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QUANDO LA
PALLA E' OVALE
Si fa presto
a dire rugby. Si fa prestissimo, e male, a liquidare questa disciplina
come rude e violenta. In realtà il numero di infortuni
in questo sport è in proporzione decisamente inferiore
a quello del calcio, non si ricordano risse furibonde sugli spalti
di nessun incontro di rugby, né in Italia né altrove,
e fra i giocatori vige una radicata tradizione di correttezza
e reciproco rispetto. Tutto ciò non stupisce se si considerano
le nobili origini di questa attività, nata a Rugby, in
Inghilterra, all'inizio del secolo XIX.
di Marco Stolfo Leggenda,
storia e preistoria
La leggenda vuole che proprio qui il giovane William Webb Ellis
durante una partita di calcio decidesse di prendere la palla
con le mani invece di calciarla ed il suo gesto fosse apprezzato
da molti suoi compagni, nonché dal direttore del college
Thomas Arnold, il quale inventò il nuovo gioco e fissò
le sue prime regole. Gli storici considerano il rugby, come il
calcio, una diretta evoluzione del calcio fiorentino, a sua volta
discendente della "Sferomachia" (letteralmente "lotta
per la sfera") degli antichi greci, trasmessa ai romani
che la praticavano su terreni sabbiosi col nome di "Harpastum"
("palla strappata a forza"). Un elemento sicuro è
la data di costituzione del primo club britannico di rugby: il
1843.
Come
si gioca
Su un campo rettangolare (100 x 68 m) diviso in settori da linee
bianche parallele, a metà delle cui linee di fondo si
trovano le porte (2 pali distanti 5,60 m e 1 traversa posta a
3 m di altezza) oltre le quali si trova l'area di meta, si affrontano
due squadre da 15 giocatori -1 estremo, 4 trequarti (2 ali e
2 centri), 2 mediani (1 di mischia e 1 di apertura) e 8 avanti
(il pacchetto di mischia) - in incontri articolati in due tempi
da 40 minuti. Lo scopo è la realizzazione dei punti, che
si marcano superando la linea di meta avversaria, schiacciando
a terra la palla o calciandola tra i due pali sopra la traversa.
Il punteggio dipende dal tipo di realizzazione: 5 punti per la
meta, 3 per un drop e 2 per una trasformazione. Gesti classici
del rugby sono la mischia, i calci al pallone in azione o da
fermi ("drop", dopo il primo rimbalzo), il placcaggio,
il passaggio (sempre indietro) e la "touche", la rimessa
laterale.
Il rugby
nel mondo e in Italia
Diffusissimo in tutto il Regno Unito, in cui è nato, e
nei paesi del Commonwealth (Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda
in particolare), il rugby occupa una posizione di rilievo anche
in Francia, paese la cui rappresentativa partecipa al prestigioso
Torneo delle Cinque Nazioni, insieme a Inghilterra, Galles, Irlanda
e Scozia. Anche l'Italia ha una sua tradizione rugbistica, nobilitata
in particolare dai significativi risultati inanellati negli ultimi
anni in campo internazionale (la Coppa Europa conquistata per
la prima volta in Francia nel 1997, battendo i padroni di casa
in finale, e prima ancora l'importante vittoria conseguita in
Irlanda), in virtù dei quali l'anno scorso è stata
accolta la richiesta azzurra di aderire al Cinque Nazioni, al
quale parteciperà a partire dal 2000. Il rugby italiano
ha la sua roccaforte nel Veneto e non è un caso che le
società più titolate siano quelle di Padova, Treviso
e Rovigo, protagoniste della massima serie insieme a Cus Roma,
L'Aquila e Amatori Milano.
Il Rugby
a Torino
Luci ed ombre sotto la Mole per la palla ovale, fra un recente
passato di gloria, un presente di transizione e più di
un motivo di ottimismo per il futuro. Una quindicina di anni
fa la scena torinese era rappresentata ai massimi livelli del
rugby italiano, poi venne la crisi. Oggi, passata "a nuttata",
nuove energie si stanno coagulando in città attorno a
questo sport di lealtà e combattimento. Come spiega Franz
Mauthe, presidente del Comitato regionale Piemonte-Valle D'Aosta
della Federazione Italiana Rugby, "Questo per Torino è
un po' un anno zero, caratterizzato, in seno alle società,
da un profondo rinnovamento abbinato a concretezza e progetti
ambiziosi".
Sono otto i poli rugbistici dell'area metropolitana torinese.
Il Rugby Torino è il club che ha il maggior numero di
tesserati (circa 150). Protagonista in passato in serie A, attualmente
la sua prima squadra milita nel campionato di serie C1, dove
naviga a metà classifica, ed è composta da un gruppo
di ragazzi giovani, frutto del vivaio, inoltre schiera una formazione
nel torneo Under 16. La sede del sodalizio è il restaurato
Motovelodromo Fausto Coppi di corso Casale 144, sul cui terreno
si disputano anche le partite.
Altro punto di riferimento per il rugby torinese è il
Cus Torino, che si aggira sui 100 tesserati. Anche gli universitari
hanno una prima squadra giovanissima che milita in serie C1 ed
è attualmente in coda alla graduatoria del suo girone.
Il punto di forza della società è, come da tradizione
cussina, l'attività promozionale. Nel settore giovanile
è significativa la presenza del Santorre di Santarosa,
società nata nell'omonimo istituto scolastico, che ha
squadre di under 8, 10 e 12.
Altro club importante, che sta riallestendo una squadra di Seniores
con cui partecipare al prossimo campionato C2 ed ha una squadra
Under 14, è il San Mauro. La cittadina in riva al Po è
nel Torinese la vera e propria capitale del rugby: oltre al sodalizio
sanmaurese, qui svolgono una parte della loro attività
anche il Torino e il Cus, che non a caso ha come secondo nome
Salmö (San Mauro in piemontese). Il Rivoli, sodalizio nato
soltanto da pochi mesi, ha già pronta una formazione Under
14, si sta preparando per esordire nella prossima stagione in
C2 e nutre l'ambizione di costituire anche delle squadre femminili.
Altre società dell'area metropolitana e della provincia
sono il Chieri, il Valledora di Alpignano, che nel suo palmares
vanta il primo titolo italiano di minirugby, il Volvera e l'Ivrea.
Nel Torinese, come si vede, la palla ovale si muove e c'è
un'ampia gamma di opportunità per chi vuole avvicinarsi
a questa disciplina, come conferma anche il presidente regionale
Mauthe, il quale ne consiglia la pratica "perché
è uno sport completo: è altamente socializzante
e formativo, utilizza tutti i muscoli del corpo e esprime positivamente
la carica agonistica insita in ciascuno di noi". |