TEMPO LIBERO

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maggio/giugno 1999

 

 

 

 

 

 

INFO
Assessorato per l'Ambiente e lo
sviluppo sostenibile
del Comune di Torino
, via Cottolengo 26, tel.011.4420110

Associazione Bici e Dintorni,
via Andorno 35/b, Torino,
tel./fax
011.888981

Amici della Bicicletta, via V. Amedeo 21, Torino,
tel. 011.5611481

FIAB, Federazione Italiana Amici della Bicicletta,
via Cesariano 11, Milano,
tel./fax 02.3313664

 

 

 

 


APPUNTAMENTI
Sabato 5 giugno "Giornata europea della bicicletta", in 40 città italiane
Sabato 18 settembre "IV giornata torinese della bicicletta", manifestazione a sostegno dei percorsi ciclabili.

HAI VOLUTO LA PISTA CICLABILE? E ALLORA PEDALA!
Pistaaaa... è primavera! Largo ai ciclisti tra le vie di una Torino che, pur tra mille polemiche, si sta rifacendo il trucco per piacere di più agli amanti della bicicletta che, per la verità, non sembrano ancora abbondare nella nostra città.

di Fabrizio Cellai


Sarà per il clima, sarà una questione di cultura, di traffico, di pigrizia da torinesi "bugia nen" o che altro? "Un po' tutto questo messo assieme - spiega Paolo Odone, dirigente all'assessorato per l'ambiente e lo sviluppo sostenibile del Comune di Torino, - anche se credo che si tratti soprattutto di una mentalità che non accetta ancora la bicicletta come mezzo di trasporto alternativo all'automobile". "E non dimentichiamoci - precisa Antenore Vicari, presidente dell'associazione Bici e Dintorni - che in un mondo dove si va sempre più veloce, la bicicletta appartiene ormai al passato perché va troppo piano".
Per tentare di far cambiare questa mentalità il Comune ha lanciato nove anni fa un progetto che, a lavori ultimati, dovrebbe portare a una rete di quasi 300 (sì, trecento) chilometri di ciclopiste. Un progetto molto ambizioso che per adesso arriva a 75 chilometri, ma che ha visto nel 1996 lo stanziamento di 6 miliardi per un primo massiccio intervento in questa direzione. "L'obiettivo - continua Odone - è quello di dare continuità ai percorsi ciclabili in modo da creare una griglia in grado di toccare i luoghi di maggior utenza cittadina, dai parchi alle scuole agli ospedali".
Proviamo a disegnare questa mappa, pedalando in libertà fra le piste ciclabili che oggi attraversano la città.
Partiamo da Stupinigi e senza mai curvare arriviamo in via Garibaldi, percorrendo corso Agnelli e corso Vinzaglio. Il secondo tragitto ci porta invece dal parco Ruffini al Lingotto, con il nuovo tratto di via Filadelfia che ha comportato un restringimento della carreggiata e tante polemiche da parte degli automobilisti che hanno visto ridursi i parcheggi.
Un terzo segmento unisce il parco della Pellerina con il Ruffini passando per corso Telesio. Le Vallette, invece, sono collegate con villa Cristina da un nuovo percorso, mentre lungo la Dora corre la ciclopista che va dalla Colletta fino alla stazione Dora con una diramazione in piazza Castello. Arrivati in centro ci si può divertire nelle corsie ciclabili nuove di zecca dove la lotta con gli automobilisti, e i pedoni, si fa più dura.
Senza dimenticare il Valentino, che offre a tutti gli amanti delle due ruote un pedalata in tranquillità fino a Moncalieri, passando nel parco del Meisino, costeggiando il Po. Oppure la ciclopista in Barriera di Milano (corso Taranto), e quella che dal Lingotto si dirama verso Stupinigi passando per i giardini Colonnetti e verso Moncalieri lungo il torrente Sangone.
Dopo aver disegnato questa ragnatela su due ruote, bisogna ammettere che non tutto funziona ancora per il giusto verso. Perché? "Occorre aspettare che i lavori siano completati - risponde Odone - per poter dare un giudizio un po' più sereno sulle piste ciclabili." "E' vero che non sono il massimo - conferma Vicari -, ma non bisogna dimenticare le forti resistenze che ci sono state a livello politico quando sono stati presentati i progetti. Credo che vadano viste come il primo passo necessario per arrivare in futuro a una vera Torino ciclabile".
E il tratto in contro mano di via Bertola o la cabina del telefono in mezzo alla ciclopista o ancora i saliscendi di corso Agnelli e Duca degli Abruzzi che tanto fanno discutere? Insomma sono sicure le ciclopiste della città, oppure hanno ragione i delatori? Spiega Odone: "le piste ciclabili non sono pericolose di per sé. Sono gli automobilisti che, abituati a farla da padroni, non hanno rispetto per chi viaggia con mezzi di trasporto alternativi. I ciclisti sono un fastidio così come lo sono i pedoni; e poi rinunciare ai privilegi acquisiti per malcostume, come parcheggiare in doppia fila o invadere le corsie preferenziali, è la cosa più difficile di questo mondo. Detto questo bisogna sapere anche che i lavori sono in ritardo: l'Atm sta provvedendo solo adesso alla sistemazione dei semafori negli incroci, mentre la cabina di corso Agnelli angolo corso Tazzoli verrà presto rimossa. Senza dimenticare che alcuni tratti, come quello che da Stupinigi arriva in via Garibaldi, sono stati progettati alcuni decenni fa commettendo errori tecnici a cui oggi è difficile rimediare".
Se questo è lo stato delle cose, come si colloca Torino rispetto alle altre città europee e italiane? "Non siamo ai livelli di Amsterdam - risponde Vicari - dove il 30% degli spostamenti avviene in bicicletta. Ma, secondo le nostre ultime statistiche, Torino sta raggiungendo un incoraggiante 10%". Aggiunge Odone: "Rispetto alle altre grandi città della penisola, Torino si trova sicuramente in una posizione migliore. In città come Milano o Roma sono stati effettuati interventi episodici, senza quella continuità che può dare effetti di lunga durata nel modificare gli usi e i costumi dei cittadini. Torino, invece, ha un piano preciso per creare quella continuità di percorsi che ritengo fondamentale per pensare a diverse forme di mobilità in grandi città come la nostra".
Certo non sarà mai come a Parma o Siena, tanto per fare alcuni esempi di piccole realtà dove la bicicletta non viene usata soltanto come mezzo di svago, ma anche per andare al lavoro, a scuola, dagli amici.
Forse anche perché il ciclista metropolitano è un po' indisciplinato, contagiato in questo dal caos creato dagli automobilisti. "Credo che i torinesi arriveranno un giorno a usare la bicicletta per andare a far la spesa - confida Odone -, ma sicuramente la testa dura un po' ce l'hanno. Basta guardare dove sono state posizionate le rastrelliere per parcheggiare le biciclette. Spesso sono vuote, come a Porta Nuova o in piazza San Giovanni dove la gente preferisce legarle ai pali, ai cancelli, ovunque capiti purché il parcheggio sia il più vicino possibile al luogo dove si è diretti".
L'amministrazione comunale non demorde e nel 1998 ha posizionato più di 350 rastrelliere (di cui un buon numero nelle scuole e nei condomini privati che ne hanno fatto richiesta); è stato riattivato il servizio che permette di salire con la bici a Superga con la cremagliera; sta aprendo nuovi cantieri per avvicinarsi ai fatidici 300 chilometri di ciclopiste (presto partiranno i lavori sul passante ferroviario che prevedono un percorso ciclabile dal Lingotto alla stazione Stura); sta infine progettando insieme con la Provincia nuovi tragitti riservati ai ciclisti verso i Comuni della prima cintura (come San Mauro, Settimo Torinese, Venaria e Moncalieri).
Riusciranno i nostri eroi nell'impresa di trasformare i torinesi in "habitué" delle due ruote? Chi pedalerà, vedrà. Ma una cosa è certa: muoversi in bicicletta fa bene al corpo e allo spirito, anche solo per evitare i terribili ingorghi di automobili che ogni mattina bloccano le vie di Torino.

Box: storia della bicicletta.
Qualche nebbia si spande sui ricordi degli storici che vogliono ricostruire la storia della bicicletta. Si sa comunque per certo che nel 1790 il francese De Sivrac realizzò il "celerifero": si trattava di un trave di legno a cui erano fissate le ruote, senza manubrio, e il conducente muoveva il marchingegno spingendo con i piedi sul suolo. Insomma, la bici di Fred Flinstone, il cartone animato degli "Antenati".
Nel 1818 il tedesco Drais Von Sauerbronn inventò un prototipo con manubrio. Ma bisogna arrivare al 1861 per trovare il vero antenato della moderna bicicletta. Si tratta del velocipede di Michaux, un telaio in legno provvisto di pedali collegati alla ruota anteriore e di due ruote, sempre di legno, di dimensioni quasi uguali.
Venne poi il tempo dei pneumatici, dei freni, dei cuscinetti a sfera e della mitica Bianchi di "Un uomo solo al comando!" o quella di Fausto Coppi.
Le mountain bike, infine, fanno già parte del presente così come le ruote lenticolari, i cambi Shimano e altre diavolerie.



DAL CELERIFERO ALLA MOUNTAIN BIKE

Qualche nebbia si spande sui ricordi degli storici che vogliono ricostruire la storia della bicicletta. Si sa comunque per certo che nel 1790 il francese De Sivrac realizzò il "celerifero": si trattava di un trave di legno a cui erano fissate le ruote, senza manubrio, e il conducente muoveva il marchingegno spingendo con i piedi sul suolo. Insomma, la bici di Fred Flinstone, il cartone animato degli "Antenati".
Nel 1818 il tedesco Drais Von Sauerbronn inventò un prototipo con manubrio. Ma bisogna arrivare al 1861 per trovare il vero antenato della moderna bicicletta. Si tratta del velocipede di Michaux, un telaio in legno provvisto di pedali collegati alla ruota anteriore e di due ruote, sempre di legno, di dimensioni quasi uguali.
Venne poi il tempo dei pneumatici, dei freni, dei cuscinetti a sfera e della mitica Bianchi di "Un uomo solo al comando!" o quella di Fausto Coppi.
Le mountain bike, infine, fanno già parte del presente così come le ruote lenticolari, i cambi Shimano e altre diavolerie.

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