarato di promuovere e riqualificare la produzione del cereale, che oggi sta attraversando una spiacevole crisi. Diverse iniziative vivacizzano l'ecomuseo: una stazione idrometrica sperimentale a Santhià, la riattivazione della "pista del riso", il ripristino del porto natante di Fontaneto Po e persino una mostra permanente ("La risaia nelle arti"), allestita nella Cascina Venaria di Lignana che fu il set del famoso film "Riso Amaro".
Per ora il viaggio termina qui, ma a questi ecomusei se ne aggiungeranno presto altri. Fra i molti in lista d'attesa segnaliamo quello sul tartufo e la pietra da cantone: un abbinamento che unisce in uno stesso territorio la raccolta di un frutto della terra particolarmente raro come il tartufo ad un materiale da costruzione altrettanto pregiato, la pietra da cantone.

Progetto "cultura materiale"
È un vasto programma di idee, studi, interventi, promosso dalla Provincia, insieme ad altri enti locali e al Politecnico. Il suo obiettivo è la costruzione di una rete di ecomusei, accorpati intorno a tre grandi temi: le memorie dei siti estrattivi, le tracce legate alla lavorazione protoindustriale e industriale e le testimonianze del recente passato. Fra i 20 progetti che fan parte della rete di ecomusei, ricordiamo quello di Prali, denominato Scopriminiera, perfettamente organizzato. La visita è particolarmente emozionante. Equipaggiati di casco, mantellina e lampada, vi toccherà scendere nella miniera di talco più grande d'Europa, naturalmente a bordo del tipico trenino dei minatori. Toccherete il talco untuoso e lucido e parteciperete alla simulazione dell'esplosione di una mina. Ma non temete: insieme a voi ci saranno esperti accompagnatori, che vi spiegheranno inoltre le tecniche e le condizioni di lavoro dei minatori. È possibile anche organizzare degli itinerari turistici di circa 4 ore, ma per saperne di più potete visitare il sito internet www.chisone-germanasca.torino.it, oppure telefonate al numero 0121.806987.

Il dibattito
Conservare le antiche tradizioni, i mestieri tipici di una zona, la cultura di una popolazione, non vuol dire ricreare un ambiente, mettendoci figuranti coi vestiti d'epoca che fanno i minatori o i pastori, come bravi attori, davanti agli occhi dei turisti. Gli ecomusei non devono essere come le riserve indiane o i finti villaggi beduini del deserto, mere ricostruzioni, spettacolari, affascinanti, ma finte. L'ecomuseo non cristallizza, ma ridà vita a quegli elementi che più che mai caratterizzano una cultura e che, forse, rischierebbero di perdersi nel tempo. Il passato di una comunità, quindi, viene valorizzato in perfetta armonia con lo sviluppo tecnologico e culturale che il vivere comporta. È un concetto complesso, espresso bene da Valter Giuliano (assessore della Provincia di Torino, nonché relatore della Legge sugli ecomusei) quando definisce l'ecomuseo come "una rassegna di segni e risorse che evocano l'evoluzione di una società". L'aspetto economico passa in secondo piano: certo un ecomuseo ben fatto richiama molti turisti, ma si tratta di una conseguenza e non di un obiettivo.
Il dibattito resta aperto ed affronta anche la fondamentale questione relativa al destino che aspetta ai numerosi progetti ecomuseali. La maggior parte sono ancora in fase di realizzazione, eppure già ci si interroga: se la conservazione e l'identificazione diventano eccessive, non c'è il pericolo che la comunità si chiuda troppo, decontestualizzandosi, diventando quasi una patria a sé? Qualcuno infatti teme che puntando il riflettore su aree piccole e coese, si alimentino localismi esasperati. Ma questo non deve accadere. L'obiettivo primario di ogni ecomuseo è invece quello di trasmettere i valori su cui la comunità si fonda, agli altri, alle generazioni future, ma anche alle culture diverse, lontane. Di farsi conoscere e apprezzare. Di proiettarsi verso l'esterno, tenendo presente che l'autocompiacimento e l'isolamento portano alla degenerazione dell'idea stessa di ecomuseo.
Legislatori ed esperti del settore hanno cercato di impedire che questi rischi si verificassero. Ma non solo: grazie a uno studio dell'IRES Piemonte (Istituto di Ricerca Economico Sociali), sono stati identificati i criteri che permettono di scegliere le comunità o le aree geografiche che possono far parte del progetto ecomuseale e quali invece non presentano i requisiti necessari per entrarvi. In questo modo si evita di far confluire nell'iniziativa troppe realtà che hanno invece poco a che vedere con l'ecomuseo. Insomma: la "selezione" è accurata e spetta alla Regione, affiancata da un Comitato Scientifico e da un apposito Gruppo di lavoro.
 

 
 GLI INDIRIZZI
Gli ecomusei nascono in Francia negli anni 70, con l'esperienza de Le Creusot, il Museo dell'Uomo e dell'Industria. Si sviluppano nel Nord Europa negli anni 80, mentre in Italia i primi ecomusei vengono istituiti solo nel 1995 e, a parte piccole realtà spontanee in Toscana e Lombardia, si trovano esclusivamente in Piemonte.
Istituiti con legge regionale:

. ECOMUSEO DELLA VAL SESIA, DEL TERRITORIO E DELLA CULTURA WALSER
Corso Roma 35, Varallo Sesia (VC)
 Tel. 0163.51555
. ECOMUSEO DEL LAGO D'ORTA E MOTTARONE
Piazza Unità d'Italia 2, Pettenasco (NO) 
Tel. 0323.89622
. ECOMUSEO DELLE TERRE D'ACQUA E DELLA RISICOLTURA
Via San Cristoforo 3, Vercelli 
Tel. 0161.590282
. ECOMUSEO COLOMBANO ROMEAN
Via Monginevro 7, Salbertrand (TO) 
Tel. 0122.854720
. ECOMUSEO DELL'ALTA VAL SANGONE
Via Matteotti 4, Coazze (TO) 
Tel. 011.9340056
. ECOMUSEO DEL FREIDANO 
Piazza della Libertà 4, Settimo Torinese (TO) 
Tel. 011.8001040
. ECOMUSEO DEL BASSO MONFERRATO ASTIGIANO
Piazza Stazione 9, Montechiaro d'Asti (AT) 
Tel. 0141.999914
. ECOMUSEO DEI TERRAZZAMENTI E DELLA VITE
Corso Einaudi 1, Cortemilia (CN) 
Tel. 0173.81027
. ECOMUSEO DI CASCINA MOGLIONI
Via Umberto Primo 32, Bosio (AL) 
Tel. 0143.684777
. ECOMUSEO DELLA PASTORIZIA
Piazza Renzo Spada 19, Demonte (CN) 
Tel. 0171.955555
. ECOMUSEO DELLA SEGALE
Via Livio Bianco 5, Valdieri (CN) 
Tel. 0171 97397
 

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