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maggio/giugno 1999



L'ARIA DI COMUNICARE
La voglia inespressa che ci sta sotto riguarda in parte la comunicazione, trovare un mio simile in cui mi posso vedere e riconoscere.

di Aldo Ferrari Pozzato


Tra i mille ripostigli sparsi qua e là nella testa di ciascuno di noi c'è n'è sicuramente uno con dentro l'immagine di un robot, più o meno umanoide (stiamo assistendo al recupero degli spettacolari retroscena di "Guerre Stellari"). La caratteristica più stuzzicante di questo tipo di robot è certamente il fatto di poter interagire con gli umani, fino a diventarne indistinguibile e forse migliore (vi ricordate le ultime parole dell'androide di "Blade runner", riprese anche da Baglioni in una recente canzone?).
La voglia inespressa che ci sta sotto riguarda in parte la comunicazione, trovare un mio simile in cui mi posso vedere e riconoscere. E che in qualche modo condivida il meglio di me.
Non sto descrivendo robe dell'altro mondo: è quello che succede quando sgranocchiamo in compagnia e con pieno gusto un pacchetto di patatine mentre guardiamo appoggiati al muretto le persone che passeggiano alle Gru.
Uno dei risultatacci della non abitudine e del non apprezzamento di questo modo diretto, semplice e per niente spettacolare di scambiarsi emozioni, sensazioni, esperienze e pensieri è che uno si sente solo e alla fine diventa poco in grado di riconoscere quello che gli capita. E gli sembra di non riuscire a far capire a nessuno quello che prova. Perché c'è bisogno di riscoprire la possibilità e il piacere della comunicazione riuscita, la certezza di non essere un'isola inaccessibile per se stessi e per gli altri. Ed è un agire comunicativo (Habermas, per chi ama le citazioni) che riguarda tutto di noi, spirito, corpo e mente ed è possibile solo se c'è una esperienza, o una speranza, di scambio, di riuscire ad avere la stessa lunghezza d'onda. E più sono le persone coinvolte più deve essere chiaro e ben organizzato (e quindi facilitato nella comprensione) il nostro modo di esprimersi e di parlare.
La difficoltà nell'organizzare la comunicazione salta subito all'occhio quando ci si trova in posti in cui comunicare dovrebbe essere essenziale. Provate a fare dei gruppi nella scuola. La difficoltà più grande non è nella scelta dei contenuti, ma nel far sì che vi sia condivisione, partecipazione e che ognuno abbia la capacità e la possibilità di esprimere in maniera articolata, compiuta e comprensibile da tutti ciò che prova e pensa.
E' come se non ci fosse l'abitudine a sentirsi attivi e importanti (cioè non è facile pensare che si conti qualcosa).
Forse anche per questo dal prossimo anno diventa più evidente una vera rivoluzione nella scuola secondaria superiore, un processo lungo e di esito incerto, come un campionato alla prima giornata. Le singole scuole potranno darsi, con l'autonomia e la maggiore flessibilità dei programmi, una personalità più spiccata. Diventeranno più simili a un qualunque tipo di prodotto, dalla nutella alle scarpe da ginnastica. Cercheranno di capire cosa può essere interessante e utile. In definitiva, cosa può attirare di più i loro potenziali clienti, che sono poi i ragazzi e i genitori.
A queste modificazioni strutturali si affiancherà un diverso modo di concepire l'insegnamento: i docenti, come gli allievi, saranno sottoposti a giudizi di merito, sia rispetto alla profondità della conoscenze, sia rispetto alla capacità di eseguire il compito loro affidato. Con conseguenze sullo stipendio.
Tutto ciò dovrebbe andare a beneficio del compito comune, l'insegnamento, attraverso un mettersi in gioco da parte di tutti.
Sempre più risalta la necessità di fornire delle abilità e competenze relazionali, che riguardano la capacità di porsi di fronte a un compito, il reperimento delle risorse, tecniche, ambientali ed emotive, l'esperienza nel sapersi collocare nel lavoro di gruppo, la consuetudine a trasferire in contesti diversi e a collegare tra loro il più possibile le proprie conoscenze.
Insomma, il nuovo anno scolastico si presenta carico di novità e di buon lavoro per tutti.

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