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INFO |
Assessorato
per l'Ambiente e lo
sviluppo sostenibile
del Comune di Torino, via Cottolengo 26, tel.011.4420110
Associazione Bici e Dintorni,
via Andorno 35/b, Torino,
tel./fax
011.888981
Amici della Bicicletta, via V. Amedeo 21, Torino,
tel. 011.5611481
FIAB, Federazione Italiana Amici della Bicicletta,
via Cesariano 11, Milano,
tel./fax 02.3313664 |
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APPUNTAMENTI |
Sabato 5 giugno
"Giornata europea della bicicletta", in 40 città
italiane
Sabato 18 settembre "IV giornata torinese della bicicletta",
manifestazione a sostegno dei percorsi ciclabili. |
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HAI VOLUTO
LA PISTA CICLABILE? E ALLORA PEDALA!
Pistaaaa...
è primavera! Largo ai ciclisti tra le vie di una Torino
che, pur tra mille polemiche, si sta rifacendo il trucco per
piacere di più agli amanti della bicicletta che, per la
verità, non sembrano ancora abbondare nella nostra città.
di Fabrizio Cellai Sarà per il clima, sarà una questione
di cultura, di traffico, di pigrizia da torinesi "bugia
nen" o che altro? "Un po' tutto questo messo assieme
- spiega Paolo Odone, dirigente all'assessorato per l'ambiente
e lo sviluppo sostenibile del Comune di Torino, - anche se credo
che si tratti soprattutto di una mentalità che non accetta
ancora la bicicletta come mezzo di trasporto alternativo all'automobile".
"E non dimentichiamoci - precisa Antenore Vicari, presidente
dell'associazione Bici e Dintorni - che in un mondo dove si va
sempre più veloce, la bicicletta appartiene ormai al passato
perché va troppo piano".
Per tentare di far cambiare questa mentalità il Comune
ha lanciato nove anni fa un progetto che, a lavori ultimati,
dovrebbe portare a una rete di quasi 300 (sì, trecento)
chilometri di ciclopiste. Un progetto molto ambizioso che per
adesso arriva a 75 chilometri, ma che ha visto nel 1996 lo stanziamento
di 6 miliardi per un primo massiccio intervento in questa direzione.
"L'obiettivo - continua Odone - è quello di dare
continuità ai percorsi ciclabili in modo da creare una
griglia in grado di toccare i luoghi di maggior utenza cittadina,
dai parchi alle scuole agli ospedali".
Proviamo a disegnare questa mappa, pedalando in libertà
fra le piste ciclabili che oggi attraversano la città.
Partiamo da Stupinigi e senza mai curvare arriviamo in via Garibaldi,
percorrendo corso Agnelli e corso Vinzaglio. Il secondo tragitto
ci porta invece dal parco Ruffini al Lingotto, con il nuovo tratto
di via Filadelfia che ha comportato un restringimento della carreggiata
e tante polemiche da parte degli automobilisti che hanno visto
ridursi i parcheggi.
Un terzo segmento unisce il parco della Pellerina con il Ruffini
passando per corso Telesio. Le Vallette, invece, sono collegate
con villa Cristina da un nuovo percorso, mentre lungo la Dora
corre la ciclopista che va dalla Colletta fino alla stazione
Dora con una diramazione in piazza Castello. Arrivati in centro
ci si può divertire nelle corsie ciclabili nuove di zecca
dove la lotta con gli automobilisti, e i pedoni, si fa più
dura.
Senza dimenticare il Valentino, che offre a tutti gli amanti
delle due ruote un pedalata in tranquillità fino a Moncalieri,
passando nel parco del Meisino, costeggiando il Po. Oppure la
ciclopista in Barriera di Milano (corso Taranto), e quella che
dal Lingotto si dirama verso Stupinigi passando per i giardini
Colonnetti e verso Moncalieri lungo il torrente Sangone.
Dopo aver disegnato questa ragnatela su due ruote, bisogna ammettere
che non tutto funziona ancora per il giusto verso. Perché?
"Occorre aspettare che i lavori siano completati - risponde
Odone - per poter dare un giudizio un po' più sereno sulle
piste ciclabili." "E' vero che non sono il massimo
- conferma Vicari -, ma non bisogna dimenticare le forti resistenze
che ci sono state a livello politico quando sono stati presentati
i progetti. Credo che vadano viste come il primo passo necessario
per arrivare in futuro a una vera Torino ciclabile".
E il tratto in contro mano di via Bertola o la cabina del telefono
in mezzo alla ciclopista o ancora i saliscendi di corso Agnelli
e Duca degli Abruzzi che tanto fanno discutere? Insomma sono
sicure le ciclopiste della città, oppure hanno ragione
i delatori? Spiega Odone: "le piste ciclabili non sono pericolose
di per sé. Sono gli automobilisti che, abituati a farla
da padroni, non hanno rispetto per chi viaggia con mezzi di trasporto
alternativi. I ciclisti sono un fastidio così come lo
sono i pedoni; e poi rinunciare ai privilegi acquisiti per malcostume,
come parcheggiare in doppia fila o invadere le corsie preferenziali,
è la cosa più difficile di questo mondo. Detto
questo bisogna sapere anche che i lavori sono in ritardo: l'Atm
sta provvedendo solo adesso alla sistemazione dei semafori negli
incroci, mentre la cabina di corso Agnelli angolo corso Tazzoli
verrà presto rimossa. Senza dimenticare che alcuni tratti,
come quello che da Stupinigi arriva in via Garibaldi, sono stati
progettati alcuni decenni fa commettendo errori tecnici a cui
oggi è difficile rimediare".
Se questo è lo stato delle cose, come si colloca Torino
rispetto alle altre città europee e italiane? "Non
siamo ai livelli di Amsterdam - risponde Vicari - dove il 30%
degli spostamenti avviene in bicicletta. Ma, secondo le nostre
ultime statistiche, Torino sta raggiungendo un incoraggiante
10%". Aggiunge Odone: "Rispetto alle altre grandi città
della penisola, Torino si trova sicuramente in una posizione
migliore. In città come Milano o Roma sono stati effettuati
interventi episodici, senza quella continuità che può
dare effetti di lunga durata nel modificare gli usi e i costumi
dei cittadini. Torino, invece, ha un piano preciso per creare
quella continuità di percorsi che ritengo fondamentale
per pensare a diverse forme di mobilità in grandi città
come la nostra".
Certo non sarà mai come a Parma o Siena, tanto per fare
alcuni esempi di piccole realtà dove la bicicletta non
viene usata soltanto come mezzo di svago, ma anche per andare
al lavoro, a scuola, dagli amici.
Forse anche perché il ciclista metropolitano è
un po' indisciplinato, contagiato in questo dal caos creato dagli
automobilisti. "Credo che i torinesi arriveranno un giorno
a usare la bicicletta per andare a far la spesa - confida Odone
-, ma sicuramente la testa dura un po' ce l'hanno. Basta guardare
dove sono state posizionate le rastrelliere per parcheggiare
le biciclette. Spesso sono vuote, come a Porta Nuova o in piazza
San Giovanni dove la gente preferisce legarle ai pali, ai cancelli,
ovunque capiti purché il parcheggio sia il più
vicino possibile al luogo dove si è diretti".
L'amministrazione comunale non demorde e nel 1998 ha posizionato
più di 350 rastrelliere (di cui un buon numero nelle scuole
e nei condomini privati che ne hanno fatto richiesta); è
stato riattivato il servizio che permette di salire con la bici
a Superga con la cremagliera; sta aprendo nuovi cantieri per
avvicinarsi ai fatidici 300 chilometri di ciclopiste (presto
partiranno i lavori sul passante ferroviario che prevedono un
percorso ciclabile dal Lingotto alla stazione Stura); sta infine
progettando insieme con la Provincia nuovi tragitti riservati
ai ciclisti verso i Comuni della prima cintura (come San Mauro,
Settimo Torinese, Venaria e Moncalieri).
Riusciranno i nostri eroi nell'impresa di trasformare i torinesi
in "habitué" delle due ruote? Chi pedalerà,
vedrà. Ma una cosa è certa: muoversi in bicicletta
fa bene al corpo e allo spirito, anche solo per evitare i terribili
ingorghi di automobili che ogni mattina bloccano le vie di Torino.
Box: storia della bicicletta.
Qualche nebbia si spande sui ricordi degli storici che vogliono
ricostruire la storia della bicicletta. Si sa comunque per certo
che nel 1790 il francese De Sivrac realizzò il "celerifero":
si trattava di un trave di legno a cui erano fissate le ruote,
senza manubrio, e il conducente muoveva il marchingegno spingendo
con i piedi sul suolo. Insomma, la bici di Fred Flinstone, il
cartone animato degli "Antenati".
Nel 1818 il tedesco Drais Von Sauerbronn inventò un prototipo
con manubrio. Ma bisogna arrivare al 1861 per trovare il vero
antenato della moderna bicicletta. Si tratta del velocipede di
Michaux, un telaio in legno provvisto di pedali collegati alla
ruota anteriore e di due ruote, sempre di legno, di dimensioni
quasi uguali.
Venne poi il tempo dei pneumatici, dei freni, dei cuscinetti
a sfera e della mitica Bianchi di "Un uomo solo al comando!"
o quella di Fausto Coppi.
Le mountain bike, infine, fanno già parte del presente
così come le ruote lenticolari, i cambi Shimano e altre
diavolerie. |