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L'ARIA DI
COMUNICARE
La voglia
inespressa che ci sta sotto riguarda in parte la comunicazione,
trovare un mio simile in cui mi posso vedere e riconoscere.
di Aldo Ferrari Pozzato Tra i mille ripostigli sparsi qua e là nella
testa di ciascuno di noi c'è n'è sicuramente uno
con dentro l'immagine di un robot, più o meno umanoide
(stiamo assistendo al recupero degli spettacolari retroscena
di "Guerre Stellari"). La caratteristica più
stuzzicante di questo tipo di robot è certamente il fatto
di poter interagire con gli umani, fino a diventarne indistinguibile
e forse migliore (vi ricordate le ultime parole dell'androide
di "Blade runner", riprese anche da Baglioni in una
recente canzone?).
La voglia inespressa che ci sta sotto riguarda in parte la comunicazione,
trovare un mio simile in cui mi posso vedere e riconoscere. E
che in qualche modo condivida il meglio di me.
Non sto descrivendo robe dell'altro mondo: è quello che
succede quando sgranocchiamo in compagnia e con pieno gusto un
pacchetto di patatine mentre guardiamo appoggiati al muretto
le persone che passeggiano alle Gru.
Uno dei risultatacci della non abitudine e del non apprezzamento
di questo modo diretto, semplice e per niente spettacolare di
scambiarsi emozioni, sensazioni, esperienze e pensieri è
che uno si sente solo e alla fine diventa poco in grado di riconoscere
quello che gli capita. E gli sembra di non riuscire a far capire
a nessuno quello che prova. Perché c'è bisogno
di riscoprire la possibilità e il piacere della comunicazione
riuscita, la certezza di non essere un'isola inaccessibile per
se stessi e per gli altri. Ed è un agire comunicativo
(Habermas, per chi ama le citazioni) che riguarda tutto di noi,
spirito, corpo e mente ed è possibile solo se c'è
una esperienza, o una speranza, di scambio, di riuscire ad avere
la stessa lunghezza d'onda. E più sono le persone coinvolte
più deve essere chiaro e ben organizzato (e quindi facilitato
nella comprensione) il nostro modo di esprimersi e di parlare.
La difficoltà nell'organizzare la comunicazione salta
subito all'occhio quando ci si trova in posti in cui comunicare
dovrebbe essere essenziale. Provate a fare dei gruppi nella scuola.
La difficoltà più grande non è nella scelta
dei contenuti, ma nel far sì che vi sia condivisione,
partecipazione e che ognuno abbia la capacità e la possibilità
di esprimere in maniera articolata, compiuta e comprensibile
da tutti ciò che prova e pensa.
E' come se non ci fosse l'abitudine a sentirsi attivi e importanti
(cioè non è facile pensare che si conti qualcosa).
Forse anche per questo dal prossimo anno diventa più evidente
una vera rivoluzione nella scuola secondaria superiore, un processo
lungo e di esito incerto, come un campionato alla prima giornata.
Le singole scuole potranno darsi, con l'autonomia e la maggiore
flessibilità dei programmi, una personalità più
spiccata. Diventeranno più simili a un qualunque tipo
di prodotto, dalla nutella alle scarpe da ginnastica. Cercheranno
di capire cosa può essere interessante e utile. In definitiva,
cosa può attirare di più i loro potenziali clienti,
che sono poi i ragazzi e i genitori.
A queste modificazioni strutturali si affiancherà un diverso
modo di concepire l'insegnamento: i docenti, come gli allievi,
saranno sottoposti a giudizi di merito, sia rispetto alla profondità
della conoscenze, sia rispetto alla capacità di eseguire
il compito loro affidato. Con conseguenze sullo stipendio.
Tutto ciò dovrebbe andare a beneficio del compito comune,
l'insegnamento, attraverso un mettersi in gioco da parte di tutti.
Sempre più risalta la necessità di fornire delle
abilità e competenze relazionali, che riguardano la capacità
di porsi di fronte a un compito, il reperimento delle risorse,
tecniche, ambientali ed emotive, l'esperienza nel sapersi collocare
nel lavoro di gruppo, la consuetudine a trasferire in contesti
diversi e a collegare tra loro il più possibile le proprie
conoscenze.
Insomma, il nuovo anno scolastico si presenta carico di novità
e di buon lavoro per tutti. |